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Parcheggio pubblico: ultime sentenze

4 Aprile 2020
Parcheggio pubblico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: ripristino della destinazione dell’area a parcheggio pubblico; previsione della destinazione d’uso a parcheggio pubblico; destinazione di terreno privato a parcheggio pubblico.

Realizzazione di un parcheggio pubblico

E’ illegittimo, per difetto di motivazione, l’esercizio del potere di reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio (nella specie, per la realizzazione di un parcheggio pubblico) decaduto per decorrenza del termine quinquennale, poiché tale potere può essere esercitato unicamente sulla base di un’idonea istruttoria e di un’adeguata motivazione che escluda un contenuto vessatorio o comunque ingiusto dei relativi atti.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 11/04/2018, n.388

Destinazione dell’area a parcheggio pubblico

E’ legittimo il provvedimento con cui il Comune ha ordinato di ripristinare la legittima destinazione dell’area quale parcheggio ad uso pubblico, illegittimamente utilizzato per fini privati e a pagamento, ancorché intervenuto a distanza di molto tempo da quando è cominciato lo sfruttamento commerciale dei parcheggi, dal momento che il Comune non ha esercitato i propri poteri di autotutela, rispetto ai quali potrebbe configurarsi una problematica di bilanciamento tra interessi contrapposti, ma è intervenuto per porre fine ad una situazione di sfruttamento commerciale senza titolo di un parcheggio vincolato all’uso pubblico, con un atto di natura vincolata e rigidamente ancorato al ricorrere dei relativi presupposti di fatto e diritto, che non ammette deroghe nell’ipotesi in cui il Comune interviene a distanza di tempo dalla realizzazione dell’utilizzo per fini privati del parcheggio, similmente a quanto accade per l’obbligo di repressione degli illeciti edilizi.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 22/11/2018, n.1072

La previsione della destinazione d’uso a parcheggio pubblico

La destinazione a parcheggio impressa dallo strumento urbanistico a determinate aree, non comportando automaticamente l’ablazione dei suoli e anzi ammettendo la realizzazione anche da parte di privati, in regime di economia di mercato, delle relative attrezzature destinate all’uso pubblico, costituisce vincolo conformativo, e non anche espropriativo, della privata proprietà per cui la relativa imposizione non necessita della contestuale previsione di un indennizzo, né di una puntuale motivazione sulle ragioni poste a base dell’eventuale reiterazione della previsione.

Pertanto, la previsione della destinazione d’uso a parcheggio pubblico e, in parte, privato (la quale non costituisce vincolo preordinato all’esproprio) è suscettibile di riproposizione nell’ambito degli strumenti urbanistici e delle loro successive varianti, senza che sussista la necessità di una motivazione appositamente finalizzata a giustificarne la rinnovazione.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 09/10/2018, n.311

Parcheggio pubblico: la natura espropriativa

Il parcheggio pubblico è certamente strumentale al soddisfacimento di un’esigenza che mette capo all’intera collettività cittadina (o quantomeno di una sua parte significativa), trattandosi di opera integrante un intervento di urbanizzazione primaria; pertanto, non è dubitabile la natura espropriativa del vincolo preordinato alla sua concreta realizzazione, quale che ne sia il soggetto attuatore o che se ne faccia promotore.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 01/03/2018, n.121

La destinazione di terreno privato a parcheggio pubblico

La destinazione di terreno privato a parcheggio pubblico – impressa in base a previsioni di tipo urbanistico – non comportando automaticamente l’ablazione dei suoli, ed anzi, ammettendo la realizzazione anche da parte dei privati, in regime di economia di mercato, delle relative attrezzature destinate all’uso pubblico, costituisce vincolo conformativo, e non anche espropriativo, della proprietà privata, per cui la relativa imposizione non necessita della contestuale previsione dell’indennizzo, né delle puntuali motivazioni sulle ragioni poste a base della eventuale reiterazione della previsione stessa; va in effetti attribuita natura non espropriativa, ma conformativa del diritto di proprietà sui suoli, a tutti i vincoli, che non solo non sono esplicitamente preordinati all’esproprio in vista della realizzazione di un’opera pubblica, ma nemmeno si risolvano in una sostanziale ablazione dei suoli medesimi, consentendo al contrario la realizzazione di interventi da parte dei privati, e ciò in linea con quanto statuito dalla Corte costituzionale, per la quale non sono annoverabili tra i vincoli espropriativi quelli derivanti da scelte urbanistiche realizzabili anche a mezzo dell’iniziativa privata; in sostanza sono conformativi – e al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo non comportano indennizzo, non decadono al quinquennio e quindi non sussiste un dovere di ritipizzazione – i vincoli che importano una destinazione, anche di contenuto specifico, realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata, che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica e, quindi, siano attuabili anche dal soggetto privato e senza necessità di ablazione del bene.

Consiglio di Stato sez. IV, 13/10/2017, n.4748

Vincoli di destinazione imposti dal piano regolatore

Va escluso il carattere espropriativo dei vincoli di destinazione imposti dal piano regolatore per attrezzature e servizi realizzabili anche a iniziativa privata o promiscua, in regime di economia di mercato, pur se accompagnati da strumenti di convenzionamento, con la conseguenza che le destinazioni a parcheggio pubblico, a parco urbano, a verde pubblico attrezzato e simili si pongono al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo e costituiscono espressione di potestà conformativa.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 14/08/2017, n.278

Parcheggio pubblico residenziale per autovetture

E’ legittimo il parere negativo espresso dall’Autorità di Bacino Regionale della Campania Centrale alla realizzazione di un parcheggio pubblico residenziale per autovettura in struttura su un unico livello in località Molara, essendo la zona del progetto perimetrata come “asta montana incisa con tratti di possibili crisi per piene repentine / colate detritiche/ alluvioni di conoidi” nella Carta della Pericolosità Idraulica e in quello del Rischio Idraulico del PSAI vigente dal 2010 al 2015.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VI, 06/06/2017, n.2999

Area vincolata ad un uso meramente pubblicistico

In materia di I.C.I. e I.M.U., il presupposto d’imposta per le aree urbane è limitato dagli artt. 1 e 2 del D.Lgs. n. 504/1992 ai terreni fabbricabili, intendendosi per tali quelli destinati all’edificazione per espressa previsione degli strumenti urbanistici ovvero, quale criterio meramente suppletivo, in base alle effettive possibilità di edificazione.

Nel caso in cui la zona o l’area sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico (verde pubblico, attrezzature pubbliche, parcheggio pubblico, ecc.), la classificazione apporta un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione.

Comm. trib. prov.le Bergamo sez. I, 14/04/2017, n.252

Sosta in un parcheggio pubblico

L’art. 1, par. 1, regolamento (Ue) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che un procedimento di esecuzione forzata avviato da una società di proprietà di un ente territoriale contro una persona fisica domiciliata in un altro Stato membro, ai fini del recupero di un credito insoluto per sosta in un parcheggio pubblico, la cui gestione è stata delegata a tale società dal suddetto ente, non avendo carattere punitivo ma costituendo il mero corrispettivo di un servizio fornito, rientra nell’ambito di applicazione di tale regolamento.

Corte giustizia UE sez. II, 09/03/2017, n.551

La limitata differenziazione delle modalità attuative del pubblico interesse

E’ da escludere la sussistenza dei presupposti ex art. 46 T.U. espropri, che prevede che l’opera pubblica non sia stata assolutamente realizzata o risulti l’impossibilità della sua esecuzione, mentre in realtà la destinazione a parcheggio pubblico è stata comunque rispettata.

L’irreversibile trasformazione del fondo con modalità parzialmente diverse da quelle previste con la dichiarazione di pubblica utilità avrebbe potuto eventualmente configurare – ove dimostrato – un ingiustificato arricchimento da parte della P.A. a danno del privato, ma una domanda in tal senso non risulta nella fattispecie proposta.

Corte appello Milano sez. I, 19/01/2017, n.200

Gestione del parcheggio pubblico

E’ legittimo il provvedimento con il quale la stazione appaltante revoca la concessione di progettazione, costruzione e gestione di parcheggio pubblico ad impresa dichiarata fallita dal Tribunale civile e, quindi, non più in possesso delle necessarie garanzie.

Consiglio di Stato sez. V, 18/01/2016, n.123

Manufatto che impedisce l’uso di parcheggio pubblico

A fronte di un abuso edilizio costituito da una piattaforma in calcestruzzo più elevata di 10 cm. rispetto alla sede stradale, tale da impedire la fruizione di un parcheggio pubblico, è legittima l’adozione di ordinanza di demolizione, a prescindere dalla qualificazione dell’opera come pertinenziale (sottoponibile unicamente alla sanzione pecuniaria), in quanto ciò che conta è assicurare il ripristino dell’uso legittimo del territorio. L’applicazione della sola sanzione pecuniaria, infatti, lascerebbe permanere l’inutilizzabilità del parcheggio, con conseguente elusione della normativa sugli standard minimi.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 24/08/2015, n.1167



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