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Abbonamento al gestore telefonico: ultime sentenze

3 Aprile 2020
Abbonamento al gestore telefonico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: abbonamento al gestore telefonico; comportamento reiterato del gestore telefonico; condizioni generali di abbonamento; clienti del gestore telefonico.

L’assoggettabilità dell’uso del telefono cellulare alla tassa governativa 

In tema di radiofonia mobile, l’abrogazione dell’art. 318 D.P.R. n. 156 del 1973 ad opera dell’art. 218 D.Lgs. n. 259 del 2003, non ha fatto venir meno l’assoggettabilità dell’uso del telefono cellulare alla tassa governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972, in quanto la relativa previsione è riprodotta nell’art. 160 D.Lgs. n. 259 del 2003, che non ha operato alcuna abrogazione di legge previgente, cosicché l’abbonamento al gestore telefonico sostituisce la licenza di stazione radio, realizzando il presupposto impositivo di applicazione della tassa di concessione dovuta sui cellulari.

Comm. trib. reg. Cagliari, (Sardegna) sez. V, 11/03/2019, n.134

La tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari 

In tema di radiofonia mobile, l’abrogazione dell’art. 318 D.P.R. n. 156 del 1973 ad opera dell’art. 218 D. Lgs. n. 259 del 2003, non ha fatto venir meno l’assoggettabilità dell’uso del telefono cellulare alla tassa governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972, in quanto la relativa previsione è riprodotta nell’art. 160 D. Lgs. n. 259 del 2003, che non ha operato alcuna abrogazione di legge previgente, cosicché l’abbonamento al gestore telefonico sostituisce la licenza di stazione radio, realizzando il presupposto impositivo di applicazione della tassa di concessione dovuta sui cellulari.

Comm. trib. reg. Cagliari, (Sardegna) sez. IV, 25/02/2019, n.121

Sospensione dell’abbonato dal servizio telefonico in uscita

Non si dà luogo a cambiamenti di intestazione nei confronti dell’abbonato moroso di un rapporto instaurato con la Telecom Italia s.p.a. a meno che il subentrante non estingua o si accolli il debito maturato, mentre il suddetto gestore può sospendere l’abbonato dal servizio telefonico in uscita se non paga la bolletta entro quarantacinque giorni solari dalla data di scadenza o, comunque, trascorsi inutilmente quindici giorni da un apposito sollecito scritto successivo alla data di scadenza.

L’abbonato a cui sia stato sospeso il servizio, per ottenerne il ripristino prima che il relativo contratto di abbonamento sia dichiarato risolto, è tenuto a corrispondere quanto dovuto ad ogni titolo al medesimo gestore.

Tribunale Bari sez. II, 07/04/2011, n.1269

Contratto di attivazione di utenza telefonica

L’art. 3 d.m. 8 settembre 1988 n. 484 (contenente l’approvazione del regolamento di servizio per l’abbonamento telefonico), in base al quale il contratto di attivazione della linea telefonica si perfeziona “con la sottoscrizione della polizza ovvero a seguito dell’attivazione dell’impianto”, costituendo una norma di rango inferiore alla disciplina generale dettata dal codice civile in materia di contratti, non può apportare deroghe alla stessa, e va pertanto disapplicato per contrasto con gli art. 1325 e 1326 c.c., secondo cui il contratto è a forma libera e si perfeziona nel momento in cui il proponente ha conoscenza dell’accettazione del destinatario.

Pertanto, a decorrere dal momento dell’avvenuto perfezionamento secondo la disciplina codicistica, nascono le reciproche obbligazioni tra le parti, il cui inadempimento comporta l’insorgenza della correlata responsabilità contrattuale.

(Nella specie, sulla scorta dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza che aveva escluso dal novero dei danni risarcibili le spese di diffusione e gli effetti negativi dell’incolpevole pubblicizzazione del numero telefonico erroneamente attribuito dal gestore del servizio, avvenuta prima dell’attivazione della linea telefonica).

Cassazione civile sez. III, 01/04/2010, n.7997

Spese di spedizione delle bollette telefoniche

Non è nulla, per contrasto con l’art. 21, comma 8 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 la clausola, contenuta nelle condizioni generali di abbonamento al servizio telefonico, che obblighi il cliente a sostenere le spese di spedizione postale della fattura.

Cassazione civile sez. III, 05/03/2009, n.5333

Fruizione dei servizi telefonici

In tema di servizi di telefonia, le spese di spedizione della fattura relativa ai corrispettivi dovuti dagli abbonati per la fruizione dei servizi telefonici (cosiddette «bollette telefoniche») non debbono necessariamente gravare sull’impresa che eroga il servizio, non potendo un siffatto obbligo desumersi dall’art. 21, comma 8, del d.P.R. 26 agosto 1973 n. 633, introdotto dal d.P.R. 23 dicembre 1973 n. 687, in quanto la spedizione non può ritenersi segmento dell’operazione di emissione della fattura, né ricondursi «ai conseguenti adempimenti e formalità», segnando, invece, il momento stesso in cui viene a perfezionarsi la fatturazione.

Tali spese trovano invece disciplina nell’ambito del diritto civile e della volontà negoziale delle parti, dovendosi pertanto correlare all’obbligazione di pagamento del servizio telefonico, per cui, ove sia contrattualmente previsto (come nella specie, in forza dell’art. 28 delle condizioni generali abbonamento), che esse gravino sull’utente e siano anticipate da chi emette la fattura, il relativo rimborso deve essere escluso dalla base imponibile del corrispettivo per il servizio telefonico reso dal gestore, come si evince dall’art. 15, comma 1, n. 3, del citato d.P.R. n. 633.

(Nella specie, la S.C., nel cassare con rinvio la sentenza impugnata, che aveva posto a carico del gestore del servizio le spese in questione, ha altresì precisato che sarebbe spettata al giudice di rinvio la verifica dell’efficacia della clausola delle condizioni generali di abbonamento che, addossando all’utente dette spese, non faceva salva, tuttavia, la facoltà di scegliere modalità alternative di ricezione della fattura, come quella del ritiro presso gli uffici dello stesso gestore, siccome prevista dall’art. 53 della convenzione per la concessione dei servizi di telecomunicazione ad uso pubblico, approvata dal d.P.R. 13 agosto 1984 n. 523, emanato in attuazione dell’art. 194 d.P.R. 29 marzo 1973 n. 156).

Cassazione civile sez. III, 13/02/2009, n.3532

Autorità Garante della concorrenza e del mercato 

Configura un’inottemperanza a una precedente delibera di accertata ingannevolezza il comportamento reiterato di un’impresa attiva nel settore delle telecomunicazioni consistente nel diffondere un messaggio che ripropone sostanzialmente, con dei ritocchi meramente formali, i medesimi claim pubblicitari già dichiarati ingannevoli nella precedente delibera dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e, in particolare, nel paventare la possibilità di ottenere seicento euro di telefonate in regalo, senza alcuna chiara evidenza grafica che il quantitativo gratuito promesso in realtà si riferisce ad un semplice rimborso riconosciuto per un determinato ammontare di traffico telefonico effettuato nei trenta giorni dall’attivazione e, subordinatamente al pagamento di ulteriori sette euro per coloro che sono già clienti del gestore telefonico.

Attraverso il predetto meccanismo di proposta di una presunta offerta gratuita, l’operatore ha violato, pertanto, il principio sostenuto dall’Autorità nella delibera oggetto di inottemperanza, secondo cui i termini «gratis» o «in regalo», devono essere sinonimi di totale assenza di corrispettivo pagato da chi aderisce all’offerta, ossia la restituzione promessa in pubblicità deve assumere in modo chiaro ed esplicito il significato che si tratta di rimborso del traffico telefonico effettuato.

Garante concorr. e mercato, 23/11/2006, n.16176

Convenzione di abbonamento telefonico

La natura giuridica della convenzione di abbonamento telefonico è quella del contratto per adesione di stampo privatistico, pur se integrato da norme speciali (che prevedono il sistema delle tariffe a contatore per la contabilizzazione del traffico) e norme regolamentari (che prevedono la regola della contabilizzazione a contatore centrale), con la conseguenza, in tema di riparto dell’onere probatorio, che l’obbligo del gestore di effettuare gli addebiti di traffico sulla base delle indicazioni del contatore centrale non si può risolvere in un privilegio probatorio fondato sulla non contestabilità del dato recato in bolletta, sicché l’utente conserva il relativo diritto di contestazione e il gestore è tenuto a dimostrare il corretto funzionamento del contatore centrale e la corrispondenza tra il dato fornito e quello trascritto nella bolletta, senza che spieghi, all’uopo, influenza la scelta dell’utente di non chiedere il controllo del traffico telefonico, richiesta funzionale, in concreto, al conseguimento di finalità differenti.

Cassazione civile sez. III, 28/05/2004, n.10313

Rapporto di utenza telefonica

Il rapporto di utenza telefonica costituisce, secondo i dettami delle sentenze della Corte costituzionale 546/94 e 1104/98, un servizio pubblico essenziale, soggetto tuttavia al regime contrattuale di diritto comune ed alle relative regole di adempimento e di prestazioni secondo buona fede.

Ne consegue che il contratto di abbonamento telefonico va qualificato come contratto di adesione di natura privata, pur se integrato da norme speciali (che prevedono il sistema delle tariffe a contatore per la contabilizzazione del traffico) e norme regolamentari (che prevedono le regole della contabilizzazione a contatore centrale), le quali non impediscono all’utente di superare la presunzione di veridicità della contabilizzazione dimostrando, con prova libera, anche orale, che il consumo reale è inferiore a quello indicato nella fattura, in quanto la bolletta è atto unilaterale di natura meramente contabile, nè l’obbligo regolamentare (art. 12 d.m. n. 484 del 1988) del gestore di effettuare addebiti di traffico sulla base delle indicazioni del contatore centrale può risolversi in un privilegio probatorio, basato sulla non contestabilità del dato recato in bolletta, incombendo al detto gestore dimostrare sia la corrispondenza tra il dato fornito dal contatore e il dato trascritto nella fattura, mediante la documentazione del traffico telefonico relativo all’utenza, mentre l’utente ben può, in difetto, esercitare il proprio diritto di contestazione e controllo, con prova libera a carattere anche presuntivo ed orale sulle circostanze del normale esercizio dell’utenza e dell’impossibilità che terzi ne abbiano fatto un uso anomalo (come avviene nel caso di domestici infedeli).

Cassazione civile sez. III, 02/12/2002, n.17041

Accordi tra il gestore ed associazioni di consumatori

Lo schema di regolamento riguardante le norme e le condizioni di abbonamento al servizio telefonico di base non prevede che le modalità di conciliazione e di arbitrato tra il gestore del servizio e gli utenti, siano sottoposte ad accordi tra il gestore ed associazioni di consumatori individuate genericamente.

Consiglio di Stato ad. gen., 17/04/1997, n.59



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