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A chi spetta la casa in caso di separazione con figli?

26 Febbraio 2020
A chi spetta la casa in caso di separazione con figli?

Separazione e divorzio: regole sul diritto di abitazione nella casa coniugale.

Una coppia sposata che abbia avuto figli e che intende separarsi, come deve regolarsi con la casa? A chi spetta il diritto di abitazione? 

I coniugi sono liberi di regolamentare, con un accordo, i propri interessi personali ed economici nel modo a loro più confacente, ma ciò non deve risolversi in un danno per i minori che, non partecipando al processo, non possono difendere i propri diritti. A quelli pensa il giudice, chiamato a una verifica delle condizioni della separazione consensuale. La capacità degli ex coniugi di disporre, ad esempio, limitazioni all’assegno di mantenimento per i bambini trova sempre un limite nell’interesse di questi ultimi. Ma che succede per quanto riguarda l’immobile che un tempo era residenza della famiglia? A chi spetta la casa in caso di separazione con figli? Su questo aspetto si è ormai espressa più volte la Cassazione tracciando una regola ben precisa e consolidata. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Regole sulla separazione e sul divorzio

Come noto, la separazione può essere consensuale (quella che avviene con accordo) o giudiziale (rimessa invece al giudice, in assenza di accordo). 

Nel primo caso, marito e moglie trovano un’intesa su tutte le condizioni del distacco e lo sottopongono al presidente del tribunale che lo ratifica. Il provvedimento diventa definitivo e serve a regolare i rapporti tra gli ex coniugi fino al momento del divorzio. Al divorzio, poi, i due devono di nuovo rivolgersi al tribunale per rendere completo il distacco. In questa sede possono procedere ancora una volta in via consensuale oppure cambiare idea e lasciare al giudice la determinazione delle condizioni. Gli accordi stretti in via di separazione, dunque, non sono vincolanti nella successiva fase di divorzio. Chi, ad esempio, ha rinunciato al mantenimento o alla casa al momento della separazione può ugualmente farne richiesta all’atto del divorzio.

Nel caso invece di separazione giudiziale, le parti, non trovando un accordo, rimettono tutte le decisioni al giudice che deciderà sulla base delle prove prodotte e dell’analisi delle rispettive condizioni reddituali.

Per quanto riguarda, dunque, l’assegnazione della casa coniugale, il giudice non è chiamato a decidere in caso di separazione o divorzio consensuali: sono i coniugi, infatti, in tali ipotesi, a scegliere in merito all’attribuzione dell’immobile. Il tribunale, quindi, non può avere voce in capitolo.

Viceversa, nel caso di separazione giudiziale, il magistrato adotterà una scelta tenendo conto non già dell’interesse economico delle parti ma dei figli. Che significa tutto ciò in termini pratici? Spieghiamolo in termini pratici.

Che cos’è l’assegnazione della casa coniugale?

A prescindere dal fatto che la coppia sia sposata in regime di comunione o separazione dei beni, il giudice può assegnare la casa al soggetto che non ne è proprietario quando è necessario tutelare i figli e garantire loro la possibilità di vivere nello stesso habitat domestico. In buona sostanza, nonostante la titolarità dell’immobile sia di uno dei due coniugi, il giudice può assegnare all’altro un diritto di abitazione fino a quando i figli non diventino autonomi economicamente. Nel diritto di abitazione sono compresi anche i mobili dell’arredo e gli elettrodomestici.

Mario e Renata sono sposati in separazione dei beni. Mario è proprietario di una casa che possiede già prima delle nozze. I due vanno a vivere nell’immobile in questione. Senonché, decidono di separarsi in via giudiziale. La coppia ha due figli ancora minorenni. Il tribunale decide di assegnare la casa di Mario a Renata a cui vengono affidati i figli.

Mario e Renata sono sposati ma non hanno figli. Mario chiede la separazione e Renata pretende di continuare a stare nella casa perché senza reddito e non avrebbe dove andare a vivere. Il giudice nega l’assegnazione perché non ci sono figli da tutelare.

Attenzione a non cadere in equivoci: il giudice non può trasferire la proprietà della casa ma solo il diritto di abitazione. Diritto che permane fino a quando i figli non diventano autonomi economicamente e possono permettersi di andare a vivere da soli o fino a quando questi non decidono di andare a stare per i fatti propri, lasciando il genitore con cui hanno convissuto. Il diritto di abitazione decade, infine, anche nell’ipotesi in cui il coniuge, che ha ottenuto il diritto di abitazione, va a vivere altrove (ad esempio, a casa dei propri genitori).

A chi va la casa dopo la separazione?

Come dice in modo piuttosto generico il codice civile, la casa – o meglio, il diritto di abitazione nella casa – viene assegnata dal giudice tenendo conto dell’interesse dei figli. Per cui, tale diritto viene assegnato solo:

  • nel caso di coppia con figli;
  • in favore del coniuge presso cui i figli vanno a vivere (cosiddetto coniuge collocatario). Chiaramente se quest’ultimo è anche il proprietario della casa non c’è alcun bisogno di accordargli anche il diritto di abitazione. 

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, per garantire il mantenimento delle loro consuetudini di vita e delle relazioni sociali che in tale ambiente si sono radicate. 

Pertanto, il giudice non assegna la casa come misura di integrazione al reddito. Se uno dei due coniugi, quindi, non ha soldi a sufficienza per vivere non può rivendicare, solo per questo, il diritto di abitazione. 

Al contrario, una volta assegnata la casa, il giudice ne tiene conto per valutare le condizioni economiche del beneficiario ed, eventualmente, ridurre l’ammontare dell’assegno di mantenimento (proprio per via del risparmio sulle spese d’affitto).

Leggi Come tutelare la casa in caso di divorzio

Allo stesso modo, non ci può essere alcuna assegnazione della casa in presenza di una coppia senza figli o con figli ormai autosufficienti. 



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