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Master: una scelta utile?

25 settembre 2013


Master: una scelta utile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2013



Utilità, borse di studio, sistemi di accreditamento, regime fiscale tra sconti Irpef e tassazione dei premi e sussidi: tutto ciò che c’è da sapere sui master post lauream.

Torna a crescere l’offerta formativa dei master nelle università italiane. Dopo anni di tagli, gli atenei tornano ad investire sulle specializzazioni post laurea, rivolgendosi non solo ai giovani neolaureati, ma anche ai professionisti che vogliono fare un salto di carriera.

Esistono, allo stato attuale, 2.073 corsi attivati, dei quali la maggior parte di secondo livello, ovvero per accedere ai quali è necessaria una laurea specialistica.

Multidisciplinarietà è la prima regola per chi, dopo il percorso universitario, intende acquisire competenze utili a trovare un impiego redditizio. Si tratta di master al passo con i tempi e in linea con l’evoluzione socio-culturale del paese.

Sicuramente fanno da padrone i master che puntano un occhio al web e alle nuove tecnologie.

Gli specialisti della comunicazione, inoltre, possono fare un salto di qualità esplorando mete all’avanguardia sul digitale 3D.

Mentre l’industria alimentare si cerca esperti di tradizioni enogastronomiche, i settori della nutrizione e della cosmesi guadagnano popolarità con programmi di studio per le esigenze di mercato.

L’area medico-sanitaria, che offre il panorama più ampio di specializzazioni, riflette in pieno i bisogni legati a patologie sempre più diffuse con master dedicati al sostegno per le disabilità psico-motorie e alla chirurgia oncologica o alla medicina riproduttiva.

La seconda regola è l’internazionalizzazione. Sono 56 i corsi che permettono di conseguire un doppio diploma, frequentando metà del corso in Italia e metà in un istituto partner all’estero. Un’opportunità che viene data soprattutto a chi frequenta master di area economica, ma che si trovano anche per altre aree, quali ingegneria e medicina.

Nella scelta del master, si sa, gioca un ruolo fondamentale il rapporto costo-beneficio in cui l’elevato investimento economico deve essere ripagato con un’eccellente rete di contatti e rosee prospettive di carriera in Italia o all’estero.

È davvero utile il master?

A un anno dalla conclusione del corso, il 67% dei frequentanti ha trovato un posto. Un risultato positivo, che emerge da una nuova indagine AlmaLaurea, realizzata tra novembre 2012 e giugno 2013, che ha coinvolto 2.681 diplomati in 124 master di I e di II livello degli atenei di Bologna, Ca’ Foscari, Padova e Iulm e che ha riguardato i diplomati dei corsi 2010/2011 a un anno dalla conclusione degli studi.

È chiaro che occorre saper scegliere – guardando a qualità di docenti e stage e al grado di internazionalizzazione – tra corsi che devono garantire l’ingresso nel mercato ai neolaureati e qualificazione professionale a chi già lavora e deve fare fronte alla sempre più rapida obsolescenza della conoscenza.

Ma quanto è stato utile il master per trovare lavoro? Il 31% dei diplomati lo ritiene determinante. Per una quota analoga vi ha contribuito in buona misura. Chi pensa invece che il master abbia avuto un ruolo marginale nel trovare un impiego è il 17,5%; altri 20,5 diplomati su cento pensano che non abbia avuto alcuna importanza.

Tra le variabili prese in esame colpisce però il fatto che meno di un quinto dei diplomati abbia usufruito di borse di studio. E che il 33% lamenti un costo troppo alto per la qualità delle attività. Segno di quanto si possa ancora fare in termini di diritto allo studio.

Come scegliere? I sistemi di accreditamento

Una mano per la scelta del master può arrivare infine dai sistemi di accreditamento, i “bollini di qualità” rilasciati da enti valutatori terzi e imparziali in base alla verifica di specifici parametri di qualità, come piano di studi, solidità struttura organizzativa, career service. In Italia a svolgere questo ruolo è l’Asfor, che dal 1989 seleziona Mba, master in general management e specialistici, e-learning e corporate: a oggi, sono 34 quelli accreditati.

Deduzione Irpef del 19% sulla retta del master

Le spese sostenute per la frequenza di master e di corsi di specializzazione post-universitaria rientrano ai fini fiscali nell’ambito delle spese di istruzione, che danno diritto a uno sconto del 19% da calcolare sull’Irpef lorda. Occorre però che il master sia assimilato per durata e struttura dell’insegnamento a un corso universitario o di specializzazione e sia gestito da istituti universitari pubblici o privati.

La detrazione Irpef del 19% si applica solo ai costi pagati per la frequenza dell’università o scuola dove viene svolto il master.

Del beneficio fiscale possono usufruire anche i genitori, nel caso in cui il figlio si possa considerare fiscalmente a loro carico, situazione che si verifica quando ha un reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili non superiore a 2.840,51 euro.

Qualunque altra spesa diversa dalla retta di frequenza, come ad esempio gli oneri sostenuti per vitto, alloggio, libri, materiale didattico, seppure opportunamente documentata, non gode di alcun beneficio fiscale.

La detrazione dei canoni di locazione, che prevede uno sconto del 19% dall’Irpef è prevista solo per gli studenti universitari fuori sede e non anche per chi frequenta un master o corso di specializzazione.

Focus sulle borse di studio

Qualunque somma assegnata a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per ragioni di studio e di addestramento professionale è tassabile.

Rientrano in questo ambito tutte le somme incassate, anche da non studenti, per sostenere l’attività di studio, ricerca scientifica o di specializzazione, oppure per frequentare corsi di specializzazione, ma anche per gli stage in azienda.

Fanno eccezione le borse assegnate dalle università per le attività di ricerca post-dottorato e post-laurea, i corsi di perfezionamento all’estero e quelli proposti dalle scuole di specializzazione.
Chi percepisce una borsa di studio riceve – entro il 28 febbraio dell’anno successivo il modello Cud, con i dati da inserire in dichiarazione dei redditi.

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