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Spese legali condomino moroso

27 Febbraio 2020
Spese legali condomino moroso

Chi paga la parcella dell’avvocato incaricato di chiedere un decreto ingiuntivo nei confronti di chi non paga le quote condominiali?

Chi paga le spese legali per il recupero crediti nei confronti del condomino moroso? Non tutti amano fare guerra, c’è chi preferirebbe abbonare un debito pur di non avere nulla a che fare con i tribunali; e c’è, dall’altro lato, chi invece pesa ogni singolo euro ed è disposto a un lungo contenzioso pur di operare una ragionieristica ripartizione delle spese. 

Nell’ambito del condominio, questa seconda tendenza prevale di gran lunga rispetto alla prima. Sicché, quando c’è da anticipare la parcella per l’avvocato affinché invii la lettera di sollecito ai ritardatari e agisca nei loro confronti con un decreto ingiuntivo, ci si chiede chi paga le spese legali per il condomino moroso? Cerchiamo di fare il punto di tutte le possibili soluzioni che possono verificarsi.

Si possono addebitare le spese legali sul condomino moroso?

L’assemblea non ha il potere di addebitare costi e spese su nessun condomino, neanche nei confronti di quelli che sono chiaramente responsabili di un danno nei confronti del condominio. Chi rompe paga, è vero, ma solo a seguito di una condanna del giudice al risarcimento del danno. Così, come non è possibile – tanto per fare un esempio – scaricare il costo delle riparazioni per l’ascensore solo su chi lo ha usato come montacarichi, non è possibile imputare al condomino moroso tutte le spese sostenute per il recupero crediti nei suoi confronti.

Il principio generale sancito dal Codice civile in materia di ripartizione delle spese condominiali resta quello dei millesimi (e solo un regolamento approvato all’unanimità potrebbe derogarvi). Sicché, l’amministratore deve ripartire i costi per la parcella dello studio legale tra tutti i condomini, virtuosi o morosi che siano, secondo le rispettive quote. 

L’unico modo per sperare di recuperare le spese legali nei confronti del condomino moroso è di ottenere una condanna da parte del tribunale ove vengono addebitate a quest’ultimo le spese dell’avvocato. È il cosiddetto provvedimento di «refusione delle spese legali» che segue il principio di «soccombenza»: in pratica, chi perde paga. Ma in assenza di una pronuncia del giudice, l’assemblea non può addebitare nulla a nessuno. 

Oltre a ciò esiste il cosiddetto dissenso alle liti, una facoltà concessa dal Codice civile che consente a ciascun condomino di far mettere a verbale di non essere disposto a pagare le spese processuali in caso di soccombenza del condominio. Questo esonero riguarda, però, solo la condanna alle spese da parte del giudice e non invece la precedente parcella presentata dall’avvocato difensore al condominio medesimo.

Se, però, la causa ha esito favorevole per il condominio, e il condomino dissenziente ne trae vantaggio, questi è tenuto a concorrere, nella misura che gli compete, nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ottenere dalla parte soccombente.

Spese legali decreto ingiuntivo condomino moroso

Una volta stabilito che l’anticipo della parcella dell’avvocato e dei costi vivi per il recupero crediti nei confronti dei morosi deve essere posto – e non c’è altra soluzione – a carico di tutti i condomini secondo i rispettivi millesimi, vediamo invece che possibilità c’è di rivalersi, in un secondo momento, sul debitore.

Come noto, con l’emissione del decreto ingiuntivo, il magistrato intima al debitore di pagare non solo il capitale e gli interessi, ma anche le spese legali. Bene, tale provvedimento costituisce un “titolo esecutivo” sufficiente per farsi rimborsare i costi sostenuti o ancora da sostenere. Prima dell’emissione del decreto ingiuntivo, invece, il condominio non può pretendere alcunché: non ha cioè diritto per farlo. 

Tanto per rendere pratico quanto abbiamo appena detto, facciamo un esempio. Se il moroso paga le somme dovute subito dopo aver ricevuto la raccomandata di diffida dell’avvocato, non è tenuto a versare anche le spese legali di quest’ultimo, neanche se gli vengono addebitate nella lettera stessa; né può l’amministratore di condominio imputargliele nel calcolo delle sue quote annuali. 

Viceversa, se viene emesso il decreto ingiuntivo – e c’è, quindi, il provvedimento del giudice – il condominio ha diritto di chiedere non solo il capitale, ma anche le spese legali. In caso contrario, si può agire con un pignoramento.

Ma che succede se il debitore paga dopo la richiesta del decreto ingiuntivo ma prima della sua notifica? Lo vedremo qui a breve.

Se il condomino moroso paga prima dell’emissione del decreto ingiuntivo

Se il moroso paga il dovuto dopo che l’avvocato deposita in tribunale la richiesta di decreto ingiuntivo ma prima della sua emissione, le spese processuali sono a carico del condominio. Difatti, come chiarito dalla Cassazione [1], per stabilire su chi gravano le spese di lite bisogna far riferimento non al momento del deposito del ricorso, ma a quello della sua notificazione al debitore: è questo lo spartiacque per stabilire a chi spetti pagare l’avvocato.

Quindi, una volta ottenuto il decreto ingiuntivo, il condominio che ha già ottenuto il dovuto, non potrà pretendere il rimborso della parcella dell’avvocato. 

Il condominio potrebbe tutelare le proprie ragioni promuovendo un’ulteriore causa di risarcimento del danno per il ritardo, ma una soluzione di questo tipo sarebbe di certo antieconomica. 

Il moroso paga dopo la notifica del decreto ingiuntivo

Una volta ricevuto il decreto ingiuntivo, il moroso è tenuto a pagare tutte le somme ingiunte dal giudice, ivi comprese le spese legali. E ciò vale anche se il pagamento avviene nel corso della causa di opposizione al decreto ingiuntivo (che, come noto, va esperita entro 40 giorni dalla notifica del decreto stesso).

Se il moroso paga solo la sorte capitale e non le restanti spese, il condominio può agire nei suoi riguardi con un pignoramento dei beni personali.

Decreto ingiuntivo condomino: tempi

Il Codice civile obbliga l’amministratore ad attivarsi contro i morosi entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio consuntivo. Diversamente, ne risponde in prima persona, potendo essere revocato. Egli può – anzi deve – incaricare un avvocato per l’avvio del recupero crediti senza prima interpellare l’assemblea.

La legge non prevede dei termini precisi ai quali il giudice debba attenersi, per il rilascio del decreto ingiuntivo, e pertanto potrebbe passare un notevole lasso di tempo fra il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo e l’emissione del provvedimento, come di prassi accade in diversi uffici giudiziari, dove i tempi di attesa superano i quattro mesi.

 


note

[1] Cass. ord. n. 27234/2017. Di contrario avviso, Cass. sent. n. 8428/2014.


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