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Recupero edilizio e risparmio energetico: quali incentivi

3 Aprile 2020 | Autore:
Recupero edilizio e risparmio energetico: quali incentivi

La differenza tra entrambi i tipi di interventi e le aliquote attribuite a ciascun lavoro per beneficiare della detrazione fiscale.

Nel marasma delle percentuali riconosciute come detrazioni fiscali per mettere a posto un immobile o per renderlo più efficiente da un punto di vista energetico, spesso si fa confusione tra quali lavori rientrano nell’una e nell’altra. Ad esempio: per fare il cappotto termico ad un edificio bisogna chiedere il bonus ristrutturazioni del 50%, quello sul risparmio energetico che va fino al 75% oppure il bonus facciate del 90%? Sul bonus facciate, abbiamo già spiegato a chi spetta e a chi no e le regole sono più marcate. È interessante, però, capire la differenza tra recupero edilizio e risparmio energetico, quali incentivi sono previsti in uno e nell’altro caso.

Può capitare, infatti, quando si decide di ristrutturare una casa di realizzare degli interventi che possono servire sia ad abbellirla esteticamente e a riammodernarla, sia a migliorare l’isolamento termico e, quindi, a renderla più efficiente da un punto di vista energetico ed ambientale (meno bisogno di riscaldamento, meno emissioni nell’aria, migliore qualità di vita per tutti). In entrambi i casi, ci sono degli incentivi previsti per consentire al contribuente di dare il via ai lavori sapendo che potrà recuperare una parte della spesa.

Vediamo di seguito la differenza tra recupero edilizio e risparmio energetico, quali incentivi è possibile avere e a chi spettano.

Recupero edilizio e risparmio energetico: quale differenza?

Per recupero del patrimonio edilizio si intende quel pacchetto di lavori di manutenzione straordinaria (o di manutenzione ordinaria di parti comuni di un condominio), di restauro e di risanamento conservativo su unità immobiliari residenziali e sulle loro pertinenze. Rientrano anche gli interventi di ristrutturazione edilizia e i cosiddetti «interventi minori», come la sistemazione di un edificio (anche non residenziale) danneggiato da una calamità naturale o la realizzazione di un’autorimessa o di posti auto pertinenziali.

Le opere di risparmio energetico qualificato, invece, sono quelle mirate a garantire una maggiore efficienza dell’immobile da un punto di vista energetico, in modo da garantire dei consumi più bassi e, di conseguenza, un minor inquinamento ambientale. In questo caso, si parla ad esempio dell’acquisto e della posa di generatori di calore alimentati a biomasse, di impianti di climatizzazione dotati di caldaia a condensazione, di pompe di calore, di finestre con infissi e schermature solari, ecc.

Recupero edilizio: quali aliquote per la detrazione?

Per le opere di recupero del patrimonio edilizio è prevista una detrazione fiscale del 50% sulle spese effettivamente sostenute entro il 31 dicembre del 2020. Dal 1° gennaio 2021, invece, l’aliquota scenderà al 36%. Per le misure antisismiche, a specifiche condizioni, le detrazioni vanno dal 70% all’85% anche su costruzioni adibite ad attività produttive.

Oltre agli interventi citati nel capitolo precedente, rientrano nella detrazione del 50% gli interventi per:

  • l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • la prevenzione di atti illeciti di terzi (ad esempio, la posa di una grata di ferro sulla finestra);
  • la cablatura degli edifici;
  • contenere l’inquinamento acustico;
  • aumentare il risparmio energetico non qualificato, inclusi i pannelli fotovoltaici;
  • la bonifica dall’amianto;
  • ridurre gli incidenti domestici (ad esempio, l’eliminazione di inutili gradini).

Importante ricordare che tutti questi lavori devono essere fatti su unità immobiliari residenziali e sulle loro pertinenze.

Spetta una detrazione del 50% anche per l’acquisto di un’abitazione all’interno di un fabbricato interamente ristrutturato.

La spesa si ritiene sostenuta ai fini del bonus al momento del pagamento (principio di cassa).

Recupero edilizio: chi ha diritto alla detrazione?

Possono beneficiare della detrazione del 50% per le spese di recupero del patrimonio edilizio sostenute fino al 31 dicembre 2020 le persone fisiche, compresi i professionisti e le ditte individuali, familiari o coniugali, ed i soci delle società semplici limitatamente alle abitazioni immobilizzate.

Risparmio energetico: quali aliquote per la detrazione?

Più articolate le detrazioni per i lavori mirati al risparmio energetico qualificato, che variano a seconda dell’intervento effettuato.

Nel dettaglio, l’aliquota è del 50% per:

  • acquisto e posa in opera di impianti con generatori di calore alimentati da biomasse combustibili;
  • sostituzione (anche parziale) di impianti di climatizzazione invernale con quelli dotati di caldaia a condensazione (in alcuni casi la percentuale sale al 65%;
  • installazione di finestre con infissi e di schermature solari.

Oltre ad alcuni casi in cui l’installazione di una caldaia a condensazione permette di avere una detrazione del 65%, la stessa percentuale spetta per:

  • sostituzione anche parziale del vecchio impianto con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia;
  • la sostituzione del vecchio scaldabagno con uno a pompa di calore;
  • l’installazione di pannelli solari per produrre acqua calda;
  • l’installazione di strutture verticali come i cappotti oppure orizzontali come pavimenti o coperture;
  • la riqualificazione energetica generale dello stabile;
  • la sostituzione di un impianto attuale con micro-cogeneratori;
  • i dispositivi multimediali per controllare a distanza l’impianto di riscaldamento o di climatizzazione;
  • gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni dei condomini.

L’aliquota è del 70% per gli interventi di riqualificazione energetica su oltre il 25% dell’involucro dell’edificio.

Infine, viene riconosciuta l’aliquota del 75% per le opere di riqualificazione energetica sulle parti comuni di un condominio quando si migliora la qualità media stabilita dalla legge.

La spesa si ritiene sostenuta ai fini del bonus al momento del pagamento (principio di cassa) per privati, professionisti e imprese in contabilità semplificata. Subentra, invece, il principio di competenza per le imprese in contabilità ordinaria: si prende come riferimento il periodo in cui l’installazione viene ultimata.

Risparmio energetico: chi ha diritto alla detrazione?

Possono chiedere la detrazione spettante per i lavori di risparmio energetico qualificato i residenti e non residenti nel Comune in cui si trova l’immobile, a prescindere dal loro reddito. Si parla, quindi, di:

  • persone fisiche;
  • esercenti arti e professioni;
  • enti privati o pubblici senza attività commerciale;
  • soci delle società semplici;
  • soci delle associazioni di professionisti;
  • condòmini interessati da spese per lavori sulle parti comuni dell’edificio;
  • contribuenti con reddito d’impresa.

Come pagare i lavori per avere la detrazione?

Sia per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio sia per quelli mirati al risparmio energetico qualificato, per ottenere le rispettive detrazioni fiscali è necessario effettuare i pagamenti con uno strumento tracciabile.

Si dovrà utilizzare, in particolare, il cosiddetto bonifico parlante, che dovrà riportare nella causale:

  • codice fiscale di chi beneficia della detrazione;
  • numero di partita Iva del destinatario del bonifico.

Occorrerà anche indicare il riferimento normativo dell’agevolazione spettante, ovvero:

  • per le aliquote del 36% e 50%: articolo 16-bis Tuir o DPR 917/1986;
  • per le aliquote del 50%, 65%, 70% e 75%: articolo 1, commi da 344 a 347, legge n. 296/2016.

L’obbligo del bonifico parlante non sussiste per le imprese in contabilità ordinaria che effettuano lavori per il risparmio energetico qualificato poiché, come accennato poco fa, nel loro caso si applica per identificare il momento del pagamento il principio di competenza.



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