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Debiti bancari: ultime sentenze

11 Aprile 2020
Debiti bancari: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: ingiunzione civile avente ad oggetto debiti bancari; fideiussione rilasciata dall’amministratore unico di una società di capitali; produzione di documentazione bancaria.

Opposizione a decreto ingiuntivo per debiti bancari

In tema di ingiunzione civile avente ad oggetto debiti bancari, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è la banca opposta – attrice in senso sostanziale – a dover fornire la prova di tutti i fatti costitutivi per il quale ha agito in monitorio.

Tribunale Lanciano, 09/06/2016, n.273

Debiti bancari di un’altra società appartenente al medesimo gruppo societario

La fideiussione rilasciata dall’amministratore unico di una società di capitali, per un importo superiore al capitale sociale della fideiubente, a garanzia dei debiti bancari di un’altra società appartenente al medesimo gruppo societario, ma in evidente stato di crisi, della quale l’amministratore della società garante è, a sua volta, amministratore unico, è atto che appare viziato, di per sé, da annullabilità, essendo stato esso compiuto in condizione di conflitto di interessi, la cui disciplina deve rinvenirsi nella norma generale in materia di rappresentanza di cui all’art. 1394 c.c. Tale annullabilità è deducibile in via di eccezione, nel corso dell’opposizione a un decreto ingiuntivo, dalla stessa società obbligatasi alla garanzia per il tramite del suo rappresentante organico.

Non rileva, inoltre, la circostanza che l’atto di “mala gestio” dell’amministratore unico sia stato preventivamente autorizzato da una delibera unanime dei soci. Questa delibera, infatti, è, in linea di principio, affetta da nullità, rilevabile anche d’ufficio, poiché il compimento di un atto eccedente i limiti dell’oggetto sociale richiede una modifica dello statuto secondo il procedimento previsto dalla legge, non potendo i soci autorizzare, convalidare o ratificare “contra legem” un atto “ultra vires” e destabilizzante il capitale sociale in favore di un terzo, in violazione della norma imperativa di cui all’art. 2384 bis c.c., nonché in contrasto con l’utilità sociale e con l’ordine pubblico economico, valori entrambi tutelati dall’art. 41 cost.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2010, n.20597

Debiti derivanti da scoperto di conto corrente bancario

In tema di imposta di successione, ai fini della deducibilità dei debiti sorti in data anteriore all’ultimo anno precedente l’apertura della successione e derivanti da scoperto di conto corrente bancario, non può trovare applicazione il regime probatorio agevolato previsto per la deducibilità dei debiti bancari dall’art. 13, commi 3 e 4, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, (applicabile nella fattispecie ” ratione temporis”) e non è pertanto sufficiente la produzione di documentazione bancaria (costituita nella specie da un estratto conto anteannuale), ma occorre la prova, risultante da scrittura avente data certa, del rapporto di apertura di credito regolata in conto corrente, ovvero, in mancanza di tale scrittura, una pronuncia giudiziale che abbia accertato il rapporto stesso nelle sue componenti oggettive e temporali, come richiesto dal comma 1 dell’art. 13 cit..

Cassazione civile sez. trib., 23/03/2007, n.7157

Deducibilità dei debiti bancari

In tema di imposta di successione, ai fini della deducibilità dei debiti sorti in data anteriore all’ultimo anno precedente l’apertura della successione e derivanti da scoperto di conto corrente bancario, può trovare applicazione il regime probatorio agevolato previsto per la deducibilità dei debiti bancari dall’art. 23, comma 2, d.lg. 31 ottobre 1990 n. 346.

Pertanto è sufficiente la produzione, da parte degli eredi del contribuente, della documentazione bancaria ivi indicata senza che sia necessaria ulteriore documentazione risalente ad epoca anche molto remota. Infatti, la documentazione relativa ai movimenti di conto corrente dell’ultimo anno contiene necessariamente anche la indicazione del saldo (passivo) iniziale.

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2003, n.19069

Debiti bancari risultanti da assegni emessi nell’anno anteriore al decesso

In tema d’imposta di successione, ai fini della deducibilità, ex art. 13, commi 3 e 4, del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, di debiti bancari risultanti da assegni emessi nell’anno anteriore al decesso, non è richiesta una documentazione avente data certa del contratto di conto corrente, nè di quello di apertura di credito, essendo sufficiente l’esibizione degli assegni, dell’estratto delle scritture contabili della banca riflettenti l’andamento del conto nell’ultimo anno e della certificazione della situazione creditoria e debitoria reciproca nello stato finale del conto, senza che assuma rilievo a quale titolo la banca abbia pagato gli assegni – se per obbligazione assunta in base a contratto di apertura di credito ovvero per spontaneo adempimento (senza esservi obbligata) all’incarico di pagamento contenuto nell’assegno allo scoperto – atteso che in entrambe le ipotesi ricorre la medesima ragione giustificativa della deduzione, consistente nel pagamento del titolo da parte della banca con fondi propri, in mancanza di provvista.

Cassazione civile sez. trib., 06/03/2003, n.3326

Regime probatorio agevolato previsto per la deducibilità dei debiti bancari

In tema di imposta di successione, ai fini della deducibilità del debiti sorti in data anteriore all’ultimo anno precedente l’apertura della successione e derivanti da scoperto di conto corrente bancario, non può trovare applicazione il regime probatorio agevolato previsto per la deducibilità dei debiti bancari dai commi 3 e 4 dell’art. 13 del d.P.R. n. 637 del 1972, e che pertanto non è sufficiente la produzione di documentazione bancaria (costituita, nella specie, da estratti conto autenticati e da estratti notarili della contabilità della banca), ma è necessaria la prova, risultante da scrittura con data certa, del rapporto di apertura di credito regolata in conto corrente (ad esempio: la registrazione del contratto di apertura di credito nei libri obbligatori della banca in data anteriore alla morte del cliente) ovvero, in mancanza di tale scrittura, una pronuncia giudiziale che abbia accertato il rapporto stesso nelle sue componenti oggettive e temporali, secondo quanto richiesto dal comma 1 dell’art. 13 summenzionato.

Cassazione civile sez. I, 25/05/1999, n.5059

Imposta di successione e debiti bancari 

In materia di imposta di successione, il regime probatorio agevolato per la deducibilità di debiti bancari previsto dall’art. 13, comma 3 e 4 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637 non è applicabile fuori dei limiti oggettivi e temporali ivi espressamente previsti, per cui, ai fini della deducibilità di debiti sorti in data anteriore all’ultimo anno precedente l’apertura della successione e derivanti da scoperto di conto corrente bancario, non è sufficiente la produzione di documentazione bancaria, ma è necessaria la prova, con scrittura di data certa, del rapporto di apertura di credito ovvero pronunzia giudiziale di accertamento del rapporto stesso.

Cassazione civile sez. I, 17/09/1992, n.10664

Scritture contabili della banca

In tema d’imposta di successione, ai fini della deducibilità, ex art. 13, commi 3 e 4, del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, di debiti bancari risultanti da assegni emessi nell’anno anteriore al decesso, non è richiesta una documentazione avente data certa del contratto di conto corrente, nè di quello di apertura di credito, essendo sufficiente l’esibizione degli assegni, dell’estratto delle scritture contabili della banca riflettenti l’andamento del conto nell’ultimo anno e della certificazione della situazione creditoria e debitoria reciproca nello stato finale del conto, senza che assuma rilievo a quale titolo la banca abbia pagato gli assegni – se per obbligazione assunta in base a contratto di apertura di credito ovvero per spontaneo adempimento (senza esservi obbligata) all’incarico di pagamento contenuto nell’assegno allo scoperto – atteso che in entrambe le ipotesi ricorre la medesima ragione giustificativa della deduzione, consistente nel pagamento del titolo da parte della banca con fondi propri, in mancanza di provvista.

Cassazione civile sez. I, 06/03/1992, n.2723

Consolidamento dei debiti bancari

L’impresa che intenda avvalersi dell’art. 5, legge n. 787 del 1978, per ottenere il consolidamento dei propri debiti bancari ha diritto di pretendere dalla banca prestazioni consistenti nello svolgimento di ogni attività necessaria e in difetto il giudice può disporre in via d’urgenza ex art. 700 la sospensione dei termini contrattuali di rimborso.

Pretura Forli’, 14/05/1980

Mutuo fondiario stipulato per sanare debiti pregressi verso la banca mutuante

Essendo il contratto di credito fondiario connotato dalla concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, lo scopo del finanziamento non entra nella causa del contratto, che è data dall’immediata disponibilità di denaro a fronte della concessione di garanzia ipotecaria immobiliare, con restituzione della somma oltre il breve termine (nei limiti ed alle condizioni previste dalla normativa secondaria di settore); laddove, invece, nel mutuo di scopo, legale o convenzionale, la destinazione delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi e l’impegno assunto dal mutuatario ha rilevanza corrispettiva nell’attribuzione della somma, quindi rilievo causale nell’economia del contratto.

Pertanto, è lecito il contratto di mutuo fondiario stipulato dal mutuatario, ai sensi del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, art. 38, per sanare debiti pregressi verso la banca mutuante.

Tribunale Reggio Calabria, 02/09/2019, n.1179



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