Coronavirus: cosa si deve fare con colf e badanti

26 Febbraio 2020 | Autore:
Coronavirus: cosa si deve fare con colf e badanti

Che succede se il collaboratore domestico non vuole lavorare per paura? O se la famiglia teme un contagio? Quando si può arrivare ad una causa?

La famiglia è responsabile dell’ambiente in cui lavora una colf o una badante. Ma, con l’emergenza coronavirus in corso, ora è obbligata ad informare il collaboratore domestico sui rischi che si corrono.

Se da una parte prolifera lo smart working, cioè la possibilità di non andare in ufficio e di svolgere la propria attività da casa, per i lavoratori domestici questa opzione non esiste: non è possibile pulire una stanza o accudire un anziano via Internet. In piena emergenza, però, si pongono soprattutto due problemi. Il primo, che colf o badanti non vogliano presentarsi al lavoro per evitare dei contatti diretti con altre persone. Il secondo, l’esatto contrario: che sia la famiglia ad avere paura di un possibile contagio dal collaboratore domestico, magari appena rientrato da una zona a rischio. L’incubo diventa più pesante se la badante deve assistere una persona anziana e malata, quindi più soggetta al contagio e a fare una brutta fine, come le cronache ci dicono da quando il coronavirus si è manifestato in Italia.

Cosa si deve o cosa si può fare con colf e badanti in questa situazione? Il datore di lavoro può avvalersi della sospensione di lavoro extraferiale, disciplinata dal contratto nazionale di categoria. L’accordo sindacale, infatti, stabilisce che per esigenze del datore di lavoro si può decidere una sospensione del lavoro per un determinato periodo di tempo, fermo restando il pagamento della retribuzione. Tale sospensione, ad esempio, può avere la classica durata della quarantena di due settimane. Per il collaboratore domestico si presenta come un ulteriore periodo di ferie pagate dalla famiglia presso la quale lavora.

Nel caso in cui, invece, il datore non avverte una situazione di rischio ma la colf o la badante decidono di assentarsi comunque dal lavoro per paura, è possibile ricorrere al licenziamento per giusta causa.

Resta nell’aria un rischio per il datore di lavoro: se non dovesse informare il collaboratore domestico dei rischi esistenti nell’ambiente di lavoro e, per esempio, la colf dovesse rimanere contagiata da coronavirus, sarebbe molto probabile che la lavoratrice avesse tutte le carte in regola per presentare una causa di lavoro.



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