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Il Cnel: “Più donne che lavorano significa più crescita”

27 Febbraio 2020
Il Cnel: “Più donne che lavorano significa più crescita”

Alla Camera l’audizione del presidente Treu e della consigliera Vacchina, che puntano su contratti collettivi e sostegno alla co-genitorialità per ridurre il gender gap.

Le pari opportunità nel mondo del lavoro come volano allo sviluppo dell’economia. È l’obiettivo da raggiungere per il presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) Tiziano Treu e la consigliera Paola Vacchina, intervenuti oggi alla Camera. Lo riporta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che ci mette al corrente di come, per Treu e Vacchina “incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia una misura essenziale per la crescita”.

Il presidente del Cnel e la consigliera lo hanno dichiarato all’audizione in commissione Lavoro alla Camera, durante l’esame delle abbinate proposte di legge, tra cui quella avanzata proprio dal Cnel sulle ‘Modifiche all’articolo 46 del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di rapporto sulla situazione del personale’.

“La partecipazione dei generi – si legge nel documento presentato alla Camera, riportato da Adnkronos – al mercato del lavoro è talmente diversa da configurare due diversi mercati, caratterizzati da diverse entità quantitative, da diverse tipologie contrattuali, forme di occupazione e relativo livello di stabilità, da differenti settori economici di occupazione e, al loro interno, anche da ruoli, professioni e qualifiche ricoperte”.

“Le forze sociali rappresentate al Cnel – continua il documento – segnalano che uno strumento particolarmente versatile, idoneo a ridurre le disuguaglianze di genere e a identificare strumenti condivisi di conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro è la contrattazione collettiva, con particolare riferimento a quella aziendale. Occorre uscire dalla logica della rivendicazione e affrontare, con decisione e con misure fra loro coerenti, la questione della condizione occupazionale femminile”.

Per Treu e Vacchina la valorizzazione professionale delle donne passa anche per una serie di interventi che spingano verso “sostegno alla natalità e al lavoro di qualità“. “Non va sottaciuto, infatti – continuano – che la crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro non può realizzarsi a discapito della qualità dello stesso, come purtroppo si è verificato nei lunghi anni della crisi attraverso una crescita delle occupazioni a bassa retribuzione e l’aumento incontrollato del part time involontario“.

Per il Cnel, riporta l’Adnkronos, c’è bisogno di un “salto culturale” che ridefinisca il ruolo della donna anche all’interno della famiglia, nell’ottica di una più equa ripartizione delle responsabilità con il partner.  Treu e Vacchina parlano di “affermazione del principio di co-genitorialità e di condivisione delle responsabilità del lavoro di cura in tutte le fasi della vita familiare, muovendo da azioni che contrastino la perdita economica determinata dal mancato pieno apporto della componente femminile alla crescita e alla competitività, e che intendano il lavoro di cura un investimento di cui beneficia l’intera società”. Ma ammettono che la strada è lunga. “Non si tratta di un percorso facile: occorre soprattutto tener conto che il Paese sconta una drammatica disomogeneità sociale, economica e culturale sul territorio”.


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