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Parcheggio incustodito: ultime sentenze

30 Aprile 2021
Parcheggio incustodito: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: custodia dei veicoli parcheggiati nell’area di sosta; barriere d’ingresso al parcheggio; avviso di parcheggio non custodito; parcheggio sorvegliato senza custodia.

Incendio avvenuto in un parcheggio non custodito

In tema di clausole contrattuali, la pattuizione di una clausola penale non sottrae il rapporto alla disciplina generale delle obbligazioni, per cui deve escludersi la responsabilità del debitore quando costui prova che l’inadempimento o il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione, sia determinato dall’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, essendo connotato essenziale di tale clausola la sua connessione con l’inadempimento colpevole di una delle parti e non potendo essa, pertanto, configurarsi allorché sia collegata all’avverarsi di un fatto fortuito o, comunque, non imputabile alla parte obbligata.

Pertanto, se connotato essenziale della clausola penale è l’imputabilità dell’inadempimento al debitore, è evidente come parte opposta non possa pretendere – ad onta della previsione contrattuale, la cui validità deve essere esclusa proprio in funzione della causa tipica della clausola penale – la corresponsione di una penale al verificarsi di un evento determinato da incendio di un veicolo che può presumersi – stante la dinamica descritta nel verbale dell’intervento, che descrive un incendio avvenuto in un parcheggio non custodito, previo accertamento che il veicolo non aveva costituito oggetto di furto – essere avvenuto in conseguenza di un difetto di fabbricazione o, più verosimilmente, di un altrui fatto doloso.

Tribunale Grosseto, 16/05/2020, n.334

Furto di auto in area di parcheggio a pagamento

L’istituzione da parte dei Comuni di aree di sosta a pagamento, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), del codice della Strada, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore dell’area di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, se l’avviso “parcheggio incustodito” sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, comma 1, e 1327 c.c.).

Ne consegue che il gestore, concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia, non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta. L’obbligo di custodia non può sorgere dalle modalità concrete di organizzazione della sosta (quali ad esempio l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, o dispositivi di controllo o la presenza di un piano interrato chiuso) con la conseguenza che deve escludersi la responsabilità del gestore per la custodia dei veicoli parcheggiati nell’area di sosta a ciò predisposta.

Cassazione civile sez. II, 06/12/2019, n.31979

Gestore del parcheggio ed esenzione dall’obbligo di custodia

Deve ritenersi pienamente legittimo che il gestore del parcheggio possa pattuire con il cliente l’esenzione dall’obbligo di custodia qualora tale esenzione sia prospettata in tempo utile per scegliere se utilizzare o meno il parcheggio. Nel caso specifico, ad ognuna delle barriere d’ingresso al parcheggio risulta affisso, esattamente nel punto in cui il cliente ritira il ticket di parcheggio al momento dell’entrata, l’avviso con la scritta ‘parcheggio incustodito’, con la possibilità di uscire senza ritardo dal parcheggio e senz’alcun esborso.

Ne deriva che appare pienamente rispettata la libertà contrattuale. Deve quindi ritenersi che la causa del contratto sia da ravvisarsi non già nella custodia a titolo di deposito bensì nella locazione di un’area dove lasciare in sosta l’autovettura. In tale ottica si comprende come non possa sostenersi essere vessatoria la clausola di esenzione di responsabilità che opererebbe invece ove si trattasse di un contratto di deposito, sia pure atipico.

Tribunale Mantova sez. II, 05/11/2015, n.1057

Quando non c’è l’obbligo del gestore di custodire i veicoli

L’istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lg. 30 aprile 1992, n. 285, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326, comma 1, e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), che l’utente può non accettare non essendo privo di alternative, sì che l’univoca qualificazione contrattuale del servizio – e della prestazione che lo caratterizza: parcheggio senza custodia – reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta, che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità ed in relazione alla quale infatti la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, è predisposta per misurare il tempo dell’utilizzazione dello spazio, non l’identificazione di colui che ritira l’auto.

Cassazione civile sez. III, 19/11/2013, n.25894

Accertamento della sussistenza o meno dell’avviso di “parcheggio non custodito”

L’istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7 comma 1 lett. f) d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341 comma 2 c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso, potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità sì che la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, in tal caso è predisposta per misurare il tempo dell’utilizzazione dello spazio, e non il controllo di colui che ritira l’auto, cosi potendone assicurare la custodia.

(Nella fattispecie la S.C. ha cassato la sentenza con rinvio alla corte di appello per l’accertamento della sussistenza o meno dell’avviso di “parcheggio non custodito“, rilevante al fine di stabilire l’eventuale responsabilità del gestore del parcheggio per furto di veicolo).

Cassazione civile sez. III, 24/09/2013, n.21831

Organizzazione della sosta

L’istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiaci se l’avviso parcheggio incustodito è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, primo comma, e 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta.

Ne consegue che il gestore concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta (nella specie, la Corte ha ritenuto che il parcheggio di “corrispondenza” sito in prossimità della metropolitana milanese Cascina Gobba, luogo in cui si era verificato il furto di un veicolo, era un area di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), non comportante l’assunzione, da parte del gestore, dell’obbligo di custodire i veicoli su di esso parcheggiati; di qui, l’assenza di responsabilità in capo al gestore medesimo per il furto del veicolo in sosta nell’area appositamente predisposta).

Cassazione civile sez. III, 04/06/2013, n.14067

Affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio

L’istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), del vigente cod. strada, non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso e uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta. Deriva da quanto precede, pertanto, che il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta.

Cassazione civile sez. III, 16/05/2013, n.11931

Parcheggio incustodito

L’istituzione da parte dei comuni di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. f), d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione da parte del gestore dell’obbligo di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, qualora l’avviso “parcheggio incustodito” sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice del merito, che, escludendo la configurabilità di una responsabilità “ex recepto” del gestore del parcheggio sorvegliato senza custodia sito in prossimità di una stazione della metropolitana milanese, aveva respinto la domanda posta nei suoi confronti dall’assicuratore dell’utente, ai sensi dell’art. 1916 c.c., per il recupero della somma versata al proprio assicurato a titolo di indennizzo).

Cassazione civile sez. un., 28/06/2011, n.14319

Parcheggio privato non custodito

La circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede è configurabile anche quando la cosa si trova in luogo privato ma aperto al pubblico o comunque facilmente accessibile, ovvero in un cortile di casa di abitazione in diretta comunicazione con una pubblica via ovvero in parcheggio privato non custodito.

Tribunale La Spezia, 30/05/2011, n.514

Parcheggio a pagamento non custodito

È illegittimo l’affidamento diretto del servizio (nella specie, relativo al parcheggio a pagamento non custodito), disposto dopo aver revocato l’aggiudicazione della gara effettuata in precedenza; tale atto si pone, infatti, in contrasto con l’indirizzo specifico fissato dall’organo politico relativo alla necessità di celebrare comunque un gara per l’affidamento del servizio medesimo.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 09/02/2010, n.85

Mezzo di trasporto lasciato di notte in un parcheggio incustodito

Sussiste colpa grave del vettore i cui effetti sono i medesimi del dolo, nel caso di furto del carico da un mezzo di trasporto lasciato per la notte in un parcheggio incustodito, accessibile attraverso un cancello la cui apertura è comandata da un pulsante.

Tribunale Tortona, 08/05/2009

Furto di un autoarticolato

Il limite del debito del vettore previsto dall’art. 23 CMR non è applicabile, ai sensi dell’art. 29 CMR, nel caso di furto di un autoarticolato, allorché il conducente ha lasciato il mezzo, sia pure munito di antifurto, in un parcheggio incustodito situato in zona poco abitata, e chiuso solamente da una catena tesa tra due paletti, per recarsi a dormire a casa sua.

Tribunale Venezia, 12/03/2002

Contratto di posteggio o parcheggio di veicoli

Il contratto di posteggio o parcheggio di veicoli è un contratto atipico, in cui deve distinguersi la fattispecie del parcheggio custodito da quella del parcheggio incustodito e in cui deve applicarsi la disciplina del deposito di cui agli art. 1766 ss. c.c. soltanto ove l’affidamento del veicolo costituisca l’unica o la prevalente finalità perseguita dalle parti.

Corte appello Milano, 30/05/2000

Furto di un rimorchio lasciato in un parcheggio incustodito

Poiché il furto di un rimorchio lasciato di notte in parcheggio incustodito è imputabile a colpa grave del vettore, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno è, in base all’art. 32 della C.M.R., di 3 anni.

Tribunale Lecco, 25/03/1995



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3 Commenti

  1. Se lascio l’auto in un parcheggio ufficialmente incustodito, poi trovo il parcheggiatore abusivo che viene a chiedermi soldi e secondo voi davvero mi guarda l’auto? Intanto, se non gli dai i soldi c’è il rischio che in certi quartieri l’auto non la trovi più oppure la trovi volutamente danneggiata e vai a dimostrare i tuoi sospetti. Questi potrebbero essere protetti anche dalle forze dell’ordine visto che loro sanno che girano intorno e li lasciano indisturbati a chiedere soldi e importunare gli automobilisti che per timore di non rivedere più l’auto (magari questi si rifanno vivi chiedendo una bella somma piuttosto di qualche spicciolo) o di ritrovarsela rovinata

  2. Caro Saverio, questa è una storia vecchia quanto il mondo e non finirà mai questo schifo… Bisogna adattarsi a queste dinamiche? Non lo so, so solo che tutti siamo mossi dallo stesso timore e allora paghiamo pur di non subire danni. SI tratta di pochi spicci, sì, ma è proprio il principio che è sbagliato. e magari una famiglia, visti i tempi di oggi, con quegli spicci ci porta davvero il pane a casa

  3. Per sicurezza io lascio l’auto sempre in un parcheggio in cui so che ci sono le telecamere intorno così magari qualche furbetto può essere scoraggiato dal filarsela dopo aver procurato un danno alla mia autovettura. Intanto, sapete quante volte sotto al mio ufficio, ho trovato l’auto rigata perché degli incompetenti non sapevano parcheggiare? Eh, quindi proprio per questo, dopo le prime fregature, ho cambiato parcheggio. Era sì sempre incustodito, ma almeno gli spazi erano meno ristretti

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