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Con la separazione si pagano meno tasse?

28 Febbraio 2020
Con la separazione si pagano meno tasse?

Conviene separarsi o restare sposati? Le regole fiscali per le coppie unite in matrimonio e per i single. 

È difficile da accettare per chi fa tanti sacrifici per sposarsi, per pagare il ricevimento, il viaggio di nozze e l’arredo della casa, ma a disfare tutto ci si mette un attimo. E a volte la causa non è solo un forte litigio, l’indifferenza o un tradimento. Ci si separa sempre più spesso per ragioni che non hanno nulla a che vedere con la normale vita di coppia. Sono le separazioni simulate che, nel nostro Paese, hanno visto un forte incremento negli ultimi anni. Le ragioni sono spesso ancorate alla necessità di dividere i patrimoni, in modo da evitare che fisco e creditori possano pignorare gli immobili di uno dei due coniugi, quello appunto più indebitato (che, proprio in forza della separazione, cede i propri beni all’ex); oppure all’esigenza di risultare con un Isee più basso, in modo da percepire – indebitamente – pensioni e benefici socio-assistenziali cui altrimenti non si avrebbe accesso.

Sotto il versante impositivo, ci si chiede spesso se con la separazione si pagano meno tasse. In altri termini, è possibile risparmiare qualcosa sul conto da versare allo Stato? Facciamo il punto della situazione. 

È legale separarsi per finta?

Chi si separa perché non va più d’accordo, pensa solo a riconquistare libertà e serenità. L’aspetto fiscale, in quel momento di disagio, passa in secondo piano. 

A farsi i calcoli nel portafogli è, invece, la famiglia che non riesce a stare dietro alle scadenze con l’Agenzia delle Entrate o il Comune e si chiede, appunto, se con la separazione si pagano meno tasse. In quel caso, si ricorre a una separazione consensuale fittizia. Prima ancora di comprendere se una scelta di tale tipo possa essere o meno conveniente, interroghiamoci piuttosto se è legale.

Non che sia vietato separarsi senza una ragione effettiva. Al giudice basta prendere atto della volontà dei coniugi di non voler più stare insieme per pronunciare la separazione e convalidare eventuali accordi dagli stessi già siglati. Quindi, al di là delle motivazioni che spingono marito e moglie a dirsi addio, la scelta è sempre accolta dall’ordinamento. 

Se, però, è ben possibile che una coppia che ancora si ama possa separarsi, non è accettabile che tale comportamento possa essere rivolto a frodare le ragioni dei terzi. Terzi che, come detto, possono essere i creditori, il fisco, l’Inps, il Comune o qualsiasi altra pubblica amministrazione a cui si chiedono delle agevolazioni in forza del proprio stato di falso single. Ed allora, a questi è sempre concessa una tutela: possono cioè rivolgersi al giudice per far dichiarare lo scopo simulatorio della separazione. A tal fine, però, si dovranno fornire prove sufficienti come, ad esempio, il fatto che la coppia – nonostante il cambio di residenza – continua a vivere insieme, ha relazioni e non ha cambiato vita. Il tutto magari grazie proprio a un investigatore privato che, appostato sotto casa, controlla i movimenti dei coniugi. Lo fanno, ad esempio, le banche quando vogliono agire con l’azione revocatoria (entro 5 anni) per far dichiarare inefficace, nei loro confronti, l’atto di separazione e, con esso, il trasferimento della proprietà dell’immobile di famiglia in capo al coniuge “non-debitore”.

In ultima analisi, c’è anche la possibilità dell’esercizio dell’azione penale. Non dimentichiamo, infatti, che riscuotere benefici non dovuti – si pensi a una pensione sociale o al reddito di cittadinanza – costituisce reato di frode allo Stato o all’Inps, il che chiaramente comporta conseguenze ancora più gravi.

Quali tasse si pagano con la separazione?

La separazione, di per sé, non implica alcun pagamento di tasse se non quelle necessarie all’avvio del giudizio che non superano 100 euro. È il cosiddetto contributo unificato. Se ci si separa in tribunale, l’eventuale trasferimento immobiliare non richiede l’intervento del notaio e non sconta l’imposizione fiscale. Non si perde neanche il cosiddetto bonus prima casa per aver ceduto l’immobile prima dei cinque anni dall’acquisto: secondo, infatti, la Cassazione, si tratta di un normale adempimento degli obblighi familiari, non qualificabile come un atto di cessione vero e proprio.

Diverse sono le cose se ci si separa in Comune. Lì, infatti, non sono ammessi patti di trasferimento immobiliare sicché l’eventuale accordo volto al trasferimento della casa è qualificabile come una vera e propria donazione, con tutte le ricadute sul piano fiscale.

Con la separazione si pagano meno tasse?

Veniamo ora all’aspetto più delicato: nel momento in cui i coniugi diventano di nuovo single pagheranno meno tasse? Non sempre. Cerchiamo di fare il punto della situazione tenendo conto delle principali imposte che gravano sulla generalità dei contribuenti, ossia le imposte sui redditi, quelle sulla casa, il famigerato canone Rai e il bollo auto.

Per quanto riguarda l’Irpef, questo dipende dallo scaglione di riferimento relativo al reddito del percepente. Non influiscono sull’aliquota i redditi degli altri familiari. Quindi, la tassazione è “neutra”: è cioè indifferente che il contribuente sia sposato o meno. Di sicuro, però, se si ha un coniuge con un reddito basso o disoccupato è possibile usufruire delle detrazioni fiscali per familiari a carico, il che implica una riduzione della tassazione. In buona sostanza, il padre di famiglia sposato paga meno tasse di un uomo single.

Per quanto riguarda l’Imu, ossia l’imposta sulla casa, in presenza di due coniugi proprietari di due immobili, uno a testa, l’imposta non è dovuta solo sull’abitazione principale, quella cioè ove i due hanno fissato la residenza e la stabile dimora. Quindi, una coppia sposata paga una sola volta l’Imu. Invece, la coppia separata ha un maggior vantaggio: se, infatti, ciascuno dei soggetti è residente e abita nel proprio appartamento, quest’ultimo è da classificarsi come “abitazione principale” e, quindi, soggetto all’esenzione. Dunque, per l’Imu, la coppia separata paga meno di quella sposata.

L’imposta sui rifiuti, la cosiddetta Tari, non conosce esenzioni dello stesso tipo: è sempre dovuta su tutti gli immobili, anche sulla prima casa. Dunque, chi è sposato e chi è separato paga lo stesso.

Per quanto riguarda il canone Rai, questo è dovuto una sola volta per nucleo familiare, a prescindere dal numero di televisioni e di immobili posseduti. Quando la coppia si separa, quindi, costituisce due diversi nuclei familiari e, pertanto, l’abbonamento tv si paga due volte. Qui, dunque, sono i single a perdere.

Per il bollo auto vale quanto appena detto per le tasse sulla spazzatura: trattandosi di un’imposta indiretta ossia sulla proprietà di un bene. La pagano, quindi, tanto le coppie sposate come quelle single. Dunque, non c’è alcuna differenza e separarsi non aiuta a ridurre il carico fiscale.

Quando conviene separarsi

Nel momento in cui la coppia si separa costituisce due diversi nuclei familiari. Il che significa che anche i rispettivi Isee si abbassano considerevolmente. Ciò implica la possibilità di accedere a una serie di servizi socio-assistenziali che magari una coppia sposata – cumulando i rispettivi redditi – non può permettersi. Ma attenzione: simulare la separazione solo per avere un bonus, una pensione, un contributo di povertà, uno sconto non è legale e, anzi, come anticipato sopra, costituisce reato. 



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1 Commento

  1. La separazione consensuale in frode ai creditori non sempre evita il pignoramento della casa. Chi cerca di sfuggire ai debiti e alle azioni esecutive dei creditori conosce l’ormai vecchio trucco della separazione fittizia. I coniugi, con l’assistenza di un avvocato, presentano in tribunale un ricorso per separazione volontaria; nell’atto, si stabilisce l’intestazione, in favore del coniuge non debitore (di solito, la moglie), di tutti i beni dell’altro (di solito, il marito). In tal modo, si trasferisce la proprietà di case, terreni e anche conti correnti di modo che nessun creditore possa aggredirli, non rilevandone l’esistenza in capo al debitore. Non sempre, però, le cose vanno nel verso giusto. La legge, infatti, tutela i creditori laddove riescano a dimostrare che la separazione è preordinata a frodare le loro ragioni. In pratica, bisogna dare prova della malafede o, quantomeno, della consapevolezza delle parti di ledere le ragioni dei creditori. È proprio il caso della separazione per evitare il pignoramento.

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