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Si può lasciare in eredità l’usufrutto?

1 Marzo 2020
Si può lasciare in eredità l’usufrutto?

Si può trasferire col testamento l’usufrutto ai propri figli, al coniuge o alla convivente? E che succede alla morte dell’usufruttuario se questi non fa testamento?

Nell’ipotesi in cui una persona decida di fare testamento, può lasciare in eredità l’usufrutto? Immaginiamo, ad esempio, che un uomo doni la nuda proprietà della propria casa al figlio riservandosi l’usufrutto. Qualche anno dopo, però, inizia una convivenza con una donna alla quale vorrebbe garantire un tetto ove vivere nel momento in cui lui non ci sarà più. Purtroppo, la casa non è più sua, avendola ormai intestata al figlio. Tutto ciò che possiede è appunto l’usufrutto. E allora si chiede: si può lasciare in eredità l’usufrutto? Ecco cosa prevede, a riguardo, la legge.

Cos’è l’usufrutto?

L’usufrutto è il diritto di usare o trarre qualsiasi utilità da un bene altrui che, di norma, è una casa o un terreno (ossia un immobile). Quando viene costituito un usufrutto, il diritto di proprietà si fraziona quindi in capo a due soggetti: da un lato c’è l’ex “proprietario pieno” che diventa, da quel momento in poi, “nudo proprietario” con poteri limitati; dall’altro, invece, c’è l’usufruttuario che esercita il suo diritto di uso sulla cosa per tutta la durata dell’usufrutto. 

Il proprietario di un bene può:

  • cedere l’usufrutto e riservarsi la nuda proprietà;
  • oppure, al contrario, cedere la nuda proprietà e riservarsi l’usufrutto (si pensi a un padre che voglia regalare la casa al figlio all’interno della quale però vuol vivere fino a quando non morirà).

Quanto dura un usufrutto?

La durata dell’usufrutto viene indicata nel contratto che lo costituisce. Si tratta di un atto notarile. 

Le parti possono anche stabilire che l’usufrutto abbia una durata pari alla vita dell’usufruttuario e che, quindi, cessi con la morte di quest’ultimo. 

La legge vieta un usufrutto di durata superiore alla vita dell’usufruttuario: non può, quindi, essere più lungo.

Se l’usufruttuario è una società, ente o associazione, la sua durata non può superare i 30 anni, a meno che l’usufruttuario sia un ente pubblico e i beni concessi in usufrutto siano destinati a un pubblico servizio.

Cosa succede alla cessazione dell’usufrutto?

Quando cessa l’usufrutto, il nudo proprietario diventa “proprietario pieno” e riacquista tutti i poteri tipici di chi è titolare di un bene. 

Se la durata dell’usufrutto viene fatta coincidere con la morte dell’usufruttuario, gli eredi di quest’ultimo non possono avere alcun diritto sull’immobile che ritornerà quindi al nudo proprietario. In altri termini, l’usufrutto non passa in successione. 

Se la durata dell’usufrutto viene concordata dalle parti che individuano uno specifico termine, ma l’usufruttuario muore prima, l’usufrutto si estingue con la morte di quest’ultimo. Quindi, i suoi eredi non potranno rivendicare alcun diritto sull’immobile e il nudo proprietario riacquisterà la piena disponibilità del proprio bene prima della scadenza concordata nel contratto.

Si può lasciare in eredità l’usufrutto?

Abbiamo detto che, nel caso di morte dell’usufruttuario avvenuta senza testamento, l’usufrutto non passa in successione ai suoi eredi e il nudo proprietario torna ad essere pieno proprietario. Ma l’usufruttuario può impedire che ciò accada? In altri termini, è possibile che l’usufruttuario decida, nel proprio testamento, di lasciare l’usufrutto in capo ai propri figli o ad altri eredi? La risposta è negativa: una clausola testamentaria di tale tipo sarebbe illegittima e come mai apposta. 

Quindi, nonostante il testamento, gli eredi dell’usufruttuario non potranno rivendicare alcunché e l’immobile tornerà al nudo proprietario.

L’usufruttuario può vendere o donare l’usufrutto?

L’usufrutto si può vendere o donare. In altre parole, salvo esplicito divieto del nudo proprietario, l’usufruttuario può cedere il proprio diritto a un terzo. Tuttavia, la sua durata resta sempre quella stabilita nell’iniziale contratto con il nudo proprietario. Pertanto, se anche l’usufruttuario, nel cedere il proprio diritto, stabilisse una durata più lunga rispetto a quella a lui riconosciuta, prevarrà sempre quest’ultima; pertanto, l’immobile tornerà al nudo proprietario prima. 

Un esempio chiarirà meglio la situazione.

Marco cede l’usufrutto sulla propria casa a Domenico con scadenza 1 gennaio 2030. Domenico cede a sua volta l’usufrutto a Matteo con scadenza 31 dicembre 2031. Matteo dovrà comunque restituire la casa a Marco il 1° gennaio 2030.

L’usufruttuario è tenuto a notificare la cessione al nudo proprietario: in mancanza essa rimane efficace, ma l’usufruttuario è solidalmente obbligato con il cessionario nei confronti del nudo proprietario per gli inadempimenti verificatisi dopo la cessione.



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