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La vernice “mangia smog” contro il Coronavirus?

24 Febbraio 2020
La vernice “mangia smog” contro il Coronavirus?

L’inventore di Airlite, la tintura ammazza batteri, propone un test su campioni di Covid-19 per capire se può funzionare anche contro il morbo di Wuhan.

La speranza contro il Coronavirus, forse, si chiama Airlite. È una specie di vernice che si spalma sui muri e ammazza i batteri in poco tempo. La chiamano pittura mangia smog, perché ha la capacità di azzerare l’inquinamento e purificare l’aria. Un’invenzione tutta italiana a opera di Massimo Bernardoni che, adesso, propone di usarla come rimedio per il Coronavirus. Ci informa l’AdnKronos, secondo la quale c’è una richiesta, da parte di Bernardoni, di testare il prodotto con campioni di Covid-19.

L’Airlite, invenzione rivoluzionaria nella lotta all’inquinamento, è una vernice fotocatalitica capace di cancellare persino i batteri geneticamente modificati, come lo Staffilococco Aureus Mrsa, che trova il suo habitat principale negli ospedali e che può anche essere letale se si diffonde nel sangue o nel cuore.

“Abbiamo già testato la nostra vernice con una quindicina di batteri, dai più virulenti a quelli più resistenti agli antibiotici, e li abbiamo eliminati in due ore – spiega Bernardoni all’Adnkronos -. Teoricamente, potrebbe eliminare anche il coronavirus, per questo abbiamo chiesto all’Istituto Superiore di Sanità di poter fare questa sperimentazione, ma stiamo aspettando una risposta”.

I risultati dei test consultati dall’Adnkronos parlano chiaro: per lo Staffilococco Aureus i test condotti presso la alla Sapienza di Roma, all’istituto di Microbiologia, evidenziano un abbattimento del 99,9% già in due ore e in condizioni di buio (l’Airlite accelera la sua efficacia con la luce). Stesso dato per la Klebsiella pneumoniae, un batterio in grado di causare infezioni con gravi complicazioni, dalla polmonite alla bronchite, molte ‘condivise’
appunto con il coronavirus.

Nei test condotti a Bangkok dell’Sgs la Salmonella typhimurium, ‘colpevole’ della salmonellosi, viene praticamente azzerata in 24 ore. Infine secondo l’emil di Houston, uno dei più accreditati laboratori del genere negli Stati Uniti, un pannello ricoperto di Airlite – se esposto al buio – può in 4 ore ridurre del 59% la presenza del batterio Clostridium difficile, responsabile di malattie negli ambienti nosocomiali. Se invece si accende una luce qualsiasi, la percentuale di batteri ‘uccisi’ sale al 99%.

“Quella alla base della pittura Airlite – ricorda Bernardoni – è una multitecnologia che fa più cose contemporaneamente: elimina tutto ciò che è organico e viene a contatto con la superficie, riduce gli elementi inquinanti e abassa anche la temperatura degli ambienti. Non a caso è già adottata da moltissimi ospedali per la capacità di eliminare le infezioni”.

In Italia, ricorda Adnkronos, la ‘vetrina’ più eclatante è rappresentata dal cosiddetto traforo che a Roma collega via Nazionale con via del Tritone, uno dei punti più inquinati della Capitale, a lungo praticamente impercorribile.

Nel 2007 Airlite ottenne di ripulire e ridipingere con la sua pittura bianca l’intero tunnel: “I risultati – ha ammesso Bernardoni – hanno sopreso persino me”. Dopo tanti anni, il tunnel è ancora pulito ed ‘efficiente’: secondo il suo inventore la vernice mantiene per centinaia di anni inalterato il suo potere di inglobare e neutralizzare gli agenti inquinanti. Ma se la capacità della polvere di Airlite di ripulire l’aria è ormai riconosciuta a livello mondiale (il primo anno di produzione è stato venduto tutto all’estero e di recente la società che la realizza ha chiuso con successo una campagna di crowdfunding per un milione di euro), la sfida Covid-19 che questa eccellenza del made in Italy potrebbe affrontare rischia di essere davvero epocale. Purché le risposte – e i via libera – non arrivino troppo tardi.



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2 Commenti

  1. Quindi decenni di lavoro di altri diventano suo I’invenzione’?
    I brevetti degli altri diventano suoi?

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