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Utenze domestiche intestate al locatore: chi paga?

7 Marzo 2020
Utenze domestiche intestate al locatore: chi paga?

Mia figlia ha incautamente affittato due stanze a due donne che si sono dimostrate poco affidabili,  una delle due ha smesso tre mesi fa di pagare il canone di locazione ed entrambe non pagano più’  le utenze che sono intestate a mia figlia. Desidero sapere se, in nome dei contratti che allego, possiamo accedere agli  SPAZI COMUNI, come e quando vogliamo  e se noi siamo obbligati a pagare le utenze  nonostante le inquiline non le paghino.

Con riguardo all’accesso nell’abitazione, per quanto sia locata solo una stanza, occorre rispettare l’articolo 15 (art.14 nel secondo contratto), il quale prevede il preventivo avviso al conduttore per l’accesso all’unità immobiliare.

Facendo l’articolo riferimento all’unità immobiliare, e non al singolo vano locato dell’unità immobiliare, l’interpretazione più corretta sarebbe quella di estendere l’efficacia della previsione anche alle parti comuni, onde evitare lamentele inutili dei conduttori.

Pertanto, Le consiglio di procedere, così come prevedere il contratto, all’avviso – anche tramite sms – dell’accesso nella parte comune. Non essendo previsto un periodo di preavviso, ma solo una giustificazione, Lei potrà tranquillamente accedere anche poco dopo l’invio della comunicazione.

Con riferimento alle utenze domestiche, l’obbligo del conduttore di rimborsare al locatore le spese delle utenze concernenti l’immobile locato, laddove i relativi contratti di somministrazione rimangano intestati al medesimo locatore, può discendere soltanto da apposita pattuizione, volta appunto ad accollare tali spese in capo all’effettivo utilizzatore dei servizi (Tribunale Salerno sez. I, 14/01/2011).

Questo perché la regola, in questi rapporti, prevede la voltura delle utenze in capo al conduttore, effettivo utilizzatore; se ciò non avviene, si presume che le utenze siano prese in carico dal locatore, che ha inglobato l’importo nei canoni pattuiti.

Ora, nei due contratti, si parla di oneri accessori di cui all’allegato G della legge 431/98, posti a carico dell’inquilino; ma quell’allegato si riferisce, tra le altre, ai consumi delle utenze riguardanti le parti comuni di un edificio, e non gli interni degli appartamenti locati.

Pertanto, il non aver previsto espressamente il rimborso delle utenze domestiche, potrebbe creare delle contestazioni in questo senso.

Le postille scritte a penna (non si comprende se siano annotazioni, o successive integrazioni) non possono valere ai fini contrattuali, visto che non vi è prova del fatto che siano state aggiunte al momento della sottoscrizione contrattuale.

Il mio consiglio è di procedere con lo sfratto e, al contempo, chiedere l’ingiunzione dei canoni non pagati e delle utenze non corrisposte.

In questo caso, comunque, se ci dovesse essere contestazione da parte della conduttore, Lei avrebbe sempre la possibilità di ottenere il pagamento dei canoni non versati e, nella malaugurata ipotesi in cui non dovessero riconoscerLe il rimborso delle utenze, la Sua domanda giudiziale sarebbe sempre considerata fondata. Diversamente, in mancanza di contestazione, Lei otterrebbe un provvedimento, non più impugnabile, per procedere non solo allo sfratto, ma anche al recupero del credito vantato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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