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Parcheggio incustodito: ultime sentenze

4 Aprile 2020
Parcheggio incustodito: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: custodia dei veicoli parcheggiati nell’area di sosta; barriere d’ingresso al parcheggio; avviso di parcheggio non custodito; parcheggio sorvegliato senza custodia .

Gestore del parcheggio

Deve ritenersi pienamente legittimo che il gestore del parcheggio possa pattuire con il cliente l’esenzione dall’obbligo di custodia qualora tale esenzione sia prospettata in tempo utile per scegliere se utilizzare o meno il parcheggio. Nel caso specifico, ad ognuna delle barriere d’ingresso al parcheggio risulta affisso, esattamente nel punto in cui il cliente ritira il ticket di parcheggio al momento dell’entrata, l’avviso con la scritta ‘parcheggio incustodito’, con la possibilità di uscire senza ritardo dal parcheggio e senz’alcun esborso.

Ne deriva che appare pienamente rispettata la libertà contrattuale. Deve quindi ritenersi che la causa del contratto sia da ravvisarsi non già nella custodia a titolo di deposito bensì nella locazione di un’area dove lasciare in sosta l’autovettura. In tale ottica si comprende come non possa sostenersi essere vessatoria la clausola di esenzione di responsabilità che opererebbe invece ove si trattasse di un contratto di deposito, sia pure atipico.

Tribunale Mantova sez. II, 05/11/2015, n.1057

Aree di sosta a pagamento

L’istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lg. 30 aprile 1992, n. 285, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326, comma 1, e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), che l’utente può non accettare non essendo privo di alternative, sì che l’univoca qualificazione contrattuale del servizio – e della prestazione che lo caratterizza: parcheggio senza custodia – reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta, che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità ed in relazione alla quale infatti la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, è predisposta per misurare il tempo dell’utilizzazione dello spazio, non l’identificazione di colui che ritira l’auto.

Cassazione civile sez. III, 19/11/2013, n.25894

Furto di auto in area di parcheggio a pagamento

L’istituzione da parte dei Comuni di aree di sosta a pagamento, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), del codice della Strada, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore dell’area di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, se l’avviso “parcheggio incustodito” sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, comma 1, e 1327 c.c.).

Ne consegue che il gestore, concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia, non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta. L’obbligo di custodia non può sorgere dalle modalità concrete di organizzazione della sosta (quali ad esempio l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, o dispositivi di controllo o la presenza di un piano interrato chiuso) con la conseguenza che deve escludersi la responsabilità del gestore per la custodia dei veicoli parcheggiati nell’area di sosta a ciò predisposta.

Cassazione civile sez. II, 06/12/2019, n.31979

Aree di sosta a pagamento e obbligo del gestore di custodire i veicoli parcheggiati

L’istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7 comma 1 lett. f) d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341 comma 2 c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso, potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità sì che la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, in tal caso è predisposta per misurare il tempo dell’utilizzazione dello spazio, e non il controllo di colui che ritira l’auto, cosi potendone assicurare la custodia.

(Nella fattispecie la S.C. ha cassato la sentenza con rinvio alla corte di appello per l’accertamento della sussistenza o meno dell’avviso di “parcheggio non custodito“, rilevante al fine di stabilire l’eventuale responsabilità del gestore del parcheggio per furto di veicolo).

Cassazione civile sez. III, 24/09/2013, n.21831

Organizzazione della sosta

L’istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiaci se l’avviso parcheggio incustodito è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, primo comma, e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta.

Ne consegue che il gestore concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta (nella specie, la Corte ha ritenuto che il parcheggio di “corrispondenza” sito in prossimità della metropolitana milanese Cascina Gobba, luogo in cui si era verificato il furto di un veicolo, era un area di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), non comportante l’assunzione, da parte del gestore, dell’obbligo di custodire i veicoli su di esso parcheggiati; di qui, l’assenza di responsabilità in capo al gestore medesimo per il furto del veicolo in sosta nell’area appositamente predisposta).

Cassazione civile sez. III, 04/06/2013, n.14067

Affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio

L’istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), del vigente cod. strada, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso e uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta. Deriva da quanto precede, pertanto, che il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta.

Cassazione civile sez. III, 16/05/2013, n.11931

Parcheggio incustodito

L’istituzione da parte dei comuni di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione da parte del gestore dell’obbligo di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, qualora l’avviso “parcheggio incustodito” sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice del merito, che, escludendo la configurabilità di una responsabilità “ex recepto” del gestore del parcheggio sorvegliato senza custodia sito in prossimità di una stazione della metropolitana milanese, aveva respinto la domanda posta nei suoi confronti dall’assicuratore dell’utente, ai sensi dell’art. 1916 c.c., per il recupero della somma versata al proprio assicurato a titolo di indennizzo).

Cassazione civile sez. un., 28/06/2011, n.14319

Mezzo di trasporto lasciato di notte in un parcheggio incustodito

Sussiste colpa grave del vettore i cui effetti sono i medesimi del dolo, nel caso di furto del carico da un mezzo di trasporto lasciato per la notte in un parcheggio incustodito, accessibile attraverso un cancello la cui apertura è comandata da un pulsante.

Tribunale Tortona, 08/05/2009

Furto di un autoarticolato

Il limite del debito del vettore previsto dall’art. 23 CMR non è applicabile, ai sensi dell’art. 29 CMR, nel caso di furto di un autoarticolato, allorché il conducente ha lasciato il mezzo, sia pure munito di antifurto, in un parcheggio incustodito situato in zona poco abitata, e chiuso solamente da una catena tesa tra due paletti, per recarsi a dormire a casa sua.

Tribunale Venezia, 12/03/2002

Contratto di posteggio o parcheggio di veicoli

Il contratto di posteggio o parcheggio di veicoli è un contratto atipico, in cui deve distinguersi la fattispecie del parcheggio custodito da quella del parcheggio incustodito e in cui deve applicarsi la disciplina del deposito di cui agli art. 1766 ss. c.c. soltanto ove l’affidamento del veicolo costituisca l’unica o la prevalente finalità perseguita dalle parti.

Corte appello Milano, 30/05/2000

Furto di un rimorchio lasciato in un parcheggio incustodito

Poiché il furto di un rimorchio lasciato di notte in parcheggio incustodito è imputabile a colpa grave del vettore, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno è, in base all’art. 32 della C.M.R., di 3 anni.

Tribunale Lecco, 25/03/1995



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