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Eredità paterna: ultime sentenze

15 Aprile 2020
Eredità paterna: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: divisione ereditaria e assegnazione di beni non comodamente divisibili; fondo rustico proveniente dall’eredità paterna; beni acquistati per successione dall’eredità paterna; liquidazione della quota paterna ereditata.

L’eredità del padre

L’amministratore di sostegno di un soggetto affetto da insufficienza mentale grave e schizofrenia viene autorizzato, tra l’altro, ad accettare in nome e per conto del beneficiario l’eredità del padre, con beneficio di inventario.

Giudice tutelare Roma, 06/04/2005

Formazione dello stato attivo dell’eredità

In tema di divisione ereditaria, nell’esercizio del potere di assegnazione di beni che non siano comodamente divisibili, sebbene a norma dell’art. 720 c.c. vada preferito il condividente titolare della quota maggiore, é nella discrezionalità del giudice derogare a tale criterio purché si dia adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che – in un giudizio di divisione tra fratelli relativo ad un fondo rustico proveniente dall’eredità paterna ed oggetto di impresa familiare – aveva dato preferenza al criterio legale, valorizzando il fatto che l’azienda agricola condotta dal dante causa era in via di esaurimento e non costituiva per nessuno degli eredi una fonte principale di reddito).

Cassazione civile sez. lav., 09/10/2018, n.24832

Eredità paterna e revoca dell’assegno divorzile

In tema di richiesta di revoca dell’assegno divorzile, deve rilevarsi come il significativo mutamento in positivo della situazione economica della beneficiaria che, nel caso di specie, successivamente alla pronuncia di divorzio, aveva ricevuto la cospicua eredità paterna e aveva anche avuto accesso a emolumenti pensionistici in precedenza assenti, comporti il venir meno del presupposto della mancanza di indipendenza economica; in caso di miglioramento della situazione economica, infatti, il riconoscimento dell’assegno divorzile si tradurrebbe in un mero surplus reddituale non dovuto e, dunque, per evitare tale conseguenza va accolta la domanda di revoca dell’assegno.

Tribunale Spoleto, 14/03/2018, n.2846

Ipotesi di collazione e acquisto di un immobile

Il presupposto dell’obbligo di collazione, ai sensi dell’art. 737 c.c., è che il soggetto ad esso tenuto abbia ricevuto beni o diritti a titolo di liberalità dal “de cuius”, direttamente o indirettamente tramite esborsi effettuati da quest’ultimo.

Ne deriva che, se durante la vita del “de cuius” il coerede ha acquistato direttamente dal venditore la nuda proprietà di un immobile dopo che questo era stato oggetto di un preliminare di vendita concluso dalla madre con prezzo interamente da lei pagato, in sede di divisione dell’eredità paterna non vi è alcun obbligo di collazione in relazione a quell’immobile, in quanto il “de cuius”, sebbene fosse sposato in regime di comunione legale con la madre dell’acquirente, non ha mai acquistato il diritto reale trasferito al figlio, né ha sostenuto esborsi affinché il figlio lo acquistasse.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2018, n.1506

Equiparazione del trattamento successorio di figli naturali e figli legittimi

In tema di successioni, l’art. 575 c.c. che, in mancanza di figli legittimi e del coniuge del genitore, ammetteva un concorso tra i figli naturali e gli ascendenti del genitore, attribuendo ai primi solo i due terzi dell’eredità paterna, non può trovare applicazione neanche per il periodo antecedente alla sua abrogazione ad opera della l. n. 151 del 1975, in quanto la norma citata è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla sentenza n. 82 del 1974 della Corte costituzionale; ne consegue che, anche in caso di apertura della successione antecedente al 1975, qualora, non vi siano circostanze preclusive all’applicazione retroattiva della declaratoria di incostituzionalità – quale, ad esempio, l’avvenuta formazione di un giudicato – i figli naturali riconosciuti o dichiarati, come nella specie, a seguito di riconoscimento giudiziale, conseguono, in mancanza di altri membri della famiglia legittima, lo stesso trattamento successorio riservato ai figli legittimi, succedendo, pertanto, in tutta l’eredità.

Cassazione civile sez. II, 30/01/2017, n.2287

Divisione ereditaria: immobile proveniente dall’eredità paterna

In tema di divisione ereditaria, nel caso in cui uno o più immobili non risultino comodamente divisibili, il giudice ha il potere discrezionale di derogare al criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che – in un giudizio di divisione tra fratelli relativo ad un immobile proveniente dall’eredità paterna – aveva assegnato il bene alla sorella titolare di una quota minore, valorizzando il fatto che ella abitava nell’immobile da svariati anni e che non ne possedeva un altro nello stesso luogo, mentre i fratelli vivevano all’estero e uno di loro era proprietario di un altro immobile di sette vani nel medesimo paese).

Cassazione civile sez. II, 28/10/2009, n.22857

Ragioni ereditarie del figlio

La funzione del curatore speciale, nominato dal giudice tutelare ai sensi dell’art. 321 c.c., deve intendersi limitata alle situazioni nelle quali il minore potrebbe trovarsi in posizione di conflitto di interessi col genitore – salva per il resto la legittimazione del genitore stesso ad agire giudizialmente per la difesa delle ragioni del figlio.

(Nella specie, la funzione del curatore speciale è stata circoscritta ai rapporti concernenti la gestione di partecipazioni societarie presenti nell’eredità paterna, senza pregiudicare la piena legittimazione della madre superstite ad agire per la difesa delle ragioni ereditarie del figlio in confronto di terzi).

Tribunale Monza sez. IV, 18/03/2002

Somme provenienti dall’eredità paterna

Qualora un minore, orfano di padre, con madre decaduta dalla potestà parentale, ex art. 330 c.c. ed affidato ritualmente a parenti prossimi, abbia ad incassare somme provenienti dall’eredità paterna, la legittimazione a chiedere al g.t. la prescritta autorizzazione non compete agli affidatari, ma al tutore del minore stesso, che è abilitato a rappresentarlo, previa accettazione, con beneficio d’inventario, dell’eredità al minore pervenuta.

Tribunale Sciacca, 31/03/2000

L’attribuzione della quota riservatagli dall’eredità paterna

La deduzione dell’irriferibilità, alla fattispecie concreta della sentenza n. 7 del 1963 della Corte costituzionale (che ha espunto dall’ordinamento le norme limitatrici della proponibilità dell’azione per dichiarazione di paternità naturale da parte di persone nate prima del 1 luglio 1939), se rilevante nel giudizio per la declaratoria giudiziale di paternità naturale, è inconferente, ove formulata unicamente dopo il passaggio in giudicato della pronuncia che quella paternità ha accertato, allo scopo di resistere alla domanda proposta dal riconosciuto per ottenere l’attribuzione della quota riservatagli dall’eredità paterna.

Cassazione civile sez. II, 12/03/1986, n.1648

Alienazione di beni acquistati per successione dall’eredità paterna

Il soprapprofitto realizzato dall’oscillazione del valore di un bene è tassabile, ai sensi dell’art. 81 d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645, soltanto quando l’intento speculativo sussiste, sia al momento dell’acquisto che in quello della successiva alienazione; pertanto, non può ipotizzarsi plusvalenza tassabile in caso di alienazione di beni acquistati per successione dall’eredità paterna.

Comm. trib. centr. sez. II, 16/02/1980, n.116

Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario

L’eredità accettata con beneficio d’inventario non salva dai debiti la figlia che subentra nella s.a.s. del padre. La qualità di accomandataria, infatti, non è stata acquisita per successione ma è frutto di una scelta volontaria di ingresso nella compagine sociale in sostituzione della liquidazione della quota del defunto.

La qualità di socia accomandataria è stata assunta autonomamente, in virtù della incontestata scelta, non già di liquidazione della quota paterna ereditata, ma di subentro nella società in virtù di un autonomo patto in funzione della sua continuazione, ai sensi dell’art. 2284 c.c. u.p.

Cassazione civile sez. lav., 19/12/2017, n.30441

Assegno vitalizio di natura successoria sull’eredità del padre naturale

Gli art. 580 e 594 (nuovo testo) c.c., in forza dei quali ai figli naturali non riconoscibili, siano essi minorenni o maggiorenni, spetta un assegno vitalizio di natura successoria sull’eredità del padre naturale (rispettivamente, in sede di successione legittima e di successione testamentaria), sono applicabili anche in favore di colui che abbia un diverso stato di figlio legittimo, tenuto conto che tale status non è incompatibile con un’indagine da effettuarsi incidenter tantum, ai soli indicati fini patrimoniali, su una diversa procreazione naturale, anche considerando che, nella disciplina del diritto di famiglia introdotta dalla l. 19 maggio 1975 n. 151, l’accertamento della genitorialità effettiva, purché non si profili l’incesto, è ammesso pure in situazione di divieto di riconoscimento per contrasto con lo stato di figlio legittimo o legittimato (art. 278 c.c., nuovo testo, in relazione ai precedenti art. 251 e 253).

Peraltro, il diritto all’indicato assegno postula, oltre all’accertamento del suddetto fatto procreativo, l’ulteriore requisito dell’impossibilità di proporre l’azione per la dichiarazione giudiziale della paternità (stante il richiamo all’art. 279 c.c. da parte dei citati art. 580 e 594), e tale requisito va inteso nel senso d’impossibilità assoluta, cioè originaria, non d’impossibilità soltanto relativa, perché sopravvenuta, con la conseguenza che il diritto medesimo deve essere negato al figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all’uopo fissato, l’azione di disconoscimento del padre legittimo, sempreché ciò configuri una volontaria scelta circa l’incontestabilità dello status di figlio legittimo, in quanto compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l’azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione di disconoscimento.

Cassazione civile sez. I, 24/01/1986, n.467



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