Diritto e Fisco | Articoli

Redditometro: i risparmi degli italiani non possono essere oggetto di accertamento

26 settembre 2013


Redditometro: i risparmi degli italiani non possono essere oggetto di accertamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2013



L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate sull’alto tenore di vita del contribuente è illegittimo se le spese sono il frutto dei risparmi messi da parte. Accolto il ricorso di una coppia alla quale il fisco contestava i viaggi, l’acquisto di auto e immobili.

Se l’alto tenore di vita è solo il frutto di un discreto gruzzoletto messo da parte negli anni, l’accertamento effettuato con il redditometro, che verifichi un regime di spese superiori al reddito mensile, è illegittimo. Il contribuente dunque è salvo: i risparmi, infatti, possono giustificare, dopo anni di sacrifici e di privazioni, una vita più agiata e possono essere tranquillamente spesi, senza rischio di subire un’indagine del Fisco.

È la Cassazione a dirlo, con una sentenza di ieri [1] che, nello stesso tempo, infligge un duro colpo a redditometro e tutela il “salvadanaio” degli italiani. In particolare, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di una coppia di coniugi cui era stato effettuato un accertamento da parte del Fisco, per l’alto tenore di vita tenuto, fra acquisti di auto, immobili e viaggi.

Ma i due, impugnato l’atto, sono riusciti a dimostrare al giudice tributario che le spese erano solo il frutto di un discreto gruzzolo, accantonato negli anni (circa un milione di euro).

L’amministrazione finanziaria – dice la Cassazione – non può ignorare eventuali risparmi messi da parte dal contribuente. Pertanto, in questi casi, se adeguatamente provato, non devono essere presi in considerazione gli indicatori del redditometro che segnalano l’incongruenza tra reddito e spesa.

In un momento delicato come quello attuale, in cui l’amministrazione finanziaria sta per inviare migliaia di lettere-questionari agli italiani non congrui, lo strumento del redditometro viene puntualmente bocciato dai giudici che ora lo dichiarano lesivo della privacy, ora troppo generico, ora non adeguato alla realtà.

note

[1] Cass. sent. n. 21994 del 25.09.13.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI