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Riscatto pratica forense: ultime sentenze

8 Aprile 2020
Riscatto pratica forense: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diritto al riscatto della pratica forense; periodo di pratica forense per i dipendenti con qualifica di avvocato; periodo relativo agli studi universitari ed ai corsi di specializzazione.

Diritto al riscatto della pratica forense

Il diritto al riscatto della pratica forense va riconosciuto per l’intero periodo effettivamente svolto, atteso che le norme che hanno disciplinato nel tempo la materia si sono limitate a fissarne la durata minima.

Corte Conti, (Campania) sez. reg. giurisd., 18/10/2004, n.1570

Richiesta della pratica forense

È ammissibile il riscatto a favore di dipendente Iacp dell’obbligatorio anno di pratica forense anche nel caso in cui il bando di concorso per tale funzione richiedeva solo la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione alla professione di avvocato poiché la sussistenza di entrambi i requisiti rende implicita la richiesta della pratica forense.

Corte Conti sez. III, 02/06/1997, n.163/A

Periodo di pratica forense

È manifestamente infondata l’eccezione di costituzionalità dell’art. 69 r.d. n. 680 del 1939 – il quale prevede che i diversi titoli culturali e professionali possano essere ammessi a riscatto solamente se la p.a. di destinazione li aveva espressamente richiesti per la copertura del posto organico per il quale l’interessato aveva concorso a suo tempo – in relazione all’art. 3 cpv. cost. laddove esso esclude la riscattabilità del periodo di pratica forense per i dipendenti con qualifica di “avvocato” – diversa da “procuratore legale” – presso l’Iacp, poiché la “ratio” della suddetta disposizione è la valorizzazione in quiescenza del periodo di tempo necessario al dipendente per acquisire una determinata qualificazione professionale, purché però tale ritardato ingresso in carriera per effetto della più lunga formazione professionale affrontata sia stato dovuto ad una specifica esigenza dell’amministrazione di destinazione.

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. giurisd., 04/12/1995, n.1277

Esercizio della professione forense

La l. (art. 8 e 10) 22 luglio 1975 n. 319 (modifiche delle norme riguardanti la previdenza e l’assistenza forense) prevede la prescritta anzianità di esercizio della professione forense con carattere di continuità quale requisito necessario – al pari della concorrente anzianità d’iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli avvocati e procuratori legali – per il conseguimento del diritto a pensione ma separato e distinto da tale anzianità d’iscrizione.

Pertanto, il periodo riscattato ai sensi dell’art. 5 l. 5 luglio 1965 n. 798 e dell’art. 8 l. 24 dicembre 1969 n. 991 è computabile – anche in conformità a tale normativa – al solo scopo del raggiungimento dell’anzianità di iscrizione alla cassa e non anche ai fini dell’anzianità di esercizio professionale, come è, invece, del riscatto, ai sensi dell’art. 8 della citata legge n. 319 del 1975, del periodo di corso legale di laurea e di pratica professionale.

Cassazione civile sez. lav., 08/08/1987, n.6807

Durata del corso legale di laurea e pratica

Il diritto di riscatto di un periodo massimo di cinque anni, corrispondenti alla durata del corso legale di laurea e all’anno di pratica, dispiega effetti non solo ai fini dell’anzianità contributiva presso la cassa nazionale forense, ma anche ai fini dell’acquisizione del requisito di un periodo minimo venticinquennale di libero esercizio professionale, necessario per il conseguimento del diritto alla pensione.

Cassazione civile sez. lav., 24/05/1985, n.3151

Riscatto di periodi di iscrizione in albi professionali

Il riscatto di periodi di iscrizione in albi professionali, per il periodo di tempo minimo all’acquisizione del titolo professionale necessario per accedere a particolari rapporti di servizio (nella specie: pratica forense per accedere all’avvocatura dello Stato), pur in presenza dell’identica “ratio legis”, appare irrazionalmente disciplinato rispetto al riscatto degli anni relativi agli studi universitari ed ai corsi di specializzazione; di conseguenza non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 13 comma 3 d.P.R. n. 1092 del 1973 – nella parte in cui determina nella misura del 18 per cento dell’intero stipendio, anziché della diversa misura del 6 per cento sull’80 per cento dello stipendio, il contributo dovuto da un sostituto avvocato dello Stato per il riscatto degli anni di pratica forense – per contrasto con l’art. 3 cost. mancando ogni plausibile ragione della diversificata disciplina rispetto alla regola generale per il riscatto, ai fini pensionistici, del periodo relativo agli studi universitari ed ai corsi di specializzazione.

T.A.R. Brescia, (Lombardia), 19/01/1982, n.21

Praticantato forense

La detrazione dall’imponibile delle indennità equipollenti al trattamento di fine rapporto prevista dall’art. 17 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (nel testo risultante a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 4, comma 3 ter, d.l. 14 marzo 1988 n. 70) non compete se i contributi sono stati volontariamente versati dal lavoratore a seguito di riscatto degli anni di studi universitari e dell’anno di praticantato forense (fattispecie in tema di indennità di buonuscita corrisposta ad ex dipendente dell’ENPALS).

Corte appello Roma, 03/12/1990

Diritto al riscatto del periodo di iscrizione in albi professionali

A seguito della pronuncia di illegittimità costituzionale (sentenza n. 128 del 1981) dell’art. 69 del r.d. n. 680 del 1938, anche i dipendenti iscritti alla CPDEL – così come avviene per i dipendenti dello Stato, giusta l’art. 13 comma 3 d.P.R. n. 1092 del 1973 – hanno diritto al riscatto del periodo di iscrizione in albi professionali (nella specie un anno di praticantato e due di procuratore legale), ove tale iscrizione costituisca requisito necessario all’ammissione in carriera.

Corte Conti sez. III, 18/01/1982, n.48943



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