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Cyberbullismo: cos’è e come difendersi

27 Febbraio 2020 | Autore:
Cyberbullismo: cos’è e come difendersi

Un vademecum del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza pensato per i ragazzi, nel tentativo di istruirli su come prevenire e combattere la violenza digitale.

Una guida rivolta direttamente ai ragazzi, per spiegare loro le insidie di Internet e del cyberbullismo. L’idea è dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, che ha pubblicato sul suo sito “Cyberbullismo, cos’è e come difendersi”. Un opuscolo di una ventina di pagine che, con parole semplici e illustrazioni, introduce i più giovani ai contenuti della legge approvata due anni fa [1] per fare combattere i bulli.

La guida definisce il cyberbullismo “una delle forme più gravi di violazione dei diritti in rete. Si verifica quando qualcuno compie atti per via telematica di aggressione, molestia, pressione, ricatto, ingiuria, diffamazione o altri comportamenti finalizzati a isolarti o metterti in ridicolo”. Vengono passate in rassegna tutte le forme di “violenza digitale“: dal furto di identità al trattamento illecito di dati personali, fino allo stalking e alla diffusione di foto, video e post che deridono i ragazzi e le loro famiglie.

Che fare se si è bersaglio dei bulli

L’aiuto degli adulti è fondamentale, ma i giovani devono imparare a chiederlo mettendo da parte la vergogna. Il primo consiglio, se si è vittima dei bulli, è di parlarne con qualcuno di cui ci si fida: un genitore o anche un insegnante, un allenatore ecc. per valutare insieme come agire. “Se hai già compiuto 14 anni – informa la guida – puoi chiedere, da solo o con l’aiuto dei tuoi genitori o di chi ne fa le veci, l’oscuramento, la rimozione o il blocco del contenuto lesivo diffuso nella rete Internet. Lo puoi chiedere subito al titolare del trattamento o al gestore del sito Internet o del social media e, se dopo 24 ore non hai avuto comunicazione sull’esito positivo della tua istanza, puoi fare la stessa richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, compilando il modulo che trovi nel sito garanteprivacy.it. In alcuni casi, le condotte di cyberbullismo possono costituire reato secondo il codice penale e quindi, in tali circostanze è possibile presentare querela o denuncia alle autorità competenti”.

Come prevenire 

La guida assegna un ruolo decisivo alla prevenzione del fenomeno come primo passo per contrastarlo. Invita alla “peer education“, ovvero allo scambio tra pari: una strategia educativa basata sul passaggio di informazioni tra adolescenti, dove si mette al servizio degli altri la propria esperienza. Ma anche se il fenomeno non è stato sperimentato sulla propria pelle ci si può rendere utili. Per esempio partecipando al tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, istituito alla Presidenza del consiglio dei ministri e coordinato dal ministero dell’Istruzione, oppure alle iniziative di informazione sull’uso consapevole di Internet organizzate dalla propria scuola. La guida ricorda che ogni istituto deve nominare tra i docenti un referente del cyberbullismo, che coordini le iniziative di prevenzione e contrasto. Una figura che nasce proprio per essere punto di riferimento dei ragazzi.
L’opuscolo del garante per l’Infanzia contiene anche un glossario con tutte le parole da conoscere per muoversi consapevolmente in Rete e i siti web da contattare con le informazioni utili.

Qualche dato

Secondo la polizia postale, tra il 2017 e il 2019 si è registrato un aumento delle denunce per episodi di cyberbullismo. Numerosi i reati configurabili dalla violazione dei diritti in Rete: stalking, diffamazione online, furto di identità, sextortion (estorsione sessuale: un “riscatto” chiesto per non pubblicare foto e video osé di qualcuno), diffusione di materiale pedopornografico, minacce e molestie. I dati sono stati divulgati il 10 febbraio, in occasione del Safer Internet day, la giornata mondiale della sicurezza informatica. Si parla di 460 denunce nel 2019, a fronte delle 388 del 2018 e delle 358 del 2017.

Il fenomeno è stato oggetto di un’indagine Istat nel 2014. All’epoca, più del 50% degli intervistati, tra gli 11 e i 17 anni, disse di essere rimasto vittima, l’anno prima, di qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. “Quasi uno su cinque (19,8%), – si legge sul report dell’istituto – dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese. Le ragazze presentano una percentuale di vittimizzazione superiore rispetto ai ragazzi”. Le prepotenze diminuiscono con l’età; l’indagine Istat ha fotografato anche differenze a livello territoriale: “Le azioni vessatorie – per l’istituto di statistica – sono più frequenti nel nord del paese. Oltre il 57% dei ragazzi al nord ha subìto qualche prepotenza nell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% nelle regioni centrali e in quelle meridionali”.

note

[1] legge n. 71 del 29 maggio 2017.


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