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Vessazione: ultime sentenze

2 Aprile 2020
Vessazione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia; atti di vessazione tali da provocare sofferenze, privazioni, umiliazioni; clima generale di conflittualità; condanna per maltrattamenti; comportamenti volgari o irriguardosi.

Reato di maltrattamenti in famiglia

Il reato di maltrattamenti in famiglia si sostanzia nel sottoporre i familiari a una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscono fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita. I singoli episodi, che costituiscono un comportamento abituale, danno luogo a un programma criminoso relativo al complesso dei fatti, animato da una volontà unitaria di vessare la vittima. Si tratta, infatti, di un reato abituale, essendo perciò necessario, per la configurabilità del reato, che le singole condotte siano espressione di una più ampia e unitaria condotta abituale, idonea a imporre un regime di vita vessatorio.

Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto sussistente il reato ex art. 572 c.p., in quanto era emerso che la vittima avesse dovuto subire l’atteggiamento ossessivo dell’imputato suo convivente, che aveva di fatto reso insopportabile la convivenza familiare attraverso ripetute minacce, insulti, percosse, con effetti significativi sulla libertà e sulla possibilità della stessa di vivere serenamente la quotidianità familiare.

Tribunale Cagliari, 27/02/2019, n.545

Reiterazione di atti di vessazione

Per la configurabilità del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, ex articolo 572 del Cp, è necessario che vi sia la prova di una serie continua e ininterrotta nel tempo di atti lesivi dell’integrità fisica e morale della persona offesa. Deve essere provata, cioè, la reiterazione di atti di vessazione tali da cagionare alla vittima sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza.

A tal fine, pertanto, non è sufficiente una mera situazione di conflittualità fra l’imputato e la persona offesa, sfociata in litigi caratterizzati per lo più da insulti, ingiurie e offese reciproche. Ciò è accaduto nel caso di specie, concluso con l’assoluzione dell’imputato, ove l’unico dato certo emerso dall’istruttoria dibattimentale è stata la sussistenza di un clima teso tra i conviventi, che aveva portato la donna in tre occasioni a presentare querela, allo scopo di far allontanare il compagno di casa.

Tribunale Cagliari, 22/02/2019, n.585

Atti persecutori: l’attendibilità delle dichiarazioni della vittima 

Non può essere indicativa di una qualche contraddizione circa l’inattendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato la circostanza che, all’interno del periodo di vessazione, la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere, in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore.

Tribunale Chieti, 17/05/2018, n.655

Maltrattamenti in famiglia: l’elemento soggettivo del reato

L’elemento soggettivo del reato di maltrattamenti in famiglia può desumersi dall’intensità degli atti di vessazione morale e fisica posti in essere con regolare costanza e con la finalità di rendere il clima familiare impossibile.

(Nel caso di specie, l’imputato aggrediva il padre con un martello in testa provocandogli lesioni ed umiliando ed ingiuriando la madre e la sorella con la quale voleva chiudersi in camera facendoli vivere in un clima di terrore).

Tribunale Napoli Nord, 19/04/2018, n.770

Reato di maltrattamenti: quando è escluso?

Il reato di cui all’art. 572 c.p. consiste nella sottoposizione dei familiari ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita; i singoli episodi costituiscono un comportamento abituale e rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso relativo al complesso dei fatti, animato da una volontà di vessare il soggetto passivo.

Ciò detto, qualora, in un clima generale di conflittualità, vengano addotti solo alterchi, urla o aggressioni verbali, ma non venga provata alcuna condotta violenta, ciò induce ad escludere il reato.

Tribunale Pescara, 20/02/2018, n.110

Moglie sottoposta ad offese e insulti continui

In tema di reati contro la famiglia, ai fini della sussistenza del delitto di maltrattamenti in famiglia è necessaria una condotta abituale, consistente in una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali debbono costituire la fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita. Peraltro, i singoli episodi, inseriti all’interno di un comportamento abituale, rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso, animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

Ciò posto, il Tribunale ha, nel caso di specie, condannato l’imputato per il delitto di cui agli articoli 61 n. 11-quinqules e 572 del Cp, per aver maltrattato la moglie sottoponendola a offese e insulti continui, disinteressandosi delle sue esigenze di vita, aggredendola fisicamente, non contribuendo in alcun modo al ménage familiare né ·economicamente né materialmente, costringendola a svolgere tutte le incombenze domestiche, controllandola costantemente in modo da crearle ansia e paura; il tutto, spesso, in presenza del figlio minore.

Tribunale Aosta, 07/02/2018, n.25

Il nesso psicologico tra i ripetuti atti di vessazione

In tema di maltrattamenti in famiglia il movente non esclude il dolo ma, al contrario, evidenzia il nesso psicologico tra i ripetuti atti di vessazione. (Nel caso di specie, la convinzione dell’imputato che la moglie non fosse una brava madre, moglie o buona amante non scrimina la condotta).

Tribunale Napoli Nord, 05/12/2017, n.3176

Marito umilia la moglie impedendole di lavorare

Nel reato di maltrattamenti di cui all’art. 572 c.p. l’oggetto giuridico non è costituito solo dall’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori e violenti, ma anche dalla difesa dell’incolumità fisica e psichica delle persone indicate nella norma, interessate al rispetto della loro personalità nello svolgimento di un rapporto fondato su vincoli familiari.

(Confermata la condanna per l’imputato accusato di aver maltrattato la moglie, rendendole la vita impossibile, con ripetute percosse, minacce di morte e condotte di intimidazione psicologica e vessazione, atteggiamenti di umiliazione e svilimento, quali volerle impedire di svolgere attività lavorativa).

Cassazione penale sez. VI, 06/10/2017, n.49997

Vessazione fisica e morale

La condotta penalmente rilevante richiesta ai fini dell’integrazione dell’art. 572 c.p. si fonda in comportamenti ripetuti nel tempo di vessazione fisica o morale non necessariamente qualificabili come reato ed espressi mediante azioni od omissioni.

Come ad esempio i comportamenti volgari o irriguardosi, che si caratterizzano per una serie indeterminata di aggressioni verbali ed ingiuriose nei confronti del coniuge, possono configurare il reato di maltrattamenti solo quando realizzino un regime di vita avvilente e mortificante.

Tribunale Firenze sez. I, 27/07/2017, n.2643

Prova della responsabilità penale

Deve ritenersi raggiunta la piena prova della responsabilità penale in presenza di condotte ripetute e abituali palesemente lesive dell’integrità morale e fisica della persona, con sottoposizione della stessa ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita.

Corte appello Roma sez. III, 26/01/2017, n.335

L’attendibilità delle dichiarazioni rese dalla vittima 

Nell’ipotesi di atti persecutori commessi nei confronti della ex convivente, l’attendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato non sono inficiate dalla circostanza che all’interno del periodo di vessazione la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore, atteso che l’ambivalenza dei sentimenti provati dalla persona offesa nei confronti dell’imputato non rende di per sé inattendibile la narrazione delle afflizioni subite, imponendo solo una maggiore prudenza nell’analisi delle dichiarazioni in seno al contesto degli elementi conoscitivi a disposizione del giudice.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2019, n.45141

Maltrattamenti in famiglia: le vessazioni devono essere continuative?

Per l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p., è necessaria una condotta di vessazione continuativa, che, pur potendo essere inframmezzata da periodi di “calma”, deve costituire fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita, poiché altrimenti deve escludersi l’abitualità del comportamento, implicita nella struttura normativa della fattispecie, ed i singoli fatti che ledono o mettono in pericolo l’incolumità personale, la libertà o l’onore di una persona della famiglia conservano la propria autonomia di reati contro la persona.

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2017, n.27088



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