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Coronavirus: è finita la pace tra Governo e Regioni

25 Febbraio 2020 | Autore:
Coronavirus: è finita la pace tra Governo e Regioni

Conte: all’origine dei focolai, il mancato rispetto dei protocolli in un ospedale. Esecutivo pronto a rivedere le deleghe, governatori sul piede di guerra.

Erano partiti bene, ma il clima tra il Governo e le Regioni interessate dall’emergenza coronavirus si è fatto contagiare e registra febbre alta. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, affermava proprio l’altro ieri in diretta da Fabio Fazio che c’era estrema collaborazione tra le Regioni e la Presidenza del Consiglio. C’era, perché ora sembra finita la pace politica.

Come noto, i territori maggiormente colpiti dall’emergenza (Lombardia e Veneto in primis) sono governati dal centrodestra. Dallo schieramento, cioè, che a livello nazionale sta facendo di tutto per mandare Giuseppe Conte a casa. Sembrava che davanti ad una situazione come quella che l’Italia sta vivendo da venerdì scorso i rapporti fossero sufficientemente sereni per riuscire a lavorare con la dovuta calma (e, possibilmente, con la necessaria efficacia). Ma già si dimostra che sarebbe come pretendere che un melo dia delle pere.

La scintilla l’ha innescata Palazzo Chigi. Da qui è partito un commento he non è piaciuto ai governatori. In pratica, Conte si è detto «pronto a contenere le deleghe delle Regioni in assenza di coordinamento». Parole che hanno avuto per i responsabili degli enti sovracomunali l’effetto di uno spillo su una sedia: di limitare o addirittura escludere le competenze in materia di sanità, non se ne parla.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. In serata, durante una trasmissione tv (Frontiere, Raiuno), Conte afferma che all’origine dei focolai in Italia ci sarebbe stato il mancato rispetto dei protocolli da parte di un ospedale. Del Nord, ovviamente. Non è difficile pensare a quello di Codogno, dove si sono registrati i primi contagi.

Apriti cielo. Parte per prima la Lega, con Riccardo Molinari: «Conte usa delle parole quasi fasciste, evoca i pieni poteri, si dimetta». A ruota, il presidente della Lombardia in persona, Attilio Fontana, che azzera quanto sostenuto da Fazio domenica scorsa: «Sono state le Regioni ad indirizzare verso certe decisioni – ricorda Fontana – ad essere state proattive e ad adeguarsi alle difficoltà dando una risposta efficace». Possibile che sia rimasto così diplomatico? No, il Governatore aggiunge: «Le Regioni non sono state ascoltate quando abbiamo detto circa un mese fa che forse bisognava assumere un po’ più di attenzione al fatto che il virus potesse arrivare anche nel nostro Paese».

Non si tira indietro il presidente della Liguria: «Se qualcuno in questi giorni non è mancato – rivendica Giovanni Toti – non sono certo le Regioni ma il Governo». Il tempo dirà se il successivo pubblico apprezzamento del livello di collaborazione con le Regioni espresso da Palazzo Chigi potrà riavvicinare le parti ed abbassare la temperatura.



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