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Quanto tempo ha la posta per liquidare gli eredi

7 Aprile 2020 | Autore:
Quanto tempo ha la posta per liquidare gli eredi

È prassi comune quella di conservare i propri risparmi presso un istituto di credito. Che tu abbia un conto alla Posta o un deposito in banca ci sono degli adempimenti da rispettare in caso di morte: vediamo quali.

Il tempo in cui i soldi venivano scrupolosamente nascosti nel baule di casa è passato; oggi, per proteggere i nostri risparmi ci rivolgiamo a dei veri e propri professionisti del settore.

Gli istituti di credito assolvono a tale funzione: prendono in carico la tua situazione patrimoniale e la rendono più florida possibile. Perchè ciò si verifichi è, anzitutto, necessario aderire a una delle soluzioni di risparmio proposte dall’ente al quale ci si rivolge. In particolare, lo strumento tipicamente utilizzato dagli italiani è quello del conto corrente.

Il conto corrente può essere immaginato come una sorta di cassaforte virtuale all’interno della quale i tuoi risparmi sono gelosamente custoditi dalla persona alla quale li hai affidati. Essa se ne occupa, li investe e li mette a tua disposizione ogni volta che ne hai necessità.

Come in tutti i rapporti contrattuali, anche il conto corrente è assoggettato a specifiche condizioni: prima fra tutte, l’obbligo di corrispondere un canone mensile a corrispettivo del servizio offerto dalla banca.

Le clausole di conto corrente di solito sono precompilate; in altri termini, ci sono dei modelli standard sottoscritti dal correntista. Ciononostante, nulla vieta alle parti di concordare diversamente. E tale aspetto assume particolare importanza nelle ipotesi di cessazione del rapporto contrattuale (es. decesso, risoluzione espressa).

Posto che titolare di un conto può essere sia una persona giuridica (un ente) sia una persona fisica, si pongono particolari problemi per il caso di morte di quest’ultima. I quesiti che possono essere sollevati sono, infatti, tantissimi: quale sarà la sorte del conto corrente? Quanto tempo ha la posta per liquidare gli eredi?

A queste e ad altre domande daremo risposta in tale sintetico scritto.

Cosa accade in caso di decesso del titolare del conto

Quando un tuo caro viene meno, non devi fare i conti soltanto con il dolore per la perdita del tuo affetto, ma devi provvedere a una serie di adempimenti burocratici imposti dal nostro sistema giuridico. Così, ad esempio, devi trasmettere il certificato di morte all’ufficio anagrafe del Comune di residenza del defunto affinchè l’evento venga trascritto nel registro di stato civile.

Per l’ipotesi che stiamo considerando, ti ricordiamo che alcune prescrizioni sono inderogabili mentre altre sono rimesse alla facoltà degli eredi: le prime si rivolgono prevalentemente alle pubbliche amministrazioni, le seconde soprattutto agli enti privati. Così, posto che gli istituti di credito hanno natura di enti di natura privatistica, se gli eredi vogliono il riconoscimento dei propri diritti devono attivarsi per farne richiesta.

Questo è quanto deve avvenire nel caso in cui il conto corrente rimanga sprovvisto di titolare: il suo contenuto non è perso, ma viene temporaneamente congelato dall’ente postale o bancario che lo ha in custodia. Nello specifico, si devono attendere le procedure di successione, ossia il passaggio della titolarità del rapporto contrattuale da un soggetto (il defunto) a un altro (l’erede).

Per il nostro ordinamento giuridico, erede è la persona legata al defunto (il de cuius) da un particolare rapporto di parentela o affinità; per tale ragione gli è riconosciuta la possibilità di subentrare nella posizione giuridica, attiva e passiva, del defunto e trarne i dovuti vantaggi. In altri termini, se colui che è morto aveva dei possedimenti, attraverso la procedura di successione, tutti tali beni passano nella situazione giuridica del suo erede. Lo stesso vale per eventuali debiti, a meno che il successore non rifiuti l’eredità nella sua interezza.

L’erede può essere tale per nomina o di diritto: nel primo caso, il soggetto al quale trasferire i beni viene individuato con testamento direttamente dal de cuius; nel secondo caso, si fa riferimento alle categorie di soggetti individuati dal Codice Civile (coniuge, figli e parenti entro il sesto grado).

Tutti questi soggetti hanno diritto a godere del denaro presente sul conto corrente rimasto privo di titolare. Vediamo quali sono le procedure da seguire e i tempi da rispettare.

Erede del defunto: quali procedure devi seguire?

Abbiamo visto che cosa si intende per conto corrente e chi è l’erede del defunto. Fatto ciò, dobbiamo capire quali sono le dinamiche che si generano nei rapporti con l’istituto di credito. Nel caso di specie, prendiamo in considerazione Poste italiane.

Il primo passo da compiere, se hai in eredità un conto corrente, è quello di comunicare all’ente preposto l’avvenuto decesso del suo titolare. In tal caso, non è sufficiente una semplice dichiarazione, ma è indispensabile trasmettere il certificato di morte rilasciato dal medico competente. Attraverso tale documento l’ente postale prende atto dell’avvenuta morte.

A questo punto, occorre fare un ulteriore passo in avanti. Infatti, dopo aver dimostrato che il titolare del conto non è più in vita, devi fornire all’istituto di credito la prova che sei tu l’erede e, quindi, sei la persona legittimata a prelevare la somma di denaro presente sul conto. Tale dimostrazione può essere realizzata attraverso la consegna di una copia del certificato di successione rilasciato dall’Agenzia delle Entrate.

Infine, previa compilazione di tutta la documentazione richiesta dalle Poste, può essere necessario chiedere la chiusura del rapporto contrattuale. Si pone, così, la necessità di rispettare una terza richiesta: la consegna delle carte di credito, bancomat, blocchetti di assegni facenti riferimento al conto ormai estinto. In tal modo, si tutela la banca rispetto a un potenziale uso illecito di tali strumenti di credito.

Il riconoscimento del diritto a riscuotere la somma residua non è, però, immediato. Il nostro ordinamento prevede, infatti, un lasso di tempo preciso superato il quale è possibile presentare reclamo alle autorità di controllo del sistema bancario. In particolare, il termine massimo previsto dal codice civile è quello di sei mesi dal momento dell’apertura della successione.



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