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Quali diritti non hanno le donne?

27 Marzo 2020 | Autore:
Quali diritti non hanno le donne?
Donne e uomini hanno un trattamento diversificato, soprattutto in alcune Nazioni. La discriminazione di genere esiste e, se il fenomeno ti preoccupa, ti indichiamo alcuni dati interessanti. 
Spesso, senti parlare di “parità di genere”, di emarginazione delle donne dal contesto sociale e lavorativo, di diritti negati. Forse, pensi che si tratti di esagerazioni, di episodi circoscritti, di paradossi che non corrispondono al vero. Ti dobbiamo contraddire: sei in errore. La discriminazione di genere esiste ed è molto radicata in Italia, in Europa e nella comunità internazionale. Piuttosto che negare a prescindere l’esistenza del fenomeno, dovresti quindi interrogarti su quali diritti non hanno le donne.
Ovviamente, la situazione ha una portata diversa a seconda del contesto giuridico che prendi in considerazione e, all’interno dello stesso, a seconda della Regione in cui ti trovi a vivere o lavorare.
Quindi, se è vero che nell’ambito dell’Unione Europea si sostiene la piena parità tra uomini e donne, è anche vero che in alcuni Paesi, soprattutto quelli del continente asiatico ed africano, la condizione della donna è ancora oggi molto problematica. Per questo motivo, ci sembra opportuno distinguere le situazioni e presentarti un quadro diversificato in base al territorio di appartenenza.

La condizione della donna in Italia

Nel nostro Paese, a partire dal 1948, anno di adozione della Costituzione italiana, è stato ufficialmente affermato il principio di pari opportunità tra uomini e donne. I padri costituenti si sono preoccupati di dare massima diffusione al nuovo criterio e, per tale motivo, hanno guardato a tutti i settori della vita quotidiana. In particolare, lo hanno imposto sia per la vita lavorativa sia in ambito familiare. Così, ad esempio, a parità di lavoro la donna ha diritto alla stessa retribuzione dell’uomo e, con riferimento alla gestione dei figli, la madre esercita una potestà del tutto analoga a quella del padre. C’è anche da dire, però, che i precetti costituzionali non hanno trovato immediata attuazione in Italia. E, quindi, per un arco di tempo piuttosto lungo, la donna è rimasta priva dei diritti riconosciuti nella carta fondamentale. Così, ad esempio, per l’attuazione della parità familiare si è dovuto attendere addirittura il 1975: soltanto in tale data, infatti, è stata adottata la riforma del diritto di famiglia che, tra le altre cose, ha soppresso la “patria” potestà e l’ha sostituita con la potestà “genitoriale”.
Gradualmente, nel corso degli anni, si sono compiuti significativi passi in avanti nel riconoscimento alla donna del posto che merita nella società. Ciò non vuol però dire che l’obiettivo della parità di genere sia stato raggiunto. Se, infatti, da un lato donne e uomini hanno teoricamente diritto allo stesso trattamento giuridico, dall’altro lato, non sempre questo principio trova attuazione nella realtà dei fatti.
Per fare un esempio: considera la condizione della donna lavoratrice. Statisticamente, il livello di disoccupazione è molto più elevato rispetto a quello degli uomini; quando, poi, una donna viene assunta è assoggettata a forme contrattuali precarie e a termine anche se svolge la stessa attività degli uomini con il “posto fisso”. Tale situazione ruota soprattutto attorno al “problema” della maternità: posto che la donna può diventare – per sua stessa natura – mamma e, di conseguenza, può esercitare tutte le facoltà ad essa connesse, i datori di lavoro non le accordano fiducia. Una disparità di trattamento evidente e alla portata di tutti.
Inoltre, se guardi alle posizioni di vertice della pubblica amministrazione o dei grandi gruppi imprenditoriali, ti rendi conto di come la percentuale femminile sia bassissima. Le donne, infatti, incontrano molte più difficoltà nel far prevalere la meritocrazia e ottenere i posti apicali che le spetterebbero per diritto.
Ancora oggi, in molti casi, la donna viene, dunque, concepita soltanto come l’angelo del focolare domestico.

La condizione della donna in Europa

Quando parliamo di condizione della donna in Europa facciamo riferimento a una situazione parzialmente frastagliata: devi, anzitutto, distinguere tra Paesi membri dell’Unione Europea e Stati europei non aderenti. Tra i primi, poi, occorre selezionare la situazione giuridica a seconda della tradizione storica del paese coinvolto. Ti rendi facilmente conto di come non sia possibile presentare un quadro di insieme univoco e dettagliato.
In linea di massima, però, è utile fornire alcune indicazioni generali: mentre, infatti, nei paesi del nord Europa la situazione appare meno problematica, in tutti gli altri Stati si possono riscontrare ipotesi di arretratezza culturale e giuridica.
Prendiamo ad esempio il contesto giuridico della Bulgaria. In tale Paese, per espressa affermazione della Commissione europea, lo stato della legislazione nazionale non è concretamente in grado di garantire l’attuazione del principio di non discriminazione tra uomini e donne.
Per superare queste divergenze, all’interno dei Trattati, le istituzioni europee si sono prefissate l’obiettivo di raggiungere l’uguaglianza di genere, di combattere la discriminazione in base al sesso e di eliminare le disparità in ogni strategia per l’occupazione.

La condizione della donna nel resto del mondo

Complessa e problematica appare la condizione femminile nel resto del mondo.
La situazione ti appare immediatamente familiare se guardi ai paesi asiatici in cui continua a essere presente una visione medievale della donna. Pensa, ad esempio, alla Cina o all’India, nazioni in cui sono predomina un netto squilibrio tra i due sessi.
I diritti negati alle donne sono numerosissimi: si va dal diritto all’istruzione al diritto di scegliere l’uomo con cui costruire una famiglia (pensa al fenomeno dei matrimoni combinati o delle spose bambina).
In alcuni casi, è messo in pericolo lo stesso diritto alla vita: la politica del figlio unico, infatti, induce alcuni genitori a propendere per l’aborto se, quando viene comunicato il sesso del nascituro, si scopre che nascerà una bambina; nei casi più gravi, si ricorre addirittura all’omicidio della neonata. Alle donne viene anche negato il diritto a disporre della propria sessualità: spesso, figlie e sorelle vengono utilizzate come “merce di scambio” e offerte in vendita sulle strade.
La via da percorrere è, dunque, ancora molto lunga ed articolata. Per superare i limiti culturali non sono sufficienti soltanto interventi normativi, ma è soprattutto necessaria una mobilitazione delle coscienze e un’opera di sensibilizzazione ad ampio spettro.


9 Commenti

  1. fino ad arrivare ad oggi dove durante la separazione\divorzio la donna porta via tutto all’uomo, ottiene: figli, casa e mantenimento, nessun obbligo di rendicontazione e trasforma l’uomo in un bancomat, rendendolo spesso indigente e portandolo in molti casi al suicidio.

    sul lavoro il gender pay gap è stato smentito varie volte e in italia non esistono contratti che fanno differenza di sesso ma solo di mansione e ore lavorative. l’uomo statisticamente guadagna di più perchè è più propenso a fare straordinari e sceglie percorsi di studi più remunerativi (es.ingegneria,informatica,ecc) rispetto a quelli con pochi sbocchi e basse remunerazioni scelti dalle donne (lettere,filosofia,ecc)

  2. Un altro articolo molto parziale e ideologico, antiscientifico verrebbe da dire. Le donne godono di più diritti degli uomini, a iniziare dal congedo maternità, al non obbligo di coercizione militare, ai diritti riguardanti la genitorialità che gli uomini non hanno, e diverse altre.
    In altre parti del mondo la situazione è spesso drammatica per entrambi i sessi, con violazioni dei diritti legate al genere da entrambe le parti.
    Il solito vittimismo femminista insomma. Un po’ più di onestà intellettuale sarebbe necessaria prima di scrivere.

    1. L’autrice è stata sicuramente contagiata dal virus femministardo. Un’accozzaglia di luoghi comuni e generalizzazioni, un articolo di parte, fazioso, ideologico, disonesto intellettualmente e ignorante nel senso che nega le problematiche maschili.
      Gli uomini sono la stragrande maggioranza dei suicidi, delle morti sul lavoro(di questi tempi pure di coronavirus), dei barboni, non godono di alcun diritto riproduttivo e/o in tema di famiglia, solo doveri, obblighi, responsabilità. Soffrono di miriadi di stereotipi sociali propagati dallo stesso femminismo, vengono accusati falsamente de ex mogli inacidite solo a scopo vendicativo, accusati falsamente di guadagnare di più con statistiche farlocche quando invece svolgono lavori usuranti e pericolosi che le femmine non fanno. L’autrice le sa queste cose o parla a vanvera?

  3. Le donne hanno almeno gli stessi diritti degli uomini
    E molti meno doveri Per esempio hanno tutti i diritti riproduttivi. Gli uomini nessuno.

    Poi mille altri privilegi che gli uomini non hanno.

  4. L’unica cosa sensata che c’è scritta è quella sulla maternità, ma io mi chiedo: perchè consideriamo una discriminazione nei confronti delle donne il fatto che possano obbligare il datore di lavoro a pagare la loro scelta? Il rischio di essere discriminate all’assunzione deriva proprio dal privilegio di poter essere pagate per 5 mesi senza lavorare, diritto che gli uomini non hanno, se non per la bellezza di 5 giorni, solo 2 dei quali pagati.
    A me pare che le donne abbiamo molti più diritti degli uomini.

  5. “articolo”, se così si può definire, che non cita neanche una legge che nel nostro ordinamento comporti questa discriminazione verso le donne… forse perché non ce ne sono?
    Il nostro ordinamento è invece pieno zeppo di discriminazione positive A FAVORE delle donne, in tutti i campi, TUTTI.
    L’articolo (ho davvero difficoltà a chiamarlo così) è un’accozzaglia di affermazioni ideologiche, che andrebbe segnalato a quegli organi preposti proprio alla parità di genere, ad evitare le discriminazioni in base al genere, etc.
    Peccato che tali organi sono in mano a femministe esaltate e non promuovono la parità, ma odio di genere e privilegi.

  6. Articolo che “segue la moda secondo cui è carino dire che ci sono ancora discriminazioni verso le donne”, senza alcun minimo appiglio a dati o leggi.
    In Italia a legislazione vigente, come osservato da tanti altri commentatori, le discriminazioni sono semmai verso gli uomini:
    Diritti di congedo per paternità inferiori a quello per maternità, aspettativa di vita più corta ma pensionamento ritardato, norme sui permessi per vittime di violenza domestica segregazionisticamente riservate alle sole donne, annunci lavoro per sole donne (quelli per soli uomini sono lavori pesanti come muratori e simili), discriminazioni al genere e violazioni del principio di meritocrazia causa quote rosa, incentivi per certe facoltà riservati alle donne, incentivi alle imprese per sole donne, assenza di norme di prevenzione medica per tipologie di cancro maschili (prostata, colon) a differenza della giusta prevenzione di quelle femminili, e così via.

  7. Il diritto di avere una vita media più alta, il diritto di andare meno in carcere a parità di reato, il diritto di vincere quasi sempre le custodie dei figli, il diritto di non finire mai a dormire in macchina dopo la separazione, il diritto di non andare a morire in guerra in caso di necessità, il diritto di salvarsi insieme ai bambini quando affonda il Titanic, il diritto di non essere nelle statistiche degli incidenti mortali sul lavoro, il diritto di poter denunciare qualsivoglia uomo per molestie senza prove, il diritto alle quote rosa, il diritto alla giornata dedicata alla salute della donna in cui ci sono prestazioni gratuite per malattia di qualsiasi tipo e non solo “di genere”, il diritto di essere solo una minima parte dei senzatetto.. Altri?

  8. Dimenticavo… Il diretto all’aborto se il padre vuole tenere il figlio… Anche il diritto di non farglielo sapere

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