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Stato di gravidanza: ultime sentenze

12 Aprile 2020
Stato di gravidanza: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: donna in stato di gravidanza; divieto di licenziare una donna in stato di gravidanza; sospensione del termine di preavviso del licenziamento; trattamento economico di maternità.

Avanzato stato di gravidanza e assegnazione dell’alloggio 

In tema di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica il conseguimento della disponibilità dell’abitazione non determina automaticamente alcun diritto all’assegnazione, essendo ciò oggetto di verifica da parte dell’ente cui doveva essere comunicato , né l a situazione personale del richiedente può legittimare la elusione della procedura amministrativa per l’assegnazione dell’alloggio (l’avanzato stato di gravidanza, la situazione di grave disagio sociale, l’assenza di eventuale abitazione alternativa e qualsivoglia sostegno familiare ) .

Tribunale Roma sez. VI, 19/08/2019, n.13834

Il divieto di espulsione per il marito straniero

La disposizione di cui all’art. 19, comma 2, lett. d) d.lg. 25 luglio 1998, n. 286 è applicabile anche al marito straniero convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio; tale fattispecie non introduce un divieto assoluto di espulsione o di respingimento, ma una temporanea sospensione del relativo potere fondata sulla particolare tutela che l’ordinamento, in questa come in varie altre materie, appresta per la donna in stato di gravidanza e nel periodo immediatamente successivo alla nascita del figlio.

Si tratta, pertanto, di una misura di protezione temporanea, proprio perché correlata ad una particolare situazione, ora estesa anche al marito straniero convivente, e pertanto con durata limitata ai mesi immediatamente successivi alla nascita del figlio.

Cassazione civile sez. I, 27/06/2019, n.17278

Lo stato di gravidanza insorto durante il periodo di preavviso

La sospensione del termine di preavviso del licenziamento durante il decorso della malattia del lavoratore, con conseguente inefficacia del licenziamento fino alla cessazione della malattia o dell’esaurimento del periodo di comporto, costituisce un effetto che deriva direttamente dalla legge e, quindi, si produce per il solo fatto della sussistenza dello stato morboso, indipendentemente dalla comunicazione della malattia che, di regola, a seconda della disciplina collettiva, può essere effettuata entro tre giorni dall’insorgenza.

Ne consegue che lo stato di gravidanza, insorto durante il periodo di preavviso, se pure non è causa di nullità del licenziamento ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo 151/2001 costituisce evento idoneo, ai sensi dell’articolo 2110 del codice civile, a determinare la sospensione del periodo di preavviso.

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2019, n.9268

Gravidanza durante il periodo di preavviso: ne sospende l’efficacia?

Il divieto di licenziare una donna in stato di gravidanza sancito dall’art. 54 d.lgs. n. 151/2001 si riferisce al momento in cui il recesso è stato intimato e si è perfezionato e non al momento di produzione dei suoi effetti.

Dunque, la gravidanza sopravvenuta durante il periodo di preavviso non costituisce causa di nullità del licenziamento per violazione del predetto art. 54 d.lgs. n. 151/2001 ma determina la sospensione del periodo di preavviso e, dunque, posticipa gli effetti dello stesso e, cioè, la definitiva cessazione del rapporto di lavoro e di tutte le obbligazioni ad esso connesse.

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2019, n.9268

Licenziamento della lavoratrice incinta: nullità

Il licenziamento intimato alla lavoratrice in stato di gravidanza, anche nel caso di inconsapevolezza del datore di lavoro – non avendo questi ricevuto un certificato medico attestante la situazione personale della dipendente – costituisce un recesso “contra legem”, quindi nullo con conseguente reintegra della lavoratrice.

Tribunale Roma sez. lav., 05/02/2019, n.1035

Gravidanza, mancato avviamento al lavoro e risarcimento del danno

L’inserimento in graduatoria attribuisce un diritto soggettivo all’assunzione, con la conseguenza che la lavoratrice ha diritto al risarcimento del danno per non essere stata avviata al lavoro a causa dello stato di gravidanza.

Tribunale Foggia sez. lav., 09/11/2018, n.6168

Minore in stato di gravidanza: può essere autorizzata al matrimonio?

Sussistono i “gravi motivi” per autorizzare la minore a contrarre matrimonio, allorquando la stessa si trovi in stato di gravidanza ed abbia dimostrato la seria intenzione di creare una comunione di vita con il proprio compagno.

Tribunale minorenni Caltanissetta, 10/07/2018

Certificato medico attestante lo stato di avanzata gravidanza

In tema di legittimo impedimento a comparire del difensore, il mero stato di avanzata gravidanza non può di per sé costituire, in assenza di specifiche attestazioni sanitarie indicative di uno stato di malattia ovvero di minaccia di parto prematuro, ragione di assoluta impossibilità a comparire.

(In motivazione, la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la prospettata illegittimità costituzionale dell’art. 420-ter, c.p.p., per contrasto con la tutela della maternità, evidenziando come anche la disciplina prevista dalla l. 11 dicembre 1990, n. 379, in favore della professionista iscritta alla cassa di previdenza, contempla la possibilità dello svolgimento dell’attività professionale nel periodo durante il quale viene erogata l’indennità di maternità).

Cassazione penale sez. VI, 23/03/2018, n.26614

Lavoratrice in gravidanza e licenziamento collettivo

La legge nazionale che consente di licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo non è contraria al diritto dell’Unione europea, fermo restando la possibilità per ciascun Stato membro di prevedere tutele più stringenti per le dipendenti madri e gestanti. Ad affermarlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea pronunciandosi su una vicenda nata in seguito al licenziamento di una lavoratrice in stato di gravidanza nell’ambito di una procedura di riduzione collettiva del personale avviata da una banca.

Per i giudici di Lussemburgo, infatti, la scelta del datore di lavoro di licenziare una lavoratrice nel periodo che va dall’inizio della gravidanza fino al termine del congedo di maternità per motivi non connessi allo stato di gravidanza della lavoratrice “non è contraria alla direttiva 92/85 se il datore di lavoro fornisce per iscritto giustificati motivi di licenziamento e il licenziamento dell’interessata è consentito dalle legislazioni e/o prassi dello Stato membro”.

Corte giustizia UE sez. III, 22/02/2018, n.103

L’accertato stato di gravidanza del difensore

Ai sensi dell’art.420-ter, coma 5 -bis, c.p.p., il difensore che abbia comunicato prontamente lo stato di gravidanza deve ritenersi legittimamente impedito a comparire nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi ad esso.

Tale principio, sebbene non applicabile in via retroattiva, secondo una lettura costituzionalmente orientata verso l’art.3 cost, può trovare applicazione anche nelle vicende processuali anteriori alla data di entrata in vigore (1° gennaio 2018) della citata norma di legge.

Cassazione penale sez. VI, 23/11/2017, n.56970

Gravidanza a rischio

Non spetta il trattamento economico di maternità quando lo stato di gravidanza a rischio sia insorto dopo più di sessanta giorni della sospensione del rapporto per congedo per formazione, che non è suscettibile di interruzione se non in caso di sopravvenuta grave e documentata infermità, individuata secondo i criteri determinati dal comma 4 dell’articolo 4 della l. 53/2000.

Cassazione civile sez. lav., 14/07/2017, n.17524

Termine del rapporto di lavoro

Il licenziamento della lavoratrice deve presumersi – senza che sia stata raggiunta prova contraria – intervenuto durante lo stato di gravidanza in coincidenza con l’avvenuto concepimento e, come tale affetto da nullità.

Il secondo licenziamento ricondotto questa volta alla dichiarata cessazione dell’attività dell’azienda, condizione che consente il licenziamento anche della lavoratrice in maternità, per la richiesta dell’impresa di accedere a concordato preventivo, successivamente omologato, e acclarato che l’attività d’impresa non sia mai proseguita dopo tale richiesta, deve ritenersi essere legittimo.

Corte appello Firenze sez. lav., 05/06/2017, n.673



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