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Oscuramento sito internet: ultime sentenze

23 Aprile 2021
Oscuramento sito internet: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: violazione del procedimento di informazione comunitaria; reato di commercializzazione di prodotti contraffatti; sequestro del sito web; scritti diffamatori pubblicati su un blog e responsabilità del blogger.

Occultamento del sito web

Con riferimento alla diffusione, tramite un sito web, di comunicazioni commerciali dirette a promuove un test (qualificato come un dispositivo medico diagnostico) destinato all’autodiagnosi, in maniera rapida ed affidabile, dell’eventuale contagio da Covid-19, sussistono i presupposti per l’adozione di idonee misure cautelari (nella specie, oscuramento del sito e sospensione di ogni comunicazione commerciale diretta a promuovere il test).

In particolare, quanto al fumus boni iuris, rileva che il professionista adotti modalità di vendita del prodotto che appaiono ingannevoli, aggressive e idonee ad alterare la capacità di valutazione dei consumatori, in spregio dei diritti degli stessi, i quali sarebbero sensibilmente influenzati nella loro capacità decisionale e indotti all’acquisto anche alla luce dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

Tali considerazioni sono ancor più rafforzate dal fatto che il professionista abbia sfruttato l’allarme suscitato dal costante aumento del numero dei soggetti contagiati dal Covid-19 e dal rischio di mortalità conseguente alla contrazione del virus, nonché dalla diffusione di notizie circa le presunte difficoltà di approvvigionamento di “tamponi” da parte delle strutture sanitarie pubbliche.

Sotto il profilo del periculum in mora, rileva, invece, che il sito internet del professionista sia attivo e presenti un elevato grado di offensività, in quanto diretto, a convincere i consumatori italiani della possibilità di disporre di un dispositivo che, utilizzato in ambito domestico, consenta, in maniera rapida ed affidabile, l’autodiagnosi dell’eventuale avvenuta contrazione del virus Covid-19.

Garante concorr. e mercato, 22/03/2020, n.28202

Contenuto diffamatorio delle frasi pubblicate da terzi sul proprio sito

In tema di diffamazione, il “blogger” risponde del delitto nella forma aggravata, ai sensi del comma 3 dell’art. 595 c.p., sotto il profilo dell’offesa arrecata «con qualsiasi altro mezzo di pubblicità», per gli scritti di carattere denigratorio pubblicati sul proprio sito da terzi quando, venutone a conoscenza, non provveda tempestivamente alla loro rimozione, atteso che tale condotta equivale alla consapevole condivisione del contenuto lesivo dell’altrui reputazione e consente l’ulteriore diffusione dei commenti di un terzo a commenti diffamatori.

(Fattispecie in cui il “blogger” aveva mantenuto consapevolmente nel “blog” lo scritto offensivo di un terzo a commento di una lettera pubblicata dalla persona offesa fino all’oscuramento intimato dall’autorità giudiziaria ed eseguito dal “provider”

Cassazione penale sez. V, 08/11/2018, n.12546

Sequestro di giornali e altre pubblicazioni

Il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Cassazione penale sez. un., 29/01/2015, n.31022

Attività di hosting: danno non patrimoniale

L’Internet Service Provider è responsabile, solidarmente al gestore del sito, ai sensi dell’art. 16 d.lg. n. 70/2003 del danno non patrimoniale alla reputazione di una Onlus, conseguente al ritardo nell’eliminazione dal sito ospitato dell’illecito accostamento, in proporzione al tempo intercorso tra richiesta di “oscuramento” e relativa attuazione.

Tribunale Bergamo sez. III, 17/12/2013, n.2600

Oscuramento dei siti internet

Va disposto il sequestro preventivo tramite oscuramento dei siti internet al fine di inibire l’accesso o la consultazione degli stessi da parte di utenti che accedono alla rete tramite provider nazionali, quando detti siti internet sono indebitamente registrati e utilizzano nomi a dominio che commercializzano prodotti contraffatti con marchio “Moncler” e richiamano indebitamente la nota società di moda e i nomi a dominio dei quali la stessa è titolare.

Tribunale Padova sez. uff. indagini prel., 30/09/2011

Decreto di sequestro preventivo

Va annullato il decreto di sequestro preventivo tramite oscuramento dei siti internet poiché non solo l’attivazione di un sito con nome a dominio evocante il nome di marchi registrati non è di per sé una condotta denotante il “fumus” del reato di commercializzazione di prodotti contraffatti ma anche perché dalle indagini effettuate non è sufficiente ricondurre ai siti per i quali è stato ordinato l’oscuramento il reato contestato.

Tribunale Padova, 04/11/2011

Richiesta di oscuramento dei siti internet

È priva dei requisiti della colpa aquiliana, rilevante ex art. 2043 c.c., la condotta del fornitore di connettività (c.d. “provider”) che, in esecuzione di un provvedimento autoritativo legalmente dato e ribadito dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato ai sensi dell’art. 1 comma 50 l. 27 dicembre 2006 n. 296, abbia interrotto l’allacciamento alla rete internet relativo ad una società maltese svolgente per via telematica attività di prestazione di giochi e concorsi pronostici senza avere specifica autorizzazione in Italia.

Infatti, la violazione del procedimento di informazione comunitaria previsto in materia di regole tecniche, ed in particolare la non osservanza del termine di differimento (cd. obbligo di stand stili) di cui all’art. 9 della direttiva 98/34/Ce (attuata nel nostro ordinamento col d.lg. 23 novembre 2000 n. 427), pur determinando l’anti-comunitarietà del provvedimento amministrativo di inibizione – peraltro non impugnato ed apprezzabile dal g.o. solo in via incidentale – non è imputabile al fornitore dei servizi di “providing”, il quale si è limitato ad operare il richiesto oscuramento dei siti internet indicatigli dalla p.a., pena l’applicazione di sanzioni pecuniarie nei suoi confronti.

Ne deriva che va rigettata, per difetto del “fumus” del lamentato fatto illecito, la richiesta cautelare promossa dal bookmaker estero ai sensi dell’art. 700 c.p.c. nei confronti del fornitore di connettività volta ad ottenere l’ordine giudiziale di ripristino dell’attività economica esercitata in via telematica oggetto di inibizione.

Tribunale Pisa, 24/05/2007

L’attività di intermediazione in via telematica

In assenza di specifica autorizzazione, l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato è pienamente legittimata ad intervenire disponendo l’oscuramento del relativo sito internet; deve ritenersi, infatti, che un tale provvedimento non si ponga in violazione della normativa comunitaria sulla libertà di stabilimento e di prestazione di servizi. In tale ipotesi, infatti, ben si possono ravvisare – in base alla normativa interna di settore – ragioni di ordine pubblico che, ai sensi delle disposizioni comunitarie, consentono limitazioni e restrizioni.

Ne deriva che va rigettata la richiesta promossa ai sensi dell’art. 700 c.p.c., volta ad ottenere l’ordine giudiziale di ripristino dell’attività economica esercitata in via telematica oggetto di inibizione.

Tribunale Roma sez. fer., 18/08/2006

Prescrizioni definite dall’amministrazione

Posto che; a) il potere di far disattivare la connessione alle reti telematiche può essere esercitato dall’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato nei confronti di quanti, privi di concessione, autorizzazione o altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o dei limiti o delle prescrizioni definite dall’amministrazione medesima, effettuano sul territorio italiano la raccolta di giochi riservati allo Stato, anche qualora ad essi non faccia capo una struttura organizzata operante in Italia; b) la norma attributiva di tale potere è compatibile col diritto comunitario, in quanto persegue in termini effettivi lo scopo di tutelare l’ordine pubblico e gli utenti, non risultando sproporzionata, né discriminando tra operatori italiani e stranieri; non sussistono i presupposti per accogliere il ricorso con cui un’impresa autorizzata ad esercitare la raccolta di scommesse “on line” da un altro Stato comunitario, lamentando l’oscuramento del proprio sito Internet a seguito del decreto reso dalla predetta amministrazione che individuava i soggetti non abilitati alla raccolta, chiedeva in via d’urgenza il ripristino della connessione ad Internet.

Tribunale Roma, 08/06/2006

L’oscuramento volontario del sito

Non può essere considerato nullo un marchio che, malgrado il carattere descrittivo del suo elemento individualizzante, sia utilizzato per contraddistinguere dei prodotti differenti da quello che richiama. È tuttavia da escludersi la confondibilità fra due marchi deboli quando l’impatto grafico e quello fonetico presentano sufficienti aspetti atti a distinguerli.

L’utilizzo in un sito internet della medesima veste grafica, di colori similari e di espressioni che richiamano quelle utilizzate da un concorrente per pubblicizzare la propria attività, così da determinare un rischio di confusione, è atto di concorrenza sleale.

L’oscuramento volontario del sito già portato a termine dal resistente prima della pronuncia cautelare fa cessare la materia del contendere sul punto ma il comportamento concorrenzialmente illecito della resistente rileva ai fini della pronuncia sulle spese.

Tribunale Venezia Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 02/03/2006

Pregiudizio all’immagine della società

Sussiste il requisito del periculum in mora richiesto per la concessione dei provvedimenti cautelari del sequestro e dell’inibitoria nel caso in cui l’imitazione servile del marchio altrui determini il rischio di sviamento della clientela e di pregiudizio all’immagine della società titolare del marchio.

La circostanza che la merce contrassegnata dal marchio contraffatto sia stata semplicemente posseduta – seppur per la sua messa in commercio – dal resistente induce a ritenere che non vi sia margine per far luogo all’oscuramento del sito internet su cui vengono pubblicizzati i prodotti contrassegnati dal marchio contraffatto, né per far luogo all’ordine di pubblicazione su uno o più quotidiani.

Tribunale Napoli Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 12/07/2005



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6 Commenti

    1. Si tratta della misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria ogni volta che un reato sia commesso attraverso internet: si pensi ad una pagina che ospiti contenuti diffamatori o, peggio ancora, pedopornografici. In ipotesi come queste, il sequestro del sito internet serve ad evitare che le conseguenze del reato si protraggano nel tempo.Il sequestro preventivo può avere ad oggetto l’intero sito internet oppure una sola pagina: la scelta deve essere fatta nel senso della minor invasività possibile della misura cautelare. In altre parole, se è sufficiente bloccare una sola pagina per arginare gli effetti deleteri del delitto, allora non sarà necessario il sequestro dell’intero sito. La differenza è di tutto rilievo, in quanto il sequestro del sito internet impedisce al suo gestore di poter proseguire l’attività, con conseguenze economiche negative di non poco conto.La giurisprudenza, ad esempio, ha ritenuto opportuno procedere al sequestro del sito internet in un caso di diffamazione che veniva reiterato su più pagine dello stesso portale: in questo caso è evidente che il sequestro di una sola pagina sarebbe stato insufficiente, in quanto il gestore del sito avrebbe continuato ad utilizzare lo stesso per ripetere le offese. Si pensi ad un sito web che consti di più pagine; in una di queste (ad esempio, quella dedicata al forum) vengono sistematicamente riportate offese ed ingiurie a carico di una persona. Ebbene, su segnalazione della vittima, l’autorità può procedere al sequestro della sola pagina se nelle altre non è riscontrabile alcuna offesa o, addirittura, per il contenuto delle stesse, non sarebbe possibile utilizzarle per ledere l’onore della vittima. In pratica, l’autorità deve rispettare i criteri di proporzionalità e adeguatezza, nel senso che la misura cautelare deve essere strettamente adeguata allo scopo perseguito dalla giustizia.

    1. Perché si possa procedere al sequestro del sito internet è necessario che ricorrano i requisiti fondamentali di ogni misura cautelare, e cioè l’evidenza del fatto delittuoso e l’effettivo pericolo di reiterazione della condotta illecita. Il sequestro del sito internet comporta l’inutilizzabilità dello stesso da parte non solo del gestore, ma anche di associati, collaboratori ed utenti: in pratica, al sequestro segue l’inutilizzabilità totale del sito.Poco importa, poi, che il sito internet non sia una mera pagina personale ma un canale di divulgazione di notizie (si pensi ad un quotidiano online, insomma). Il sequestro preventivo ha ad oggetto il mezzo con cui il reato è consumato, al fine di impedire il protrarsi del crimine: non ha pertanto alcun rilievo la natura del bene oggetto del sequestro, ed in particolare, nel caso del sito internet, la sua naturale destinazione alla comunicazione con più persone. L’unico aspetto apprezzabile, nella valutazione dei criteri per la disposizione della misura, è che l’adozione del sequestro potrà di fatto impedire la reiterazione del reato. Non a caso, la giurisprudenza ha equiparato il dato informatico al concetto di “cosa pertinente al reato” oggetto di sequestro.

  1. Ho capito cos’è il sequestro del sito internet mami sto ancora ponendo una fondamentale domanda: come avviene, concretamente, il sequestro?

    1. Di norma, il sequestro comporta l’apprensione materiale dell’oggetto che ha contribuito alla realizzazione del reato: in pratica, la polizia giudiziaria prende con sé il coltello, la pistola o comunque l’arma con cui si è compiuto il delitto, l’automobile ove è avvenuto il fatto, ecc. Come si fa a “prendere” un sito web? È chiaro che il sequestro del sito internet segue un percorso leggermente diverso, in quanto parliamo di una realtà non concreta ma virtuale. Di norma, il sequestro avviene oscurando la pagina web o il sito internet incriminati; per raggiungere questo obiettivo, di norma viene imposto al fornitore dei relativi servizi di attivarsi per rendere inaccessibile il sito o la specifica risorsa telematica incriminata. Il fornitore, ovviamente, non può sottrarsi all’ordine proveniente dall’autorità giudiziaria: è la stessa legge a dire che l’autorità giudiziaria o quella amministrativa competente può esigere, anche in via d’urgenza, che il provider, nell’esercizio delle sue attività, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

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