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Buoni fruttiferi postali: ultime sentenze

26 Marzo 2021
Buoni fruttiferi postali: ultime sentenze

Le ultime pronunce giurisprudenziali su: sottoscrizione dei buoni  fruttiferi postali e tassi di rendimento.

Riscossione “a vista” del buono fruttifero postale da parte del cointestatario

L’art. 187, comma 1, del d.P.R. 1989 n. 259, che prevede la necessità della quietanza di tutti gli aventi diritto per i libretti postali intestati a persona defunta oppure cointestati, non è applicabile ai buoni fruttiferi postali. In conseguenza di ciò va affermato il diritto del cointestatario a riscuotere a vista presso l’ufficio postale l’intero importo, oltre interessi, dei buoni, alla scadenza, senza che sia necessaria la denuncia di successione e la quietanza congiunta degli eredi del cointestatario deceduto.

Tribunale Torino sez. I, 09/12/2020, n.4406

Ius variandi in peius del tasso di interesse

La variazione unilaterale, da parte delle poste, dei tassi di interesse da corrispondere sui buoni fruttiferi non comporta violazione dell’obbligo di buona fede contrattuale e dei doveri di informazione previsti dal Testo Unico Bancario e dal Codice del Consumo. Quanto al primo aspetto, nessuna censura di scorrettezza può essere mossa all’ente emittente, il quale ha agito nell’esercizio di una facoltà riconosciutagli dalla legge. Parimenti, nessuna lesione dell’affidamento del risparmiatore può essere rimproverata, poiché il sottoscrittore del buono postale fruttifero è a conoscenza, o comunque dovrebbe essere a conoscenza, usando l’ordinaria diligenza, della normativa che prevedeva la possibilità di modificare in peius i saggi di interesse applicati ai buoni già emessi.

Tribunale Asti, 01/12/2020, n.687

Buoni fruttiferi postali: disciplina

In tema di buoni postali fruttiferi, la disciplina contenuta nell’abrogato art. 173 del D.P.R. n. 156 del 1973, come novellato dall’art. 1 del D.L. n. 460 del 1974, conv. in L. n. 588 del 1974 – che consentiva variazioni, anche “in pejus”, del tasso di interesse sulla base di decreti ministeriali – continua a trovare applicazione ai rapporti in essere alla data di entrata in vigore del d.m. del Tesoro 19 dicembre 2000, emanato in attuazione della norma abrogatrice di cui all’art. 7, comma 3, del D.Lgs. n. 284 del 1999, atteso che quest’ultima, da un lato, aveva previsto la perdurante applicabilità delle norme anteriori ai rapporti in corso alla data di entrata in vigore dei decreti destinati a stabilire le nuove caratteristiche dei buoni fruttiferi postali, e, dall’altro lato, nello stabilire che detti decreti avrebbero potuto regolare l’applicabilità delle nuove norme ai rapporti già in essere con una disciplina più favorevole ai risparmiatori, aveva posto una previsione di contenuto adattativo e non vincolante per il decreto ministeriale, sicché l’art. 9 del citato D.M. 19 dicembre 2000, nel ribadire che i buoni fruttiferi postali delle serie già emesse al momento della sua entrata in vigore restano soggetti alla previgente disciplina, non si è posto in conflitto con una norma di rango superiore.

Tribunale Vasto, 08/08/2020, n.129

Morte di un cointestatario: legittimazione alla riscossione

Posta l’assenza di precedenti di legittimità e il rilevante rilievo nomofilattico della questione, dev’essere rimessa alla prima Sezione civile per la pubblica udienza la decisione in ordine alla disciplina applicabile in punto di legittimazione alla riscossione, nel caso di morte di un cointestatario, di buoni postali fruttiferi (soggetti ratione temporis alla disciplina del codice postale e delle telecomunicazioni e al relativo regolamento di attuazione) cui sia apposta la clausola cd. “con pari facoltà di rimborso”.

In particolare, occorre comprendere se il tenore letterale della clausola, che attribuisce a ciascun cointestatario la disgiunta facoltà di ottenere il rimborso dell’intero montante dovuto, si scontri con norme imperative tali da determinarne la nullità parziale ex art. 1419, 2 comma.

A questo proposito non sembrano rilevanti né l’art. 187 del d.p.r. 256/1989, relativo ai libretti di risparmio postale e non, invece, ai buoni postali; né l’art. 48 d.lgs. 346/1990, posta l’esclusione dei titoli di Stato (cui i buoni postali sono in proposito assimilabili) dalla dichiarazione di successione ex art. 12 lett. i) d.lgs. 346/1990; né, tanto meno, le norme del Libro III in tema di comunione ordinaria, attesa la loro radicale estraneità rispetto alla disciplina della contitolarità dei crediti, cui rinvia la stessa conformazione dei buoni postali.

Cassazione civile sez. VI, 05/08/2020, n.16683

Rimborso dei buoni postali fruttiferi cointestati

In caso di morte di uno dei cointestatari di buoni postali fruttiferi (soggetti ratione temporis alla disciplina del codice postale e delle telecomunicazioni e al relativo regolamento di attuazione) cui sia apposta la clausola cd. “con pari facoltà di rimborso”, in assenza di una norma specifica riferibile direttamente ai buoni postali, si applica l’art. 187, 1 comma del regolamento di esecuzione approvato col d.p.r. 256/1989, dettato in tema di libretti di risparmio postale e ai sensi del quale il rimborso a saldo, in caso di decesso di un cointestatario, deve essere eseguito previa quietanza di tutti i coeredi aventi diritto.

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2020, n.11137

Decesso di uno dei cointestatari: è ammesso l’incasso dagli eredi?

I buoni fruttiferi postali cointestati possono essere incassati, in caso di decesso di uno dei due cointestatari solo dall’altro cointestatario e non anche dagli eredi del deceduto.

Corte appello Torino sez. I, 01/06/2020, n.577

Qual è il valore dei buoni fruttiferi postali?

Laddove, in sede di sottoscrizione di buoni postali fruttiferi, Poste Italiane S.p.A. abbia indicato al cliente, con annotazione a tergo del titolo, condizioni economiche e di rimborso difformi rispetto a quelle previste con precedente decreto ministeriale per i buoni della serie in corso, siffatta discrasia e difformità originaria non può che risolversi nel senso della applicabilità, in concreto, delle condizioni annotate e specificate a tergo dei titoli.

In sostanza, la circostanza che, all’atto della sottoscrizione dei buoni postali fruttiferi, in forza di apposito decreto ministeriale fosse “in corso” una serie (AA1) che contemplava condizioni di rimborso e tassi di interesse meno favorevoli rispetto a quelli indicati a tergo dei titoli consegnati, non legittimava e non legittima Poste Italiane a dare prevalenza alle previsioni di fonte normativa, in contrasto con le più favorevoli condizioni indicate ai clienti. Al contrario, al cliente va accordato il valore di rimborso previsto per i buoni postali fruttiferi della serie indicata a tergo dei titoli dagli stessi sottoscritti.

Tribunale Frosinone, 21/02/2020, n.181

Buoni fruttiferi postali: la promessa di rendimento

In tema di buoni postali, qualora il contratto concluso tra le parti con la sottoscrizione dei buoni  fruttiferi postali prevede la promessa di Poste Italiane di assicurare un rendimento per l’ultimo decennio superiore a quello previsto normativamente, la promessa nei rapporti contrattuali rimane vincolante fra le parti, ferma restando la violazione commessa da Poste Italiane alla disciplina di riferimento.

Tribunale Milano sez. VI, 09/01/2020, n.91

Buoni fruttiferi postali emessi prima del 2001

Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 d.P.R. n. 156/1973 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), come modificato dal d.l. n. 460/1974, convertito, con modificazioni, in legge n. 588/1974 ed oggi abrogato dal d.lgs. n. 284/1999, nella parte in cui consentiva di estendere, con decreto del Ministro del Tesoro assunto di concerto con il Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, le modifiche peggiorative dei tassi di interesse ad una o più serie di buoni postali fruttiferi emesse precedentemente al decreto ministeriale stesso.

La possibilità di variazione, anche in senso sfavorevole, dei tassi di interesse sui buoni fruttiferi postali, consentita dalla previgente normativa, rifletteva un ragionevole bilanciamento tra la tutela del risparmio e un’esigenza di contenimento della spesa pubblica; contenimento che, in caso di titoli emessi da enti a soggettività statuale, implicava la previsione di strumenti di flessibilità atti ad adeguare la redditività di tali prodotti all’andamento dell’inflazione e dei mercati.

Corte Costituzionale, 20/02/2020, n.26

Buoni fruttiferi postali: variazione del tasso di interesse

In tema di emissioni di buoni fruttiferi postali va ritenuta legittima la variazione del tasso di interesse disposta con decreto ministeriale sui buoni già emessi, la cui conoscenza da parte del risparmiatore è assicurata mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, così come prescritto dall’art. 173 cod. postale.

Ciò perché ill possessore del titolo, intervenuta la variazione, aveva l’alternativa tra riscuotere i buoni alle condizioni cui si era obbligato in origine oppure proseguire il rapporto, ottenendo in sede di rimborso la somma risultante dalla combinazione tra tasso originario, da applicarsi fino alla variazione, e tasso sopravvenuto, da applicarsi a seguito del mutamento.

Tribunale L’Aquila, 19/12/2019, n.961

Intestazione dei buoni fruttiferi postali a più soggetti

L’art. 1, comma 4, D.M. 19.12.2000 (secondo cui “I buoni fruttiferi postali possono essere intestati a più soggetti, con facoltà per i medesimi di compiere operazioni anche separatamente”) non trova automatica applicazione ai buoni postali fruttiferi emessi prima del dicembre 2000.

Tribunale Arezzo, 08/10/2019, n.773

Nuova serie di buoni postali fruttiferi

L’art. 173 del Codice Postale stabiliva che “i tassi di interesse dovevano essere corrisposti a seconda della tabella riportata a tergo dei buoni e che gli stessi non potevano subire variazioni”; l’articolo è stato modificato con il D.L. n. 460/1974 (convertito in legge n. 588/1974) nel seguente modo: “le variazioni dei saggi di interesse dei buoni potali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministero del Tesoro e possono essere estesa ad uno o più delle precedenti serie”.

Quindi in base a quanto disposto dall’art. 173, D.P.R. n. 156/1973 e, dunque, da una fonte di rango legislativo, il decreto ministeriale 13 giugno 1986 recante “Modificazione dei saggi d’interesse sui libretti e sui buoni postali di risparmio” (in Gazzetta Ufficiale, 28 giugno 1986, n. 148) ha, fra l’altro, istituito con effetto dal 1 luglio 1986 una nuova serie di buoni postali fruttiferi distinta con la lettera “Q” ed ha fissato per tutte le serie precedenti, e con decorrenza 1 gennaio 1987, un regime di calcolo degli interessi meno favorevole di quello risultante dalla tabella posta a tergo dei buoni.

Benché abrogato con l’entrata in vigore del D.M. 19 dicembre 2000, recante “Condizioni generali di emissione di buoni postali fruttiferi ed emissione di due nuove serie di buoni” (in Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2000, n. 300), l’art. 173, D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 è rimasto in vigore quanto ai rapporti pregressi.

Tribunale Vibo Valentia, 25/07/2019, n.684

Buoni fruttiferi postali: non sono veri e propri titoli di credito

I buoni fruttiferi postali si annoverano tra i documenti di legittimazione disciplinati dall’art. 2002 c.c., non costituendo veri e propri titoli di credito; ne consegue che ad essi non sono estendibili i principi di autonomia causale, di incorporazione e di letteralità che tipicamente caratterizzano la disciplina dei titoli di credito.

Tribunale Novara, 17/07/2019, n.600

Buoni fruttiferi postali: il regime dei tassi di rendimento 

La variazione (anche inpejus) dei tassi di rendimento dei buoni fruttiferi postali, di cui al combinato disposto dell’art. 173 d.P.R. n. 156 del 1973 e del d.m. del 13 giugno 1986, si applica ai rapporti giuridici pendenti secondo lo schema dell’art. 1339 c.c., non postulando l’adempimento di alcun obbligo informativo individuale, ulteriore rispetto alla pubblicazione del decreto ministeriale nella Gazzetta Ufficiale prevista dal citato art. 173.

Cassazione civile sez. un., 11/02/2019, n.3963

Buoni fruttiferi postali e applicazione dell’imposizione fiscale

L’art. 1 del decreto legge 19 settembre 1986, n. 556, convertito con modificazioni in legge 17 novembre 1986, n. 759, stabilisce che: “Agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e degli altri titoli indicati nell’art. 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, ed equiparati, emessi successivamente alla entrata in vigore del presente decreto, non si applica l’esenzione ivi prevista, salvo quelli emessi all’estero. Sugli interessi e altri proventi di cui al comma 1 deve essere operata una ritenuta ai sensi dell’art. 26, commi primo e quarto, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ridotta alla metà relativamente agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e degli altri titoli emessi fino al 30 settembre 1987…”.

La norma, dunque, ha assoggettato i buoni postali fruttiferi, che in precedenza ne erano esenti (in applicazione dell’articolo 31 del d.P.R. numero 601 del 1973), alla prevista ritenuta erariale (successivamente sostituita dalla relativa imposta sostitutiva): ed il legislatore ha stabilito che detta imposizione fiscale debba applicarsi in misura ridotta della metà soltanto in relazione ad obbligazioni e titoli emessi fino al 30 settembre 1987, e dunque debba applicarsi per intero per i buoni postali fruttiferi emessi a far data dal 1° ottobre 1987, quali quelli oggetto del contendere.

Cassazione civile sez. VI, 28/11/2018, n.30746

La formazione di buoni fruttiferi postali falsi 

Non configura il reato di falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico la condotta consistente nella formazione di buoni fruttiferi postali falsi, dato che tali documenti devono essere qualificati come scritture private; infatti, pur non essendo in discussione la natura di ente pubblico di Poste Italiane s.p.a., il servizio relativo alla negoziazione di buoni fruttiferi postali in favore dei privati, non differenziandosi dai servizi analoghi offerti da qualsiasi istituto di credito, deve ritenersi soggetto ad una disciplina di diritto privato.

(Nel caso di specie, la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale la corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado agli imputati per il reato di cui agli art. 476 e 482 c.p., ritenendo di dover inquadrare nell’ipotesi prevista dall’art. 485 c.p. la relativa condotta, depenalizzata in seguito all’intervento del d.lg. n. 7 del 2016).

Cassazione penale sez. II, 07/03/2018, n.20437

Attività di raccolta del risparmio postale

L’attività di raccolta del risparmio postale, specificamente e autonomamente contemplata dall’art. 2, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 144 del 2002 – effettuata per conto della Cassa depositi e prestiti, attraverso libretti di risparmio postale e buoni postali fruttiferi – riveste natura pubblicistica.

Ne consegue che il dipendente di Poste Italiane S.p.A. quando si appropria di somme di denaro afferenti al risparmio postale (libretti postali e buoni fruttiferi postali) riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio e pertanto risponde del reato di peculato e non di quello di appropriazione indebita.

Cassazione penale sez. VI, 13/01/2017, n.14227

Buoni fruttiferi postali: documenti di legittimazione

I buoni fruttiferi postali si configurano come documenti di legittimazione, in riferimento ai quali non possono trovare applicazione i noti principi dell’astrattezza, dell’incorporazione e della letteralità che contraddistinguono i titoli di credito, così come dimostrato dalla prevalenza, sul loro tenore letterale, delle successive determinazioni ministeriali in tema di interessi, ai sensi dell’allora vigente Codice postale; ne consegue l’ammissibilità dell’eterointegrazione dello specifico regime che sia stato contrattualmente convenuto dalle parti al momento dell’emissione del titolo, per effetto della sopravvenienza di atti normativi rivolti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto.

Tribunale S.Maria Capua V., 21/05/2015



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