Telelavoro: le nuove possibilità con il coronavirus

25 Febbraio 2020
Telelavoro: le nuove possibilità con il coronavirus

L’emergenza epidemiologica promuove le varie forme di lavoro a distanza: ora le grandi aziende fanno sempre più ricorso al lavoro agile e allo smart working.

L’emergenza coronavirus ha rilanciato il telelavoro, il lavoro da casa o da altre postazioni, anziché in ufficio e nell’azienda. Nelle regioni più colpite dal contagio si cerca infatti di limitare al massimo gli spostamenti fisici dei lavoratori. Adesso anche le misure urgenti varate dal Governo con il nuovo decreto legge già entrato in vigore [1]  consentono l’utilizzo di questo strumento e molte aziende del Nord Italia vi hanno fatto ricorso.

«Le attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza», dice la norma [2], che contempla sia il “classico” telelavoro da casa sia il più innovativo lavoro agile, o smart working, che non è legato ad una postazione fissa, come l’abitazione del lavoratore.

Con le nuove regole vengono eliminati anche i vincoli preesistenti all’utilizzo di queste forme di lavoro a distanza, che ora sono applicabili a ogni tipo di lavoro subordinato – anche in assenza di accordi individuali previsti dal contratto di lavoro – e possono avvenire, nelle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, fino al 15 marzo 2020, “anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, previa comunicazione alle organizzazioni sindacali”, come chiarisce il ministero del Lavoro in una nota.

Dal punto di vista organizzativo, l’essenziale è avere un computer e una connessione internet per collegarsi alla rete aziendale e alle fonti esterne e in certi casi serve anche un sistema di messaggistica per dialogare, quando serve nei vari momenti della giornata, con i colleghi e i capi, anche in forma “multicanale” (skype, telefono, mail, chat aziendale su Whatsapp o Telegram, ecc.). Oltre ovviamente, a un ambiente di lavoro adatto e senza distrazioni.

Per i lavoratori adesso “la sfida è riprodurre a casa la forma mentis che si assume in ufficio”, spiega all’Adnkronos la società di consulenza Methodos, specializzata nelle trasformazioni delle organizzazioni aziendali, e secondo la quale il blocco imposto dal coronavirus “potrebbe addirittura essere un acceleratore del cambiamento“, e dunque rappresentare un’occasione da cogliere per promuovere una maggiore diffusione di queste forme di lavoro innovativo.

Un’opportunità di cui ora si è accorta anche la politica: “Il telelavoro o lavoro agile è una di quelle soluzioni che può e dovrebbe diventare stabile, anche dopo che avremo superato questa fase”, dice oggi su Facebook il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, che parla di “soluzioni innovative capaci di far fare un salto di qualità a tutto il Paese”.

Il viceministro descrive così gli attuali vantaggi e i benefici futuri del telelavoro e dello smart working: “Il lavoro agile oggi ci permetterà di contenere i contagi nelle grandi aziende, senza fermare la produttività, ed è stato possibile attivarlo perché previsto dalle linee guida della gestione delle emergenze sanitarie in ambito privato” .

Nel prossimo futuro, quando sarà cessata l’emergenza epidemiologica del coronavirus, si potrà renderlo – prosegue Castelli – “una forma stabile, per i lavori che ovviamente potranno essere svolti con queste modalità, riusciremo ad avere molti benefici per i cittadini lavoratori: risparmi in termini economici, ambientali, miglioramento della qualità della vita. Dobbiamo essere pronti a fare un salto culturale, forse anche nel pubblico impiego, perché telelavoro non è lavorare di meno, ma meglio” conclude.

Anche i sindacati sono favorevoli allo smart working: “è sicuramente uno strumento utile e moderno che va incentivato in tutti i luoghi di lavoro per contrastare gli effetti dell’epidemia da coronavirus, ed ha fatto bene il Governo ad estenderne l’applicabilità automatica senza accordo individuale fino al 15 marzo 2020, nelle sei Regioni in cui attualmente si registrano contagi”, afferma in una nota il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra.

Ma il numero due della Cisl osserva anche che negli ultimi anni “vi è stata una grande diffusione quasi esclusivamente nelle aziende medio-grandi e sempre sulla base di accordi collettivi aziendali (nonostante la legge lo vincoli al solo accordo individuale) che solitamente prevedono la possibilità che la prestazione avvenga in modalità di lavoro agile per alcuni giorni nella settimana”. Per questo, “quanto stabilito in questi giorni dal Governo rappresenta l’unica modalità veloce per evitare che certe attività si fermino ed è quindi comprensibile la deroga all’accordo individuale”.

Ovviamente, rileva Sbarra, “ciò si giustifica solo in fase di emergenza, ed infatti il nuovo Dpcm fissa una scadenza, dopo la quale sarà necessario stipulare un accordo con il lavoratore. Inoltre il sindacato si farà parte attiva per promuovere l’utilizzo di questo strumento in quante più aziende possibile, anche con specifici accordi aziendali e territoriali”.


note

[1] Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6.

[2] Art. 1, comma 1, lett. n) del Decreto di attuazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, Dpcm 23 febbraio 2020. Il successivo art. 3, intitolato “Applicazione del lavoro agile”, recita al 1° comma: “La modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18.a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”.


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