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Quali diritti dei lavoratori sono sanciti dallo statuto dei lavoratori

28 Marzo 2020 | Autore:
Quali diritti dei lavoratori sono sanciti dallo statuto dei lavoratori

I diritti del lavoratore riconosciuti nello statuto del 1970.

Il lavoro nobilita l’uomo, recita un antico proverbio. Ed è verissimo. Non solo perché con il lavoro la persona (uomo o donna che sia) contribuisce materialmente a sostenere sé e la propria famiglia. Ma anche perché il lavoro contribuisce in massima parte a far sentire realizzata una persona. D’altra parte, la stessa nostra Costituzione non solo fonda la Repubblica sul lavoro [1], ma dà al lavoro una dimensione oggi quasi sconosciuta. Infatti, secondo la lungimirante e modernissima visione dei padri costituenti [2], il lavoro dovrebbe essere una libera scelta dell’uomo e della donna attraverso cui ciascun lavoratore concorre al progresso non solo materiale ma anche spirituale della intera collettività. E’ del tutto evidente che, rispetto a questa visione del lavoro contenuta nella Costituzione, le moderne società capitaliste hanno fatto enormi passi indietro.

Oggi, a causa delle politiche adottate a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, il lavoro non solo è per molti un miraggio, ma quando c’è è troppo spesso precario, mal pagato ed anche fonte di continuo stress. Diventa, quindi, urgente tornare alle fonti, cioè alla Costituzione, e a quelle leggi che intendevano dare attuazione alla Costituzione e che esprimevano una visione dell’uomo, del lavoro e della società in cui il benessere pico fisico del cittadino veniva prima del profitto. In quest’ottica esamineremo quali diritti dei lavoratori sono sanciti dallo statuto dei lavoratori cioè nella legge [3] che all’inizio degli anni ’70 del secolo passato continuava quella impostazione, figlia della Costituzione, in cui il lavoro dignitoso, stabile, sicura ed equamente retribuito costituiva obiettivo fondamentale anche di chi fa le leggi.

Quali diritti individuali riconosce lo Statuto dei lavoratori?

Figlio della Costituzione e delle lotte sindacali, lo Statuto dei lavoratori è una pietra miliare nella ricerca di quell’equilibrio fra capitale e lavoro che necessita, per essere raggiunto, di interventi del legislatore a favore della parte debole del rapporto di lavoro (cioè del lavoratore).

Nel Titolo I, (rubricato non a caso “Della libertà e dignità del lavoratore”), lo Statuto riconosce ad ogni lavoratore, in attuazione dei fondamentali principi di libertà ed eguaglianza contenuti nella Carta costituzionale, i seguenti diritti:

  • il diritto di manifestare liberamente, nei luoghi di lavoro, il proprio pensiero senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa [4];
  • il diritto del lavoratore di non vedere la propria attività lavorativa sorvegliata da guardie private [5];
  • il diritto del lavoratore di non vedere sorvegliata la propria attività da impianti audiovisivi e simili che possono essere installati, previo accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, solo per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e del patrimonio aziendale [6];
  • il diritto del lavoratore a non essere sottoposto ad accertamenti da parte del datore di lavoro sulla sua idoneità e sulla sua infermità per malattia o infortunio (controlli sono possibili solo da parte degli enti pubblici) [7];
  • il diritto del lavoratore a non essere sottoposto a visite personali di controllo se non all’uscita dal luogo di lavoro, ai soli fini della tutela del patrimonio aziendale e secondo modalità concordate tra datore e rappresentanze sindacali o disposte, in mancanza di accordo, dall’Ispettorato del lavoro [8];
  • il diritto del lavoratore di conoscere preventivamente le norme disciplinari, le sanzioni e le procedure di contestazioni delle violazioni mediante affissione in luogo accessibile a tutti, di essere sentito prima che un provvedimento disciplinare sia irrogato, di ricorrere contro la sanzione ad un collegio di conciliazione ed all’autorità giudiziaria [9];
  • il diritto del lavoratore, all’atto dell’assunzione e nello svolgimento del rapporto di lavoro, a non subire indagini sulle proprie opinioni politiche, religiose o sindacali o su fatti non rilevanti ai fini delle attitudini professionali [10];
  • il diritto del lavoratore, attraverso i propri rappresentanti, a controllare l’applicazione delle norme per prevenire infortuni e malattie professionali [11];
  • il diritto del lavoratore studente ad avere turni che agevolino la frequenza delle lezioni, a non essere obbligato allo straordinario e a turni durante i riposi settimanali, ad avere permessi retribuiti per sostenere esami [12];
  • il diritto dei lavoratori ad avere la maggioranza dei membri negli organismi che gestiscono le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell’azienda e a controllare, attraverso le rappresentanze sindacali, la qualità del servizio di mensa [13];
  • il diritto a svolgere le mansioni previste nel contratto individuale e a non dover essere adibito a mansioni inferiori salvi i casi consentiti dalla legge [14].

Il lavoratore può essere obbligato a timbrare il cartellino per controllare la sua presenza al lavoro, ma non può essere sorvegliato sul suo posto di lavoro per controllare lo svolgimento della sua attività,

I lavoratori hanno diritto di poter criticare il datore di lavoro

Quali diritti sindacali riconosce lo Statuto dei lavoratori?

Lo Statuto di lavoratori riconosce, e non poteva essere altrimenti, anche la dimensione collettiva del lavoro, cioè l’associazionismo sindacale ai fini della tutela dei diritti dei singoli lavoratori e della promozione della loro condizione e, ai singoli lavoratori, specifici diritti sindacali.

A questo fine, lo Statuto riconosce:

  • il diritto sui luoghi di lavoro, per tutti i lavoratori, di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale [15];
  • il diritto a non vedere finanziati dai datori di lavoro le associazioni sindacali dei lavoratori [16];
  • il diritto dei lavoratori a non subire atti discriminatori: sono infatti vietati atti o patti che subordinino l’assunzione del lavoratore all’adesione o alla non adesione ad un’associazione sindacale o che infliggano licenziamenti, discriminazioni nell’assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari a causa dell’affiliazione del lavoratore ad un’associazione sindacale o della sua attività sindacale o della sua adesione a sciopero o che discriminino i lavoratori per motivi politici, religiosi, razziali, di lingua o di sesso [17];
  • il diritto dei lavoratori a non ottenere trattamenti economici di favore di carattere discriminatorio [18].

I lavoratori sono liberi di svolgere attività sindacale nei luoghi di lavoro


note

[1] Art. 1 cost.

[2] Art. 4 cost.

[3] L. n.  300/1970.

[4] Art. 1, l. n. 300/1970.

[5] Art. 2, l. n. 300/1970.

[6] Art. 4, l. n. 300/1970.

[7] Art. 5, l. n. 300/1970.

[8] Art. 6, l. n. 300/1970.

[9] Art. 7, l. n. 300/1970.

[10] Art. 8, l. n. 300/1970.

[11] Art. 9, l. n. 300/1970.

[12] Art. 10, l. n. 300/1970.

[13] Art. 11, l. n. 300/1970.

[14] Art. 13, l. n. 300/1970.

[15] Art. 14, l. n. 300/1970.

[16] Art. 17, l. n. 300/1970.

[17] Art. 15, l. n. 300/1970.

[18] Art. 16, l. n. 300/1970.


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