Certificato medico per rientro a scuola: l’allarme dei pediatri

26 Febbraio 2020
Certificato medico per rientro a scuola: l’allarme dei pediatri

L’appello dei pediatri al ministero della Salute per rivedere l’obbligo: portare i bambini a visita aumenta le possibilità di contagio.

Tra i nuovi obblighi introdotti per combattere il coronavirus c’è anche quello del certificato medico dopo le assenze scolastiche protratte per 5 giorni, altrimenti niente riammissione alle lezioni. È un provvedimento temporaneo, varato ieri dal Governo, in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, come misura d’emergenza, e avrà validità fino al 15 marzo, ma sta sollevando violente critiche dei medici e dei pediatri, che lanciano l’allarme per il fatto che così c’è la necessità di portare i bambini a visita negli studi, con rischio di aumento di possibilità di contagio.

“L’obbligo del certificato per bambini e ragazzi dopo 5 giorni di assenza a scuola per malattia, è una misura insensata. Stiamo dicendo ai cittadini di non portare i bambini nei nostri studi per evitare contagi e, con questo provvedimento, obblighiamo i genitori a portarli quando sono guariti per fare un certificato in cui non possiamo far altro che attestare l’assenza di sintomi. È una pazzia, mi appello al ministro della Salute, Roberto Speranza, perché si riveda questa misura”. Dice così all’agenzia stampa Adnkronos Salute il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Paolo Biasci, commentando le nuove misure per il contenimento del coronavirus.

Tra l’altro, aggiunge, Biasci, “non hanno senso nemmeno le tempistiche. Se infatti c’è stata una sintomatologia sospetta bisognerebbe tenere i pazienti a casa 14 giorni e non 5. Noi, ai genitori, stiamo consigliando di prolungare il più possibile la convalescenza”. Per quanto riguarda il coronavirus “i bambini destano meno preoccupazione, ma sono anche soggetti ‘paucisintomatici’ (con scarsi sintomi) ma magari contagiano gli adulti”, ricorda il pediatra che ribadisce la preoccupazione per “la mancanza di dispositivi di protezione individuale per i pediatri. Gli operatori sanitari devono proteggere i propri pazienti e, per farlo, devono proteggersi. È fondamentale che vengano loro forniti gli strumenti necessari per evitare il contagio”, conclude Biasci.

Anche i medici di famiglia, attraverso la loro Federazione (Fimmg) esprimono la loro contrarietà al provvedimento: “È  una follia la reintroduzione del certificato obbligatorio per bambini e ragazzi che rientrano a scuola, avremo ambulatori più affollati e quindi più pericolo di contagio, per un’inutile pratica burocratica” dice il segretario nazionale, Silvestro Scotti, interpellato dall’Adnkronos Salute, che osserva anche come la misura “non ha fondamento scientifico perché non è possibile certificare l’assoluta certezza di non contagiosità”.

Alternative alla visita medica o pediatrica a giudizio dei medici non ce ne sono: “Il rilascio del certificato prevede una visita, non può essere rilasciato per via telematica”, spiega Scotti. Da qui l’appello al ministero della Salute per rivedere il provvedimento; ma si ipotizza anche una diversa soluzione, che consentirebbe al medico curante di essere autorizzato a rilasciare il certificato anche telefonicamente, senza la visita diretta, in analogia a quanto hanno già proposto i sindacati per i lavoratori dipendenti, appoggiando la loro richiesta a quanto previsto nei protocolli stabiliti per l’emergenza in atto.



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