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Salvini isolato ma non per il coronavirus

28 Febbraio 2020 | Autore:
Salvini isolato ma non per il coronavirus

Ecco perché è fallito il tentativo del leader della Lega di spodestare Conte con un Governo istituzionale. E quale potrebbe essere il prezzo da pagare.

Anche questa volta gli è andata male. L’estate scorsa, quella della crisi del Papeete, Matteo Salvini diede una spinta al primo Governo Conte verso il baratro convinto di portare il Paese alle urne e di prendere quei «pieni poteri» che aveva invocato in piazza. Non fu una bella idea, a giudicare dai risultati: i vecchi soci grillini strinsero un accordo con il Pd e lui andò all’opposizione. Dopodiché, perse le regionali in Emilia Romagna e dovette cedere la candidatura della Calabria a Forza Italia, che vinse alla grande. Questa volta, in piena emergenza Covid-19, Salvini ha cercato di nuovo la spallata al Governo non per andare subito alle elezioni ma per creare un Esecutivo allargato che risolvesse il problema sanitario e poi, con i meriti in tasca di aver salvato l’Italia dalla peste arrivata dalla Cina, traghettasse il Paese al voto.

Se non che, per la seconda volta in sei mesi, Salvini ha fatto male i conti. Se nell’agosto scorso il capo della Lega era convinto che senza di lui non sarebbe esistita un’altra maggioranza, questa volta pensava di avere l’appoggio del centrodestra e di un illustre nemico (Matteo Renzi) per raggiungere lo stesso obiettivo, cioè la caduta di Conte. Anziché con la crisi del mojito, con la crisi dell’Amuchina.

Il fato ce l’ha con lui, perché pure in questa occasione il leader del Carroccio è rimasto da solo. Si potrebbe dire che, come il suo governatore lombardo Attilio Fontana, si è autoisolato, ma non per il coronavirus. Semmai per colpa di un’altra malattia che si chiama «eccesso di ombelichismo».

Pare ormai assodato che Salvini non avesse sentito un solo esponente del centrodestra prima di buttarsi a capofitto in una battaglia che perfino Don Chisciotte avrebbe disertato. All’idea di un «Governo allargato» che comprendesse pure Italia Viva, Fratelli d’Italia e Forza Italia (troppe «Italie» e troppo diverse nello stesso calderone) gli alleati hanno alzato gli occhi al cielo e guardato da un’altra parte. Giorgia Meloni in primis. La leader di FdI, con enorme diplomazia, ha declinato l’invito dicendo di essere «molto tradizionalista» e di preferire un eventuale nuovo Governo uscito dalle urne. Il resto, commenta Meloni, sarebbe un inciucio. Non ci sta, insomma. Come non ci sta nemmeno la componente berlusconiana del centrodestra: proprio oggi, Antonio Tajani ha detto che «la proposta non è più sul tavolo».

Nei piani di Salvini c’era anche l’intenzione di strappare qualche parlamentare scontento del Movimento 5 Stelle. Niente, nemmeno questa gli è riuscita.

L’unico che non ha detto apertamente di no è stato Matteo Renzi. Il fondatore di Italia Viva ha soltanto rimandato la spallata a Conte causa coronavirus. Ma prima o poi, arriva. Ma non lo farà adesso, visto il pasticcio in cui si è cacciato Salvini: sarebbe impensabile – oltre che utopico, numeri alla mano – creare «l’Esecutivo dei Mattei». Gli stessi Mattei che sei mesi fa se le davano di santa ragione. Sarebbe grottesco vedere Salvini insieme a quello che, comizio dopo comizio, ha puntualmente massacrato insieme «alla Boschi». O vedere Renzi firmare decreti insieme a quello a cui, nel salotto di Bruno Vespa, disse: «Un ministro sta sempre nelle istituzioni, tu stai sempre a mangiare, hai uno stomaco d’amianto. Allora fai il presidente della Pro loco». Così Renzi ha fatto qualche passo indietro, approfittando dell’emergenza sanitaria: facciamola passare e, nel frattempo, studiamo bene le carte da giocare dopo.

Eppure, se Meloni, Berlusconi e qualche pentito della maggioranza avessero detto di sì, la foto del Governo dei Mattei a Palazzo Chigi forse sarebbe stata possibile. Salvini ci sperava. Niente da fare. Nemmeno questa volta. È rimasto isolato. Ma non per il coronavirus: per aver fatto di nuovo di testa sua, convinto che tutti l’avrebbero seguito. Per avere sbagliato ad aprire la porta troppo in anticipo a Renzi, con cui nessuno del centrodestra vuole un matrimonio o una convivenza. Questo potrebbe tradursi per Salvini in una perdita di credibilità non indifferente nei confronti degli alleati. Proprio in un momento in cui, secondo i sondaggi, il Pd incalza come l’Inter con la Juventus in campionato. La differenza è sempre più sottile. E il tentativo di salvare il Paese dall’emergenza per presentarsi alle urne come un eroe potrebbe diventare per lui un doloroso colpo di boomerang.



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1 Commento

  1. SONO TUTTI CONSERVATORI DI UN SISTEMA SOLO A LORO FUNZIONALE,LA CUI INADEGUATEZZA è MANIFESTATA DALLE RICORRENTI CRISI ORMAI IN NUMERO DI CENTINAIA DAL 1946, DALL’ ESODO DI CIRCA UN MILIONE DI GIOVANI PER LO PIU LAUREATI IN ALTRI PAESI,QUI AVEVANO LA OFFERTA DI STAGES A 400 EURI, DAL CROMATISMO POLITICO AMMINISTRATIVO, GOVERNO CENTRALE DI UN COLORE, CITTA E REGIONI CON COLORI DVERSI ,DALLA FRAMMENTAZIONE COMPETENZE TRA ENTI TERRITORIALI E NON,,

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