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Cosa non deve fare una badante

6 Aprile 2020 | Autore:
Cosa non deve fare una badante

Rapporto di lavoro domestico: quali attività e mansioni non è tenuta a svolgere l’assistente familiare.

La lavoratrice inquadrata come badante fa parte della categoria dei lavoratori domestici: parliamo di rapporto di lavoro domestico quando l’attività lavorativa è svolta a favore di una o più persone fisiche per il funzionamento della vita familiare. Il lavoro domestico presenta alcune particolarità che lo caratterizzano rispetto alla generalità dei rapporti di lavoro subordinato.

Le mansioni dei lavoratori domestici sono finalizzate alla cura della casa e della famiglia, e devono essere rese con continuità nell’abitazione del datore di lavoro.

Per quanto riguarda la badante, le sue mansioni consistono nell’assistenza di uno o più componenti del nucleo familiare: la categoria in cui deve essere inquadrata la lavoratrice dipende dalle specifiche mansioni a cui è adibita e dall’esperienza.

Ma cosa non deve fare una badante? Ci sono delle mansioni alle quali non può essere adibita e dei compiti che non è tenuta a svolgere?

Le mansioni che la badante è tenuta a svolgere sono definite nel contratto di lavoro individuale, nel rispetto, però, dell’inquadramento e delle disposizioni del contratto collettivo per il lavoro domestico collegate al livello d’inquadramento, nonché delle leggi speciali [1].

Ma procediamo con ordine.

La badante può essere messa al servizio di un’azienda o di terzi?

La prestazione di lavoro domestico, quindi anche l’attività lavorativa della badante, deve necessariamente:

  • non avere scopo di lucro (del datore di lavoro);
  • essere resa all’interno dell’abitazione del datore;
  • rispondere a un bisogno personale del datore e dei suoi familiari o conviventi.

Non è dunque possibile che il datore di lavoro metta, a scopo di lucro, la badante assunta a disposizione di terzi, o di un’azienda. In caso contrario, il contratto non può essere considerato di lavoro domestico.

La badante è obbligata a convivere col datore?

La prestazione di lavoro della badante può essere svolta in regime di convivenza del lavoratore con il datore, o di non convivenza. Il regime applicato dipende dagli accordi tra badante e datore di lavoro, e dal regime scelto dipende l’inquadramento dell’assistente familiare.

La badante è obbligata a lavorare tutto il giorno o tutta la notte?

Secondo quanto stabilito dal Contratto collettivo per il lavoro domestico, l’orario di lavoro deve essere concordato tra le parti, nei limiti massimi settimanali. La badante, come osservato, può svolgere la prestazione sia convivendo con il datore che in assenza di convivenza.

L’orario settimanale della badante non può essere superiore a:

  • 10 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 54 ore settimanali, nel caso di lavoratrice convivente;
  • 8 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 40 ore settimanali, distribuite su 5 o su 6 giorni, nel caso di lavoratrice non convivente.

La badante è obbligata a ricevere lo stipendio con mezzi tracciabili?

In generale il datore di lavoro domestico non è obbligato a erogare la retribuzione con sistemi di pagamento tracciabili.

Dal 2020, tuttavia, l’obbligo è previsto per poter detrarre in dichiarazione dei redditi il 19% del costo sostenuto (entro i limiti massimi previsti dalla legge) per gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti.

La badante, quindi, in quest’ipotesi è tenuta ad accettare il pagamento tracciabile, in quanto in caso contrario il datore di lavoro non può beneficiare della detrazione fiscale.

La badante deve pagare i contributi?

La badante non è obbligata al pagamento diretto dei contributi: la quota di contribuzione a proprio carico è trattenuta dal datore di lavoro in busta paga.

La badante deve pagare le tasse?

Il datore di lavoro domestico non è un sostituto d’imposta, e non deve dunque trattenere Irpef, addizionali ed eventuali imposte sostitutive dalla busta paga della badante e riversarle all’erario [2].

La retribuzione erogata alla badante, al netto della trattenuta contributiva, costituisce comunque un reddito da lavoro dipendente, facente parte dell’imponibile fiscale ai fini Irpef.

La badante dovrà dunque provvedere, per proprio conto, a dichiarare i redditi e a versare all’erario le relative imposte, sulla base della certificazione fornita annualmente dal datore, che deve indicare le retribuzioni erogate nell’anno di riferimento e l’importo trattenuto a titolo di contribuzione: questa dichiarazione sostituisce il modello CU (Certificazione unica).

La badante deve pagare i premi Inail?

La badante non è tenuta a pagare i premi Inail, anche se è assicurata contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali: non è infatti una casalinga, ma la sua posizione è assimilata a quella di tutti i lavoratori subordinati, assicurati a carico del datore di lavoro.

Per la precisione, i premi assicurativi Inail sono compresi negli importi versati all’Inps, che provvede direttamente ad attribuirli all’Inail.

La badante deve avvisare il datore di lavoro in caso d’infortunio?

In caso d’infortunio sul lavoro, la badante deve consegnare al datore il certificato medico comprovante l’incidente, perché questi inoltri la denuncia all’Inail.

La badante, in caso d’inabilità, ha il diritto di ricevere dall’Inail le eventuali indennità giornaliere per inabilità temporanea e permanente al lavoro, assegno per assistenza continuativa, cure mediche e chirurgiche, fornitura di apparecchi e protesi etc. I trattamenti possono essere eventualmente integrati con le prestazioni erogate da Cassa Colf.

La badante è obbligata a rassegnare le dimissioni telematiche?

La badante può rassegnare le dimissioni nel rispetto del periodo di preavviso stabilito dal Contratto collettivo per il lavoro domestico: non è tenuta all’invio delle dimissioni on line.


note

[1] Il rapporto di lavoro domestico è disciplinato dal Codice civile (artt. 2240-2246), dalla L. 339; /1958, dal DPR. 1403/1971 e dal CCNL per il Lavoro domestico.

[2] Art.23 DPR 600/1973.


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