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Quanto devo pagare di mantenimento?

20 Aprile 2020
Quanto devo pagare di mantenimento?

Quali sono i criteri per calcolare l’entità dell’assegno di separazione.

Hai deciso di separarti da tua moglie. Non andate più d’accordo da molto tempo ed è inutile proseguire una relazione quando non ci sono più la fiducia e l’amore reciproco. Ti dispiace solo per i tuoi figli. Loro sono ancora molto piccoli e temi che tua moglie possa usarli per ricattarti oppure possa sminuire la tua figura di padre. Di separasi consensualmente non se ne parla. Ogni volta che hai tentato di parlare, lei si è sempre rifiutata di venirti incontro. Adesso, però, ti stai facendo due conti e ti domandi: quanto devo pagare di mantenimento? La risposta a questa domanda non può essere univoca perché varia in base a tanti fattori: al reddito di ciascun coniuge, alle esigenze dei figli, al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Nell’articolo che segue cercheremo di capire, in particolare, come viene quantificato l’assegno di mantenimento in sede di separazione.

La separazione: consensuale e giudiziale

Prima di entrare nel merito della questione, è doveroso fare una brevissima premessa sulla differenza tra la separazione consensuale e la separazione giudiziale. Nel primo caso, i coniugi hanno raggiunto un accordo in merito alle condizioni della separazione stessa (mantenimento, affidamento figli minori, ecc.); nel secondo caso, invece, ci si rivolge direttamente al giudice perché i coniugi non riescono ad accordarsi.

Cos’è l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento è un contributo economico periodico (di solito, mensile) che può essere riconosciuto – a seguito della separazione consensuale o giudiziale – al coniuge economicamente più debole e ai figli.

Con la separazione, infatti, il vincolo matrimoniale viene solamente sospeso in attesa di una riconciliazione o di una sentenza di divorzio. In altri termini, il dovere di contribuire ai bisogni della famiglia perdura anche durante la crisi coniugale.

Tizio e Caia decidono di separarsi. Il marito guadagna 4 mila euro al mese, mentre la moglie non lavora. In tal caso, Caia ha sicuramente diritto a percepire l’assegno di mantenimento, la cui entità potrà essere concordata dalle parti (in caso di separazione consensuale) oppure determinata dal giudice (in caso di separazione giudiziale). E se la moglie lavora, ma percepisce uno stipendio più basso rispetto a quello marito? Anche in tal caso, la moglie ha diritto all’assegno di mantenimento. 

A chi spetta l’assegno di mantenimento?

Come già anticipato, l’assegno di mantenimento spetta al coniuge economicamente più debole e ai figli. In particolare, il coniuge avrà diritto a percepire l’assegno di mantenimento a condizione che:

  • il giudice non gli abbia addebitato la separazione, cioè la colpa della fine del matrimonio. Se, ad esempio, la moglie viene ritenuta l’unica responsabile perché ha tradito ripetutamente il marito, allora non avrà diritto ad alcun mantenimento;
  • non percepisca redditi propri. Si pensi alla moglie che non lavora e non percepisce uno stipendio perché, ad esempio, si è dedicata alla cura dei figli;
  • percepisca un reddito inferiore a quello del coniuge obbligato. È il caso della moglie che, pur lavorando, non guadagna abbastanza per garantirsi un tenore di vita adeguato;
  • non conviva stabilmente con un’altra persona. Se, infatti, viene appurato che il coniuge beneficiario dell’assegno ha intrapreso un’altra convivenza, allora è chiaro che non avrà bisogno del mantenimento in quanto sarà il convivente a provvedere alle sue esigenze.

Il coniuge deve richiedere espressamente il mantenimento nella domanda di separazione. Inoltre, il giudice dovrà valutare anche la possibilità di lavorare del coniuge che richiede l’assegno: in altre parole, occorre verificare se il coniuge, ad esempio la moglie, sia giovane e in buona salute per poter prestare attività lavorativa retribuita.

Quanto devo pagare di mantenimento?

Sia in caso di separazione consensuale che giudiziale, il criterio da seguire per la quantificazione dell’assegno di mantenimento al coniuge non è più il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Di recente, la Suprema Corte [1] ha infatti sancito la natura assistenziale e compensativa dell’assegno in questione, così come accade per l’assegno divorzile. In ogni caso, l’entita dell’assegno di mantenimento varia a seconda del tipo di separazione. In particolare:

  • nel caso di separazione consensuale, il mantenimento da pagare sarà quello su cui i due coniugi si sono accordati. Le condizioni saranno poi omologate dal giudice solo qualora riterrà equo l’accordo, soprattutto nell’interessi dei figli (se ci sono);
  • nel caso di separazione giudiziale la quantificazione del mantenimento spetterà direttamente giudice. In tal caso, però, l’importo potrà essere condizionato da un’eventuale pronuncia di addebito a carico di uno dei due coniugi.

Il giudice dovrà comunque individuare il coniuge economicamente più debole e riequilibrare le condizioni economiche della coppia, stabilendo il giusto valore del mantenimento. Tieni presente, però, che non è possibile calcolare l’entità dell’assegno in modo matematico ma occorrerà valutare la situazione reddituale di entrambi i coniugi, le proprietà possedute, l’assegnazione della casa coniugale, ecc.

Invece, per stabilire la corretta entità dell’importo del mantenimento a favore del figlio, il giudice dovrà valutare in particolare: 

  • reddito di ciascun genitore;
  • il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza dei genitori;
  • le attuali esigenze dei figli. Si pensi al figlio che gioca in una squadra di calcio a livello nazionale;
  • i compiti domestici e di cura svolti dal genitore nei confronti del figli.

Ti faccio un esempio: Tizio  percepisce uno stipendio mensile lordo di 1.600 euro al mese. Se la moglie Caia non lavora e c’è una figlia, è ragionevole pensare che il mantenimento possa aggirarsi intorno ai 200 euro per la moglie e 300 euro per la figlia. Tuttavia, come già detto, l’importo dell’assegno dipende da tanti fattori.

Il consiglio è quello di rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia che sappia essere all’altezza della situazione e consigliarti al meglio.

Posso ottenere la modifica dell’assegno di mantenimento?

Accade spesso che il coniuge obbligato a versare l’assegno di mantenimento (solitamente, il marito) crei una nuova famiglia con un’altra persona. Le legge prevede che, qualora sopraggiungano giustificati motivi, è possibile chiedere in ogni momento la revisione o la revoca dell’assegno di mantenimento. Questa situazione si verifica:

  • in caso di incremento dei redditi di uno dei coniugi: si pensi al coniuge che ha vinto alla lotteria;
  • in caso di deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi: ad esempio quando il coniuge viene licenziato e perde il suo posto di lavoro.

Per ottenere la revisione dell’assegno, occorre presentare una domanda al giudice. Non è possibile, infatti, decidere autonomamente di ridurre o sospendere il mantenimento. Il giudice potrà:

  • rigettare l’istanza: in tal caso continuano a valere gli obblighi previsti;
  • ridurre o aumentare l’importo dell’assegno di mantenimento, dopo aver accertato il peggioramento della situazione economica di uno dei due coniugi;
  • diminuire l’importo o revocare l’assegno di mantenimento quando è migliorata la situazione economica del coniuge avente diritto.

Classico esempio è quando il marito ha avuto un altro figlio da una nuova compagna. In questo caso, potrà rivolgersi al giudice per chiedere la diminuzione dell’assegno di mantenimento versato all’altro coniuge.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: differenza

Spesso si tende a far confusione tra assegno di mantenimento e assegno divorzile in quanto si pensa che siano la tessa cosa. È bene chiarire invece che:

  • l’assegno di mantenimento è un contributo economico riconosciuto durante la separazione al coniuge economicamente più debole. Oggi anche l’assegno di separazione assolve ad una funzione assistenziale e compensativa;
  • l’assegno divorzile è un contributo economico riconosciuto a seguito della sentenza di divorzio con cui si scioglie il matrimonio o si dichiara la cessazione degli effetti civili (in caso di matrimonio concordatario). L’assegno, quindi, ha natura assistenziale ed è finalizzato ad aiutare l’ex coniuge, sprovvisto di mezzi adeguati, a provvedere al suo sostentamento.

note

[1] Cass. sent. n. 26084/2019 del 15.10.2019.


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