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Vessazione: ultime sentenze

30 Maggio 2022
Vessazione: ultime sentenze

Comportamenti volgari o irriguardosi; atti idonei a provocare sofferenze, privazioni, umiliazioni; clima generale di conflittualità; condanna.

Maltrattamenti in famiglia: elemento materiale

Il reato di cui all’art. 572 c.p. consiste nella sottoposizione dei familiari ad una serie di atti di vessazione continua, tali da cagionare loro sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio incessante ed incompatibile con normali condizioni di vita. Si tratta di comportamenti volgari, irriguardosi e umilianti, caratterizzati da una serie indeterminata di aggressioni verbali ed ingiuriose abitualmente poste in essere dall’imputato nei confronti della persona offesa, realizzatrici di un regime di vita avvilente e mortificante.

Tribunale Pescara, 19/01/2022, n.17

Episodici atti lesivi di diritti fondamentali della persona

Il reato di maltrattamenti in famiglia si configura come un reato abituale, essendo necessaria una condotta di vessazione continuativa, che, pur potendo essere inframezzata da periodi di ” calma” , deve costituire fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita, poiché altrimenti deve escludersi l’ abitualità del comportamento, implicita nella struttura normativa della fattispecie e i singoli fatti che ledono o mettono in pericolo l’ incolumità personale, la libertà o l’ onore di una persona della famiglia conservano la propria autonomia di reati contro la persona.

Pertanto, non integra il delitto di maltrattamenti in famiglia la consumazione di episodici atti lesivi di diritti fondamentali della persona non inquadrabili in una cornice unitaria caratterizzata dall’ imposizione ai soggetti passivi di un regime di vita oggettivamente vessatorio.

Tribunale Bari sez. I, 22/09/2021, n.2316

Maltrattamenti alternati da periodi di serenità

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’ agente che sottopone il soggetto passivo ad atti di vessazione reiterati, tali da cagionare sofferenza, prevaricazione e umiliazioni, costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza.

Peraltro, è possibile, senza perciò elidere la configurazione del reato di cui all’ art. 572 c.p., che le condotte di maltrattamenti siano alternate da periodi di serenità poiché , proprio stante la natura di reato abituale della fattispecie, non è l’ intervallo temporale tra i vari episodi ad escludere la sussistenza dell’ illecito nel caso in cui gli episodi, complessivamente considerati, evidenzino una serialità delle condotte lesive.

Tribunale Lecce sez. I, 09/08/2021, n.1352

Chi può rispondere del reato di maltrattamenti?

Sussiste il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi a fronte di condotte di abituale di vessazione da parte del soggetto agente nei confronti di un suo familiare costituite da fatti gravemente lesivi dell’integrità morale. Tale reato, infatti, può ravvisarsi allorché il soggetto agente, nella vita quotidiana, tenga nei confronti della persona offesa un atteggiamento di assoluta prevaricazione, imponendo il proprio stile di vita attraverso il continuo ricorso alla violenza verbale e morale, ponendo in essere continuativamente atti di disprezzo e di offesa alla dignità del coniuge. Tali comportamenti rientrano nella previsione normativa di cui all’articolo 572 del Cp, risolvendosi in vere e proprie sofferenze morali, ponendo la vittima in una posizione di totale asservimento. Quanto al dolo, poi, è sufficiente la coscienza e volontà di persistere in un’attività vessatoria e provocatoria già posta in essere in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima.

Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato per il reato de quo un uomo per aver maltrattato la propria coniuge, offendendola, aggredendola verbalmente, minacciandola e avendo costantemente un contegno aggressivo nei suoi confronti.

Tribunale Pescara, 25/05/2021, n.1168

Maltrattamenti in famiglia e abuso dei mezzi di correzione

Episodi di violenza nei confronti del figlio minore, pur reiterati per ammissione della stessa imputata ma non quantificabili, legati a reazioni occasionali, seppur non condivisibili, a condotte del figlio, non sono sufficienti ad integrare il reato di maltrattamenti in famiglia, mancando gli elemento della prevaricazione e della e vessazione del figlio connotati da un unico disegno criminoso. Le predette condotte sporadiche ed occasionali, mancando di una continuità e della finalità predetta, non consentono neppure la riqualificazione nel reato di utilizzo abusivo dei mezzi di correzione.

Tribunale Trieste, 25/05/2021, n.799

Stato di disagio continuo

Ai fini del reato di cui all’art. 572 c.p., rileva la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscono fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza. Ed infatti, comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestia, di ingiuria, di minaccia e di danneggiamento palesano l’esistenza di un programma criminoso di cui i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono l’espressione.

Tribunale Torino, 26/04/2021, n.512

Abitualità dei maltrattamenti

Il reato di maltrattamenti non presuppone che ogni singola condotta di violenza morale o fisica costituisca di per sé reato, purché tali condotte siano legate tra loro da un nesso di abitualità. Non è necessario, inoltre, che tali atti siano posti in essere per un tempo prolungato, essendo sufficiente la loro ripetizione, anche se in un limitato arco temporale: ciò che rileva, pertanto, è l’effetto di vessazione sulla vittima, che viene posta in grave stato di soggezione di fronte alla figura maltrattante.

Cassazione penale sez. VI, 20/04/2021, n.24462

Maltrattamenti in famiglia: elemento materiale e soggettivo

Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 572 c.p. rileva la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza. Il dolo del reato in parola, non richiede la rappresentazione e la programmazione di una pluralità di atti tali da cagionare sofferenze fisiche e morali alla vittima, essendo, invece, sufficiente la coscienza e la volontà di persistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima.

Tribunale Torino, 12/04/2021, n.452

Maltrattamenti di familiari e conviventi: dolo

La sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza, integra il reato di cui all’art. 572 c.p.. Ed infatti, comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestia, di ingiuria, di minaccia e di danneggiamento, manifestano l’esistenza di un programma criminoso di cui i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono l’espressione ed in cui il dolo si configura come volontà comprendente il complesso dei fatti e coincidente con il fine di rendere disagevole in sommo grado e per quanto possibile penosa l’esistenza dei familiari.

L’elemento soggettivo del reato de quo non può essere escluso dalla circostanza che il soggetto agente sia di religione o di cultura tale da imporre particolari potestà nei confronti dei propri familiari, in quanto si tratta di concezioni che si pongono in assoluto contrasto con le norme che stanno alla base dell’ordinamento giuridico italiano, considerato che la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, cui è certamente da ascrivere la famiglia, nonché il principio di eguaglianza e di pari dignità sociale, costituiscono uno sbarramento invalicabile contro l’introduzione di diritto o di fatto nella società civile di consuetudini, prassi o costumi con esso assolutamente incompatibili.

Tribunale Vicenza, 22/03/2021, n.1107

Sofferenze, privazioni e umiliazioni

Integra gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’articolo 572 del Cp la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi, sofferenze, privazioni e umiliazioni che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo e incompatibile con le normali condizioni di esistenza. Affinché sussista il suddetto reato, dunque, occorre che il soggetto agente compia una condotta di sopraffazione sistematica e programmata, accompagnata dalla coscienza e volontà di sottoporre la vittima a sofferenze fisiche e morali in modo continuo e abituale. Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha condannato per il reato de quo l’imputato, il quale aveva reiteratamente insultato e picchiato la moglie colpendola con schiaffi e calci, costringendo i figli ad assistere alle percosse in danno della loro madre.

Tribunale Torino, 23/02/2021, n.312

Condotte vessatorie e violente

Il reato di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche nel caso in cui le condotte vessatorie e violente siano poste in essere dai familiari in danno reciproco l’uno degli altri, posto che la natura del reato ex articolo 572 del Cp risiede non già nella sola persistenza, nel tempo, di comportamenti quali percosse, minacce, ingiurie lesioni, privazioni imposte a un familiare, ma anche in semplici atti di disprezzo e di offesa alla dignità della vittima che, reiterate e sistematiche, si risolvano in vere e proprie sofferenze morali, in un regime di vita mortificante ed insostenibile.

Nel caso di specie, la Corte d’appello ha confermato la condanna per il reato de quo nei confronti di un uomo, che aveva sottoposto ripetutamente la moglie a insulti, ingiurie e minacce, non accogliendo la tesi difensiva che faceva leva sul carattere di reciprocità della litigiosità, per individuarvi una causa di automatica esclusione del carattere di sopraffazione e vessazione dell’uno in danno dell’altro. Per i giudici, invece, le offese reciproche sono circostanze pacificamente conciliabili con i comportamenti maltrattanti dell’imputato e non sono idonee a incidere sulla rilevanza penale di questi ultimi.

Corte appello Campobasso, 05/02/2021, n.54

Comportamenti irascibili del minore e trasgressione delle regole genitoriali

In tema di maltrattamenti, affinché si configuri il delitto di cui all’art. 572 c.p., è necessaria la presenza di atti di vessazione continui e tali da determinare sofferenze e umiliazioni alla vittima, cagionando alla stessa uno stato di disagio continuo e non compatibile con normali condizioni di esistenza.

(Nel caso di specie la condotta compiuta dalla minorenne, concretizzatasi in comportamenti irascibili verso i familiari e nella trasgressione frequente delle regole impartite dai genitori, quali ad esempio il mancato rispetto degli orari di rientro presso la propria abitazione, non sono di per sé sufficienti ad integrare il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi.)

Tribunale minorenni Caltanissetta, 26/11/2020

Reati di maltrattamenti in famiglia e stalking: conseguenze psicologiche

La condotta costantemente minatoria, aggressiva e violenta assunta in costanza di matrimonio integra il reato di maltrattamenti in famiglia, per poi tramutarsi, dopo lo scioglimento del vincolo coniugale, tale atteggiamento di vessazione si è manifestato in continui pedinamenti ed aggressioni, se corroborata, ovviamente, sotto il profilo soggettivo da gravi conseguenze psicologiche nei confronti della p.o., causandole un grave stato di ansia, paura e soggiogazione.

Tribunale Genova sez. I, 16/09/2020, n.1639

Reato di maltrattamenti in famiglia

Il reato di maltrattamenti in famiglia si sostanzia nel sottoporre i familiari a una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscono fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita. I singoli episodi, che costituiscono un comportamento abituale, danno luogo a un programma criminoso relativo al complesso dei fatti, animato da una volontà unitaria di vessare la vittima. Si tratta, infatti, di un reato abituale, essendo perciò necessario, per la configurabilità del reato, che le singole condotte siano espressione di una più ampia e unitaria condotta abituale, idonea a imporre un regime di vita vessatorio.

Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto sussistente il reato ex art. 572 c.p., in quanto era emerso che la vittima avesse dovuto subire l’atteggiamento ossessivo dell’imputato suo convivente, che aveva di fatto reso insopportabile la convivenza familiare attraverso ripetute minacce, insulti, percosse, con effetti significativi sulla libertà e sulla possibilità della stessa di vivere serenamente la quotidianità familiare.

Tribunale Cagliari, 27/02/2019, n.545

Reiterazione di atti di vessazione

Per la configurabilità del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, ex articolo 572 del Cp, è necessario che vi sia la prova di una serie continua e ininterrotta nel tempo di atti lesivi dell’integrità fisica e morale della persona offesa. Deve essere provata, cioè, la reiterazione di atti di vessazione tali da cagionare alla vittima sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza.

A tal fine, pertanto, non è sufficiente una mera situazione di conflittualità fra l’imputato e la persona offesa, sfociata in litigi caratterizzati per lo più da insulti, ingiurie e offese reciproche. Ciò è accaduto nel caso di specie, concluso con l’assoluzione dell’imputato, ove l’unico dato certo emerso dall’istruttoria dibattimentale è stata la sussistenza di un clima teso tra i conviventi, che aveva portato la donna in tre occasioni a presentare querela, allo scopo di far allontanare il compagno di casa.

Tribunale Cagliari, 22/02/2019, n.585

L’attendibilità delle dichiarazioni rese dalla vittima 

Nell’ipotesi di atti persecutori commessi nei confronti della ex convivente, l’attendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato non sono inficiate dalla circostanza che all’interno del periodo di vessazione la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore, atteso che l’ambivalenza dei sentimenti provati dalla persona offesa nei confronti dell’imputato non rende di per sé inattendibile la narrazione delle afflizioni subite, imponendo solo una maggiore prudenza nell’analisi delle dichiarazioni in seno al contesto degli elementi conoscitivi a disposizione del giudice.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2019, n.45141

Atti persecutori: l’attendibilità delle dichiarazioni della vittima 

Non può essere indicativa di una qualche contraddizione circa l’inattendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato la circostanza che, all’interno del periodo di vessazione, la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere, in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore.

Tribunale Chieti, 17/05/2018, n.655

Maltrattamenti in famiglia: l’elemento soggettivo del reato

L’elemento soggettivo del reato di maltrattamenti in famiglia può desumersi dall’intensità degli atti di vessazione morale e fisica posti in essere con regolare costanza e con la finalità di rendere il clima familiare impossibile.

(Nel caso di specie, l’imputato aggrediva il padre con un martello in testa provocandogli lesioni ed umiliando ed ingiuriando la madre e la sorella con la quale voleva chiudersi in camera facendoli vivere in un clima di terrore).

Tribunale Napoli Nord, 19/04/2018, n.770

Reato di maltrattamenti: quando è escluso?

Il reato di cui all’art. 572 c.p. consiste nella sottoposizione dei familiari ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita; i singoli episodi costituiscono un comportamento abituale e rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso relativo al complesso dei fatti, animato da una volontà di vessare il soggetto passivo.

Ciò detto, qualora, in un clima generale di conflittualità, vengano addotti solo alterchi, urla o aggressioni verbali, ma non venga provata alcuna condotta violenta, ciò induce ad escludere il reato.

Tribunale Pescara, 20/02/2018, n.110

Moglie sottoposta ad offese e insulti continui

In tema di reati contro la famiglia, ai fini della sussistenza del delitto di maltrattamenti in famiglia è necessaria una condotta abituale, consistente in una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali debbono costituire la fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita. Peraltro, i singoli episodi, inseriti all’interno di un comportamento abituale, rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso, animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

Ciò posto, il Tribunale ha, nel caso di specie, condannato l’imputato per il delitto di cui agli articoli 61 n. 11-quinqules e 572 del Cp, per aver maltrattato la moglie sottoponendola a offese e insulti continui, disinteressandosi delle sue esigenze di vita, aggredendola fisicamente, non contribuendo in alcun modo al ménage familiare né ·economicamente né materialmente, costringendola a svolgere tutte le incombenze domestiche, controllandola costantemente in modo da crearle ansia e paura; il tutto, spesso, in presenza del figlio minore.

Tribunale Aosta, 07/02/2018, n.25

Il nesso psicologico tra i ripetuti atti di vessazione

In tema di maltrattamenti in famiglia il movente non esclude il dolo ma, al contrario, evidenzia il nesso psicologico tra i ripetuti atti di vessazione. (Nel caso di specie, la convinzione dell’imputato che la moglie non fosse una brava madre, moglie o buona amante non scrimina la condotta).

Tribunale Napoli Nord, 05/12/2017, n.3176

Marito umilia la moglie impedendole di lavorare

Nel reato di maltrattamenti di cui all’art. 572 c.p. l’oggetto giuridico non è costituito solo dall’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori e violenti, ma anche dalla difesa dell’incolumità fisica e psichica delle persone indicate nella norma, interessate al rispetto della loro personalità nello svolgimento di un rapporto fondato su vincoli familiari.

(Confermata la condanna per l’imputato accusato di aver maltrattato la moglie, rendendole la vita impossibile, con ripetute percosse, minacce di morte e condotte di intimidazione psicologica e vessazione, atteggiamenti di umiliazione e svilimento, quali volerle impedire di svolgere attività lavorativa).

Cassazione penale sez. VI, 06/10/2017, n.49997

Vessazione fisica e morale

La condotta penalmente rilevante richiesta ai fini dell’integrazione dell’art. 572 c.p. si fonda in comportamenti ripetuti nel tempo di vessazione fisica o morale non necessariamente qualificabili come reato ed espressi mediante azioni od omissioni.

Come ad esempio i comportamenti volgari o irriguardosi, che si caratterizzano per una serie indeterminata di aggressioni verbali ed ingiuriose nei confronti del coniuge, possono configurare il reato di maltrattamenti solo quando realizzino un regime di vita avvilente e mortificante.

Tribunale Firenze sez. I, 27/07/2017, n.2643

Prova della responsabilità penale

Deve ritenersi raggiunta la piena prova della responsabilità penale in presenza di condotte ripetute e abituali palesemente lesive dell’integrità morale e fisica della persona, con sottoposizione della stessa ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita.

Corte appello Roma sez. III, 26/01/2017, n.335

Maltrattamenti in famiglia: le vessazioni devono essere continuative?

Per l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p., è necessaria una condotta di vessazione continuativa, che, pur potendo essere inframmezzata da periodi di “calma”, deve costituire fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita, poiché altrimenti deve escludersi l’abitualità del comportamento, implicita nella struttura normativa della fattispecie, ed i singoli fatti che ledono o mettono in pericolo l’incolumità personale, la libertà o l’onore di una persona della famiglia conservano la propria autonomia di reati contro la persona.

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2017, n.27088



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