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Minacce internet: ultime sentenze

1 Aprile 2020
Minacce internet: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: post offensivi; minacce; diffamazione aggravata; minaccia per via telematica; social network; pratiche commerciali scorrette ed aggressive; imposizione di ostacoli all’esercizio del diritto di recesso e minaccia di azioni legali manifestamente infondate.

Atti persecutori: il grave perdurante stato di ansia 

In tema di atti persecutori il grave perdurante stato di ansia e realizzato da uno stress che modifica l’equilibrio psichico.

(Nel caso di specie, il comportamento molesto e minaccioso dell’imputato, che era durato diversi mesi , aveva creato ansia nella vittima attese le gravi minacce inviate tramite Mail e in parte realizzate con la pubblicazione  in siti Internet di foto che ritraevano la vittima nuda).

Tribunale Milano sez. V, 20/01/2017, n.11748

Messaggi minatori e offensivi

È del tribunale penale la competenza a giudicare la condotta consistente nella diffusione di messaggi minatori e offensivi attraverso il social network Facebook, configurando i reati di minacce e diffamazione aggravata ex art. 595, comma 3 c.p.

Cassazione penale sez. I, 02/12/2016, n.50

Messaggi denigratori su Facebook

Messaggi o filmati postati sui social network possono integrare l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori e l’attitudine dannosa di tale condotte non è tanto quella di costringere la vittima a subire offese o minaccia per via telematica, quanto quella di diffondere su internet dati, veri o falsi, fortemente dannosi.

Cassazione penale sez. V, 28/11/2017, n.57764

Annunci ingannevoli di lavoro via internet e minaccia

Ai fini della configurabilità del delitto di tratta di persone (art. 601 c.p.), non è richiesto che il soggetto passivo si trovi già in schiavitù o condizione analoga, con la conseguenza che il delitto in questione si ravvisa anche se una persona libera sia condotta con inganno in italia, al fine di porla nel nostro territorio in condizione analoga alla schiavitù; il reato di tratta può essere, infatti, commesso anche con induzione mediante inganno in alternativa alla costrizione con violenza o minaccia.

(In applicazione del principio di cui in massima la s.c. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha confermato la responsabilità, in ordine al delitto di cui all’art. 601 c.p., nei confronti degli imputati, i quali avevano pubblicato su stampa in polonia ed altri paesi dell’est nonché via internet annunci ingannevoli di lavoro ben remunerato in italia assicurando trasferimento, alloggio e vitto nel luogo di destinazione dove singole cellule smistavano i lavoratori nei campi e li riducevano in schiavitù).

Cassazione penale sez. V, 24/09/2010, n.40045

Minacce e invio di foto e video con atteggiamenti osceni

La minaccia nel delitto di violenza sessuale si ritiene integrata dalla prospettazione di qualunque male che, in considerazione delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, mostri la sua capacità di coazione nei confronti della vittima, che si trovi quindi a subire gli atti sessuali (confermata, nella specie, la condanna nei confronti di un uomo che aveva contattato via internet due minori infra quattordicenni e le aveva costrette, dietro minacce, ad inviargli foto e video con atteggiamenti osceni; dal contenuto delle conversazioni, infatti, era emerso che l’uomo era a conoscenza di plurime informazioni circa la vita delle vittime e le aveva utilizzate per lasciar loro intendere che, nel caso non avessero assecondato le sue richieste, si sarebbe adoperato per far loro del male).

Cassazione penale sez. III, 26/03/2013, n.19033

Feedback negativi su internet e minaccia

Alcuni comportamenti realizzati da un’impresa, attiva nella vendita on line di beni, integrano quattro pratiche commerciali distinte, consistenti, nello specifico: per quanto concerne la prima pratica, nella diffusione scorretta, ancorché aggressiva, di indicazioni commerciali ingannevoli in ordine all’effettiva disponibilità e ai reali tempi di consegna dei prodotti offerti, ai sensi degli art. 20, 21, comma 1, lett. b, e 23, lett. e, del codice del consumo; con riguardo alla seconda pratica, nell’aver fornito ai consumatori indicazioni ingannevoli in merito al contenuto di taluni diritti loro attribuiti dalla normativa vigente, ai sensi degli art. 20 e 21, comma 1, lett. g , del codice del consumo; in merito alla terza pratica nell’imposizione di ostacoli all’esercizio di diritti contrattuali da parte dei consumatori, ai sensi degli art. 20, 24 e 25, lett. d , del codice del consumo; infine, in ordine alla quarta pratica, nella prospettazione, mediante minaccia, di azioni legali manifestamente infondate nei confronti dei consumatori insoddisfatti che avevano pubblicato feedback negativi su internet, ai sensi degli art. 20, 24 e 25, lett. e , del codice del consumo, con l’effetto di falsare in misura significativa il comportamento economico del consumatore medio.

Garante concorr. e mercato, 27/09/2012, n.23920

Minacce e diffamazione

È del tribunale penale la competenza a giudicare la condotta consistente nella diffusione di messaggi minatori e offensivi attraverso il social network Facebook, configurando i reati di minacce e diffamazione aggravata ex art. 595, comma 3 c.p.

Cassazione penale sez. I, 02/12/2016, n.50

Messaggi di posta elettronica o sui social network

Il delitto di stalking ex art. 612 bis c.p., è un reato a fattispecie alternative, ciascuna delle quali è idonea a integrarlo ed è reato a evento di danno, distinguendosi, sotto tale profilo, dal reato di minacce, che è reato di pericolo. Integrano tale delitto anche due sole condotte di minaccia o di molestia, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice, piuttosto che il reiterato invio alla persona offesa di sms e di messaggi di posta elettronica o postali sui cosiddetti social network (ad esempio Facebook), nonché la divulgazione attraverso questi ultimi di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima.

Tribunale Ivrea, 10/06/2011, n.192



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