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Pronto soccorso: ultime sentenze

10 Aprile 2020
Pronto soccorso: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: pronto soccorso; allontanamento del lavoratore malato dal proprio domicilio per accompagnare il figlio al pronto soccorso; misura cautelare della sospensione dalla professione medica; terapie di pronto soccorso successive ad incidente stradale.

Particolare tenuità del fatto

Ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. non rileva la condotta “post delictum” (nella specie, relativa all’accusa di lesioni personali nei confronti della moglie, che era stata spinta a terra riportando la frattura dello zigomo, non rilevava la condotta del marito che aveva poi accompagnato la moglie al pronto soccorso).

Cassazione penale sez. V, 02/12/2019, n.660

Lavoratore in stato di malattia 

Ai sensi dell’art. 5, comma 14, d.l. n. 463 del 1983, conv. con l. n. 638 del 1983, il giustificato motivo di esonero del lavoratore in stato di malattia dall’obbligo di reperibilità a visita domiciliare di controllo non ricorre solo nelle ipotesi di forza maggiore, ma corrisponde ad ogni fatto che, alla stregua del giudizio medio e della comune esperienza, può rendere plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio, senza potersi peraltro ravvisare in qualsiasi motivo di convenienza od opportunità, dovendo pur sempre consistere in un’improvvisa e cogente situazione di necessità che renda indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità (nella specie, relativa all’allontanamento dal proprio domicilio di un lavoratore in malattia che aveva accompagnato il figlio al pronto soccorso, la sentenza ha escluso il nesso tra il momento dell’urgenza, effettivamente sussistente in orario notturno al primo accesso al Pronto soccorso, ma non sussistente al tempo della visita fiscale avvenuta in tarda mattinata, quando nessuna urgenza era stata dimostrata dal lavoratore idonea a giustificare l’allontanamento dal domicilio durante le fasce di reperibilità nonché il mancato previo avviso di allontanamento al proprio datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2019, n.24492

Medico responsabile dell’unità mobile di pronto soccorso

In tema di reati omissivi colposi gli obblighi impeditivi e di controllo che derivano dalla posizione di garanzia non vengono meno per il solo fatto che vi siano altri soggetti gravati da autonomi e concorrenti analoghi obblighi, e permangono fino a quando non si esaurisce il rapporto che ha legittimato la costituzione della singola posizione di garanzia.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, si è correttamente ritenuto che gli obblighi impeditivi gravanti sui medici sportivi di due squadre di calcio, intervenuti durante una partita in soccorso di un giocatore colpito da malore, non fossero venuti meno in ragione della presenza in campo del medico responsabile dell’unità mobile di pronto soccorso che in base a una convenzione aveva l’obbligo di prestare assistenza ai giocatori e agli spettatori, e del suo successivo intervento, perdurando, invece, sino al momento del caricamento del calciatore sull’ambulanza).

Cassazione penale sez. IV, 09/04/2019, n.24372

Operazioni chirurgiche 

Il divieto di espulsione temporanea del medesimo per motivi di salute, previsto nell’art. 35 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, è correlato ad una condizione di necessità d’intervento sanitario non limitato all’area del pronto soccorso o della medicina d’urgenza, ma esteso, perché la garanzia normativa sia conforme al dettato costituzionale, all’esigenza di apprestare gli interventi essenziali “quoad vitam”, di talché dall’immediata esecuzione del provvedimento lo straniero potrebbe subire un irreparabile pregiudizio.

Rientrano, pertanto, in tale categoria tutti gli interventi che, successivamente alla somministrazione immediata di farmaci essenziali per la vita, siano indispensabili al completamento dei primi od al conseguimento della loro efficacia, mentre restano esclusi quei trattamenti di mantenimento e di controllo che, se pur necessari per assicurare una «spes vitae» per il paziente, fuoriescono dall’intervento sanitario indifferibile ed urgente e in ordine ai quali, pur non operando il divieto di espulsione, può essere richiesto un permesso di soggiorno per motivi di salute, ex art. 36 del decreto cit. (confermato, nella specie, il provvedimento adottato dalla Prefettura, irrilevante il richiamo difensivo alla necessità dell’immigrato di sottoporsi ad alcune operazioni chirurgiche per superare i postumi di un’aggressione subita).

Cassazione civile sez. I, 26/03/2019, n.8371

Pregiudizio per la salute dell’individuo

In tema di espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione ai sensi dell’art. 16, comma 5, d.lg. 25 luglio 1998, n. 286, le cause ostative alla stessa, indicate nel successivo art. 19, commi 1 e 2, non hanno natura tassativa, ma devono essere interpretate alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 252 del 2001, secondo cui il provvedimento di espulsione pronunciato nei confronti di persona irregolarmente soggiornante nello Stato non può essere eseguito qualora dall’esecuzione derivi un irreparabile pregiudizio per la salute dell’individuo; ne consegue che, anche in caso di seria patologia cronica del condannato, il giudice è tenuto a verificare in concreto, esercitando i poteri istruttori di cui dispone, se e con quali effetti l’espulsione possa privare il predetto di cure irrinunciabili, pur diverse da quelle di pronto soccorso e di medicina di urgenza.

(Fattispecie relativa a condannato affetto da HIV in cui il tribunale di sorveglianza aveva rigettato l’opposizione al decreto di espulsione limitandosi a considerare che tale patologia era sotto controllo farmacologico dal 2015).

Cassazione penale sez. I, 15/03/2019, n.16383

Prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza

In tema di espulsione dello straniero, la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero, che comunque si trovi nel territorio nazionale, impedisce l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita.

Cassazione civile sez. I, 06/03/2019, n.6532

Reato di guida in stato di ebbrezza

Nel reato di guida in stato di ebbrezza, poiché l’esame strumentale non costituisce una prova legale, l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’art. 186 cod. strada.

(Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata che aveva desunto, in relazione al reato di cui all’art. 186, commi 2, lett. b) e 2-bis, cod. strada, lo stato di ebbrezza dalla dinamica dell’incidente stradale occorso, dalla sintomatologia rilevata dagli operanti giunti sul posto, e dalla diagnosi di sospetto stato di intossicazione acuta da alcool effettuata dai medici del Pronto soccorso prima della sottoposizione del conducente ad esame ematico, i cui risultati erano stati dichiarati inutilizzabili).

Cassazione penale sez. IV, 05/03/2019, n.25835

Il servizio di trasporto malati 

In tema di appalti pubblici, nella deroga prevista all’applicazione delle norme di evidenza pubblica, rientra l’assistenza prestata a pazienti in situazione di emergenza in un veicolo di soccorso da parte di un paramedico/soccorritore sanitario, nonché il trasporto in ambulanza qualificato, comprendente, oltre al servizio di trasporto, l’assistenza prestata a pazienti in un’ambulanza da parte di un soccorritore sanitario coadiuvato da un aiuto soccorritore.

Ciò a condizione che il personale sia debitamente formato in materia di pronto soccorso e che riguardi un paziente per il quale esiste un rischio di peggioramento dello stato di salute durante tale trasporto.

A questa conclusione è giunta la Corte di giustizia dell’Unione europea, che torna così sul tema degli appalti di servizi socio-sanitari. Per i giudici di Lussemburgo, dunque, il servizio di trasporto malati può essere affidato senza procedura pubblica se ha carattere d’urgenza e il personale è qualificato.

Corte giustizia UE sez. III, 28/02/2019, n.465

Responsabilità della struttura sanitaria

Posto che nei giudizi risarcitori da responsabilità della struttura sanitaria si delinea un duplice ciclo causale, l’uno relativo al nesso fra l’insorgenza (o l’aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario, l’altro relativo all’impossibilità di adempiere, il primo dei quali deve essere provato dal creditore/danneggiato (con la conseguenza che la causa incognita resta a carico dell’attore relativamente all’evento dannoso), va cassata la sentenza di merito che abbia operato un ‘indebita parcellizzazione dei singoli episodi in cui si articolava l’unitario contegno omissivo addebitato alla struttura sanitaria, concentrando l’attenzione sull’ultima visita di pronto soccorso e ignorando del tutto i due contatti precedenti.

Cassazione civile sez. III, 26/02/2019, n.5487

Sospensione di 12 mesi del medico di pronto soccorso per violenza sessuale 

È legittima la misura cautelare della sospensione dalla professione medica, sia in ambito pubblico che privato per la durata di 12 mesi, ovvero il massimo previsto, nei confronti del medico di pronto soccorso indagato, e con “gravi elementi indiziari” a suo carico, per violenza sessuale ai danni di una paziente, commessa in occasione di una visita ginecologica non richiesta. Ad affermarlo è la Cassazione che ha sottolineato il carattere dirimente dell’assenza del consenso manifestato dalla vittima allo svolgimento della visita.

Nello specifico, una donna di giovane età si era presentata nella struttura ospedaliera lamentando forti dolori alle gambe e il medico di turno, in risposta, aveva sottoposto la ragazza a una visita ginecologica non solo non richiesta ma anche osteggiata e condotta con modalità inadeguate, cessata unicamente per volontà della donna.

Cassazione penale sez. III, 12/02/2019, n.24653

I risultati del prelievo del sangue 

I risultati del prelievo ematico effettuato per le terapie di pronto soccorso successive ad incidente stradale e non preordinato a fini di prova della responsabilità penale sono utilizzabili per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, senza che rilevi la “mancanza di consenso” dell’interessato. Ciò in quanto la polizia giudiziaria è tenuta ad accertare il tasso alcol emico a mezzo della strumentazione, non invasiva, dell’alcool test e può ricorrere, a fini di prova, all’utilizzazione del tasso alcol emico del sangue solo allorquando il conducente del veicolo sia sottoposto ad esami ematochimici per finalità sanitario-teraputiche.

Tribunale Campobasso, 21/01/2019, n.25

Esami ematici disposti in urgenza e colpa professionale medica

In tema di colpa professionale medica, ai fini dell’affermazione della responsabilità penale a titolo di colpa omissiva, assume rilievo la condotta del medico che, interpellato per una consulenza dal reparto di pronto soccorso, formuli una diagnosi non definitiva senza attendere il completamento degli esami ematici disposti di urgenza, a nulla rilevando che detta omissione dipenda da difficoltà organizzative o dalla formazione di una prassi interna alla struttura ospedaliera, che non può impedire o ritardare l’attività diagnostica, incombendo sullo specialista l’obbligo di completare la valutazione che gli compete, sulla base degli esiti delle analisi che la struttura sanitaria assicura.

(In motivazione la Corte ha precisato che siffatto obbligo viene meno solo qualora intervenga la sostituzione del medico interpellato con altro collega che, subentrando al primo, è tenuto a provvedere alla diagnosi definitiva).

Cassazione penale sez. IV, 14/11/2018, n.13573



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