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Incidente senza scontro tra auto: c’è risarcimento?

1 Marzo 2020
Incidente senza scontro tra auto: c’è risarcimento?

Concorso di colpa e indennizzo diretto: le regole in caso di sinistro senza urto tra le macchine coinvolte.

Immagina di percorrere, a bordo della tua auto, una strada stretta fuori città. Ad una curva, vedi all’improvviso comparire un’altra macchina, leggermente spostata sul tuo lato della carreggiata. I riflessi ti portano a dare una forte “controsterzata” in modo da evitare l’urto. Vai, però, a finire contro il muretto di contenimento alla tua destra. Anche l’altro conducente fuoriesce dalla strada. La collisione tra i due mezzi è stata evitata ma le conseguenze non sono meno lievi: le rispettive macchine sono distrutte. Come si procede in questi casi? In presenza di un incidente senza scontro tra auto c’è risarcimento? Cerchiamo di fare il punto della situazione anche alla luce di una recente ordinanza pronunciata dalla Cassazione che mette il faro su tali ipotesi di sinistri stradali [1].

Incidente senza scontro tra le auto: chi ha ragione e chi ha torto?

Se è vero che, nel definire la responsabilità in caso di incidente stradale, una delle prime verifiche che fanno le autorità è sui punti di contatto dei mezzi, quando questi non si toccano risulta più difficile definire le rispettive colpe. Sicché, ci si deve basare su altri elementi come:

  • la segnaletica orizzontale e verticale presente sul luogo;
  • le strisce di frenata sull’asfalto;
  • la posizione dei mezzi dopo l’incidente (che potrebbe rivelarne la velocità);
  • le testimonianze dei presenti.

Il Codice civile stabilisce le seguenti due regole per definire la responsabilità in caso di incidente stradale:

  1. il conducente deve risarcire i danni prodotti se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento;
  2. se c’è uno scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia pari responsabilità (quindi, un concorso di colpa al 50%). La prova contraria consiste appunto in ciò che è indicato alla prima regola, ossia il poter dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento.

La circostanza che non vi sia stato uno scontro tra veicoli impedisce l’applicazione della presunzione di ugual concorso di colpa, enunciata con la seconda regola, ma non la prima.

Quindi, chi vuol ottenere il risarcimento del danno deve dimostrare: 

  1. la violazione delle regole del Codice della strada da parte dell’altro conducente;
  2. e di non aver potuto evitare l’incidente. 

Se, quindi, il danneggiato riesce a provare che l’incidente è stato causato da una manovra o un comportamento scorretto dell’altro conducente, tale da non poter essere previsto in anticipo e, quindi, scongiurato, allora potrà sperare di ottenere un risarcimento danni integrale.

Se vuoi maggiori chiarimenti su questo punto leggi l’articolo sul risarcimento danni senza urto.

Incidente senza urto: ho diritto ad essere risarcito?

Il fatto che agli incidenti senza urto non si applichi la presunzione di colpa non significa che non si possa ottenere il risarcimento. Il punto è che, per potersi far liquidare i soldi dall’assicurazione, bisogna fornire la doppia prova appena indicata. Diversamente, neanche il giudice potrà condannare la compagnia.

Questo, però, non toglie che non vi possa essere un concorso di colpa se si accerta che entrambi i conducenti hanno agevolato il sinistro con le rispettive condotte.

Incidente senza scontro: c’è l’indennizzo diretto? 

Il secondo problema da affrontare è a quale compagnia assicurativa rivolgere la domanda di risarcimento. La legge prevede la regola del cosiddetto indennizzo diretto: il danneggiato deve cioè chiedere la liquidazione dei danni alla propria assicurazione che, successivamente, si rivarrà su quella del responsabile. Questa regola vale tutte le volte in cui si verifica un incidente stradale collegato alla circolazione o al normale uso dei mezzi (quindi, anche in caso di auto ferme o parcheggiate). Il fatto che non vi sia stato uno scontro diretto tra le autovetture e che, quindi, non vi siano punti di contatto non esclude l’applicazione della regola dell’indennizzo diretto. Sicché, il conducente “dalla parte della ragione” potrà avanzare la richiesta di risarcimento alla propria compagnia.  


note

[1] Cass. ord. n. 5433/20 del 27.02.2020.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 13 novembre 2019 – 27 febbraio 2020, n. 5433

Presidente Armano – Relatore Sestini

Fatto e diritto

RILEVATO

che:

l’amministratore di sostegno di M.G. agì per il risarcimento dei danni riportati dall’amministrato a causa della caduta dal proprio motoveicolo, determinata ad una brusca frenata, cui era conseguita una gravissima invalidità permanente;

sostenne l’attore che l’incidente era dipeso da una manovra di emergenza posta in essere dal M. che, mentre percorreva (omissis) , aveva visto invadere parzialmente la propria carreggiata da un’autovettura condotta da G.A. , proveniente dalla laterale (OMISSIS) ; aggiunse che sussisteva una responsabilità concorrente di D.E. , che aveva parcheggiato la propria autovettura in zona vietata ed in posizione tale da ostacolare la libera visuale dell’incrocio;

convenne pertanto in giudizio sia il G. e la sua compagnia assicuratrice Generali Italia s.p.a. che la D. , i quali si costituirono contestando la domanda; propose intervento volontario la Zurich Insurance P.l.c., assicuratrice della D. ;

il Tribunale rigettò le richieste attoree e compensò le spese di lite;

la Corte di Appello di Milano ha rigettato sia l’appello principale del M. che quello incidentale della D. , condannando il primo al pagamento delle spese del grado in favore di tutti gli appellati e dichiarando interamente compensate le spese del giudizio di appello fra la D. e la Zurich;

la Corte ha osservato, fra l’altro, che:

era pacifico che non vi era stato alcuno scontro fra veicoli, risultando pertanto inapplicabile la presunzione di pari responsabilità di cui all’art. 2054 c.c., comma 2;

neppure risultava applicabile la previsione di cui all’art. 2054 c.c., comma 1, in difetto della prova della correlazione causale fra l’altrui condotta colposa e il danno subito dall’attore;

dai rilievi della Polizia locale e dalle dichiarazioni del teste F. – ritenute più attendibili di quelle rese dal teste D.M. – emergeva che il G. proveniva da una strada avente diritto di precedenza e che, comunque, la sua auto non aveva invaso la carreggiata occupata dal motociclista, il quale – invece – percorreva una strada inibita ai veicoli ordinari e procedeva a velocità eccessiva;

il sinistro era dunque riconducibile “in via esclusiva alla condotta gravemente colposa del M. , il quale aveva “perso il controllo dello scooter avendo posto in essere manovre di emergenza inconsulte, dato che nessun veicolo, per quanto con diritto di precedenza, stava per interessare la sua corsia di percorrenza nella quale si sarebbe potuto e dovuto fermare senza alcun pregiudizio qualora avesse adottato una velocità consona ai luoghi”;

nè era ravvisabile alcun profilo di responsabilità a carico della D. – ancorché sanzionata ai sensi dell’art. 158 C.d.S. – in quanto la violazione prospettata non aveva “svolto alcun contributo causale nell’evento dannoso”, trovandosi il M. “nelle condizioni di poter percepire la presenza di auto in movimento e in fase di avvicinamento all’intersezione, particolarmente ampia, come ben visibile nelle fotografie in atti, e di assumere una velocità consona ai luoghi”;

ha proposto ricorso per cassazione il M. , rappresentato dal proprio amministratore di sostegno, affidandosi a quattro motivi; hanno resistito, con controricorso, il G. , la D. , la Generali Italia e la Zurich Insurance; la D. ha anche proposto ricorso incidentale nei confronti della Zurich (che ha resistito con autonomo controricorso) e ricorso incidentale condizionato nei confronti del M. ;

hanno depositato memoria il M. , la D. e la Zurich Insurance.

Considerato, quanto al ricorso principale, che:

il primo motivo denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2054 c.c. e art. 158 C.d.S. e la “mancata applicazione da parte del giudice di merito dei principi fondamentali di diritto”: assume il ricorrente che, nella specie, avrebbe dovuto trovare applicazione l’art. 2054 c.c., comma 1 essendo pacifico che il danno era derivato dalla circolazione di veicoli (nella cui nozione doveva ricomprendersi anche la sosta degli stessi); aggiunge che l’onere della prova a carico del danneggiato doveva “riguardare il nesso di causalità tra la circolazione dei veicoli ed il danno, rimanendo in capo ai signori G. e D. la dimostrazione di aver fatto tutto il possibile per evitare il verificarsi dell’evento”; precisa che “il fatto che nel caso di specie non vi sia stato scontro tra i veicoli (…) non può certamente valere ad aggravare la posizione del soggetto danneggiato; al contrario grava i danneggianti dell’onere della prova liberatoria una volta -ovviamente- che sia dimostrato il nesso di causalità tra la circolazione del veicolo ed il danno”; contesta, infine, che la posizione irregolare del veicolo della D. non abbia aggravato la condizione di pericolosità dell’incrocio, rilevando che gli stessi elementi considerati dalla Corte “non fanno che confermare l’ostruzione della visibilità”;

il motivo è infondato: la Corte ha deciso in conformità allo stesso criterio individuato dal ricorrente, giacché ha negato l’applicabilità dell’art. 2054 c.c., comma 1 dopo avere escluso la sussistenza di nesso causale fra le condotte del G. e della D. e la caduta del motociclista; dal che ha fatto correttamente conseguire l’impossibilità di richiedere ai convenuti la prova liberatoria (sull’assenza di colpevolezza) prevista dall’art. 2054 c.c., comma 1; il tutto in conformità al principio secondo cui “la circostanza che non vi sia stato scontro tra veicoli impedisce l’applicazione della presunzione di ugual concorso di colpa di cui all’art. 2054 c.c., comma 2 ma non la presunzione di responsabilità prevista nel comma 1 cit. articolo, poiché tale presunzione sorge a carico del conducente sempre che sia accertato il nesso di causalità tra la circolazione di un veicolo e il danno all’altro veicolo. La prova del nesso di causalità, che grava a carico dell’attore, si risolve nella prova di un comportamento del conducente contrario alle norme, generiche e specifiche, che regolano la circolazione stradale, causativo del danno posto a fondamento della domanda” (Cass. n. 8249/1998, conforme a Cass. n. 2786/1978);

nè – alla luce di tale condivisibile principio – potrebbe ritenersi sufficiente (come parrebbe ritenere il ricorrente) che il danno si sia verificato nell’ambito della circolazione, giacché l’onere del convenuto di fornire la prova liberatoria “di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno” può sorgere soltanto una volta che sia stato dimostrato (dall’attore) che il danno è stato “prodotto” (ossia causato) dall’asserito responsabile;

col secondo motivo (“omessa motivazione su fatto controverso e decisivo (…), erronea applicazione del ragionamento logico presuntivo ed al giudizio di causalità giuridica, violazione art. 41 c.p.”), il ricorrente lamenta che la Corte di Appello “ha violato i principi che presiedono al ragionamento presuntivo, affermando che dall’esclusione della responsabilità di G.A. dovesse automaticamente discendere la negazione del nesso di causalità tra la condotta di D.E. ed il sinistro”, giacché “l’ostruzione della visuale ha fatto sì che il motociclista abbia visto l’automobile avvicinarsi quando già era nell’immediata vicinanza dell’incrocio”; aggiunge che la Corte ha anche violato i principi di cui all’art. 41 c.p., in punto di concorso di cause, facendo “discendere automaticamente dalla dichiarazione di responsabilità del M. l’esclusione di un concorso della D. “;

il motivo, inammissibile laddove denuncia un vizio di omessa motivazione non più deducibile ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (applicabile ratione temporis), è parimenti inammissibile nella parte in cui ipotizza l’erroneo ricorso a criteri presuntivi e la violazione dei principi sul concorso causale senza individuare specifici errori di diritto, ma contestando – nella sostanza – l’apprezzamento di merito circa l’irrilevanza causale della posizione irregolare del veicolo della D. ;

il terzo motivo denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. e la nullità della sentenza “per travisamento della prova”: il ricorrente rileva che la Corte “ha fondato la propria decisione sulla circostanza, smentita dagli atti di causa, che lungo la (OMISSIS) fosse vietato il transito ai veicoli”, evidenziando che nel verbale relativo all’incidente non vi era alcuna menzione del divieto di transito;

il motivo è inammissibile in quanto prospetta un errore di lettura delle risultanze istruttorie che avrebbe dovuto essere fatto valere in via revocatoria; il tutto a prescindere dalla considerazione che -alla luce della complessiva motivazione – la circostanza della circolazione in strada vietata ai mezzi ordinari non ha costituito elemento decisivo per l’affermazione dell’esclusiva responsabilità del M. ;

col quarto motivo (“violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., interpretazione e comunque mancata applicazione da parte del giudice di merito dei principi fondamentali di diritto, nullità della sentenza (…) per contrasto tra motivazione e dispositivo”), il ricorrente assume che le gravi ragionì che secondo la Corte di appello avevano giustificato la compensazione delle spese del giudizio di primo grado avrebbero dovuto condurre a compensare anche le spese del secondo grado, tenuto conto dei “risvolti umani delicatissimi” della vicenda;

il motivo è infondato, giacché la circostanza che la Corte di Appello abbia ritenuto non censurabile la decisione del primo giudice che aveva disposto la compensazione non comportava che anche il giudice del gravame dovesse avvalersi della facoltà di compensare (il cui mancato esercizio non è sindacabile in sede di legittimità), tanto più in una situazione in cui non si poneva la necessità di effettuare per la prima volta la ricostruzione delle modalità dell’incidente.

Considerato, quanto al ricorso incidentale della D. , che:

con i due motivi, la ricorrente censura la sentenza per non avere condannato la Zurich a rifondere alla propria assicurata le spese di costituzione in giudizio, ai sensi dell’art. 1917 c.c., comma 3;

l’interesse della D. a censurare la statuizione sulle spese non è sorto in conseguenza della proposizione del ricorso principale, ma era originario e conseguente al fatto stesso della pronuncia della sentenza;

tanto premesso e considerato che il ricorso incidentale risulta tardivo (in quanto proposto il 7.2.18, oltre la scadenza del termine “lungo” di impugnazione), deve affermarsene l’inammissibilità alla luce del principio secondo cui “l’impugnazione incidentale tardiva, da qualunque parte provenga, va dichiarata inammissibile laddove l’interesse alla sua proposizione non possa ritenersi insorto per effetto dell’impugnazione principale” (Cass. n. 12387/2016 e Cass. n. 6156/2018).

Considerato, quanto al ricorso incidentale condizionato della D. , che lo stesso risulta assorbito dal rigetto del ricorso principale.

CONSIDERATO

altresì, che:

le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo;

sussistono, in relazione al ricorso principale e a quello incidentale, le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiarando inammissibile il ricorso incidentale e assorbito il ricorso incidentale condizionato;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate, per compensi, in Euro 4.000,00 in favore del G. e della Generali Italia e in Euro 5.000,00 in favore di ciascuno degli altri controricorrenti, oltre ad Euro 200,00 per esborsi ed oltre al rimborso delle spese

forfettarie e degli accessori di legge;

condanna la D. al pagamento delle spese in favore della Zurich Insurance, liquidandole in Euro 4.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i rispettivi ricorsi, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

 


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