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Buoni fruttiferi postali: ultime sentenze

8 Agosto 2022
Buoni fruttiferi postali: ultime sentenze

Le ultime pronunce giurisprudenziali su: sottoscrizione dei buoni  fruttiferi postali e tassi di rendimento.

Indice

Imperfetta apposizione del timbro su buoni postali fruttiferi

In materia di buoni postali fruttiferi, il tribunale riprende un recentissimo orientamento della corte di legittimità relativo al caso in cui il Poligrafo dello Stato emette una nuova serie di buoni, utilizzando i supporti cartacei della serie precedente (P), mediante l’apposizione, sulla parte anteriore, del timbro che indica la nuova serie (Q/P) e, sulla parte posteriore, del timbro recante la misura dei nuovi tassi, che però non copre integralmente la stampa dei tassi d’interesse della precedente serie, lasciando scoperta la parte relativa all’ultimo decennio.

In tale situazione, il possessore del titolo non ha diritto a chiedere, per il decennio, gli interessi (più favorevoli) previsti per la vecchia serie, poiché l’imperfezione dell’operazione materiale di apposizione del timbro non ha valore di manifestazione di volontà negoziale rilevante e non determina un errore sulla dichiarazione, essendo, anzi, chiaro che l’accordo ha avuto ad oggetto i buoni di nuova serie.

Inoltre, si fa presente che, ai sensi dell’art. 1342, comma 1 c.c., in caso di moduli predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte prevalgono su quelle precedentemente scritte, qualora siano con esse incompatibili.

Tribunale Belluno sez. I, 01/06/2022, n.197

Buoni postali fruttiferi: variazioni in peius

In tema di buoni postali fruttiferi, la disciplina contenuta nell’abrogato art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973, come novellato dall’art. 1 del d.l. n. 460 del 1974, conv. in l. n. 588 del 1974 – che consentiva variazioni, anche “in pejus”, del tasso di interesse sulla base di decreti ministeriali, in quanto dettata da una fonte di rango legislativo, ha natura cogente (assicurando il contemperamento tra l’interesse generale di programmazione economica e tutela del risparmio del sottoscrittore) e come tale idonea a sostituire ex art. 1339 c.c. la statuizioni negoziali della parti: ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle seconde, anche relativamente alla serie – istituita con effetto dal 1 luglio 1986 con d.m. 13 giugno 1986 – di buoni postali fruttiferi distinta con la lettera “Q”, fissando per tutte le serie precedenti, e con decorrenza 1 gennaio 1987, un regime di calcolo degli interessi meno favorevole di quello risultante dalla tabella posta a tergo dei buoni.

Cassazione civile sez. I, 14/02/2022, n.4748

Emissione di nuova serie di buoni fruttiferi postali

In tema di buoni postali fruttiferi, l’emissione di una nuova serie di buoni, utilizzando i supporti cartacei della serie precedente (P), mediante l’apposizione, sulla parte anteriore, del timbro che indica la nuova serie (Q/P) e, sulla parte posteriore, del timbro recante la misura dei nuovi tassi, che però non copre integralmente la stampa dei tassi d’interesse della precedente serie, lasciando scoperta la parte relativa all’ultimo decennio, non consente al possessore del titolo di pretendere, per tale decennio, gli interessi (più favorevoli) previsti per la vecchia serie, poiché l’imperfezione dell’operazione materiale di apposizione del timbro non ha valore di manifestazione di volontà negoziale rilevante e non determina un errore sulla dichiarazione, essendo, anzi, chiaro che l’accordo ha avuto ad oggetto i buoni di nuova serie e dovendosi, comunque, tenere conto che, ai sensi dell’art. 1342, comma 1 c.c., in caso di moduli predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte prevalgono su quelle precedentemente scritte, qualora siano con esse incompatibili.

Cassazione civile sez. I, 10/02/2022, n.4384

Buoni postali fruttiferi cointestati con clausola “pari facoltà di rimborso”

In materia di buoni postali fruttiferi cointestati e recanti la clausola “pari facoltà di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite è legittimato ad ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento.

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, n.4280

Buoni postali fruttiferi con clausola PFR

Coloro che siano cointestatari – assieme a soggetto poi premorto – di buoni postali fruttiferi muniti di clausola ‘PFR’ (pari facoltà di rimborso) sono legittimati a richiedere, presso l’ufficio postale di emissione, il pagamento a vista dei buoni medesimi senza avere la necessità di ottenere previamente la quietanza da parte degli aventi diritto (eredi del cointestatario premorto).

Tribunale Savona, 04/02/2022, n.95

Controversie relative a buoni postali fruttiferi

La regola di esclusione dal giudizio secondo equità, prevista dall’art. 113, comma 2, c.p.c., per le controversie di valore non eccedente millecento euro derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all’art. 1342 c.c., si estende anche a quelle che traggono origine dalla sottoscrizione di buoni postali fruttiferi, venendo in rilievo rapporti connotati dalla posizione dominante dell’emittente e la conseguente necessità che tali controversie siano trattate applicando regole uguali per tutti i fruitori del servizio, secondo la modulistica prestampata predisposta dalle Poste, che richiama le condizioni generali di contratto definite per regolare una serie indefinita di rapporti con i risparmiatori.

Cassazione civile sez. VI, 10/11/2021, n.33033

Buoni postali fruttiferi

I buoni postali fruttiferi disciplinati dal D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (c.d. codice postale) non sono titoli di credito, ma meri titoli di legittimazione riconducibili alla previsione di cui all’art. 2002 c.c., come dimostrato dalla prevalenza, sul loro tenore letterale, delle successive determinazioni ministeriali in tema di interessi ai sensi dell’art. 173 del d.P.R. cit..

Tribunale Termini Imerese, 14/10/2021, n.984

Buoni postali fruttiferi cointestati con clausola “pari facoltà di rimborso”

In materia di buoni postali fruttiferi cointestati recanti la clausola “pari facoltà di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite è legittimato a ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento, non trovando applicazione l’art. 187, comma 1, d.P.R. 1 giugno 1989, n. 256 che, in tema di libretti di risparmio, impone la necessaria quietanza di tutti gli aventi diritto, atteso che i buoni fruttiferi circolano “a vista” e tale diversa natura impedisce l’applicazione analogica della citata disciplina.

Cassazione civile sez. I, 13/09/2021, n.24639

Buoni fruttiferi postali già emessi alla data di abrogazione

Il rapporto di diritto privato che nasce dalla sottoscrizione di buoni fruttiferi postali ed in forza del quale Poste Italiane è tenuta a restituire il capitale con gli interessi ha natura contrattuale: come tale è regolato secondo le condizioni stabilite al momento dell’emissione dei titoli stessi e richiamate nel documento.

Ciò posto, la disciplina contenuta nell’abrogato art. 173 d.p.r. n. 156 del 1973, che consentiva variazioni, anche in peius a svantaggio del cliente, del tasso di interesse sulla base di decreti ministeriali – continua a trovare applicazione ai rapporti in essere alla data di entrata in vigore del d.m. del tesoro 19 dicembre 2000, emanato in attuazione della norma abrogatrice di cui all’art. 7, comma 3, d.lgs. n. 284 del 1999.

Corte appello Roma sez. III, 08/07/2021, n.5045

Funzione informativa delle tabelle ministeriali con i tassi di interesse

Le tabelle ministeriali che recano i tassi di interesse sostitutivi rispetto a quelli portati dal buono postale ha la sola funzione di consentire al risparmiatore di verificare, al momento della riscossione presso l’ufficio postale, la correttezza della liquidazione e quindi l’ammontare del proprio credito, anche ai fini del controllo della regolarità della riscossione e della sua conformità alla normativa vigente al momento della riscossione. È quindi erroneo ritenere che tale prescrizione costituisca un obbligo informativo dalla cui osservanza dipenda la vincolatività della variazione per il risparmiatore.

Corte appello Torino sez. I, 30/06/2021, n.751

Ipotesi di revocazione della donazione per ingratitudine

Il prelievo, da parte del donatario, di un’ingente somma di denaro, frutto dei risparmi dei donanti (realizzato mediante la riscossione di buoni postali fruttiferi cointestati solo ai donanti medesimi) ed il contestuale deposito su proprio libretto di risparmio postale, unitamente alla circostanza dello stato di profonda disperazione in cui entrambi i donanti siano stati posti, depongono per la sussistenza dei presupposti dell’azione di revocazione per ingratitudine di cui all’art. 802 c.p.c..

Corte appello Roma sez. V, 11/06/2021, n.4259

Appropriazione dei risparmi postali e buoni postali fruttiferi

L’attività di raccolta del risparmio postale effettuata per conto della Cassa Depositi e prestiti, attraverso libretti di risparmio postale e buoni postali fruttiferi, riveste natura pubblicistica ragion per cui il dipendente di Poste Italiane S.p.A. che si appropri di somme di denaro afferenti al risparmio postale assume la qualità di incaricato di pubblico servizio e risponde del reato di peculato e non di appropriazione indebita.

Cassazione penale sez. VI, 04/06/2021, n.27674

Modifica tasso di interesse dei buoni postali fruttiferi

Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 è legittima la modifica in pejus dei tassi di interessi disposta con D.M. del Tesoro in data 13 giugno 1986, che comporta l’erogazione di somme inferiori rispetto a quanto previsto nelle tabelle poste sui buoni fruttiferi.

Tribunale Rieti sez. I, 23/03/2021, n.174

Legittimità dello ius variandi in peius del tasso di interesse dei buoni postali fruttiferi

E’ legittima la variazione del tasso di interesse disposta con decreto ministeriale sui buoni fruttiferi postali già emessi. Infatti al momento dell’emissione dei buoni postali è legittimo che una fonte di rango legislativo preveda la possibilità che, in pendenza di rapporto, le condizioni contrattuali possano essere modificate da un decreto ministeriale, in peius così come in melius. Ciò perché i buoni postali fruttiferi vanno considerati documenti di legittimazione ex art. 2002 cod.civ. ed in quanto tali sono passibili di integrazione extratestuale non applicandosi i principi propri dell’autonomia causale, dell’incorporazione e della letteralità che contraddistinguono i titoli di credito.

Tribunale Bergamo sez. III, 13/03/2021, n.459

Buoni postali fruttiferi: disciplina applicabile

In tema di buoni postali fruttiferi, gli stessi non sono regolati più da quanto sugli stessi riportato, qualora successivamente all’emissione e all’acquisto dei buoni sia intervenuto il D.M. del Tesoro 13.6.1986 (Modificazione dei saggi d’interesse sui libretti e buoni postali di risparmio) che quindi prevale rispetto alle previsioni letterali scritte sui buoni stessi, in virt๠dei noti principi dell’astrattezza, dell’incorporazione e della letteralità che contraddistinguono i titoli di credito.

Tribunale Frosinone sez. I, 10/02/2021, n.124

Rimborso dei buoni postali fruttiferi in caso di decesso di un cointestatario

Gli eredi del cointestatario defunto subentrano in un rapporto regolato da un contratto che conferisce a un altro soggetto la pari facoltà di rimborso, ossia il diritto di esigere l’intera prestazione dall’emittente del Buono postale, con il che si deve ritenere che, in difetto di una esplicita previsione in senso opposto, permanga il diritto del cointestatario vivente – e il correlativo obbligo delle Poste – all’esercizio della pari facoltà di rimborso.

Corte appello Milano sez. I, 14/01/2021, n.113

Buoni fruttiferi postali: rimborsabilità

Sui buoni fruttiferi postali emessi prima del 27.12.2000 a seguito della morte dell’intestatario deve essere apposto il blocco sui titoli e procedere all’apertura della successione; ciò posto, il rimborso dei predetti buoni può avvenire solo in favore di tutti gli aventi diritto, ovvero tutti gli eredi dell’intestatario, con emissione di quietanza congiunta.

Tribunale Nola sez. I, 14/01/2021, n.85

Riscossione “a vista” del buono fruttifero postale da parte del cointestatario

L’art. 187, comma 1, del d.P.R. 1989 n. 259, che prevede la necessità della quietanza di tutti gli aventi diritto per i libretti postali intestati a persona defunta oppure cointestati, non è applicabile ai buoni fruttiferi postali. In conseguenza di ciò va affermato il diritto del cointestatario a riscuotere a vista presso l’ufficio postale l’intero importo, oltre interessi, dei buoni, alla scadenza, senza che sia necessaria la denuncia di successione e la quietanza congiunta degli eredi del cointestatario deceduto.

Tribunale Torino sez. I, 09/12/2020, n.4406

Ius variandi in peius del tasso di interesse

La variazione unilaterale, da parte delle poste, dei tassi di interesse da corrispondere sui buoni fruttiferi non comporta violazione dell’obbligo di buona fede contrattuale e dei doveri di informazione previsti dal Testo Unico Bancario e dal Codice del Consumo. Quanto al primo aspetto, nessuna censura di scorrettezza può essere mossa all’ente emittente, il quale ha agito nell’esercizio di una facoltà riconosciutagli dalla legge. Parimenti, nessuna lesione dell’affidamento del risparmiatore può essere rimproverata, poiché il sottoscrittore del buono postale fruttifero è a conoscenza, o comunque dovrebbe essere a conoscenza, usando l’ordinaria diligenza, della normativa che prevedeva la possibilità di modificare in peius i saggi di interesse applicati ai buoni già emessi.

Tribunale Asti, 01/12/2020, n.687

Buoni fruttiferi postali: disciplina

In tema di buoni postali fruttiferi, la disciplina contenuta nell’abrogato art. 173 del D.P.R. n. 156 del 1973, come novellato dall’art. 1 del D.L. n. 460 del 1974, conv. in L. n. 588 del 1974 – che consentiva variazioni, anche “in pejus”, del tasso di interesse sulla base di decreti ministeriali – continua a trovare applicazione ai rapporti in essere alla data di entrata in vigore del d.m. del Tesoro 19 dicembre 2000, emanato in attuazione della norma abrogatrice di cui all’art. 7, comma 3, del D.Lgs. n. 284 del 1999, atteso che quest’ultima, da un lato, aveva previsto la perdurante applicabilità delle norme anteriori ai rapporti in corso alla data di entrata in vigore dei decreti destinati a stabilire le nuove caratteristiche dei buoni fruttiferi postali, e, dall’altro lato, nello stabilire che detti decreti avrebbero potuto regolare l’applicabilità delle nuove norme ai rapporti già in essere con una disciplina più favorevole ai risparmiatori, aveva posto una previsione di contenuto adattativo e non vincolante per il decreto ministeriale, sicché l’art. 9 del citato D.M. 19 dicembre 2000, nel ribadire che i buoni fruttiferi postali delle serie già emesse al momento della sua entrata in vigore restano soggetti alla previgente disciplina, non si è posto in conflitto con una norma di rango superiore.

Tribunale Vasto, 08/08/2020, n.129

Morte di un cointestatario: legittimazione alla riscossione

Posta l’assenza di precedenti di legittimità e il rilevante rilievo nomofilattico della questione, dev’essere rimessa alla prima Sezione civile per la pubblica udienza la decisione in ordine alla disciplina applicabile in punto di legittimazione alla riscossione, nel caso di morte di un cointestatario, di buoni postali fruttiferi (soggetti ratione temporis alla disciplina del codice postale e delle telecomunicazioni e al relativo regolamento di attuazione) cui sia apposta la clausola cd. “con pari facoltà di rimborso”.

In particolare, occorre comprendere se il tenore letterale della clausola, che attribuisce a ciascun cointestatario la disgiunta facoltà di ottenere il rimborso dell’intero montante dovuto, si scontri con norme imperative tali da determinarne la nullità parziale ex art. 1419, 2 comma.

A questo proposito non sembrano rilevanti né l’art. 187 del d.p.r. 256/1989, relativo ai libretti di risparmio postale e non, invece, ai buoni postali; né l’art. 48 d.lgs. 346/1990, posta l’esclusione dei titoli di Stato (cui i buoni postali sono in proposito assimilabili) dalla dichiarazione di successione ex art. 12 lett. i) d.lgs. 346/1990; né, tanto meno, le norme del Libro III in tema di comunione ordinaria, attesa la loro radicale estraneità rispetto alla disciplina della contitolarità dei crediti, cui rinvia la stessa conformazione dei buoni postali.

Cassazione civile sez. VI, 05/08/2020, n.16683

Rimborso dei buoni postali fruttiferi cointestati

In caso di morte di uno dei cointestatari di buoni postali fruttiferi (soggetti ratione temporis alla disciplina del codice postale e delle telecomunicazioni e al relativo regolamento di attuazione) cui sia apposta la clausola cd. “con pari facoltà di rimborso”, in assenza di una norma specifica riferibile direttamente ai buoni postali, si applica l’art. 187, 1 comma del regolamento di esecuzione approvato col d.p.r. 256/1989, dettato in tema di libretti di risparmio postale e ai sensi del quale il rimborso a saldo, in caso di decesso di un cointestatario, deve essere eseguito previa quietanza di tutti i coeredi aventi diritto.

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2020, n.11137

Decesso di uno dei cointestatari: è ammesso l’incasso dagli eredi?

I buoni fruttiferi postali cointestati possono essere incassati, in caso di decesso di uno dei due cointestatari solo dall’altro cointestatario e non anche dagli eredi del deceduto.

Corte appello Torino sez. I, 01/06/2020, n.577

Qual è il valore dei buoni fruttiferi postali?

Laddove, in sede di sottoscrizione di buoni postali fruttiferi, Poste Italiane S.p.A. abbia indicato al cliente, con annotazione a tergo del titolo, condizioni economiche e di rimborso difformi rispetto a quelle previste con precedente decreto ministeriale per i buoni della serie in corso, siffatta discrasia e difformità originaria non può che risolversi nel senso della applicabilità, in concreto, delle condizioni annotate e specificate a tergo dei titoli.

In sostanza, la circostanza che, all’atto della sottoscrizione dei buoni postali fruttiferi, in forza di apposito decreto ministeriale fosse “in corso” una serie (AA1) che contemplava condizioni di rimborso e tassi di interesse meno favorevoli rispetto a quelli indicati a tergo dei titoli consegnati, non legittimava e non legittima Poste Italiane a dare prevalenza alle previsioni di fonte normativa, in contrasto con le più favorevoli condizioni indicate ai clienti. Al contrario, al cliente va accordato il valore di rimborso previsto per i buoni postali fruttiferi della serie indicata a tergo dei titoli dagli stessi sottoscritti.

Tribunale Frosinone, 21/02/2020, n.181

Buoni fruttiferi postali: la promessa di rendimento

In tema di buoni postali, qualora il contratto concluso tra le parti con la sottoscrizione dei buoni  fruttiferi postali prevede la promessa di Poste Italiane di assicurare un rendimento per l’ultimo decennio superiore a quello previsto normativamente, la promessa nei rapporti contrattuali rimane vincolante fra le parti, ferma restando la violazione commessa da Poste Italiane alla disciplina di riferimento.

Tribunale Milano sez. VI, 09/01/2020, n.91

Buoni fruttiferi postali emessi prima del 2001

Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 d.P.R. n. 156/1973 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), come modificato dal d.l. n. 460/1974, convertito, con modificazioni, in legge n. 588/1974 ed oggi abrogato dal d.lgs. n. 284/1999, nella parte in cui consentiva di estendere, con decreto del Ministro del Tesoro assunto di concerto con il Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, le modifiche peggiorative dei tassi di interesse ad una o più serie di buoni postali fruttiferi emesse precedentemente al decreto ministeriale stesso.

La possibilità di variazione, anche in senso sfavorevole, dei tassi di interesse sui buoni fruttiferi postali, consentita dalla previgente normativa, rifletteva un ragionevole bilanciamento tra la tutela del risparmio e un’esigenza di contenimento della spesa pubblica; contenimento che, in caso di titoli emessi da enti a soggettività statuale, implicava la previsione di strumenti di flessibilità atti ad adeguare la redditività di tali prodotti all’andamento dell’inflazione e dei mercati.

Corte Costituzionale, 20/02/2020, n.26

Buoni fruttiferi postali: variazione del tasso di interesse

In tema di emissioni di buoni fruttiferi postali va ritenuta legittima la variazione del tasso di interesse disposta con decreto ministeriale sui buoni già emessi, la cui conoscenza da parte del risparmiatore è assicurata mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, così come prescritto dall’art. 173 cod. postale.

Ciò perché ill possessore del titolo, intervenuta la variazione, aveva l’alternativa tra riscuotere i buoni alle condizioni cui si era obbligato in origine oppure proseguire il rapporto, ottenendo in sede di rimborso la somma risultante dalla combinazione tra tasso originario, da applicarsi fino alla variazione, e tasso sopravvenuto, da applicarsi a seguito del mutamento.

Tribunale L’Aquila, 19/12/2019, n.961

Intestazione dei buoni fruttiferi postali a più soggetti

L’art. 1, comma 4, D.M. 19.12.2000 (secondo cui “I buoni fruttiferi postali possono essere intestati a più soggetti, con facoltà per i medesimi di compiere operazioni anche separatamente”) non trova automatica applicazione ai buoni postali fruttiferi emessi prima del dicembre 2000.

Tribunale Arezzo, 08/10/2019, n.773

Nuova serie di buoni postali fruttiferi

L’art. 173 del Codice Postale stabiliva che “i tassi di interesse dovevano essere corrisposti a seconda della tabella riportata a tergo dei buoni e che gli stessi non potevano subire variazioni”; l’articolo è stato modificato con il D.L. n. 460/1974 (convertito in legge n. 588/1974) nel seguente modo: “le variazioni dei saggi di interesse dei buoni potali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministero del Tesoro e possono essere estesa ad uno o più delle precedenti serie”.

Quindi in base a quanto disposto dall’art. 173, D.P.R. n. 156/1973 e, dunque, da una fonte di rango legislativo, il decreto ministeriale 13 giugno 1986 recante “Modificazione dei saggi d’interesse sui libretti e sui buoni postali di risparmio” (in Gazzetta Ufficiale, 28 giugno 1986, n. 148) ha, fra l’altro, istituito con effetto dal 1 luglio 1986 una nuova serie di buoni postali fruttiferi distinta con la lettera “Q” ed ha fissato per tutte le serie precedenti, e con decorrenza 1 gennaio 1987, un regime di calcolo degli interessi meno favorevole di quello risultante dalla tabella posta a tergo dei buoni.

Benché abrogato con l’entrata in vigore del D.M. 19 dicembre 2000, recante “Condizioni generali di emissione di buoni postali fruttiferi ed emissione di due nuove serie di buoni” (in Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2000, n. 300), l’art. 173, D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 è rimasto in vigore quanto ai rapporti pregressi.

Tribunale Vibo Valentia, 25/07/2019, n.684

Buoni fruttiferi postali: non sono veri e propri titoli di credito

I buoni fruttiferi postali si annoverano tra i documenti di legittimazione disciplinati dall’art. 2002 c.c., non costituendo veri e propri titoli di credito; ne consegue che ad essi non sono estendibili i principi di autonomia causale, di incorporazione e di letteralità che tipicamente caratterizzano la disciplina dei titoli di credito.

Tribunale Novara, 17/07/2019, n.600

Buoni fruttiferi postali: il regime dei tassi di rendimento 

La variazione (anche inpejus) dei tassi di rendimento dei buoni fruttiferi postali, di cui al combinato disposto dell’art. 173 d.P.R. n. 156 del 1973 e del d.m. del 13 giugno 1986, si applica ai rapporti giuridici pendenti secondo lo schema dell’art. 1339 c.c., non postulando l’adempimento di alcun obbligo informativo individuale, ulteriore rispetto alla pubblicazione del decreto ministeriale nella Gazzetta Ufficiale prevista dal citato art. 173.

Cassazione civile sez. un., 11/02/2019, n.3963

Buoni fruttiferi postali e applicazione dell’imposizione fiscale

L’art. 1 del decreto legge 19 settembre 1986, n. 556, convertito con modificazioni in legge 17 novembre 1986, n. 759, stabilisce che: “Agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e degli altri titoli indicati nell’art. 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, ed equiparati, emessi successivamente alla entrata in vigore del presente decreto, non si applica l’esenzione ivi prevista, salvo quelli emessi all’estero. Sugli interessi e altri proventi di cui al comma 1 deve essere operata una ritenuta ai sensi dell’art. 26, commi primo e quarto, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ridotta alla metà relativamente agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e degli altri titoli emessi fino al 30 settembre 1987…”.

La norma, dunque, ha assoggettato i buoni postali fruttiferi, che in precedenza ne erano esenti (in applicazione dell’articolo 31 del d.P.R. numero 601 del 1973), alla prevista ritenuta erariale (successivamente sostituita dalla relativa imposta sostitutiva): ed il legislatore ha stabilito che detta imposizione fiscale debba applicarsi in misura ridotta della metà soltanto in relazione ad obbligazioni e titoli emessi fino al 30 settembre 1987, e dunque debba applicarsi per intero per i buoni postali fruttiferi emessi a far data dal 1° ottobre 1987, quali quelli oggetto del contendere.

Cassazione civile sez. VI, 28/11/2018, n.30746

La formazione di buoni fruttiferi postali falsi 

Non configura il reato di falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico la condotta consistente nella formazione di buoni fruttiferi postali falsi, dato che tali documenti devono essere qualificati come scritture private; infatti, pur non essendo in discussione la natura di ente pubblico di Poste Italiane s.p.a., il servizio relativo alla negoziazione di buoni fruttiferi postali in favore dei privati, non differenziandosi dai servizi analoghi offerti da qualsiasi istituto di credito, deve ritenersi soggetto ad una disciplina di diritto privato.

(Nel caso di specie, la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale la corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado agli imputati per il reato di cui agli art. 476 e 482 c.p., ritenendo di dover inquadrare nell’ipotesi prevista dall’art. 485 c.p. la relativa condotta, depenalizzata in seguito all’intervento del d.lg. n. 7 del 2016).

Cassazione penale sez. II, 07/03/2018, n.20437

Attività di raccolta del risparmio postale

L’attività di raccolta del risparmio postale, specificamente e autonomamente contemplata dall’art. 2, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 144 del 2002 – effettuata per conto della Cassa depositi e prestiti, attraverso libretti di risparmio postale e buoni postali fruttiferi – riveste natura pubblicistica.

Ne consegue che il dipendente di Poste Italiane S.p.A. quando si appropria di somme di denaro afferenti al risparmio postale (libretti postali e buoni fruttiferi postali) riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio e pertanto risponde del reato di peculato e non di quello di appropriazione indebita.

Cassazione penale sez. VI, 13/01/2017, n.14227

Buoni fruttiferi postali: documenti di legittimazione

I buoni fruttiferi postali si configurano come documenti di legittimazione, in riferimento ai quali non possono trovare applicazione i noti principi dell’astrattezza, dell’incorporazione e della letteralità che contraddistinguono i titoli di credito, così come dimostrato dalla prevalenza, sul loro tenore letterale, delle successive determinazioni ministeriali in tema di interessi, ai sensi dell’allora vigente Codice postale; ne consegue l’ammissibilità dell’eterointegrazione dello specifico regime che sia stato contrattualmente convenuto dalle parti al momento dell’emissione del titolo, per effetto della sopravvenienza di atti normativi rivolti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto.

Tribunale S.Maria Capua V., 21/05/2015



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