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Mascherine Coronavirus: si può aumentare il prezzo a dismisura?

29 Febbraio 2020
Mascherine Coronavirus: si può aumentare il prezzo a dismisura?

Arriva Mister Prezzi per controllare le speculazioni commerciali su prodotti attinenti la salute, l’approvvigionamento di beni di primaria necessità e la sicurezza dei consumatori.

In questi giorni, sono filtrate notizie – non sappiamo quanto attendibili – di esercenti commerciali e farmacie che avrebbero alzato a dismisura il prezzo di mascherine facciali e disinfettanti per le mani rivolti ad evitare il contagio da Covid-19. Una misura dettata dalla scarsità del bene e, in buona parte, dalla speculazione. È lecita una pratica del genere? Vediamo cosa prevede il nostro ordinamento in proposito.

Tutti sanno che il mercato ha logiche e regole in cui la legge spesso non interviene per non falsare il gioco della concorrenza e per garantire la libertà di iniziativa economica, salvo quando vi sono evidenti discriminazioni. È successo in passato con i prezzi imposti di alcuni beni di prima necessità come il pane e il latte (limiti oggi abrogati) . 

Ogni imprenditore o esercente commerciale ha il diritto di fissare i prezzi che vuole, sia al rialzo che al ribasso (ribadiamo, salvo alcune eccezioni come nel caso di chi, con una politica di sconti, intende solo sbaragliare la concorrenza per assumere una posizione di monopolio). 

Quindi, in teoria, è possibile aumentare il prezzo delle mascherine e dei disinfettanti a proprio piacimento. Il mercato tende poi ad autoregolamentarsi: se si esagera, infatti, ci sarà sempre un concorrente pronto a vendere lo stesso prodotto a qualche euro in meno, richiamando verso di sé la clientela. Il tutto in una logica al ribasso che fa bene al consumatore. 

Ma le speculazioni non piacciono a nessuno e l’Italia ha iniziato a guardare oltre il Coronavirus: chi ci garantisce dai possibili abusi che potrebbero un giorno saltare fuori in caso di crisi di beni di prima necessità come l’acqua, la benzina o l’energia elettrica?

Ecco allora pronta una nuova legge contro le pratiche commerciali scorrette, quelle «che profittano di situazioni di allarme sociale».

Nello schema di decreto legge, andato ieri al vaglio del consiglio dei ministri e recante misure urgenti legate all’epidemia da Covid-19, viene codificata questa nuova fattispecie, con tanto di definizione. Si considera scorretta «la pratica commerciale che, riguardando prodotti attinenti la salute, l’approvvigionamento di beni di primaria necessità e la sicurezza dei consumatori, profitta di situazioni di allarme sociale incrementando il prezzo di vendita in misura superiore al triplo del prezzo risultante dal listino o comunque praticato mediamente, riferito a 30 giorni prima della conclusione della compravendita».

In sostanza, chi triplica o anche di più il costo dei beni di necessità, approfittando dell’emergenza in corso, andrà incontro alle sanzioni e ai provvedimenti disciplinari previsti dal Codice del consumo, il dlgs 206/2005.

E cioè:

  • da 5.000 euro a 500.000 euro, tenuto conto della gravità e della durata della violazione;
  • da 10.000 a 150.000 euro in caso di inottemperanza ai provvedimenti d’urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti e in caso di mancato rispetto degli impegni assunti;
  • la sospensione dell’attività d’impresa per un periodo non superiore a 30 giorni nei casi di reiterata inottemperanza.

Per evitare i prezzi pazzi, il nuovo decreto legge impone un monitoraggio dei prezzi, introducendo una nuova disciplina nel Codice del consumo. Vediamo di che si tratta.

Ogni camera di commercio dovrà informare il pubblico circa l’esistenza di un proprio «ufficio prezzi»; questo ufficio serve a ricevere segnalazioni e a verificare le dinamiche relative alle variazioni di prezzo dei beni e dei servizi praticati ai consumatori finali. Il tutto con particolare riferimento alle nuove fattispecie di pratiche commerciali scorrette che traggono profitto dalle situazioni di allarme sociale.

Questo controllo investirà anche i prodotti e i servizi effettuati on-line e tramite contratti a distanza.

Le verifiche potranno essere svolte dalle Camere di Commercio attraverso i comuni, le Prefetture e gli altri enti che operano sul territorio, mediante convenzioni apposite di collaborazione, che individueranno anche le modalità di rilevazione, anche comparata, delle tariffe e dei prezzi monitorati.

Ci sarà “Mister Prezzi”, un garante che dovrà informare subito l’AGCM (l’autorità per la concorrenza e il mercato) per l’applicazione delle sanzioni. E potrà intervenire anche la Guardia di Finanza.



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