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Si può ereditare una casa popolare?

24 Febbraio 2020
Si può ereditare una casa popolare?

Edilizia popolare: in caso di morte chi subentra nell’assegnazione dell’alloggio?

Cosa succede a una cosa popolare nel momento in cui l’assegnatario muore? Gli eredi potrebbero continuare a vivere nell’appartamento confidando in una successione nel diritto di assegnazione? In altri termini, si può ereditare una casa popolare oppure l’immobile torna al Comune che lo assegnerà secondo le regole e le procedure di bando in vigore in quel momento? La questione è stata analizzata proprio di recente dalla Cassazione. 

La vicenda ha visto interessata una donna, figlia di un’assegnataria di casa popolare, che, dopo la morte della madre, si era vista rifiutare la domanda di subentro nell’assegnazione dell’alloggio da parte dell’Azienda Territoriale Residenziale Pubblica (ATER) del Comune. Contro il rigetto della richiesta la donna aveva fatto ricorso al tribunale ottenendo l’accoglimento in primo grado. Uno a zero per l’erede quindi. 

La casa popolare spetta agli eredi?

La decisione è stata poi ribaltata dalla Corte d’Appello. La donna è così arrivata fino in Cassazione.

Con una ordinanza che mette finalmente chiarezza al dubbio di numerosi fruitori di edilizia popolare i giudici supremi hanno spiegato, in caso di morte, chi subentra nell’assegnazione della casa popolare. Ecco la risposta. 

Secondo la Cassazione, quando si parla di edilizia residenziale pubblica, l’unica possibilità di ottenere la locazione dal Comune è un provvedimento di assegnazione rispettando quindi i requisiti fissati nel provvedimento dell’ente locale. Con la conseguenza che, in caso di morte dell’assegnatario, si verifica la cessazione dell’assegnazione-locazione. A questo punto, inevitabilmente, l’alloggio torna nella disponibilità dell’ente e gli eredi del precedente assegnatario non possono più rivendicare alcun diritto. Non hanno, quindi, la possibilità di ereditare la casa popolare in cui hanno vissuto insieme al genitore. 

Il Comune potrà procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione eventualmente a favore di soggetti conviventi o titolari di altro titolo preferenziale per come previsto dalla legge [2]. 

Diritti degli eredi sulla casa popolare assegnata al genitore

La legge insomma non prevede alcun diritto al subentro automatico nell’assegnazione per effetto delle vicende collegate alla successione. Solo il Comune, secondo il proprio regolamento interno, può decidere di assegnare l’alloggio agli eredi conviventi. Ma se non è prevista tale possibilità, questi ultimi non potranno trovare tutela neanche in un’aula di tribunale. 

La Corte aggiunge, inoltre, che i requisiti richiesi dalla legge Regione Lazio n. 12/1999 ai fini dell’assegnazione (tra cui la mancanza di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nel comune di residenza, quando diverso da quello in cui si svolge l’attività lavorativa e, comunque, nell’ambito del territorio nazione, su beni patrimoniali di valore superiore al regolamento di cui all’art.1 7, comma 1) risultavano insussistenti nel caso in esame (la donna era, infatti,proprietaria di immobili in Siracusa, città dove lavorava e abitualmente risiedeva, per far ritorno a Roma solo nei fine settimana).

Puoi trovare maggiori informazioni nell’articolo Casa popolare e diritto di subentro nell’assegnazione.

Trasferimento in proprietà di alloggi di edilizia residenziale pubblica: posizione degli eredi

In tema di trasferimento in proprietà di case popolari, gli eredi dell’assegnatario dell’immobile, che abbia conseguito dall’ente gestore l’accettazione dell’istanza di cessione e pure la comunicazione del prezzo, provvedendo quindi a pagarlo integralmente, ma sia poi deceduto prima della stipula dell’atto di trasferimento della proprietà, non acquisiscono il diritto di proprietà sull’alloggio e neppure vantano titolo per conseguirne la cessione a titolo derivativo, perché il trasferimento dell’immobile può avvenire esclusivamente previa verifica della ricorrenza di determinati requisiti, riferibili al solo assegnatario dell’alloggio, ed il diritto ad ottenere la cessione non è perciò trasmissibile, a titolo di eredità, a chi sia succeduto al soggetto verificato [2].


note

[1] Cass. ord. n. 4236/20 del 19.02.2020. Così anche Cassazione civile , sez. III , 20/12/2019 , n. 34161: «In tema di edilizia residenziale pubblica, l’unico titolo che abilita alla locazione è l’assegnazione sicché, in caso di morte dell’assegnatario, si determina la cessazione dell’assegnazione-locazione ed il ritorno dell’alloggio nella disponibilità dell’ente, il quale può procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione, eventualmente a favore dei soggetti indicati nell’ art. 12 del d.P.R. n. 1035 del 1972 che, in qualità di conviventi ed in presenza delle altre condizioni previste dalla normativa, hanno un titolo preferenziale e non un diritto al subentro automatico conseguente alle vicende successorie, conformemente ai principi generali in materia, cui non si sottrae la disciplina dettata dall’art. 12 della l.r. Lazio n. 12 del 1999, che interviene nell’ambito riservato alla competenza legislativa residua regionale ex art. 117, comma 4, Cost.». 

[2] Cassazione civile sez. I, 08/01/2019, n.204.

spacer.gifCorte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 19 novembre 2019 – 19 febbraio 2020, n. 4236

Presidente Graziosi – Relatore Valle

Fatti di causa

La Corte di Appello di Roma, in riforma della pronuncia del Tribunale della stessa sede, ha, con sentenza n. 04014 del 26/06/2017, rigettato la domanda di O.R.M. di subentro nell’assegnazione in un alloggio dell’Azienda Territoriale Residenziale Pubblica, d’ora in avanti ATER, del Comune di Roma, sito in detta città alla via (omissis) , avanzata nella qualità di figlia dell’originario assegnatario, deceduto, che successivamente alla morte anche della madre, subentrata nella disponibilità dell’alloggio, vi aveva fatto rientro.

La sentenza d’appello è impugnata con tre motivi dalla O. .

Resiste con controricorso ÌATER Comune di Roma.

Il P.G. non ha depositato conclusioni scritte.

La parti non hanno depositato memorie.

Ragioni della decisione

Il primo motivo di ricorso deduce violazione e (o) falsa applicazione della L.R. Lazio 6 agosto 1999, n. 12, art. 12, comma 4. Il mezzo assume che la O. era rientrata nell’abitazione ATER il 15/07/1993, dopo il decesso dell’originario assegnatario, O.A. , suo padre, con il quale abitava la madre, che già viveva nell’appartamento e si era, pertanto, realizzata una specifica ipotesi di ampliamento del nucleo familiare a seguito di rientro di figli.

Il secondo motivo deduce violazione e (o) falsa applicazione della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11, comma 1, lette a) e b).

Il terzo ed ultimo mezzo deduce violazione e (o) falsa applicazione della L. 18 agosto 1978, n. 497, art. 22.

Il primo ed il secondo motivo possono essere congiuntamente scrutinati, in quanto strettamente connessi.

I mezzi sono infondati, ove non inammissibili.

La Corte di Appello ha fatto corretta applicazione della L.R. n. 12 del 1999, art. 12, in quanto ha affermato che al decesso dell’originario assegnatario non si verifica un automatico subentro degli eredi, ovvero non si ha una successione nel rapporto di locazione, ma la cessazione dell’assegnazione ed il rientro dell’alloggio nella disponibilità dell’ente. La sentenza in esame prosegue affermando che la O. , rientrata di fatto nell’immobile nel 1993, dopo pochi mesi dal decesso del padre e pochi mesi prima della morte della madre, aveva continuato a pagare i bollettini del canone intestati all’originario assegnatario, ossia al padre e soltanto nell’ottobre del 2011 aveva inoltrato all’ATER istanza per il subentro nell’assegnazione di alloggio. La stessa O. aveva conseguito la separazione consensuale dal marito soltanto nel 2006 e, quindi, per quasi tredici anni, dal 1993 al 2006, il suo regime patrimoniale era comunque stato, in difetto di contraria allegazione, quello della comunione dei beni e pertanto il suo compendio patrimoniale superava la soglia limite prevista per il subentro. La stessa O. , prosegue la sentenza d’appello, aveva ammesso di continuare a vivere stabilmente in Siracusa, dove, peraltro, lavorava, cosicché era pacifico che ella occupava solo saltuariamente l’immobile in questione, rientrandovi solo nei fine settimana.

I primi due motivi di ricorso non incrinano la motivazione d’appello, articolata in fatto ed in diritto sulla base delle risultanze di causa e delle stesse ammissioni della ricorrente (che aveva dichiarato di lavorare a Siracusa e di fare rientro a Roma soltanto nei fine settimana) e che ha fatto corretto ed ampio riferimento alla giurisprudenza di questa Corte (si vedano in particolare: Cass. n. 34161 del 20/12/2019 Rv. 656446 – 02): “In tema di edilizia residenziale pubblica, l’unico titolo che abilita alla locazione è l’assegnazione sicché, in caso di morte dell’assegnatario, si determina la cessazione dell’assegnazione-locazione ed il ritorno dell’alloggio nella disponibilità dell’ente, il quale può procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione, eventualmente a favore dei soggetti indicati nel D.P.R. n. 1035 del 1972, art. 12, che, in qualità di conviventi ed in presenza delle altre condizioni previste dalla normativa, hanno un titolo preferenziale e non un diritto al subentro automatico conseguente alle vicende successorie, conformemente ai principi generali in materia, cui non si sottrae la disciplina dettata dalla L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 12, che interviene nell’ambito riservato alla competenza legislativa residua regionale ex art. 117 Cost., comma 4” e (Cass. n. 11230 del 09/05/2017 Rv. 644192 – 01): “l’accertamento dei requisiti soggettivi che, in base alla L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 12, qualificano l’erede dell’assegnatario come componente del nucleo familiare originario o ampliato (nella specie, il coniuge convivente ed il figlio rientrato nel nucleo familiare di provenienza a seguito di separazione dal coniuge), costituisce condizione necessaria ma non sufficiente al riconoscimento del diritto al subentro nel rapporto locatizio, occorrendo, altresì, che in capo a tali soggetti si verifichi anche il possesso dei requisiti legali prescritti, per l’assegnazione dell’alloggio, dall’art. 11 della medesima legge”.

Il secondo motivo è, altresì, infondato laddove fa riferimento alla L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11 lett. b) e c), deducendo circostanze non veritiere e comunque non sussistenti pacificamente alla data di rientro effettivo nell’alloggio ATER da parte della O. , poiché l’accertamento della residenza anagrafica in Roma da almeno due anni andava verificato nel 1993 e non nel 2011 o 2013 e in ogni caso risulta, come accertato in fatto dalla Corte di appello, che in capo alla O. non si concretizzava la situazione di mancanza di titolarità di “diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale del bando di concorso e nel comune di residenza, quando diverso da quello in cui si svolge l’attività lavorativa e, comunque, nell’ambito del territorio nazionale, su beni patrimoniali di valore complessivo superiore al regolamento di cu all’art. 17, comma 1”, in quanto dalla stessa consulenza di parte prodotta dalla O. nelle fasi di merito risulta che ella era titolare di diritti proprietari su immobili in Siracusa, Comune nel quale lavorava e, stando alle sue stesse dichiarazioni, stabilmente risiedeva.

Il terzo motivo è inammissibile in quanto non proposto (o quantomeno non risulta dove e quando la questione sia stata posta) nelle fasi di merito. La sentenza d’appello tace sul punto e parte ricorrente non ha indicato in quali atti di primo o di secondo grado la questione dell’applicazione della L. 18 agosto 1978, n. 497, art. 22, in materia di assegnazione di alloggi al personale delle Forze Armate, alle quali apparteneva il padre della O. , sia stata posta.

Il ricorso è, conclusivamente, rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza, e tenuto conto del valore della causa, sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA ed IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


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