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Diritto di visita del padre: ultime sentenze

1 Maggio 2021
Diritto di visita del padre: ultime sentenze

Reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice; lesione subita dal padre divorziato al diritto di visita al figlio minore.

Il mancato contributo al mantenimento dei figli da parte del genitore non collocatario non legittima il genitore collocatario ad impedire il diritto di visita.

Restrizioni al diritto di visita dei genitori

I provvedimenti dell’Autorità giudiziaria in materia di affidamento dei figli di età minore consentono restrizioni al diritto di visita dei genitori solo nell’interesse superiore giustappunto del minore; nel perseguimento di tale interesse, peraltro, deve essere sempre assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi i genitori, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione della prole (fattispecie relativa alla possibilità concessa al padre non collocatario di tenere con sé il figlio minore una notte a settimana).

Cassazione civile sez. I, 28/07/2020, n.16125

Covid-19: il diritto di visita del genitore può essere sospeso per ragioni sanitarie?

Nell’interesse primario dei minori, che deve sempre ispirare qualsiasi decisione giudiziale in materia di famiglia, appare opportuno disporre la sospensione degli incontri padre/figli fino a quando non sarà superata l’attuale emergenza epidemiologica in atto perché nel bilanciamento tra due diritti di natura costituzionale, ovvero quello alla tutela delle relazioni familiari sub specie dell’esercizio del diritto di visita del padre, che risponde all’interesse primario della prole a conservare con lui significativi rapporti affettivi ma anche a quello speculare del padre a godere sia dell’affetto che della presenza dei suoi figli con sé (art. 29 e 30 Cost.), e quello a tutela della salute dei minori (art. 32 Cost.), almeno in questo peculiare momento storico deve ritenersi assolutamente prevalente il secondo; in sostanza il diritto paterno ad incontrare i figli, in presenza della pericolosissima espansione della epidemia in corso, che non accenna ancora a ridurre la sua aggressività tanto da essere stata qualificata dall’O.M.S. come “pandemia”, deve considerarsi quindi recessivo rispetto al primario interesse dei minori a non esporsi al rischio di contagio, del quale potrebbero poi essere veicolo essi stessi.

Tribunale Bari sez. I, 13/04/2020

Nessun rilievo può assumere, per giustificare la decisione di sospendere gli incontri padre-figlio, il vademecum stilato dal Governo sul proprio sito dopo l’emissione del DPCM “io resto a casa” dell’11/3/2020, laddove ha chiarito, alla voce “spostamenti”, che restava consentito al genitore raggiungere il figlio e condurlo presso di sé secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione e divorzio, in tal modo facendo rientrare tale ipotesi nelle “situazioni di necessità” di cui al DPCM 8/3/2020 atteso che un tale vademecum, così come la successiva circolare del Ministero degli Interni rivolta alle forze di Polizia del 31/3/2020, non ha natura di fonte normativa ma solo di indirizzo interpretativo, e non può prevalere rispetto alle fonti primarie e secondarie che individuano invece in maniera dettagliata e specifica i casi in cui è consentito spostarsi da casa sia all’interno del Comune di residenza che al di fuori di esso.

Tribunale Bari sez. I, 13/04/2020

Incontri tra il minore ed il padre: sospensione

Costituisce diritto soggettivo di ogni minore, laddove i genitori siano separati, mantenere, anche in situazioni di emergenza, significative relazioni con ambedue i genitori, secondo le disposizioni emanate in proposito dall’autorità giudiziaria e tale diritto, di rango costituzionale e secondo le norme sopranazionali recepite nel nostro ordinamento, non può essere limitato se non per accertate situazioni di serio pregiudizio per il benessere psicofisico del minore. Ciò detto, tenuto conto del parziale, ma non ancora decisivo miglioramento della situazione sanitaria e dell’esigenza di mantenere un rigoroso rispetto delle regole in vigore, vanno sospesi gli incontri tra il minore ed il padre non collocatario, ma va disposto che quest’ultimo possa tenere presso di sé il figlio continuativamente in periodo successivo, per consentire al bambino di godere per un lungo periodo ed in modo significativo della figura paterna.

Corte appello Milano sez. V, 09/04/2020

Il diritto di visita esercitato mediante videochiamate

Considerato che le misure di speciale contenimento della diffusione del Covid-19, introdotte dai DPCM 11-21-22 marzo, sono finalizzate ad arginare il contagio con conseguente sacrificio di tutti i cittadini ed anche dei minori; giacché appare impossibile verificare se, durante la fase di rientro del minore presso l’abitazione del genitore collocatario, lo stesso sia stato esposto al rischio di contagio, vanno interrotte le visite del padre residente in comune diverso, il quale potrà comunque esercitare il diritto di visita mediante videochiamate o Skype.

Corte appello Bari, 26/03/2020

Comportamento della madre affidataria

Non far vedere i figli minori al padre, così come prescritto dal giudice civile in sede di separazione, integra il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

(Nel caso di specie il diritto di visita del padre era stato vanificato ed aggirato a causa del comportamento della madre affidataria).

Tribunale Benevento, 12/04/2018, n.323

Madre ostacola il diritto di visita del padre

In tema di delitto di sottrazione di persone incapaci, la circostanza che, il genitore non collocatario esercente la potestà genitoriale non provveda al mantenimento del minore, non legittima il genitore collocatario ad impedire ovvero ad ostacolare il diritto di visita che trova fondamento nell’art. 316 del codice civile.

(Fattispecie in cui il Tribunale di Bari ha riconosciuto la penale responsabilità di una donna, madre di un figlio minore, la quale impediva il diritto di visita del padre del bambino che, a suo dire, non contribuiva economicamente al mantenimento).

Tribunale Bari, 27/06/2017, n.2480

Compromissione relazioni tra genitori e figli

È necessario che lo Stato adempia gli obblighi positivi che impongono l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire il rispetto della vita familiare. Per essere adeguate, tali misure devono essere attuate rapidamente in quanto il trascorrere del tempo può compromettere irrimediabilmente le relazioni tra genitori e figli. Nonostante il Tribunale italiano competente abbia riconosciuto al ricorrente un ampio diritto di visita nei riguardi del figlio minore, tale diritto è stato esercitato in maniera assai limitata a causa delle relazioni negative redatte da psichiatra e assistenti sociali, legati da rapporti di colleganza con la madre del minore.

Sarebbe stato necessario, in particolare, disporre una seconda perizia sul ricorrente atteso che la prima, estremamente negativa, manca del requisito dell’imparzialità. Pertanto, nella vicenda in esame non sono stati profusi gli sforzi necessari e sufficienti per garantire l’effettività del diritto di visita del padre. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha, dunque, condannato il Governo italiano per la violazione dell’art. 8 Cedu.

Corte europea diritti dell’uomo sez. IV, 17/11/2015, n.35532

Determinazione del luogo di residenza abituale del figlio e diritto di visita del padre

La competenza in materia di responsabilità genitoriale, prorogata in forza dell’art. 12, par. 3, regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (Ce) n. 1347/2000, a favore di un giudice di uno Stato membro investito del procedimento di concerto dai titolari della responsabilità genitoriale, viene meno con la pronuncia di una decisione definitiva nel contesto di tale procedimento (fattispecie relativa alla controversia tra il padre, di nazionalità spagnola, e la madre, di nazionalità britannica, in merito alla competenza dei giudici del Regno Unito per quanto riguarda la determinazione del luogo di residenza abituale del loro figlio e il diritto di visita del padre).

Corte giustizia UE sez. II, 01/10/2014, n.436

Padre divorziato: lesione del diritto di visita al figlio minore

Sussiste violazione del diritto alla vita familiare (art. 8 della Convenzione) per la lesione subita dal padre divorziato al diritto di visita al figlio minore. La Corte EDU, infatti, pur riconoscendo la difficoltà e la delicatezza del caso e la necessità da parte dello Stato di un certo margine di discrezionalità, ha affermato che il comportamento tenuto dell’autorità giudiziaria, che aveva delegato ai servizi sociali la concreta gestione della questione senza svolgere verifiche efficaci e tempestive sull’esecuzione dei propri provvedimenti – con particolare riferimento al diritto di visita del padre – è ridondato in danno del ricorrente, il quale – trascorsi gli anni – è stato messo innanzi al fatto compiuto.

La Corte ha pertanto constatato la violazione dell’art. 8 Cedu in ragione della lunghezza delle procedure e della inefficacia delle misure adottate per far rispettare il diritto di visita del ricorrente o, almeno, per permettergli di ristabilire i rapporti con il figlio minore.

Corte europea diritti dell’uomo sez. II, 02/11/2010, n.36168

L’esercizio dei diritti inerenti la potestà genitoriale

Ai fini della valutazione di responsabilità della madre per violazione dell’art. 388 c.p. in relazione al diritto di visita del padre con il figlio minore, è sufficiente che vi sia anche un solo atto che riveli la dolosa elusione del dovere di rispettare le decisioni del giudice civile sull’affidamento e l’esercizio dei diritti inerenti la potestà genitoriale.

Cassazione penale sez. VI, 04/06/2010, n.32562

Madre affidataria: violazione del diritto di visita del padre

In tema di sottrazione internazionale di minori da parte di un genitore, la convenzione de L’Aia del 25 ottobre 1980 sugli effetti civili della sottrazione internazionale dei minori, ratificata e resa esecutiva in Italia con l. n. 64 del 1994, distingue nettamente, accordando loro una tutela differenziata, il diritto di affidamento o di custodia dal diritto di visita, in quanto per la violazione del primo è sancito l’immediato ritorno del minore nello Stato di residenza abituale, mentre per l’altra fattispecie, difettando il presupposto dell’illiceità del trasferimento o del trattenimento del minore, la convenzione si limita a disporre che, con l’ausilio dell’autorità centrale, al genitore non affidatario sia garantito l’effettivo esercizio del diritto di visita, anche attraverso una ridefinizione delle relative modalità.

(Nella specie, è stato confermato il decreto del tribunale per i minorenni che, dichiarato violato da parte della madre affidataria il diritto di visita del padre, ne ha ordinato il ripristino, disponendo che il padre incontri la figlia secondo il contenuto dell’accordo intercorso fra le parti, e indicandone le modalità).

Cassazione civile sez. I, 02/07/2007, n.14960

Interesse morale e materiale della prole

In materia di affidamento dei figli minori, il giudice della separazione e del divorzio si deve attenere al criterio fondamentale dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole privilegiando, quale genitore affidatario, colui che risulta più idoneo ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore.

(Nella specie, la Cassazione ha valorizzato il criterio della stabilità del rapporto del figlio con i luoghi in cui si esplicano i suoi legami affettivi ed i suoi principali interessi ed ha confermato la statuizione del giudice di merito circa l’esercizio in Italia del diritto di visita del padre, quale genitore non affidatario residente all’estero).

Cassazione civile sez. I, 22/06/1999, n.6312

Regolamentazione del diritto di visita del padre

Il riconoscimento in Italia del provvedimento di affidamento di minori emesso dalla competente autorità di uno degli Stati vincolati dalla convenzione europea del Lussemburgo 20 maggio 1980, ratificata con l. 15 gennaio 1994 n. 64, in una con la regolamentazione del diritto di visita del genitore non affidatario, può essere pronunciato anche in via preventiva, vale a dire senza che venga dedotta alcuna violazione del provvedimento straniero, ma con riguardo all’eventualità che violazioni dello stesso possano verificarsi in futuro.

In ogni caso, peraltro, il Tribunale per i minorenni, cui spetta decidere in camera di consiglio, senza tuttavia che occorra sentire anche le persone presso le quali il minore si trova, trattandosi di riconoscimento preventivo, deve verificare se non sussista alcuno dei casi di rifiuto previsti dall’art. 10 della convenzione cit. e se la domanda rispetti i requisiti di cui all’art. 13 della stessa convenzione, sicché la richiesta può essere accolta qualora gli effetti della decisione non siano manifestamente incompatibili con i principi fondamentali che reggono, in Italia, il diritto di famiglia e dei minori, e non contrastino con decisioni pregresse del giudice italiano o con l’interesse del minore, e risulti, inoltre, il passaggio in giudicato del provvedimento estero, adottato in costanza di difesa della parte controinteressata (nella specie, la minore era stata affidata alla madre, cittadina belga ed in Belgio residente, dal giudice belga, con contestuale regolamentazione del diritto di visita del padre, cittadino italiano e residente in Italia.

Tribunale minorenni Roma, 12/06/1996



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13 Commenti

  1. Quando si parla di diritto di visita del padre ci si riferisce agli incontri tra questi e il figlio assegnato alla madre. Tali incontri, se non regolamentati di comune accordo dai genitori al momento della separazione o del divorzio, vengono definiti dal giudice. Il diritto di visita è quindi quella frazione di tempo, nell’arco della giornata, in cui il padre vede il figlio senza l’altro genitore. Il tutto al fine principale di garantire al bambino una crescita sana ed equilibrata che solo una relazione stabile e serena con entrambi i genitori può dare. Se quindi lo scopo ultimo del diritto di visita è l’interesse del figlio, a ben vedere, più che di un semplice “diritto” per il padre si dovrebbe parlare di un “diritto-dovere”, essendo per lui anche un obbligo partecipare a tali incontri. Ciò del resto è collegato al cosiddetto diritto alla bigenitorialità del figlio stesso ossia a mantenere solidi legami sia con il padre che con la madre. Un diritto irrinunciabile per il bambino che, salvo sussistano seri e comprovati motivi, non può rifiutarsi di vedere l’altro genitore con cui non vive. È del resto il Codice civile a tutelare l’interesse del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, riconosciuti come complementari e ugualmente fondamentali per assicurare una corretta crescita. La madre deve pertanto fare di tutto per rimuovere le eventuali riluttanze del figlio e farsi essa stessa artefice e promotrice degli incontri tra quest’ultimo e il padre. La madre che non agevola le visite dell’ex marito/compagno può essere ritenuta responsabile e, nei casi più gravi, perdere affidamento e collocazione del minore. Si parla di “diritto di visita” ma in realtà gli incontri – salvo diverso accordo o differente decisione del giudice – non devono tenersi all’interno della casa ove vive la madre (anche per garantire a quest’ultima la privacy e l’inviolabilità del proprio domicilio). Il padre quindi deve avere la possibilità di portare con sé i figli a casa propria o al parco o a casa dei nonni.

    1. Se i genitori optano per una separazione consensuale sono essi stessi che devono stabilire tempi e modalità di frequentazione dei figli minori da parte del genitore non collocatario, al fine di garantire rapporti equilibrati e costanti con entrambi. L’accordo dei coniugi non può arrivare ad esentare il padre dagli incontri con il figlio; se così fosse il tribunale non potrebbe omologare l’atto.In caso di separazione giudiziale, è il giudice che decide il calendario e la periodicità degli incontri.Il giudice può stabilire un regime secondo cui il figlio rimane con il genitore collocatario per un tempo ben superiore rispetto all’altro, senza per questo violare i principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori. Leggi Quante volte il padre può vedere i figli? Questo significa che è legittima la decisione del giudice di garantire il diritto di visita del padre solo per due o tre pomeriggi a settimana (sul presupposto che, durante la mattina, il bambino frequenti la scuola) oltre a un giorno del weekend. Sui tempi di frequentazione del padre la legge non dice nulla, rilasciando al giudice ampio potere di decidere in base al caso concreto, all’età e alle scelte del bambino, ai rapporti e alla distanza geografica tra i genitori.Il giudice, in presenza di richiesta dei genitori, potrebbe emettere una decisione generica, non indicare cioè quali sono i giorni della settimana nei quali il padre ha diritto a vedere i figli: saranno poi il padre e la madre, di volta in volta, anche con sms, a organizzarsi secondo i rispettivi impegni.Se i genitori sono in grado di gestire di comune accordo questo aspetto dell’affidamento sono sufficienti delle semplici linee guida.In caso di grave conflittualità tra i genitori le regole devono essere precise, demandando all’accordo delle parti solo la soluzione di problemi particolari che volta per volta dovessero emergere. Sarebbe illegittimo un provvedimento in base al quale il padre può vedere il figlio solo a fine settimana alterni. La limitazione alle visite lede infatti il diritto alla bigenitorialità.Se il figlio è neonato o comunque molto piccolo, il diritto di visita del padre deve essere bilanciato con le esigenze del bambino, in modo da garantirgli l’allattamento e una presenza preponderante della madre. È tuttavia giusto – secondo la più recente giurisprudenza – che, sin dalla tenera età il padre inizi a instaurare una relazione stabile con il figlio, prendendosi cura anche delle sue esigenze primarie (cambio pannolini, biberon, ecc.): da un lato perché una riduzione degli incontri potrebbe pregiudicare l’insorgere di quel rapporto affettivo imposto dalla legge, dall’altro lato perché è necessario promuovere la responsabilizzazione anche del padre. La Cassazione rileva che le restrizioni supplementari comportano il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio e uno dei due genitori, pregiudicando il «preminente interesse del minore».Il tribunale di Roma, con il provvedimento presidenziale del 23 dicembre 2015, ha stabilito un periodo di “rodaggio” della frequentazione tra la figlia di tre anni e il padre che, dalla sua nascita, a causa del suo lavoro all’estero, non aveva vissuto con lei, per arrivare all’inserimento graduale del pernottamento.

  2. Il diritto di visita è soprattutto un dovere, prima ancora che un diritto, per il padre. Se questi non partecipa agli incontri con il figlio e non esercita quindi il proprio diritto di visita per più volte, il giudice può far discendere da tale suo comportamento l’applicazione dell’affidamento esclusivo in capo all’altro. Ma la madre si può trasferire?

    1. Secondo la Cassazione, la madre di due figli ha ugualmente diritto al collocamento dei minori nonostante il suo trasferimento in una città lontana per lavoro, anche se ciò comporta la compressione del tempo di frequentazione tra i figli e il padre. Non è stata infatti provata l’inadeguatezza della madre a occuparsi dei figli.

  3. Ora, non c’è dubbio che, fin quando il bambino piccolo è ancora attaccato al seno materno e deve essere allattato, le frequentazioni con il padre non possono che essere più contenute e brevi rispetto a quelle di un bambino già svezzato. Ma, al di là di ciò, non può essere certo l’età del figlio a disincentivare i rapporti con l’altro genitore; e se questi non sa mettere un pannolino o non è in grado di fare la pappa, che impari. Come funziona il diritto di visita del padre sul figlio neonato?

    1. Il padre ha diritto di vedere il figlio in tenera età senza alcuna particolare limitazione legata alla circostanza che il bimbo è ancora in fasce. La Cassazione sdogana il pernotto o comunque la frequentazione infrasettimanale fra il genitore e una bimba di due anni.La Cassazione ha più volte affermato che, nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione. I precedenti della stessa Cassazione si sono sempre rivolti in favore del superiore interesse della prole, atteso il preminente diritto del minore a una crescita sana ed equilibrata; così i giudici supremi si sono spinti a giustificare l’adozione di provvedimenti che limitassero i diritti dei genitori rispetto all’interesse preminente del minore.La stessa Corte Europea dei Diritti dell’uomo, chiamata a pronunciare sul rispetto della vita familiare (per come previsto dall’art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo), pur riconoscendo al giudice ampia libertà in materia di diritto di affidamento, ha evidenziato la necessità di un più rigoroso controllo sulle “restrizioni supplementari” ossia quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori, e sulle garanzie giuridiche destinate ad assicurare la protezione effettiva del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita famigliare.Le “restrizioni supplementari” comportano, invero, il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore.

    2. Fra l’altro, la Corte di Strasburgo ha imposto alle autorità nazionali di adottare tutte le misure che è ragionevolmente possibile attendersi da loro per mantenere i legami tra il genitore e i suoi figli. Difatti – si legge in sentenza – «per un genitore e suo figlio, stare insieme costituisce un elemento fondamentale della vita familiare» (…); «le misure interne che lo impediscano costituiscono una ingerenza nel diritto protetto dall’articolo 8 della Convenzione internazionale».Insomma, lo Stato deve fare in modo, a tutti i costi, di riavvicinare il genitore al figlio, perché il trascorrere del tempo – e quindi posticipare il diritto di visita a quando il bambino sarà “svezzato” e non è più piccolo – può avere delle conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo e quello del genitore che non vive con lui.E se anche è ammissibile pensare a intensificare i rapporti tra padre e figli in modo graduale, questa gradualità non deve però diventare una sostanziale assenza (come nel caso in cui al genitore sia concesso vedere il bambino solo due weekend al mese.

    1. al diritto di visita riconosciuto al genitore non affidatario corrisponde quello del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo: il genitore, quindi, non ha solo il diritto di vedere la prole, ma anche il dovere.Cosa succede se smetti di prendere tuo figlio per passare il week end e le festività insieme così come stabilito in sentenza? Quali sono, cioè, le conseguenze del mancato esercizio del diritto di visita?Ebbene, non esercitare il diritto/dovere di visita può determinare effetti molto gravi, sia dal punto di vista penale che da quello civile.La tua condotta, innanzitutto, può costituire reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.Il nostro Codice penale punisce il genitore che, non rispettando il provvedimento del giudice e disinteressandosi del figlio minore, realizza una condotta contraria alla morale della famiglia violando gli obblighi di assistenza familiare.Il termine “assistenza” fa riferimento, infatti, non soltanto al mantenimento economico, ma anche all’aspetto morale.Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che risponde del delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare il genitore che non curi l’educazione del figlio minore, si disinteressi delle sue condizioni di salute e della sua istruzione, non eserciti il suo diritto di visita e non partecipi in nessun modo alla sua vita di relazione.Se quindi non eserciti ripetutamente il diritto di visita, dimostrando disinteresse per la cura e la formazione di tuo figlio, puoi essere sottoposto a processo per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e condannato alla pena della reclusione fino ad un anno o alla multa da centotre euro a milletrentadue euro.Sul piano civile, invece, nel caso in cui il genitore non eserciti il diritto di visita, il giudice può far discendere da tale suo comportamento l’applicazione dell’affidamento esclusivo.Nei casi più gravi, il mancato esercizio del diritto di visita da parte del genitore non affidatario può determinare conseguenze ancora più gravi, ossia la decadenza dalla responsabilità genitoriale e l’obbligo al risarcimento del danno.

    2. Se l’assenteismo del padre causa al figlio un danno consistente (ad esempio una lesione della sua serenità personale o un pregiudizio allo sviluppo della sua personalità), quest’ultimo può rivolgersi al giudice per ottenere una somma a titolo di risarcimento per le sofferenze e le difficoltà patite per via del disinteresse del genitore.Nel giudizio promosso nei confronti del padre assente bisognerà fornire prova dei patemi d’animo e dei pregiudizi causati dal comportamento di quest’ultimo: poiché il danno patito dal figlio vittima dell’abbandono genitoriale non è facilmente dimostrabile né quantificabile, a liquidarlo sarà il giudice secondo equità, ossia in base a quanto appare giusto in base al caso concreto. Al riguardo, la Corte di Cassazione ha chiarito che va condannato al risarcimento del danno il padre che trascura i figli, in quanto pone in essere un comportamento che lede i diritti fondamentali di questi ultimi: specifica la Corte che il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti della prole integra la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione ed incrina i diritti nascenti dal rapporto di filiazione riconosciuti e tutelati dalla Costituzione e dalle norme internazionali. Si parla, in casi simili, di danni endofamiliari: con tale espressione si fa riferimento alle lesioni derivanti da condotte poste in essere in violazione di obblighi genitoriali e che si ripercuotono sui diritti fondamentali della persona, quali la dignità e il decoro.

  4. La mia ex moglie è una IENA! Cerca di ostacolare in tutti i modi possibili il mio diritto di visita. Cosa succede quindi?

    1. La separazione può dar luogo a situazioni problematiche, soprattutto nei casi in cui il rapporto tra gli ex coniugi sia particolarmente conflittuale. Purtroppo spesso accade che i figli, soggetti da tutelare, diventino strumenti di “vendetta” nei confronti dell’ex.Non di rado succede che l’ex moglie accampi scuse per non far vedere i figli al padre; a volte, addirittura, il diritto di visita di quest’ultimo viene esplicitamente negato.Il comportamento della madre che impedisce all’ex marito o all’ex compagno di vedere i figli ed esercitare quindi il proprio diritto di visita, costituisce reato.Il Codice penale punisce, infatti, chi viola un ordine imposto da un provvedimento del giudice: nel caso in questione, impedendoti di vedere tuo figlio, la tua ex non sta rispettando quanto stabilito con la sentenza di separazione. Se quindi si ostina ad impedirti l’esercizio del diritto di visita puoi presentare querela nei suoi confronti per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che la mancata esecuzione di provvedimenti relativi all’affidamento dei figli minori e, in particolare, l’aver impedito gli incontri tra il figlio minorenne e il padre, costituisce comportamento doloso volto ad aggirare gli obblighi imposti dal giudice e, inoltre, a limitare il diritto del padre. Per la madre che non consente al padre di esercitare il proprio diritto di visita possono sussistere anche conseguenze sul piano civile: la madre che ostacola il padre nell’esercizio del diritto di visita può infatti essere condannata al risarcimento del danno.La Corte di Cassazione ha condannato la madre che impediva al padre separato di vedere i propri figli, al risarcimento del danno non patrimoniale da versare al coniuge, nella misura di diecimila euro. La Cassazione, inoltre, ha revocato l’affidamento condiviso poiché era stata riscontrata la presenza di P.A.S., cioè la sindrome da alienazione parentale. Con l’espressione “Sindrome da alienazione familiare” si fa riferimento ad un vero e proprio disturbo causato dal comportamento di un genitore (definito “genitore alienante”) che porta i figli a dimostrare astio e rifiuto verso l’altro genitore (definito “genitore alienato”): in sostanza si tratterebbe di un incitamento portato avanti da uno dei genitori affinché il figlio si allontani dall’altro.La giurisprudenza ha chiarito al riguardo che perde l’affidamento condiviso la madre che allontana i figli dal padre, sgretolandone ai loro occhi la figura e facendo in modo che gli stessi arrivino a disprezzarlo, sino a non riconoscerne l’autorevolezza e il rapporto genitoriale.

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