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Commenti diffamatori postati dai terzi: moderazione obbligatoria per legge?

25 settembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2013



In caso di commenti offensivi postati su un blog o un sito da parte dei lettori, che possono dar vita a richieste di risarcimento, il titolare dello spazio web è responsabile e tenuto alla moderazione e successiva rimozione?

Uno dei più tipici problemi di chiunque gestisca blog, siti internet o qualsiasi altro social media è quello dei possibili commenti offensivi o comunque illeciti postati dai lettori. Come comportarsi quando questi ultimi siano illeciti perché oltraggiosi, calunniosi e diffamatori? Moderare e censurare, disponendo la rimozione del commento, oppure lasciare la libertà a tutti di scrivere ciò che pensano, lasciando poi che siano questi a risponderne personalmente?

Il problema ovviamente si pone solo laddove ci sia la possibilità di moderazione. Non è così, per esempio, su una fanpage di Facebook, dove sono tutti liberi di scrivere, salvo poi il successivo intervento di rimozione da parte del gestore.

Invece esistono molti siti o piattaforme che consentono una moderazione preventiva e, quindi, un controllo anticipato di quanto postato dai terzi. Che fare, dunque in questi casi? Esistendo il potere materiale di rimuovere, esiste anche un obbligo giuridico di controllare che, attraverso i social media che amministriamo, non vengano commessi reati?

La soluzione del problema passa innanzitutto da una considerazione. La Cassazione [1] ha sempre precisato che la legge in materia di stampa non si applica alle testate su internet. Pertanto è da escludersi qualsiasi responsabilità per omissione di controllo sui contenuti del gestore della testata.

Secondo i giudici, quindi, la legge sulla stampa si applica solo agli stampati su carta, mentre le testate telematiche fuoriescono da tale disciplina.

Pertanto, i commenti di lettori e qualsiasi altro contenuto offensivo presente sulla testata telematica non può dare luogo alla responsabilità di tipo omissivo (ossia per il mancato controllo preventivo) del direttore o del vice direttore responsabile, per due sostanziali ragioni:

a) la già accennata inapplicabilità della normativa sui reati a mezzo stampa alle testate sul web;

b) per la difficoltà (ribadita dalla Cassazione) oggettiva e materiale per il gestore ad effettuare un controllo preventivo o successivo sui contenuti, posta l’enorme mole di dati che quotidianamente attraversa un social media.

Naturalmente, resta sempre ferma la responsabilità personale dell’autore del contenuto offensivo. Pertanto, se il lettore posta un commento diffamatorio in un blog o sito o testata, egli ne è responsabile civilmente (risarcimento del danno) e penalmente.

Se la testata telematica, dunque, non è stampa, questo significa che l’editore o il gestore possono dormire sonni tranquilli?

Potrebbe non essere così. Infatti, nel caso in cui il contenuto offensivo postato da un terzo sia stato preventivamente controllato e poi approvato nella sua offensività dal gestore del sito, si potrebbe avere allora un reato di concorso con l’autore della diffamazione. Tale tesi, difficilmente sostenibile invece nel caso di commenti non soggetti ad alcun controllo preventivo o posteriore alla pubblicazione (come nel citato caso delle pagine di Facebook), potrebbe invece configurarsi in caso di commenti moderabili.

Allora la domanda che si pone è un’altra: è tenuta la testata a predisporre un sistema tecnico per poter preventivamente moderare i commenti prima di mandarli online? Sembra di no: non esiste, attualmente, nessuna legge che imponga un obbligo di moderazione. Pertanto se la testata decide di moderare, lo fa di propria iniziativa – ed è proprio il caso di dirlo – anche a proprio rischio e pericolo. Paradossalmente, dunque, si incorrono meno rischi di responsabilità nel non predisporre un sistema tecnico di moderazione preventiva anziché, invece, nel predisporlo!

Peraltro, se si decide di adottare una policy di moderazione, si subiscono anche alcune conseguenze in termini di immagine nei confronti dei lettori, ai quali è sempre difficile spiegare la sparizione di un commento come scelta editoriale.

note

[1] Cass. sent. n. 35511/2010 e n. 44126/2011.

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1 Commento

  1. Ma quando a sparire è un commento non offensivo né diffamatoria ma solo non piace al moderatore?

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