L’esperto | Articoli

Tombino: ultime sentenze

7 Aprile 2020
Tombino: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: danni conseguenti ad una caduta in un tombino; responsabilità dell’Ente gestore; sconnessione del tombino; domanda di risarcimento del danno; caduta dovuta a un tombino sporgente; ostruzione del tombino per detriti condominiali.

Passante distratto dalle vetrine inciampa in un tombino

Va esclusa la responsabilità dell’ente custode allorché i danni conseguenti ad una caduta siano ascrivibili unicamente al danneggiato (nella specie, l’incidente si era verificato per esclusiva responsabilità dell’attore: la strada era illuminata; il tombino in cui lo stesso attore era inciampato aveva solo un leggero avvallamento, non idoneo ad arrecare alcun nocumento e, comunque, era visibile; l’incidente si era in sostanza verificato esclusivamente perché l’attore era distratto a guardare alcune vetrine ed a parlare con alcuni amici, per cui non aveva posto attenzione al marciapiede ed alla strada, mentre la attraversava al di fuori delle vicine strisce pedonali).

Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, n.25436

Responsabilità del Comune per caduta del pedone

Allorché una persona, camminando su un marciapiede di strada cittadina, in zona inurbata, con case ed esercizi pubblici e di pubblico transito, inciampi a causa di un dislivello di circa un centimetro causato da una sconnessione di un tombino, procurandosi delle lesioni, ha diritto ad essere risarcita dal Comune ex art. 2051 c.c., in quanto, il bene pubblico ben rientra nella sfera di custodia e di intervento dell’Ente locale, tenuto ai controlli ed alla periodica manutenzione. Il fatto che la sconnessione del tombino causi un modesto dislivello comporta una minor percepibilità dello stesso, rendendolo maggiormente insidioso.

Tribunale Savona, 28/02/2019

Il comportamento incauto del danneggiato 

In tema di responsabilità ex art. 2051 c.c., la domanda di risarcimento del danno va rigettata quando la caduta è dovuta al comportamento incauto del danneggiato, integrante il caso fortuito, che recide il nesso causale tra fatto e danno, infatti è onere del danneggiato provare il fatto dannoso ed il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno e, ove la prima sia inerte e priva di intrinseca pericolosità, dimostrare, altresì, che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il verificarsi del secondo, nonché di aver tenuto un comportamento di cautela correlato alla situazione di rischio percepibile con l’ordinaria diligenza, atteso che il caso fortuito può essere integrato anche dal fatto colposo dello stesso danneggiato.

(Nella specie  si trattava di una caduta su di un tombino posto sul marciapiede e dall’istruttoria è risultato che il marciapiede era in discesa e, per la pioggia, probabilmente scivoloso, la posizione del tombino, inclinata, era stabile nel tempo, dato che un teste aveva visto altre persone cadere sullo stesso, inoltre l’infortunato conosceva lo stato del marciapiede e, quindi, del tombino ivi presente, dato che vi era passato altre volte).

Tribunale Roma sez. XIII, 09/11/2018, n.21531

Ciclista caduto per un tombino sporgente

In tema di danni occorsi ad un ciclista per un caduta dovuta a un tombino sporgente, spetta al custode della strada dimostrare che la caduta deriva dal caso fortuito, includendo ciò anche la condotta imprudente/negligente del ciclista, ovvero se quest’ultimo avesse la possibilità di attuare concrete manovre ostative della caduta senza incorrere in nessun altro rischio.

Cassazione civile sez. VI, 19/03/2018, n.6823

Sinistro occorso ad un passante: la prova del caso fortuito

Deve essere esclusa la responsabilità dell’ente appaltante di opere pubbliche (nella specie per il rifacimento del manto stradale) per il sinistro occorso ad un passante dovuto all’improvviso cedimento dell’asfalto mentre lo stesso transitava su di un tombino, integrando tale circostanza prova positiva del caso fortuito.

Tribunale Roma sez. XII, 18/01/2017, n.812

La testimonianza valutativa 

E’ da escludersi che il fatto avente natura primaria possa entrare nel processo, invece che attraverso le rituali allegazioni delle parti, mediante la sollecitazione da parte del giudice ai testi di chiarire le relative circostanze in sede di escussione.

Pertanto, stante il carattere valutativo della prova testimoniale dedotta (l’attrice ‘… cadeva a terra a causa di un tombino dalla copertura danneggiata’), questa non avrebbe potuto in ogni caso essere ammessa e l’attrice non ha quindi comunque assolto all’onere probatorio.

Tribunale Livorno, 13/01/2017, n.1

Insidia stradale e prova del nesso causale

In tema di responsabilità ai sensi dell’ars. 2051 c.c., il danneggiato è tenuto a fornire la prova del nesso causale fra la cosa in custodia e il danno che egli ha subito (oltre che dell’esistenza del rapporto di custodia), e solo dopo che lo stesso abbia offerto una tale prova il convenuto deve dimostrare il caso fortuito, cioè l’esistenza di un fattore estraneo che, per il carattere dell’imprevedibilità e dell’eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso causale, escludendo la sua responsabilità (respinta la richiesta risarcitoria avanzata dal ricorrente, inciampato in un tombino, atteso che non era stata fornita la prova del nesso causale tra la caduta ed una qualche anomalia del tombino -oggetto di per sé statico ed inerte).

Cassazione civile sez. III, 28/06/2016, n.13260

Fuoriuscita di liquami dovuta all’ostruzione del tombino 

Quanto alle cause della fuoriuscita di liquami, derivano nel caso concreto (proprio per l’assenza di abbondanti precipitazioni nei giorni precedenti al fatto) esclusivamente all’ostruzione del tombino per detriti provenienti dalla condotta condominiale. La descritta dinamica causale non pare essere “ridotta” o esclusa in conseguenza di concorrente responsabilità del danneggiato ex art. 1227 c.civ. nell’utilizzo del locale in modo difforme dalla sua destinazione d’uso.

Tribunale Bari, 20/06/2016, n.3424

Situazione di pericolosità

In tema di responsabilità ex art. 2051 c.p.c., la prova del nesso causale si presenta particolarmente delicata nei casi in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento (ad es. scoppio della caldaia, frana della strada etc.), ma richieda che al modo di essere della cosa si unisca l’agire umano ed in particolare quello del danneggiato, essendo essa di per sé statica ed inerte; pertanto, la buca nella strada, il tombino sporgente, il dislivello delle pertinenze stradali et similia non manifestano di per sé soli il collegamento causale – necessario ed ineliminabile – con la caduta del passante, ove questi non provi che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, la caduta.

In ipotesi di tal fatta, risultano dunque necessari ulteriori accertamenti quali la maggiore o minore facilità di evitare l’ostacolo, il grado di attenzione richiesto ed ogni altra circostanza idonea a stabilire se effettivamente la cosa avesse una potenzialità dannosa intrinseca, tale da giustificare l’oggettiva responsabilità del custode.

Tribunale Massa, 16/06/2016, n.623

Danno da insidia e colpa esclusiva del danneggiato

La caduta deve essere ricondotta alla esclusiva condotta colposa dell’attrice che non prestò sufficientemente attenzione al proprio incedere che non si avvide della presenza del tombino privo di coperchio o traballante che invece era perfettamente percepibile.

Quindi nella condotta dell’attrice è deducibile una presunzione di caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. Concludendo la domanda attorea non può essere accolta per carenza di prova.

Tribunale Bari sez. III, 20/05/2016, n.2799

La condotta imprudente del danneggiato

Non sussiste la responsabilità dell’ente proprietario di una strada per lesioni riportate da un pedone in seguito all’inciampo in un tombino sporgente, qualora la sua condotta imprudente abbia integrato il caso fortuito idoneo a interrompere il nesso di causalità con la cosa (in applicazione di tale principio, la suprema corte ha ritenuto che il comportamento del soggetto danneggiato – transitato a piedi al centro di una zona del marciapiede dissestata – e la sua conoscenza dei luoghi avrebbero dovuto imporgli la massima prudenza e che, pertanto, l’evento lesivo fosse da ricondurre alla esclusiva responsabilità del medesimo).

Tribunale Bari sez. III, 13/01/2016, n.132

Omissione della manutenzione di un tombino

Deve essere confermata la responsabilità dell’imputato per la propria condotta colposa consistente, in qualità di dirigente comunale preposto al competente servizio, nell’omissione della manutenzione di un tombino di raccolta delle acque piovane posizionato su un marciapiede, nel quale, a causa di una rottura della copertura, la persona offesa affondava con il piede destro, cadendo quindi al suolo.

Il comportamenti negligente della persona offesa nulla toglie alla rilevanza causale della condotta ascritta all’imputato, eventualmente concorrendo con questa.

Cassazione penale sez. IV, 28/05/2015, n.36242



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube