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Debiti ereditari: ultime sentenze

9 Agosto 2021
Debiti ereditari: ultime sentenze

Limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari; dichiarazione di successione; accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.

I debiti ereditari

A seguito dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, prescritta, a pena di inammissibilità dell’azione, dall’art. 564 c.c., l’erede beneficiato risponde dei debiti ereditari e dei legati non solo “intra vires hereditatis”, e cioè non oltre il valore dei beni a lui pervenuti a titolo di successione, ma altresì esclusivamente “cum viribus hereditatis”, con esclusione cioè della responsabilità patrimoniale in ordine a tutti gli altri suoi beni, che i creditori ereditari e i legatari non possono aggredire, sicché già in fase antecedente l’esecuzione forzata è preclusa ogni misura anche cautelare sui beni propri dell’erede, vale a dire diversi da quelli a lui provenienti dalla successione.

Cassazione civile sez. II, 22/12/2020, n.29252

Debiti del defunto: il chiamato all’eredità è responsabile?

La rinuncia all’eredità, per effetto della sua caratteristica retroattività al momento dell’apertura della successione, come previsto dall’articolo 521 del codice civile, rende il chiamato all’eredità non responsabile del debito tributario del defunto, anche se la rinuncia intervenga dopo che, in epoca successiva all’apertura della successione, venga notificato un avviso di liquidazione, il quale sia poi divenuto definitivo per mancata impugnazione. Ciò in quanto la responsabilità per i debiti ereditari, compresi quelli tributari, grava su chi, accettando l’eredità, assume la qualità di erede e non grava sul “semplice” chiamato all’eredità. Ad affermarlo è la Cassazione, per la quale, inoltre, se l’Amministrazione intende far valere l’intervenuta accettazione tacita dell’eredità deve fornirne la prova.

Cassazione civile sez. trib., 03/11/2020, n.24317

Responsabilità dell’erede per i debiti del defunto: limiti

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario limita al valore dei beni ricevuti la responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, ma di per sé non impedisce che, entro i limiti del valore dell’eredità, i creditori ereditari agiscano direttamente contro di lui e sui suoi beni.

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, n.20531

Debiti ereditari pagati da uno dei coeredi legittimi

In relazione ai debiti ereditari pagati solo da uno dei coeredi legittimi, spetta al predetto il rimborso da parte degli altri eredi pro quota e ciò a prescindere dall’azione di rendiconto tra coeredi, in quanto trattasi di debito proprio della massa ereditaria per il quale ciascuno dei coeredi risponde pro quota ai sensi degli art. 752 e 754 c.c. ed ha diritto di rivalsa verso gli altri coeredi.

Ai debiti ereditari già esistenti al momento dell’apertura della successione, vanno poi assimilati ontologicamente i debiti a carico della massa (ad esempio quelli per spese funerarie o per imposte di successione), perché, pur essendo venuti ad esistenza dopo la morte del de cuius si trasmettono anch’essi agli eredi ex lege e costituiscono il passivo ereditario.

Per contro i crediti ereditari entrano a far parte della comunione ereditaria e vi restano sino allo scioglimento della stessa per effetto della divisione e quindi non è possibile opporre in compensazione a tali debiti i crediti della massa sino al momento della divisione.

Tribunale Modena sez. I, 12/06/2019, n.915

L’obbligazione tributaria

In tema di obbligazione tributaria, l’accettazione dell’eredità è il presupposto perché si possa rispondere dei debiti ereditari, una rinuncia, esclude che possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari il rinunciatario, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere una accettazione implicita dell’eredità (art. 476 c.c.), ma della relativa prova l’Amministrazione Finanziaria è parte processualmente onerata.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. XIV, 31/05/2019, n.1558

Chi è chiamato a rispondere dei debiti ereditari?

Posto che il principio nomina et debita hereditaria ipso iure dividuntur può essere legittimamente derogato, il de cuius ha la possibilità di apporre ai suoi beni i carichi che più gli aggradano, salvo agli eredi la facoltà di sottrarsi a quei vincoli, rinunciando all’eredità o accettandola con il beneficio d’inventario, con al conseguenza che, in caso di morte del fideiussore ciascun coerede può essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari in solido con gli altri coeredi in misura eccedente la propria quota ereditaria.

Tribunale Trento, 26/04/2019, n.359

La rinuncia all’eredità

In tema di debiti ereditari, il soggetto chiamato all’eredità e che non l’abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari (art. 486 cod. civ.), può stare in giudizio per rappresentare l’eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all’ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario.

Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l’onere di resistere sostenendo l’insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un’altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all’esecuzione, anche ai fini dell’allegazione della sopravvenuta rinuncia all’eredità; ne deriva che la rinuncia all’eredità, avvenuta solo dopo la costituzione in giudizio in sede di riassunzione e successivamente alla notifica della sentenza di condanna, non vale ad escludere l’obbligo di pagamento del debito del de cuius per l’opponente.

Tribunale Cosenza sez. I, 18/01/2019, n.96

Tributi locali: la ripartizione dei debiti ereditari

In materia di tributi locali, in mancanza di norme speciali che vi deroghino, deve essere applicata la comune regola di ripartizione dei debiti ereditari pro quota di cui all’art. 752 e all’art. 1295 c.c., non essendo applicabile in via analogica, la regola speciale della solidarietà dei coeredi predisposta soltanto per i debiti contratti dal de cuis relativamente al mancato pagamento delle imposte sui redditi, né quella, per le medesime ragioni, di cui all’art. 36 del D.Lgs. n. 346/1990, predisposta per il mancato pagamento dell’imposta di successione, e neppure la speciale regola della solidarietà di cui all’art. 57 del D.P.R. n. 131/1986, che non riguarda i coeredi del debitore solidale dell’imposta di registro.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. III, 25/06/2018, n.2502

La responsabilità dell’erede per i debiti ereditari

La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere il pagamento dell’imposta di successione, sino a quando non venga chiusa la procedura di liquidazione dell’eredità e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l’illegittimità della cartella di pagamento, notificata quando la procedura di liquidazione dei debiti ereditari non era ancora conclusa).

Cassazione civile sez. trib., 11/05/2018, n.11458

Rapporti interni tra coeredi e rapporti verso i creditori

In tema di pagamento di debiti ereditari, l’obbligazione corrispondente è diversamente regolata nei rapporti interni tra i coeredi e nei rapporti verso i creditori. Nei rapporti interni tra coeredi trova applicazione la regola contenuta nell’articolo 752 del Cc, per il quale i coeredi rispondono del pagamento dei debiti già esistenti in capo al defunto in proporzione delle loro quote ereditarle.

Nei rapporti con i creditori, invece, vige la regola posta dall’articolo 754 del Cc, della divisibilità del debito secondo la consistenza della quota attribuita, con esclusione di qualsivoglia relazione di solidarietà tra le rispettive obbligazioni.

In virtù di tale ultima disposizione, pertanto, il coerede convenuto per il pagamento di un debito ereditario ha l’onere di indicare al creditore questa sua condizione di coobbligato passivo entro i limiti della propria quota, con la conseguenza che, integrando tale dichiarazione gli estremi dell’istituto processuale della eccezione propria, la sua mancata proposizione consente al creditore di chiedere legittimamente il pagamento per l’intero.

Corte appello Cagliari sez. I, 04/01/2018, n.9

Presupposto dell’accettazione dell’eredità

In materia tributaria, l’assunzione delle obbligazioni del “de cuius” richiede l’accettazione dell’eredità, essendo insufficiente la partecipazione alla denuncia di successione, sicché, seppure intervenuta tardivamente la rinuncia alla eredità ed omessa la rettifica della dichiarazione di successione, prevista dall’art. 28, comma 6, del d.lgs. n. 346 del 1990, l’assenza della pregressa accettazione esclude la legittimazione passiva per i debiti ereditari.

Tuttavia la rinuncia tardiva, senza rettificazione della dichiarazione di successione, legittimando l’Amministrazione finanziaria a notificare l’atto impositivo, impone al contribuente la costituzione in giudizio e l’onere di provare la sua estraneità ai debiti ereditari tributari, gravando sulla parte pubblica la prova della decadenza dal diritto di esercizio di una valida rinuncia.

Cassazione civile sez. trib., 29/03/2017, n.8053

Imposta di successione: accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

In materia d’imposta di successione, la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, è opponibile all’Erario anche in sede di impugnazione del diniego di rimborso dell’imposta versata, a prescindere dalla mancata impugnazione del precedente atto impositivo, atteso che l’Amministrazione, pur potendo notificare l’avviso di liquidazione all’erede che abbia accettato con beneficio d’inventario, può esigere l’imposta da costui solo una volta chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari e sempre che sussista un attivo a suo favore.

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2017, n.4788

Accettazione con beneficio d’inventario e pagamento dei debiti ereditari

L’erede che accetta con beneficio d’inventario, ai sensi dell’art. 490, comma 2, n. 2), c.c., è responsabile per il pagamento dei debiti ereditari e dei legati nei limiti del valore dei beni costituenti il patrimonio ereditario (“intra vires”) e con i soli beni ereditari (“cum viribus hereditatis”), sicché, in caso di vendita di cosa altrui da parte del “de cuius”, anche se il bene venduto viene a trovarsi nel patrimonio dell’erede beneficiario, non può trovare applicazione il disposto di cui all’art. 1478, comma 2, c.c., – secondo cui il compratore diventa proprietario allorquando il venditore acquista la proprietà dal titolare di essa – in quanto, in tal modo, si verrebbe ad assicurare il soddisfacimento dell’obbligazione ex art. 1478, comma 1, c.c. mediante beni estranei al patrimonio ereditario, in deroga al principio della limitazione della responsabilità “cum viribus”.

Cassazione civile sez. II, 29/12/2016, n.27364

Debiti ereditari pro quota con pluralità di eredi

L’azione per il pagamento di un debito ereditario non determina, laddove al “de cuius” succeda una pluralità di eredi, una situazione di litisconsorzio necessario fra costoro, non versandosi in ipotesi di rapporto unico ed inscindibile, giacché ciascun erede è tenuto a soddisfare i debiti ereditari “pro quota”.

Cassazione civile sez. II, 03/03/2016, n.4199

Debiti ereditari: limitazione della responsabilità dell’erede

La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere l’imposta ipotecaria, catastale o di successione sino a quando non si sia chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari, e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, che aveva escluso potesse essere prospettata la questione dell’accettazione con beneficio d’inventario con il ricorso avverso la cartella di pagamento, una volta divenuto definitivo per omessa impugnazione l’avviso di liquidazione).

Cassazione civile sez. VI, 15/07/2015, n.14847



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18 Commenti

  1. Al momento dell’apertura di una successione, non bisogna solo provvedere alla divisione del patrimonio residuo lasciato dal defunto, ma è necessario anche procedere al pagamento dei debiti ereditari.I debiti si trasferiscono automaticamente su tutti gli eredi, sia su quelli che hanno accettato l’eredità in modo “puro e semplice”, sia su quelli che l’hanno accettata con beneficio di inventario. Solo coloro che non hanno accettato l’eredità – e pertanto non sono neanche definibili “eredi” – restano esclusi dal pagamento dei creditori e di tutte le spese conseguenti alla successione (ivi comprese quelle fiscali).

    1. Il primo principio che regola la divisione dei debiti tra gli eredi è quello relativo alle quote. Un erede non succede nella proprietà di un singolo bene, ma nella quota dell’intero patrimonio del defunto. Così, se questi ha lasciato una casa, un conto corrente, un terreno e una collezione di quadri, il figlio erede al 25% vanterà una quota pari a un quarto (appunto il 25%) su tutti tali beni e non, invece, l’intera proprietà di uno solo di essi.La proprietà si trasferisce su uno specifico bene solo all’esito della divisione ereditaria, che è un apposito procedimento che segue l’apertura della successione e che consente a ciascun erede di diventare titolare di uno o più beni del patrimonio del defunto.Le stesse regole valgono per la ripartizione dei debiti ereditari tra gli eredi: come ciascun erede subentra nel patrimonio attivo, è altresì responsabile per le passività ossia le obbligazioni non corrisponde dal defunto prima di morire, siano esse di natura privata (debiti con la banca, con il vicino di casa, con il condominio, con il locatore, con le società di fornitura della luce, acqua e gas, con l’assicurazione auto, ecc.) che di natura pubblica e tributaria (imposte sulla casa, bollo auto, Irpef, Iva, ecc.). Quindi, per capire quanto deve pagare un erede dei debiti del defunto basta sapere qual è la sua quota di eredità: essa sarà la misura entro la quale questi è tenuto a contribuire al pagamento dei creditori.

    1. Il secondo principio che regola il pagamento dei debiti ereditari è quello in merito alla cosiddetta “solidarietà”: cosa succede se uno degli eredi non paga la propria parte del debito comune? La regola è che ogni erede è responsabile solo della propria quota di debito. Sicché se un creditore non ottiene, da uno degli eredi, la parte di pagamento da questi dovuta non può richiederla agli altri. Così dispone il Codice civile.Ciascun erede risponde solo della propria percentuale di debito e il suo inadempimento non ricade sugli altri coeredi. In assenza di pagamento da parte di tutti gli eredi, il creditore che voglia ottenere l’intera somma dovrebbe pertanto svolgere tante azioni legali e pignoramenti per quanti sono gli eredi, frazionando il proprio credito in base alle rispettive quote di eredità.Tale regola – che va sotto il nome di obbligazione parziaria – si applica anche ai debiti fiscali. Anche per le obbligazioni con l’Agenzia delle Entrate, il Comune, la Regione o l’Inps, dunque, gli eredi rispondono solo limitatamente alla rispettiva quota (ossia “pro quota”). Ci sono però due eccezioni: per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) e per l’imposta di successione vale la regola inversa della «solidarietà passiva» o della “corresponsabilità”. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate o l’Agente per la Riscossione Esattoriale può richiedere l’intero importo anche a un solo erede – di solito quello più solvibile – salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi nei confronti dei coeredi per la rispettiva quota. Questo significa che potresti ricevere una cartella esattoriale per un debito Irpef non pagato da tuo padre ed essere costretto – per evitare un pignoramento – a estinguere tutto l’importo se i tuoi fratelli non vogliono provvedervi.

  2. Tutte le spese successive all’apertura della successione, come ad esempio le spese di inventario, amministrazione e divisione dell’eredità gravano sugli eredi in base alla rispettiva quota. Lo stesso dicasi per le spese del notaio: la parcella del professionista dovrà essere divisa tra i coeredi in base alle singole quote e non per quote uguali.

  3. Partecipare alle spese funerarie del defunto costituisce un atto di accettazione tacita dell’eredità?

    1. No, ma si pone poi il problema di chi paga le spese funebri. La divisione andrà fatta tra gli eredi in proporzione alle rispettive quote. Di solito, la banca ove il defunto aveva il conto corrente, prima ancora dell’apertura della successione consente agli eredi di prelevare dal conto le somme necessarie al funerale e alle esequie. Se uno degli eredi anticipa le spese funebri, ha diritto alla restituzione dagli altri eredi delle rispettive quote.

  4. Tutti i debiti che una persona lascia dopo la propria morte si trasmettono agli eredi. Si tratta di un principio noto che tuttavia, espresso in tal modo, può dar luogo ad equivoci. Difatti, sebbene comunemente si parla di eredi con riferimento ai parenti più prossimi (figli, coniugi, nipoti, fratelli, ecc.), il concetto di erede è diverso e potrebbe non coincidere. È infatti erede soltanto chi accetta l’eredità e comunque solo a partire da tale momento. Questo significa ad esempio che, se dopo pochi mesi dalla morte di una persona dovesse bussare alla porta dei figli un creditore per chiedere il pagamento di una fattura insoluta, e costoro non hanno ancora formalizzato l’accettazione dell’eredità, la pretesa può essere ignorata, né il creditore avrà armi per far valere il proprio diritto. Solo con l’acquisizione formale della qualità di erede – e quindi con l’accettazione dell’eredità – si diventa responsabili delle obbligazioni ancora pendenti. Tale responsabilità peraltro non si estende oltre la rispettiva quota di eredità. Questo principio assume particolare interesse con riferimento ai debiti con il fisco, primo tra tutti quelli relativi a cartelle esattoriali.

    1. Devono pagare i debiti ereditari tutti gli eredi che hanno accettato l’eredità devono pagare i debiti lasciati dal defunto. Il debito si assume solo con l’accettazione dell’eredità e non prima. Ci sono 10 anni per accettare l’eredità, salvo nel caso in cui l’erede sia nel possesso dei beni del defunto (come nel caso del figlio convivente); in quest’ultima ipotesi bisogna fare entro 3 mesi l’inventario dei beni in proprio possesso e nei successivi 40 giorni bisogna dichiarare se accettare o meno l’eredità.Con l’accettazione, l’erede diventa responsabile, con tutto il proprio patrimonio, dei debiti dell’eredità, anche di quelli che non conosceva. La sua responsabilità si limita però al valore della propria quota. Un esempio chiarirà meglio le idee. Immaginiamo che una persona erediti il 50% di un’eredità con un valore complessivo di 50mila euro. I creditori del defunto potranno quindi agire contro questi entro massimo 25mila euro. Ma il pignoramento non deve avere per forza ad oggetto i beni ottenuti dall’eredità, ben potendo rivolgersi anche contro i beni di cui l’erede era proprietario in precedenza (i cosiddetti “beni personali”), come la casa o il conto corrente.Diverso è il discorso per gli eredi che accettano l’eredità con beneficio di inventario: questi sono tenuti a pagare i debiti, entro la propria quota, ma solo rischiano di beni ottenuti con la successione; i creditori quindi non potranno pignorare i suoi beni personali ma solo quelli ereditati.Restano del tutto esclusi dai debiti ereditari gli eredi che rinunciano all’eredità. Per questi quindi non c’è alcun obbligo. Chi rinuncia all’eredità può comunque ottenere la pensione di reversibilità. Il pagamento delle spese funerarie non implica accettazione dell’eredità.Quanto appena detto ha delle importanti ricadute sulle cartelle esattoriali eventualmente notificate agli eredi. Premesso che queste vanno notificate all’ultimo domicilio del defunto, e intestate impersonalmente agli “eredi del sig…”, i debiti vanno pagati solo se gli eredi hanno già accettato l’eredità. Prima di questo momento, se l’Esattore dovesse notificare una richiesta di pagamento a un familiare che ancora non ha dichiarato l’accettazione dell’eredità, la cartella esattoriale può essere impugnata e annullata. Leggi sul punto Cartella esattoriale notificata a persona deceduta https://www.laleggepertutti.it/271647_cartella-esattoriale-notificata-a-persona-deceduta

    2. Gli assegni emessi dal cliente prima della morte vengono pagati dalla banca e addebitati sul conto. Le carte di credito vengono bloccate e ritirate.
      Assegno di mantenimento
      Se il defunto versava l’assegno di mantenimento all’ex coniuge, l’obbligo di estingue con la sua morte. I suoi eredi quindi non sono tenuti a proseguire nella contribuzione.Tuttavia, sia in caso di separazione che di divorzio, il coniuge beneficiario ha la possibilità di godere, sul piano successorio, di altre forme di tutela previste dalla legge.In particolare, in caso di coppia separata, l’ex coniuge mantiene gli stessi diritti ereditari che avrebbe ottenuto se non si fosse separato, salvo abbia subito il cosiddetto “addebito” (ossia nel caso in cui sia stato dichiarato responsabile della fine del matrimonio). Solo il divorzio cancella la possibilità di partecipare alla successione.Il coniuge divorziato ha la possibilità di rivendicare gli alimenti solo se in stato di bisogno (ossia se è incapace di far fronte ai bisogni primari della quotidianità).L’ex coniuge separato – purché non abbia divorziato – ha sempre diritto a ottenere la pensione di reversibilità a meno che non si sia risposato.
      Contratto di affitto
      In caso di morte del conduttore, subentrano nel contratto di locazione – con tutti i debiti per mensilità nel frattempo maturate – il coniuge, il convivente more uxorio, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi. Inoltre, il coniuge separato di fatto, se tra i due si sia così convenuto, ed il già convivente quando vi sia prole naturale.In caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo.L’erede non convivente non può avanzare alcun diritto o pretesa in merito alla locazione e il locatore può rescindere il contratto. Si esclude, inoltre, la possibilità di instaurare un procedimento sommario per convalida di licenza o sfratto contro il soggetto erede non convivente.

    3. Non esiste purtroppo un modo per conoscere, in anticipo, tutti i debiti lasciati dal defunto e che potrebbero ricadere sugli eredi. Questi devono quindi procedere “a tentoni”. C’è tuttavia qualche sistema per ridurre il rischio. Ad esempio:
      si può fare un’istanza all’Agenzia Entrate Riscossione per sapere se ci sono carichi di ruolo già affidati per debiti del defunto non pagati; in tal modo si evita che possano arrivare cartelle esattoriali inaspettate;
      la stessa istanza può essere presentata presso tutte le pubbliche amministrazioni come Inps, Agenzia Entrate, Comune, Regione, ecc. In questo modo si viene a sapere se ci sono tributi o sanzioni dovuti dal defunto e non ancora pagati;
      se si è al corrente della banca ove il defunto aveva un mutuo in corso si può chiedere di ottenere informazioni in merito all’indebitamento del correntista. La banca dovrà riferire anche in merito ad eventuali garanzie sottoscritte dal defunto;
      si può chiedere in Crif se ci sono segnalazioni in merito a finanziamenti in corso;
      si può domandare all’amministratore di condominio il rilascio di un’attestazione in merito alle spese insolute.

    1. I debiti ereditari sono tutti quelli non pagati al momento della sua morte. Comprendono chiaramente sia il capitale che gli interessi i quali continuano a maturare anche dopo la morte del debitore. Un esempio di debiti ereditari sono:
      le bollette per le utenze non disdettate dagli eredi dopo la morte dell’utente;
      le rate del mutuo dovute alla banca;
      le spese condominiali, nonostante l’appartamento sia rimasto inabitato;
      la rata dell’assicurazione auto non saldata (si ricorda però che il contratto ha durata annuale per cui, in assenza di rinnovo, non saranno dovute ulteriori mensilità, ma non si potrà neanche circolare);
      il bollo auto;
      i finanziamenti in corso stipulati in vita dal defunto;
      le imposte dirette (ad es. Irpef) non versate fino alla data del decesso;
      le imposte indirette collegate alla casa, che continuano a maturare in capo ai futuri eredi;
      le cartelle esattoriali, anche quelle non ancora notificate alla morte del soggetto;
      eventuali fideiussioni prestate dal defunto si trasmettono agli eredi anche se non ne erano a conoscenza;
      canoni di affitto maturati anche dopo la morte se il defunto aveva firmato un contratto di locazione. Agli eredi spetta la possibilità di disdettare per giusta causa il contratto.
      Non rientrano nei debiti ereditari le contravvenzioni stradali, le multe e le sanzioni amministrative poiché queste restano in capo al debitore e cessano con la sua morte. Per queste, quindi, si può chiedere uno sgravio all’amministrazione nel momento in cui dovesse inviare una richiesta di pagamento. Stesso discorso per le eventuali pene a seguito di condanne per reati.

      1. Ho questo buddio: fra i debiti trasmissibili agli eredi vi sono, come dite, le cartelle esattoriali.Vanno intese come cartelle esattoriali sia gli accertamenti della agenzia delle entrate sia le cartelle equitalia? Inoltre, fra i debiti NON trasmissibili vi sono, come dite nel vostro articolo, oltre altri, le sanzioni amministrative.
        Nelle cartelle Equitalia, fra le varie voci del debito, vi sono spesso interessi di mora e sanzioni pecuniarie. Queste sanzioni pecuniarie delle cartelle sono trasmissibili agli eredi? o si tratta di sanzioni amministrative contenute nella cartella e quindi non trasmissibili? Esiste una differenza fra sanzione amministrativa e sanzione pecuniaria legata a cartelle Equitalia o accertamenti della Agenzia delle Entrate? Grazie

        1. Per maggiori informazioni sull’argomento, leggi i seguenti articoli:
          -Debiti intrasmissibili agli eredi https://www.laleggepertutti.it/293609_debiti-intrasmissibili-agli-eredi
          -I debiti che non si ereditano https://www.laleggepertutti.it/212739_i-debiti-che-non-si-ereditano
          -L’Agenzia delle Entrate può rivalersi sugli eredi del debitore? https://www.laleggepertutti.it/168465_lagenzia-delle-entrate-puo-rivalersi-sugli-eredi-del-debitore
          -Cartella di pagamento agli eredi: cosa pagare? https://www.laleggepertutti.it/149064_cartella-di-pagamento-agli-eredi-cosa-pagare
          -Gli eredi non pagano sanzioni su debiti e cartelle dell’Agenzia Entrate https://www.laleggepertutti.it/168714_gli-eredi-non-pagano-sanzioni-su-debiti-e-cartelle-dellagenzia-entrate
          -Le cartelle esattoriali per multe non ricadono sugli eredi https://www.laleggepertutti.it/53040_le-cartelle-esattoriali-per-multe-non-ricadono-sugli-eredi
          -Se non paghi le tasse, il fisco può rivalersi sugli eredi? https://www.laleggepertutti.it/175117_se-non-paghi-le-tasse-il-fisco-puo-rivalersi-sugli-eredi
          -Eredità con debiti: cosa fare? https://www.laleggepertutti.it/234958_eredita-con-debiti-cosa-fare
          -Rinuncia all’eredità per debiti dell’erede https://www.laleggepertutti.it/294279_rinuncia-alleredita-per-debiti-dellerede

  5. Poco tempo fa è venuta a mancare mia madre proprietaria al 100% di un piccolo appartamento. Su tale appartamento non vi sono ipoteche e nessuna nota particolare. Gli eredi legittimi sono tre io e due mie sorelle. Non vi è testamento. Una delle mie sorelle ha vari debiti Banca (mutuo con ipoteca sulla prima casa), Equitalia ed altri. In virtù di tali debiti gli è stata pochi mesi fa espropriata e venduta all’asta l’abitazione principale e pignorato il conto corrente. Il prezzo di vendita non è stato sufficiente ad estinguere l’ipoteca sulla casa. Vorrei cortesemente sapere: in che modo gli altri due fratelli posso cautelarsi? L’appartamento di mia madre può essere venduto a terzi senza che l’acquirente abbia problemi? Esiste un modo per conoscere il dettaglio dei debiti di mia sorella?

  6. Se trascorrono i 10 anni senza che gli eredi abbiano formalizzato l’apertura della successione o la rinuncia formale all’eredità, come ci si può comportare?

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