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Si può rifiutare di andare in missione?

27 Febbraio 2020 | Autore:
Si può rifiutare di andare in missione?

Possibilità per il dipendente di opporsi al distacco presso un altro datore di lavoro: spostamento oltre 50km, mutamento di mansioni.

Con il termine missione si intende, genericamente, lo spostamento del lavoratore presso un’altra sede di lavoro (trasferta) o presso un altro soggetto (in questi casi si possono configurare il distacco o la somministrazione).

Per la precisione, la trasferta consiste nel mutamento temporaneo del luogo in cui il lavoratore deve rendere la propria prestazione.

Con il contratto di somministrazione, a tempo indeterminato o determinato, un’agenzia autorizzata mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti che, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e controllo dell’utilizzatore.

Il distacco, invece, si configura nel momento in cui un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di un altro soggetto per lo svolgimento di una determinata attività lavorativa.

Ma il lavoratore si può rifiutare di andare in missione?

L’opposizione alla missione, in determinati casi, può essere legittima: le ipotesi in cui è consentito rifiutare la missione dipendono dal motivo alla base dello spostamento. Per quanto riguarda la trasferta, ne abbiamo parlato in: Lavoratore rifiuta la trasferta, cosa rischia, mentre abbiamo parlato delle missioni dei lavoratori somministrati in Come gestire il contratto di somministrazione.

Analizziamo dunque le previsioni in merito al distacco.

Distacco: quando è legittimo?

Perché il distacco sia considerato legittimo, è necessario che:

  • esista uno specifico interesse, di tipo produttivo, in capo al datore di lavoro distaccante.
  • il distacco sia disposto solo come misura temporanea;
  • il distacco sia disposto per lo svolgimento di una attività determinata.

Sono però previste ulteriori condizioni di legittimità nel caso in cui il distacco comporti lo svolgimento di mansioni diverse o lo spostamento presso un’unità produttiva situata a più di 50 km da quella in cui il lavoratore è adibito.

Il lavoratore può rifiutarsi di andare in missione?

Se il distacco è legittimo, non comporta un mutamento di mansioni, né il trasferimento presso un’unità produttiva situata a più di 50 km da quella in cui il lavoratore è adibito, il lavoratore non può rifiutare la missione.

Non è infatti richiesto il suo consenso, e non è neppure necessaria la sussistenza di particolari ragioni che esulino dagli ordinari requisiti di legittimità.

Il lavoratore, in presenza di un distacco legittimo, non può dunque legittimamente rifiutare di prendere servizio presso il distaccatario, se risultano peraltro rispettate tutte le condizioni richieste dalla norma.

In questo caso, infatti, la possibilità di mandare il lavoratore in missione rientra nel legittimo esercizio del potere organizzativo e gerarchico da parte del datore di lavoro: se il dipendente non impugna il provvedimento di distacco, il mero rifiuto di rendere la prestazione presso il distaccatario costituisce un illecito disciplinare, che può dare luogo anche al licenziamento.

Il lavoratore può rifiutarsi di andare in missione se la sede di distacco è lontana?

Se il distacco non implica un mutamento di mansioni, ma comporta il trasferimento a un’unità produttiva situata a più di 50 km da quella in cui il lavoratore è adibito:

  • non è richiesto il consenso del lavoratore;
  • perché il distacco sia legittimo, è tuttavia richiesta la sussistenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

Il lavoratore può rifiutarsi di andare in missione se viene adibito a mansioni diverse?

Se il distacco comporta un mutamento di mansioni, ma non la destinazione a un’unità produttiva situata a più di 50 km da quella in cui il lavoratore è adibito, è richiesto il consenso del dipendente, in quanto deve essere adibito a mansioni diverse. Non è invece necessaria, ai fini della legittimità del provvedimento di distacco, la sussistenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

Se, al contrario, il distacco comporta sia un mutamento di mansioni che la destinazione a un’unità produttiva situata a più di 50 km, non solo è richiesto il consenso del lavoratore da adibire a mansioni diverse, ma è anche necessaria, ai fini della legittimità del provvedimento di distacco, la sussistenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

Distacco: quando è illecito?

Il distacco è illecito se:

  • manca uno specifico interesse di tipo produttivo in capo al datore di lavoro
  • è disposto permanentemente;
  • non è disposto per lo svolgimento di una attività determinata.

In questo caso:

  • distaccatario e distaccante sono puniti con l’ammenda di 60 euro per ogni lavoratore e ogni giorno di occupazione;
  • se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell’arresto fino a 18 mesi e l’ammenda è aumentata fino a 360 euro al giorno per ogni minore;
  • le maggiorazioni delle sanzioni sono raddoppiate se, nei 3 anni prima, il datore è stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per gli stessi illeciti
  • il lavoratore può chiedere la costituzione di un rapporto alle dipendenze del distaccatario con ricorso giudiziale.

Si può mandare in missione l’apprendista?

Il distacco dell’apprendista è lecito, a condizione che siano verificati:

  • l’interesse del distaccante;
  • la previsione del distacco nel piano formativo individuale;
  • la presenza del Tutor;
  • il regolare svolgimento della formazione interna ed esterna.

In particolare, secondo il Ministero del lavoro [1], va previsto il distacco anche del tutor o l’indicazione di un referente presso il distaccatario, che si relazioni con lui per consentire la regolare attuazione del piano formativo e lo sviluppo delle capacità professionali e personali dell’apprendista.

Infine, occorre che il temporaneo inserimento dell’apprendista abbia durata limitata e contenuta rispetto al complessivo periodo di apprendistato [2].

Si può mandare il lavoratore in missione per evitare la Cig?

Il Ministero del lavoro [3] ha precisato che è lecito, anche se ha una finalità prevalentemente economica (risparmio per il mancato pagamento di retribuzioni, erogate dal distaccatario), il distacco di lavoratori che sarebbero posti in cassaintegrazione. Il risparmio consente infatti all’impresa di sopravvivere, e di conservare in forza i dipendenti già formati.

Si può mandare il lavoratore in missione per evitare il licenziamento?

Gli accordi sindacali, per evitare le riduzioni di personale, possono regolare il distacco di uno o più lavoratori dall’impresa ad un’altra per una durata temporanea: sussiste infatti uno specifico interesse in capo ai lavoratori il cui posto è a rischio, a causa del pericolo per i posti di lavoro.

Deve essere concluso un apposito accordo aziendale, con il coinvolgimento del sindacato.


note

[1] Min. Lav., Nota 17 gennaio 2019, prot. n. 1118.

[2] INL, Nota 12 gennaio 2018, n. 290.

[3] Min. Lav., circolare 24 giugno 2005, n. 28.


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