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Si può rifiutare di fare il tutore?

27 Marzo 2020 | Autore:
Si può rifiutare di fare il tutore?

Non tutte le persone sono in grado di prendersi cura di se stesse. Alcuni individui si possono trovare in uno stato di incapacità assoluta. Norme e disciplina applicabili al tutore.

Nella vita di tutti i giorni è facile venire a conoscenza di individui che, per nascita o per eventi sopravvenuti, sono totalmente o parzialmente incapaci di provvedere a se stessi. Ci si imbatte facilmente in situazioni delicate in cui è indispensabile l’intervento di qualcuno che si occupi di chi non è autonomo; si tratta, ovviamente, di posizioni che variano da soggetto a soggetto in ragione della causa dell’incapacità.

In altri termini, pensa alla condizione di chi ha perso l’autonomia per sopravvenute patologie psichiche o fisiche oppure di chi si è reso incapace a causa di condotte di vita sbagliate (es. alcolismo cronico) o ancora di chi versa in condizioni limitanti sin dalla nascita.

In tutte queste ipotesi, il nostro ordinamento interviene a tutela di coloro che sono più fragili allo scopo di non lasciarli soli con se stessi. Non garantire, infatti, un supporto esterno a chi ne ha la necessità equivale a decretare lo stato di abbandono dei più fragili.

Ecco perché nel nostro sistema giuridico sono previste apposite norme che gravano alcune categorie di soggetti del compito di amministrare e sostenere colui che ne ha esigenze certificate. Ma, posto che la nomina viene effettuata dal tribunale, la domanda che sorge spontanea è la seguente: ci si può rifiutare di fare il tutore?

Al di là del profilo prettamente morale della questione rimesso alla vita interiore di ciascuno di noi, quello che vogliamo presentarti è il quadro giuridico esistente in materia di tutela e di amministrazione di sostegno.

Procediamo con ordine.

Autonomia personale: quali sono i diritti dell’incapace?

Le condizioni di incapacità possono essere più o meno invalidanti e possono incidere in maniera assoluta o relativa sulla idoneità della persona a prendersi cura di se stessa. In tal caso, gli istituti contenuti nel nostro ordinamento giuridico si applicano agli incapaci a seconda del tipo di difficoltà incontrata nel gestire la propria quotidianità.

In particolare, si tratta di ipotesi di totale sostituzione o di semplice accompagnamento della persona in difficoltà.

Stiamo facendo quindi riferimento alle figure del tutore e dell’amministratore di sostegno. Vediamo nel dettaglio chi sono tali soggetti.

Chi è il tutore?

La disciplina della tutela è stata introdotta nel nostro ordinamento per garantire la presa in carico di coloro che sono totalmente incapaci di provvedere a se stessi. Tali sono i casi dei minorenni e dei soggetti interdetti dall’ordinamento giudiziario. In particolare, si ha l’interdizione quando il tribunale dichiara l’assoluta incapacità dell’individuo di provvedere alla cura dei propri interessi personali e patrimoniali.

Il tutore è, dunque, il soggetto che – per provvedimento del giudice tutelare –  si sostituisce in tutto e per tutto all’incapace al fine di provvedere alle necessità di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Il giudice procede con la nomina su richiesta diretta dei congiunti dell’incapace oppure di propria iniziativa. La prima ipotesi si verifica quando viene presentata domanda dal coniuge, dai figli o dai parenti dell’incapace; viceversa, la seconda eventualità si concretizza quando il giudice agisce d’ufficio perchè l’ufficiale di stato civile gli ha dato notizia della morte di un genitore di figli minorenni o il notaio ha aperto un testamento in cui è richiesta la predisposizione di una tutela.

La persona che deve rivestire la qualità di tutore può essere indicata al giudice direttamente dal tutelato oppure dai suoi genitori con atto pubblico; in mancanza di tale adempimento, la scelta ricadrà su un parente entro il quarto grado della scala gerarchica. In caso di incompatibilità di tali soggetti con il ruolo da rivestire o in ogni ipotesi di grave motivo, il giudice può decidere di affidare la tutela a un soggetto esterno al nucleo familiare.

Quali sono le funzioni del tutore?

Dopo essere stato discrezionalmente nominato dal giudice, il tutore assume la piena responsabilità della persona che gli viene affidata e adempie a una serie di doveri che il nostro ordinamento prende in seria considerazione.

In particolare, egli deve svolgere tutti gli atti di ordinaria gestione della persona e del patrimonio del soggetto incapace e deve realizzare gli atti di straordinaria amministrazione se corrispondono all’interesse del tutelato e sono autorizzati dal giudice tutelare.

Si può rifiutare di rivestire tale ruolo?

L’incarico di tutore non può essere rifiutato: se il fine è quello di apprestare una tutela al soggetto fragile, allora l’inadempimento delle mansioni conferite dal giudice corrisponde a un vero e proprio reato. Colui che non vuole svolgere le mansioni tipiche della tutela può, eventualmente, presentare un reclamo motivato al presidente del tribunale che decide sul suo accoglimento o sul suo rigetto.

Diversa è l’ipotesi della dispensa dalle mansioni di tutore: si tratta, infatti, di una circostanza tassativamente disciplinata dalla legge e consentita soltanto a determinate categorie di soggetti. In particolare, per espressa previsione del codice civile, possono presentare domanda di dispensa i grandi ufficiali dello Stato, i vescovi, gli arcivescovi, i sacerdoti, chi svolge già un’attività di tutela, chi ha una infermità permanente.

Amministratore di sostegno: di cosa si occupa?

Figura diversa dal tutore è quella dell’amministratore di sostegno. Entrambe le nomine sono funzionali alla protezione di una persona fragile; ma la differenza sostanziale sta nel fatto che, mentre il tutore si prende in carico una persona totalmente incapace di intendere e di volere, l’amministratore di sostegno svolge soltanto i compiti di assistenza e rappresentanza di colui che è impossibilitato a provvedere alla cura dei propri interessi anche in forma soltanto parziale.



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