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Versamenti in contanti sul conto corrente: come vanno giustificati?

27 Febbraio 2020
Versamenti in contanti sul conto corrente: come vanno giustificati?

L’Agenza delle Entrate potrebbe chiederti di giustificare i versamenti in contanti, anche se percepisci un reddito mensile da lavoro in proprio o da dipendente.

I contanti insospettiscono il fisco, soprattutto perché si tratta di denaro non controllato dall’Agenzia delle Entrate. I soldi che ricevi per lo stipendio, infatti, sono sempre tassati. Tra le tasse statali, noterai l’Irpef, sigla che indica l’imposta sul redditto delle persone fisiche.

Che tu sia un dipendente con busta paga o un libero professionista autonomo obbligato alla fatturazione, lo Stato ti impone una serie di tasse. Le devi pagare, però, solo sul reddito dichiarato e quindi tracciato. Ecco, allora che scattano i controlli dell’Agenzia delle Entrate su tutti gli altri possibili redditi che potresti avere, in nero. L’Agenzia delle Entrate, infatti, effettua verifiche sui versamenti in contanti supponendo che il denaro che versi provenga da redditi non dichiarati e, per questo, ti chiede di giustificarli. Nel caso in cui tu non riuscissi a giustificarli in modo adeguato, il fisco potrebbe decidere di tassarli, anche se non provengono da attività lavorative.

In questo articolo troverai le linee guida essenziali per capire come giustificare i versamenti in contanti. Sapevi che prelievi e versamenti in alcuni casi vanno comunicati? Scopri di più!

Quando rischi l’accertamento sui versamenti in contanti

Prima di tutto, è necessario chiarire quando il fisco potrebbe essere insospettito dal tuo versamento in contanti sul conto corrente, postale o bancario non fa differenza. Il versamento in questione non è automaticamente oggetto di controlli e lo diventa nel caso in cui, da opportune verifiche, emergesse un reddito sproporzionato rispetto al versamento. Per questo motivo, i disoccupati senza reddito rischiano maggiormente di incorrere in controlli.

Lo Stato ammette che tu possa prelevare quanti soldi vuoi dal tuo conto corrente e non ti chiede di motivare i prelievi. Lo Stato accetta anche che tu possa prelevare una cifra superiore alle spese da sostenere e che quindi tu riesca a realizzare un risparmio. Potresti decidere di versare tale risparmio sul conto corrente. In questo caso, non è previsto alcun accertamento. Se ad esempio il tuo stipendio netto è di 1.000 euro al mese e ne prelevi 500 per le spese, potresti poi depositarne 100 tramite versamento in contante.

Se, invece, il tuo stipendio netto è di 1.000 euro e ti trovi a versare 3.000 euro, nessuno ti chiederà spiegazioni allo sportello. Il fisco potrebbe, però, insospettirsi ed ipotizzare che tu abbia percepito un reddito aggiuntivo da lavoro in nero. Il versamento in questione non è proporzionato al tuo reddito e l’Agenzia delle Entrate è legittimata a sospettare che tu abbia incassato altro denaro.

Cosa devi fare per giustificare i versamenti in contanti 

I versamenti in contanti non sempre derivano da evasione fiscale.

Potresti aver ricevuto quei soldi da un parente o da un amico per un’occasione speciale: potrebbero essere un regalo di compleanno o di laurea. I soldi in contanti potrebbero derivare da una vincita o da un rimborso spese che i tuoi genitori ti corrispondono perché in passato hai prestato loro dei soldi.

In questi casi è importante provvedere ad una prova scritta. Se non fornisci sufficienti spiegazioni, infatti, gli importi versati in contanti ti vengono tassati perché si presume che tu abbia evaso il fisco.

Nelle cause tributarie, la testimonianza non ha valore. In caso di accertamenti, colui che ti ha regalato il denaro in contanti non potrebbe testimoniare oralmente a tuo favore. L’unica prova valida è quella scritta, recante la data del passaggio di denaro.

Ecco cosa puoi fare:

  • preferisci assegni o bonifici al posto del denaro liquido e conservane traccia: sarà più facile giustificare gli importi ricevuti;
  • prevedi scritture private tra te e il tuo benefattore.

Scritture private per giustificare gli importi in contanti

Il regalo in contanti fa parte delle “donazioni” che vanno giustificate per iscritto con l’indicazione di una data certa. La data certa non è quella che puoi apporre tu ma va certificata attraverso un timbro postale oppure attraverso l’invio di una PEC (posta elettronica certificata).

Puoi fare ricorso anche a fax e telegrammi ma è sufficiente una semplice lettera inviata per posta (che non dovrai aprire, altrimenti invaliderai la prova perché separerai la lettera dalla busta recante la data di spedizione). La scrittura privata dovrà indicare i dati delle persone coinvolte e l’importo preciso donato. Per la donazione volontaria non è necessario specificare alcun motivo.

Cosa succede se non riesci a motivare adeguatamente il versamento in contanti

L’Agenzia delle Entrate può ritenere valide le tue motivazioni scritte ed interrompere gli accertamenti. Vanno considerati però altri due casi:

  • non sei in grado di giustificare per iscritto i versamenti in contanti;
  • l’Agenzia delle Entrate non reputa soddisfacenti le tue prove scritte.

In entrambi i casi, la conseguenza è la tassazione degli importi versati. Non sono previste conseguenze penali ma solo tributarie: pagherai tasse e sanzioni. 

L’Agenzia delle Entrate ha 7 anni per gli accertamenti: conserva le prove per un periodo di tempo adeguato.

Più controlli sui contanti: GUARDA IL VIDEO



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