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Erede non firma in banca

25 Febbraio 2020
Erede non firma in banca

Come dividere il conto corrente del defunto, i titoli di Stato, gli investimenti, le azioni e le obbligazioni se uno degli eredi si oppone? 

Che succede se, col decesso di una persona titolare di un conto corrente, la banca blocca i relativi prelievi fino a quando non c’è il consenso di tutti gli eredi? E cosa accade invece qualora, nel patrimonio in successione, siano presenti titoli di Stato, obbligazioni, azioni e fondi di investimento che, per essere venduti (e, quindi, liquidati in denaro), necessitano della preventiva accettazione di tutti i familiari? In altri termini, come fare se un erede non firma in banca? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione in modo da comprendere qual è la sorte del conto corrente o dei titoli nel momento in cui il relativo intestatario muore. 

Conto corrente: che succede alla morte del titolare?

Appena muore l’intestatario di un conto corrente, i familiari hanno l’obbligo di informare la banca affinché prenda le dovute misure volte ad evitare la sottrazione del denaro da parte di soggetti non (ancora) legittimati. In ogni caso, l’istituto di credito potrebbe assumere le informazioni sul decesso del cliente anche per proprio conto (ad esempio, interrogando l’anagrafe del Comune). 

Con la morte del titolare, il conto viene “congelato”. In buona sostanza, nessuno degli eredi può più prelevare le somme ivi depositate. Se dovesse farlo (al bancomat o allo sportello) compierebbe un illecito nei confronti degli altri eredi e sarebbe tenuto a restituire il maltolto. Potrebbe anche subire una querela per appropriazione indebita (si pensi al caso di chi ha la disponibilità della tessera bancomat rilasciatagli dal defunto prima di morire e ne approfitti pochi istanti dopo la comunicazione del trapasso). 

Inoltre, il prelievo successivo alla morte del titolare del conto costituisce un atto di accettazione tacita dell’eredità e impedisce, quindi, la successiva rinuncia o l’accettazione con beneficio di inventario. Chi, quindi, prende anche solo 50 euro alla macchinetta Atm si considera già erede e risponde dei debiti presenti nella successione.

La banca può autorizzare il prelievo dei soldi necessari alle spese funerarie; tuttavia è prima necessaria l’autorizzazione di tutti gli eredi i quali dovranno recarsi allo sportello della filiale ove è acceso il conto e prestare il proprio consenso per iscritto.

Attenzione: la banca non può chiudere il conto solo perché il titolare è morto. Con la conseguenza che il rapporto continuerà anche a produrre spese e costi di gestione. Prima della formale accettazione dell’eredità e individuazione delle quote spettanti ai singoli eredi, nessuno di questi può chiedere l’estinzione del c/c. Di tanto parleremo meglio nel successivo paragrafo. 

Se il conto è in rosso, non scatteranno segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d’Italia nei confronti dei potenziali eredi che ancora non sono divenuti intestatari del rapporto bancario (situazione che, come vedremo a breve, si verifica solo con le pratiche di successione). 

Se il conto corrente è cointestato, la banca blocca solo la metà di pertinenza del soggetto defunto mentre l’altra metà resta a disposizione del cointestatario ancora in vita. Difatti, il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali (quindi, in caso di due cointestatari, ciascuno ha la metà del deposito).

Leggi sul punto: Decesso di un parente: cosa si deve fare in banca? 

Come sbloccare il conto corrente di una persona morta?

Per sbloccare un conto corrente e far sì che tutti gli eredi possano prelevare la rispettiva quota di pertinenza è necessario che questi diano il via alle pratiche di successione. In particolare, è necessario che presentino, all’Agenzia delle Entrate, la cosiddetta dichiarazione di successione, atto che serve non solo per identificare i soggetti eredi con le rispettive quote, ma anche per liquidare l’imposta di successione e chiudere i conti con il Fisco. Le imposte di successione gravano su tutti gli eredi in via solidale (il che significa che se uno di questi non paga la propria quota, l’Agenzia delle Entrate può pretendere il conto dagli altri eredi).

La dichiarazione di successione andrà poi depositata in banca la quale rilascerà, a ciascun erede, il denaro di cui questi è titolare. Solo in questo momento, quindi, si potrà avere la divisione del conto corrente tra eredi.

Dunque, non è necessario che vi sia il consenso di tutti gli eredi affinché la banca liquidi le rispettive quote: se anche uno di questi non si presenta in filiale per ritirare il proprio denaro o chiederne l’accredito sul proprio conto, gli altri coeredi possono invece pretendere la parte di propria spettanza. È un loro diritto che la filiale non può rifiutare. In caso contrario, ci si può rivolgere all’ABF, l’Arbitro Bancario e Finanziario, anche con un ricorso online. In alternativa ed ultima istanza, c’è sempre il giudice del tribunale. 

È illegittima la pratica che qualche banca, in passato, ha compiuto subordinando la divisione del conto alla firma di tutti gli eredi: una volta depositata la dichiarazione di successione si può procedere individualmente. 

Maggiori approfondimenti in Conto corrente: cosa succede in caso di morte

Erede non fuma la vendita dei titoli

Oltre al contratto di conto corrente, nella successione potrebbero essere presenti dei titoli di Stato, obbligazioni, azioni, fondi di investimento che, per poter essere venduti, richiedono l’accettazione del relativo intestatario. Al quale, però, in caso di decesso, subentrano gli eredi. Ebbene, che fare se uno di questi non firma la vendita degli investimenti? Cosa possono fare gli altri eredi? 

Con la dichiarazione di successione la banca potrebbe dividere in natura i titoli di Stato, assegnando a ciascun erede il valore corrispondente alla propria quota di successione. Tuttavia, non sempre ciò è possibile perché, in un portafoglio, possono essere presenti titoli, obbligazioni e azioni di natura diversa, con scadenze e rendimenti differenti, e differente convenienza. Un’operazione di questo tipo è molto complessa. Sicché, la cosa migliore è la vendita per poi dividere il ricavato tra gli eredi. Lo stesso vale per i buoni fruttiferi postali, considerati come i titoli di Stato.

Ebbene, per vendere i titoli o i fondi è necessario un ordine proveniente da tutti gli eredi cointestatari. Basterebbe anche una procura speciale con firma autenticata, rilasciata a uno dei coeredi. Se un erede non firma, gli altri potrebbero diffidarlo con una raccomandata a.r. Se neanche la diffida sortisce l’effetto sperato, i coeredi possono rivolgersi al giudice affinché, con una sentenza, ingiunga al soggetto in questione di prestare il proprio consenso o, in alternativa, nomini un delegato a sostituirlo nell’adempimento.



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2 Commenti

  1. quindi sostenete che per dividere i soldi del conto alla banca basta avere la dichiarazione di successione e liquidare i singoli eredi disgiuntamente, mentre per vendere i titoli serve comunque la presenza di tutti?

  2. Ho fatto la successione, ma altro erede non vuole firmare quietanze della banca in quanto asserisce che vi erano più soldi , ma il testamento fatto dal notaio gli è stata lasciata la quota legittima, mentre le polizze assicurative erano state fatte da mia mamma vin cambio del beneficiario a mio favore mio nipote non vuole firmare le quietanze, mi sino dovuto rivolgerle ad un legale cosa posso fare altro.

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