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Si può rifiutare un pacco

9 Aprile 2020 | Autore:
Si può rifiutare un pacco

Ti piace fare acquisti on line e ricevere i prodotti direttamente a casa tua? Aspetti che il corriere ti consegni un pacco perchè hai deciso di rimandarlo indietro? Ecco alcune indicazioni utili.

Nell’epoca dell’e-commerce e delle piattaforme virtuali, comprare il prodotto che desideri è semplice e veloce. Una società frenetica come la nostra ha, infatti, delle esigenze del tutto specifiche: occorre ottimizzare il tempo in tutti i settori della vita ed eseguire il maggior numero di azioni possibili nell’arco della giornata.

Anche negli acquisti si applica la stessa regola: e questo vale sia per i beni di prima necessità sia per i prodotti non strettamente indispensabili.

Quando fai un ordine, puoi scegliere le modalità di spedizione e il mezzo di pagamento, ma in tutti i casi subordini il perfezionamento del tuo acquisto alla consegna del pacco da parte del corriere. I tempi con cui viene effettuato il recapito variano da caso a caso, ma può capitare che nel frattempo tu cambi idea. A questo punto, che cosa succede? Si può rifiutare un pacco?

Lo vediamo insieme in questo breve articolo. Proveremo, infatti, a prendere in considerazione alcune delle ipotesi che si possono tipicamente presentare.

Codice del Consumo: che cosa è?

In tema di acquisti, di qualsiasi natura essi siano e con qualunque modalità vengano realizzati, si applica un complesso di norme che prende il nome di Codice del Consumo.

Grazie all’influenza dell’Unione Europea in tale materia, nel 2005 il legislatore italiano ha deciso di dotarsi di un corpo organico di disposizioni che regolano i possibili conflitti tra venditore e acquirente. Più in particolare, le norme contenute in tale codice si applicano ai rapporti tra produttore (o professionista), ossia colui che fabbrica un bene od offre un servizio, e consumatore, ossia la persona fisica che usufruisce del bene o del servizio e svolge un’attività non imprenditoriale.

La legge che stiamo considerando è di fondamentale importanza per te in quanto ti tutela nella tua veste di soggetto debole della relazione. È chiaro, infatti, che nella catena di produzione, tu rappresenti l’obiettivo finale del venditore che ha l’interesse a ottenere un profitto e a spingerti ad effettuare un acquisto. Ne deriva una conseguenza importante: il produttore utilizzerà tutte le strategie di marketing a sua disposizione, soprattutto quelle più innovative e persuasive, per orientare la tua decisione e spingerti a comprare il bene che ti offre, anche se questo non è necessario o non voluto.

Se questo è vero, allora è indispensabile che tu abbia la possibilità di tutelarti, soprattutto quando ti senti aggirato e sei stato spinto all’acquisto con mezzi poco leciti. Ed è proprio in tali ipotesi che interviene il Codice del Consumo che ha introdotto una serie di diritti del consumatore e di doveri del produttore. La violazione di tali prescrizioni porta a sanzioni anche piuttosto importanti. Esistono, infatti, una serie di obblighi generali di informazione ai quali il professionista deve necessariamente adempiere. Per fare qualche esempio: le informazioni commerciali devono essere complete in relazione alla sicurezza, alla composizione e alla qualità dei prodotti venduti.

A questo punto, conviene analizzare alcune delle ipotesi che si verificano con maggiore frequenza nei rapporti contrattuali finora presi in considerazione. Facciamo riferimento, soprattutto, ai contratti a distanza e ai contratti conclusi al di fuori dei locali commerciali.

Contratti a distanza

Si definiscono tali quei contratti che vengono conclusi tra consumatore e produttore attraverso l’uso di meccanismi di vendita a distanza (pensa, ad esempio, alle classiche offerte delle compagnie telefoniche).

In particolare, perchè si tratti di atti giuridicamente vincolanti è indispensabile che il professionista adempia ad alcuni obblighi informativi nei confronti del consumatore. Deve cioè indicare tutte le caratteristiche del contratto (es. durata, costo della prestazione del servizio o prezzo del bene, diritto di recesso) e le generalità complete del produttore.

Dopo aver adempiuto a tali formalità, la parte venditrice deve provvedere a consegnare il prodotto o a fornire il servizio entro trenta giorni dal momento della stipula del contratto. Tale termine, che decorre dal momento della firma del modello precompilato o dell’assenso vocale del consumatore, può essere modificato dalle parti. Professionista e consumatore possono, infatti, stabilire un momento diverso per la consegna del bene o del servizio.

Contratti conclusi al di fuori dei locali commerciali

Oltre che dei contratti a distanza, il codice del consumo si occupa dei cosiddetti contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali. Il tipico esempio è la vendita porta a porta. Pensa al caso di due rappresentanti di aspirapolvere che si recano a casa di una vecchietta per presentarle l’ultimo modello del proprio prodotto e riescono a convincerla ad acquistarlo dopo aver firmato una finanziaria.

Al pari dei contratti a distanza, anche per tale tipologia giuridica, il professionista deve rispettare determinati requisiti formali. Oltre alle caratteristiche del prodotto e alle generalità del fornitore deve, infatti, consegnare una copia cartacea del contratto al consumatore fornendogli la comunicazione di tutti i diritti che gli sono riconosciuti per legge.

Il diritto di recesso

Tanto i contratti a distanza quanto i contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali presentano dei profili problematici di non poco rilievo. Infatti, nei primi non esiste la contestuale presenza dei soggetti interessati dalla relazione e, nei secondi, la sorpresa della visita a domicilio del rappresentante può cogliere impreparato il potenziale acquirente.

Per tali motivi, il legislatore ha introdotto in entrambe le ipotesi il diritto di recesso, ossia il diritto di cambiare idea entro quattordici giorni dal momento della sottoscrizione del contratto. Si tratta di un diritto che può essere esercitato senza necessità di alcuna motivazione: il consumatore non deve, infatti, giustificare la propria decisione.

In entrambi i casi, il recesso può essere esercitato sia successivamente al ritiro del pacco sia in maniera anticipata: in tale ultima ipotesi, infatti, il consumatore rifiuta di ritirare il prodotto consegnato dal corriere e lo rimanda indietro; in taluni casi, è richiesta la compilazione di un apposito modulo di reso del prodotto e di recesso dal contratto.

Non si pongono particolari problemi quando il consumatore decide di non ritirare un pacco ordinato in contrassegno, ossia quando il pagamento del prezzo è subordinato all’effettiva consegna del prodotto. Più problematica è, invece, la situazione dei prodotti prepagati con modalità elettroniche: in tale ipotesi, infatti, si pone a carico del venditore l’obbligo di restituire la cifra già pagata dal consumatore.

Per riprendere, in ultimo, l’esempio della vecchietta che ha acquistato l’aspirapolvere, ti presentiamo un ulteriore elemento di riflessione: se la signora decide di non ritirare il prodotto, non solo deve opporre il proprio rifiuto al corriere, ma contestualmente deve darne comunicazione alla finanziaria presso la quale aveva ottenuto un prestito personale. Viceversa, si trova a pagare le rate di un prodotto che non ha mai realmente utilizzato.



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