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Si può rifiutare la legittima?

27 Marzo 2020 | Autore:
Si può rifiutare la legittima?

Quota di legittima: cos’è e a chi spetta? Chi sono gli eredi legittimari? Come rinunciare alla legittima? Accettazione con beneficio d’inventario: cos’è?

La morte di una persona è sempre un evento triste per i parenti e le persone care. Dal punto di vista giuridico, la morte non è un evento di minore importanza: alla scomparsa di una persona, infatti, la legge ricollega una serie di conseguenze ben precise, in primis la trasmissione dei diritti patrimoniali. È cosa nota, infatti, che alla morte di una persona succedono gli eredi e, in particolar modo, il coniuge e i parenti più stretti, i quali sono eredi per legge. Con questo articolo vedremo se si può rifiutare la legittima.

Come senz’altro saprai, viene definita “legittima” la quota d’eredità che spetta per legge a determinati eredi; si tratta di una fetta intoccabile dell’asse ereditario, in quanto non può essere tolta ai legittimari per darla ad altri. Tuttavia, cosa accade se gli eredi rifiutano la legittima? È ammissibile tale comportamento? Si può rifiutare una parte di patrimonio riservata per legge? Prosegui nella lettura se cerchi risposte a queste domande.

Quota di legittima: cos’è?

La quota di legittima è la parte di eredità che la legge riserva ai legittimari, cioè agli eredi che succedono per legge alla persona defunta.

In altre parole, la legittima è una fetta dell’asse ereditario che, per legge, deve spettare a determinati eredi, nello specifico ai parenti più stretti e al coniuge.

Eredi legittimari: chi sono?

La quota di legittima spetta agli eredi legittimari. Chi sono costoro? Te lo spiego subito.

A prescindere dalla presenza di un testamento o meno, esistono alcune persone che, per legge, hanno diritto all’eredità. Si tratta degli eredi legittimari, che per legge [1] sono il coniuge (anche separato, purché non con addebito), i figli e, in assenza di questi ultimi, gli ascendenti (cioè, i genitori).

A questi soggetti spetta necessariamente una quota d’eredità, cioè la legittima, anche nel caso in cui il testamento dovesse loro sottrarla, tant’è vero che la loro successione viene definita necessaria, in quanto stabilita dalla legge anche contro la volontà del defunto.

Legittima: si può rifiutare?

Si può rifiutare la quota di legittima? Certo che sì: nessuno può essere obbligato contro la propria volontà a diventare erede di un altro e, dunque, a ricevere parte del patrimonio ereditario.

Dunque, sebbene la legge riservi una parte dell’eredità ai legittimari, questi possono rifiutarla, cioè possono rinunciare alla legittima. Ma perché? Cosa si rifiuta la legittima? Prosegui nella lettura.

Perché rifiutare la legittima?

Perché i legittimari dovrebbero rinunciare alla legittima? Semplice: perché l’eredità è piena di debiti. E infatti, chi eredita da qualcun altro deve accertarsi che l’asse ereditario non contenga passività, o meglio che non ne contenga così tante da erodere l’intero patrimonio.

Devi sapere che non solo i crediti sopravvivono alla morte di una persona, ma anche i debiti: dunque, se il defunto lascia ingenti obbligazioni, queste dovranno essere pagate dagli eredi.

Ecco perché i legittimari possono avere interesse a rinunciare alla legittima: per evitare di ereditare le passività.

Come vedremo, però, per scongiurare il rischio di dover pagare i debiti del defunto si potrebbe scegliere anche un’altra strada, alternativa alla rinuncia piena: si tratta dell’accettazione con beneficio d’inventario. Approfondiamo questi aspetti.

Rinuncia quota di legittima: come si fa?

L’erede che sia preoccupato dei debiti del defunto può rinunciare alla legittima. Come fare?

La rinuncia all’eredità deve necessariamente essere espressa: essa consiste in una dichiarazione nella quale si manifesta inequivocabilmente la volontà di rinunciare all’eredità e, nello specifico, alla legittima.

La rinuncia all’eredità deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale [2] e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto [3].

Il legittimario può sempre tornare sui suoi passi e revocare la rinuncia [4] fino a che l’eredità non sia stata accettata da ulteriori chiamati; in quest’ultimo caso, la rinuncia è definitiva e non revocabile.

Accettazione con beneficio di inventario: come si fa?

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario rappresenta l’unica vera alternativa alla rinuncia in toto della legittima nel caso di debiti.

Con questo particolare tipo di accettazione, l’erede può pagare i debiti esclusivamente con le sostanze che ha ereditato, senza che le passività intacchino anche il proprio patrimonio personale.

Come la rinuncia, anche l’accettazione con beneficio d’inventario deve essere manifestata in maniera espressa (mai tacita, dunque) e deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione [5].

La dichiarazione deve poi essere iscritta nel registro delle successione e, entro il mese successivo, trascritta nei registri immobiliari.

La legge prevede nel dettaglio gli adempimenti cui è tenuto l’erede che accetta con beneficio di inventario: tra questi v’è quello di fare inventario dei beni ereditari entro un lasso di tempo stabilito e, nello specifico:

  • entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione, se non si trovi già nel possesso dei beni;
  • in caso contrario, i tre mesi decorrono immediatamente dall’apertura della successione.

L’inventario è un’operazione contabile che permette di conoscere le attività e le passività che fanno parte del patrimonio ereditato. L’inventario deve essere redatto dal notaio o dal cancelliere del tribunale entro i termini sopra visti.

Una volta redatto l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per l’erede per decidere se accettare o meno; qualora accetti, l’erede diventa una sorta di amministratore del patrimonio del defunto, con l’impegno a gestirlo nell’interesse suo e di quello dei creditori e dei legatari.

Una volta pagati i debiti e aver assolto ai legati l’erede è libero di disporre di quanto rimasto come meglio crede: in ciò consiste il vantaggio dell’accettazione con beneficio d’inventario rispetto alla mera rinuncia della legittima.

Come detto, se l’erede non è in possesso dei beni del defunto la legge prevede che abbia dieci anni di tempo per rendere la dichiarazione di accettazione con il beneficio di inventario.

Una volta che ha però reso la dichiarazione ha tre mesi di tempo per inventariare il patrimonio, ma può anche richiedere delle proroghe. In ogni caso una volta presentato l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per accettare l’eredità, se omette di farlo perde ogni diritto sull’eredità stessa.


note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Art. 519 cod. civ.

[3] Art. 458 cod. civ.

[4] Art. 525 cod. civ.

[5] Art. 484 cod. civ.

Autore immagine: Canva.com


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