Coronavirus nei tribunali: l’allarme degli operatori

28 Febbraio 2020
Coronavirus nei tribunali: l’allarme degli operatori

La proposta di una legge per uniformare i provvedimenti di gestione del rischio sanitario, ora adottati dai capi di ciascun ufficio in maniere molto diverse.

L’emergenza coronavirus sta cambiando il funzionamento quotidiano degli uffici giudiziari italiani. Attività bloccate in molti tribunali “salvo gli atti urgenti e indifferibili”, udienze sospese o rinviate nelle Regioni più a rischio, e dove invece nel resto d’Italia si celebrano, presenze in aula limitate alle sole parti di ciascun processo di volta in volta chiamato, mentre gli avvocati e i testimoni convocati per la medesima udienza rimangono ammassati nei corridoi.

E ancora, porte degli uffici spesso chiuse, cancellerie che filtrano il ricevimento del pubblico, distribuzione di gel disinfettanti, uso delle mascherine, sanificazione a macchia di leopardo, dove sì e dove no. Sono soltanto alcuni dei provvedimenti adottati in questi giorni in molti palazzi di giustizia italiani, dove il criterio base è quello di evitare assembramenti, ridurre le presenze e mantenere le distanze tra le poche persone rimaste e che per necessità devono frequentare ogni giorno le aule giudiziarie, con esposizione alla possibilità di contagio.

Tutti provvedimenti che, però, vengono adottati d’iniziativa dei capi dei vari uffici giudiziari, senza alcuna uniformità. Così oggi il noto avvocato Filippo Dinacci lancia, attraverso l’agenzia stampa Adnkronos, la sua proposta di “un provvedimento legislativo che spazzi via l’incertezza che grava sui tribunali lungo la Penisola – dove ogni corte d’Appello ha emesso delle proprie linee guida dopo l’emergenza coronavirus – e dia un segnale unico”.

Dinacci si fa portavoce della richiesta di diversi avvocati, i quali negli ultimi giorni si sono adeguati “non senza difficoltà” ai diversi provvedimenti emanati in materia di sicurezza e sanità nelle aule di giustizia. “Se esiste un rischio salute e per di più un rischio generalizzato occorre essere coerenti e sospendere anche le attività di udienza, fatta eccezione ovviamente per i casi urgenti. In tale situazione il timore che si avverte è quello relativo al decorso della prescrizione e allora qui dovrebbe intervenire il potere legislativo prevedendo una norma per altro già collaudata nel passato che sospenda i termini di prescrizione per la durata in cui le udienze non possono essere celebrate per motivi sanitari”, spiega Dinacci all’Adnkronos.

L’invito al governo è di adottare un provvedimento sulla falsariga di quello già usato nelle zone terremotate. “In questo caso nessuno avrebbe da ridire: si fermano i termini della prescrizione e si tutela il diritto alla difesa, perché l’imputato ha il diritto di essere assistito dal proprio difensore e se questo una volta rientrato, ad esempio da Lodi a Roma, deve autodenunciarsi e mettersi in quarantena non potrebbe più difendere gli altri clienti per un lungo periodo. In tal modo viene meno – conclude l’avvocato Dinacci – una grande garanzia per tutti”.

Intanto l’agenzia stampa Adnkronos ci comunica, anticipando i contenuti del decreto che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri in programma stasera, che sarà adottata la sospensione dei termini ed il rinvio delle udienze nei procedimenti civili, penali, amministrativi e di competenza di ogni altra giurisdizione speciale.

Nel dettaglio, stando alla bozza visionata dall’Adnkronos, si prevede che “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 marzo 2020, sono rinviate d’ufficio a data successiva al 31 marzo 2020 le udienze dei procedimenti civili, amministrativi e di competenza di ogni altra giurisdizione speciale pendenti presso gli uffici giudiziari ubicati nelle Regioni cui appartengono i Comuni della zona rossa“.

Escluse dallo stop, invece, le udienze nelle cause di competenza del tribunale per i minorenni, nelle cause relative ad alimenti, nei procedimenti cautelari, in quelli per la nomina dell’amministratore di sostegno, di interdizione o di inabilitazione, di convalida del trattamento sanitario obbligatorio, nei procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, nei procedimenti di convalida dell’espulsione, allontanamento e trattenimento di cittadini di paesi terzi e dell’Unione europea, tra gli altri. La norma, è specificato, è rimessa alla presidenza del Consiglio dei ministri.



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