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Diritto al ripensamento: ultime sentenze

15 Aprile 2020
Diritto al ripensamento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diritto di ripensamento; pubblicità ingannevole; pratica commerciale scorretta; contratto di fornitura di energia elettrica.

Cos’è il diritto di ripensamento? Quando viene concesso? Il diritto di ripensamento è previsto solo se il contraente può essere qualificato come consumatore; il contratto è stipulato a distanza (ad esempio, per telefono o via internet) oppure al di fuori dei locali commerciali. In pratica, entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure dalla sottoscrizione del contratto di servizi, puoi recedere dal contratto. Per maggiori informazioni sul diritto di ripensamento leggi le ultime sentenze.

Il diritto di ripensamento

Il potere normativo attribuito alle autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità dall’art. 2 commi 12 lett. h) e 37 l. n. 481 del 1995, non può imporsi su fonti di rango primario, in quanto gli atti normativi secondari (nella specie, codice di condotta commerciale per la vendita di energia elettrica ai clienti finali, quanto alla disciplina del cd. diritto di ripensamento) sono in grado di derogare a fonti primarie solo in presenza di un’espressa autorizzazione legale, mancante nel caso di specie, non potendo il semplice richiamo all’art. 1339 c.c. alterare l’ordine gerarchico delle fonti.

Consiglio di Stato sez. VI, 11/11/2008, n.5622

Diritto di ripensamento per vizi di merito originari dell’atto

La revoca assume la veste di un vero e proprio jus poenitendi ossia un diritto di ripensamento per vizi di merito originari dell’atto.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 08/10/2014, n.5193

Autorità Garante della concorrenza e del mercato

Integrano una pratica commerciale scorretta, ancorché aggressiva, quei comportamenti posti in essere da Enel Energia s.p.a. e da Enel s.p.a. che si sono sostanziati nel cercare il passaggio dei clienti residenziali dal regime di maggior tutela (regolamentato) al mercato libero, attraverso proposte di tariffe contrattuali particolarmente vantaggiose, nella vendita d’energia elettrica e/o nella fornitura di gas naturale: i suindicati comportamenti rappresentano una fornitura non richiesta di energia elettrica e/o di gas naturale, che si è risolta in taluni casi anche con la falsa sottoscrizione del contratto di fornitura da parte degli agenti incaricati dalla società elettrica; nell’imposizione di ostacoli all’esercizio del diritto di ripensamento, come ad esempio, il rallentamento dei reclami e delle comunicazioni dei consumatori, presentate, pur tuttavia, nei termini e riportando il cliente nel mercato regolamentato di fornitura del servizio dal primo giorno del secondo mese successivo a quello nel quale è pervenuta la comunicazione, richiedendo comunque il pagamento, in quanto il servizio di fornitura di energia, nelle more dell’esercizio di diritto di ripensamento, era stato tempestivamente attivato; nella diffusione di comunicazioni commerciali ingannevoli; nell’adozione di forme di marketing aggressive, come ad esempio, vendite del servizio mediante numerosi e inesistenti contatti telefonici del cliente attraverso i call center della società.

Garante concorr. e mercato, 04/09/2008, n.18829

Recesso unilaterale dal contratto

Poiché il d.lg. n. 206 del 2005 limita la possibilità di esercitare il diritto di “ripensamento” (recesso unilaterale da un contratto di fornitura di energia elettrica entro dieci giorni) al solo consumatore (“persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolti”), l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas non può estenderne l’ambito di applicazione anche ad imprese, pur di modeste dimensioni.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 30/07/2007, n.5469

Il diritto di ripensamento e istituto della revoca

II diritto di ripensamento, previsto dall’art. 5 d.lg. n. 427 del 1998, si avvicina all’istituto della revoca, essendo destinato ad operare non su un rapporto obbligatorio già sorto, bensì – ancor prima ed in revoca – sull’atto di consenso alla conclusione del negozio.

Tribunale Bergamo, 21/11/2001

Esercizio del diritto di ripensamento

Il mancato rispetto del termine di quindici giorni, decorrenti dalla data di audizione dell’inquisito, andata deserta, sancito dall’art.24 contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti delle regioni e delle autonomie locali del 1995, da parte dell’amministrazione, si ritiene quale comportamento illegittimo: il termine di cui sopra, prima del quale l’amministrazione non può applicare la sanzione conclusiva del procedimento cautelare, viene concesso, infatti, a favore del dipendente, il quale potrebbe, in tale termine, esercitare il suo diritto di ripensamento o addurre giustificazioni.

Nel caso prospettato del mancato rispetto dei quindici giorni da parte dell’amministrazione, non è sufficiente a far venir meno la illegittimità, il fatto che l’ulteriore attesa avrebbe determinato la scadenza del termine perentorio di centoventi giorni, con decorrenza dalla contestazione, entro i quali deve essere concluso il procedimento disciplinare; all’amministrazione, infatti, non mancano strumenti atti a prevenire e far fronte ad eventuali comportamenti ostruzionistici e dilatori dell’inquisito, ad es. mediante un uso diligente e tempestivo del potere di convocazione.

T.A.R., (Lazio) sez. III, 19/02/1997, n.374

Tutela dell’interesse dell’utente o del consumatore

Il potere normativo secondario (o, secondo una possibilità qualificazione alternativa, di emanazione di atti amministrativi precettivi collettivi) dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) — ai sensi dell’art. 2, comma 2, lett. b, l. n. 481 del 1995 — si può concretare anche nella previsione di prescrizioni che, attraverso la integrazione del regolamento di servizio di cui al comma 37 dello stesso art. 2, possono, in via riflessa integrare, ai sensi dell’art. 1339 c.c., il contenuto dei rapporti di utenza individuali pendenti, anche in senso derogatorio di norme di legge, ma alla duplice condizione che queste ultime siano meramente dispositive e, dunque, derogabili dalle stesse parti, e che la deroga venga comunque fatta dell’Autorità a tutela dell’interesse dell’utente o consumatore, restando invece esclusa — salvo che una previsione speciale di legge o di una fonte comunitaria ad efficacia diretta non la consenta — la deroga a norme di legge di contenuto imperativo e la deroga a norme di legge dispositive a sfavore dell’utente e consumatori.

In particolare, deve escludersi che la prescrizione dell’art. 6, comma 4, della deliberazione n. 200 del 1999 (che imponeva all’esercente « di offrire al cliente almeno una modalità gratuita di pagamento della bolletta ») abbia comportato l’integrazione del regolamento di servizio di settore esistente all’epoca della sua adozione e, di riflesso, l’integrazione dei contratti di utenza, con conseguente infondatezza dell’azione di responsabilità contrattuale esercitata dall’utente (per non essere stata prevista una modalità gratuita di pagamento della bolletta), giacché basata su clausola contrattuale inesistente.

Cassazione civile sez. VI, 21/05/2013, n.12318

Tutela della libertà negoziale

Il divieto, previsto dall’art. 6 d.lg. n. 427 del 1998, per il venditore di esigere o ricevere il versamento di somme di danaro a titolo di anticipo, di acconto o di caparra, è posto a tutela della libertà negoziale, sotto l’aspetto del diritto di ripensamento.

Tribunale Bergamo, 21/11/2001



12 Commenti

  1. La tecnologia ha modificato il modo di vivere di tutti noi: molti non potrebbero immaginare la propria esistenza senza uno smartphone e la connessione internet sempre presente. Alla stessa maniera, è difficile pensare di poter lavorare senza computer oppure di poter allontanarci di casa senza telefonino in tasca. I progressi vertiginosi compiuti dalla tecnologia si sono riflessi, ovviamente, anche nel mondo del diritto: oggi per poter stipulare un contratto non è più necessaria la presenza fisica dei contraenti, poiché è sufficiente una telefonata oppure un semplice click con il mouse. Quante volte hai acquistato in internet da uno dei grandi store online ove puoi trovare davvero ogni cosato? Tutto è molto più veloce: entri in una pagina web, visualizzi, selezioni e acquisti. Ciò vale non soltanto per gli oggetti semplici di tutti i giorni, ma anche per l’assicurazione dell’automobile, l’acquisto di arredi per la casa e perfino la compera di alimenti. Più è facile concludere un accordo, però, più è necessario che sia possibile un recesso dal contratto.

  2. Gli acquisti selvaggi che, talvolta, ci prendono la mano rischiano di farci incorrere in errore: poiché è così facile ordinare una cosa, spesso acquistiamo anche ciò che non ci serve, oppure ciò che solo in apparenza sembra conforme alle nostre aspettative. Accade quindi che, molte volte, siamo delusi da ciò che ci viene recapitato a casa; questo vale anche per la sottoscrizione di contratti di somministrazione, che sono quelli che durano nel tempo in quanto hanno ad oggetto un servizio di cui si ha costantemente bisogno, come la linea telefonica, quella internet, il servizio elettrico, ecc. La legge tende la mano al consumatore che, dopo aver stipulato un contratto, vorrebbe tornare sui propri passi e recedere dal negozio giuridico: si tratta del diritto di ripensamento, che consente di sottrarsi al contratto appena sottoscritto.

  3. Il diritto di ripensamento o di recesso è la facoltà concessa al consumatore di poter recedere dal contratto senza il ricorrere di una giusta causa e ottenere la restituzione del prezzo pagato. Il diritto di ripensamento o di recesso è la facoltà concessa al consumatore di poter recedere dal contratto senza il ricorrere di una giusta causa e ottenere la restituzione del prezzo pagato. Con lo sviluppo e l’utilizzo capillare dell’e-commerce, la questione è quanto mai attuale ed interessante. Capita oramai a tutti di fare acquisti di prodotti e servizi online e/o concludere contratti per telefono.

    1. Il recesso consente ad una delle parti di sottrarsi agli obblighi derivanti dal contratto, sciogliendo così l’accordo. Come detto nel paragrafo precedente, è oramai diffusissima la pratica di inserire, all’interno delle condizioni contrattuali, la facoltà di recesso. Questa clausola può essere il frutto della volontà delle parti oppure di un’imposizione legislativa: come ricordato, infatti, il contratto può essere sciolto nei casi previsti dalla legge.Anche quando non è la legge a stabilirlo direttamente, in genere viene prevista una caparra (definita penitenziale) da versare anticipatamente per la facoltà di recesso concessa; se, al contrario, occorre pagare solamente dopo il recesso, si parlerà di multa penitenziale. Cerco di spiegarmi meglio.Se al momento della sottoscrizione di un contratto hai versato una somma per garantirti il diritto di poter recedere in un successivo momento, l’importo versato assumerà la denominazione di caparra penitenziale: si tratta di un anticipo finalizzato ad ottenere il diritto a recedere. Se, invece, per recedere ti viene chiesto di pagare solamente dopo, cioè nel momento in cui ti svincoli, allora si parlerà di multa penitenziale. In entrambi i casi, è possibile che il recesso possa comunque essere effettuato solamente a determinate condizioni ed entro determinati termini.
      Il recesso può essere previsto all’interno delle condizioni contrattuali oppure stabilito per legge. Il diritto di ripensamento è proprio un’ipotesi di recesso legale, cioè di recesso che l’ordinamento concede alle parti che sottoscrivono un contratto in veste di consumatori. Cosa significa? Vuol dire che, se acquisti un bene per finalità estranee alla tua professione, la legge ti considera un consumatore e, in quanto tale, ti accorda una tutela particolare.
      Il diritto di ripensamento, nello specifico, viene concesso solamente alle seguenti condizioni:
      il contraente possa essere qualificato come consumatore;
      il contratto sia stipulato a distanza (ad esempio, per telefono o attraverso internet) o al di fuori dei locali commerciali

    2. Facciamo un esempio per comprendere meglio quanto appena detto: se acquisti tramite internet un qualsiasi oggetto (un cellulare, un capo di abbigliamento, un libro, ecc.) e questo ti viene consegnato il primo marzo, potrai recedere entro il quindici dello stesso mese, se il venditore ti ha informato (nelle condizioni contrattuali oppure a voce) che era tuo preciso diritto. Se, invece, non ti è stato detto nulla, potrai recedere liberamente fino al quindici marzo dell’anno successivo a quello in cui hai ricevuto la merce (la legge, infatti, dice che il diritto di recesso si estende fino a un anno, il quale decorre dopo la fine del periodo di recesso iniziale).Se, invece, il professionista non ti ha avvertito subito del diritto di ripensamento ma lo ha fatto, ad esempio, sei mesi dopo (e comunque entro l’anno), il periodo di recesso termina quattordici giorni dopo il giorno in cui sei stato informato: e così, tornando all’esempio precedente, se il bene ti è stato recapitato il primo marzo e l’informazione sul diritto di ripensamento ti è stata fornita il primo luglio, avrai tempo fino al quindici luglio per recedere liberamente (ovviamente, potrai recedere anche prima, nel senso che il quindici luglio è il termine ultimo).

    1. l diritto di recesso può essere esercitato entro dieci lavorativi mediante l’invio di una comunicazione scritta alla sede del venditore, ovvero mediante telegramma, posta elettronica e fax, a condizione che sia confermato mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le successive quarantotto ore.Qualora il consumatore abbia ricevuto la consegna del bene, è tenuto a restituirlo o a metterlo a disposizione del venditore secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto.Il termine per la restituzione del bene, le cui spese sono a carico dell’acquirente, non può comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti dalla data del ricevimento.
      Fanno eccezione alla regola del recesso alcune categorie di beni e servizi:
      servizio già integralmente eseguito dal venditore;
      beni deperibili o sigillati una volta aperti;
      beni personalizzati e/o su misura;
      giornali e riviste.
      Il Codice del Consumo prevede che qualora il contratto sia regolato dalla legge di uno Stato membro dell’ Unione Europea, i diritti del consumatore residente in Italia, tra cui il predetto diritto di recesso, sono in ogni caso garantiti.

  4. Pochi giorni fa ho acquistato un frigorifero costoso, pagando il 50% dell’importo complessivo. La consegna sarà tra un mese. Oggi però il negozio dove ho comprato detto bene ha lanciato una campagna promozionale proprio sui grandi elettrodomestici con un sconto del 30% per 14 giorni. Posso recedere dal contratto come diritto di ripensamento? Mi farei fare eventualmente un buono acquisto per il 50% che ho già pagato ed usufruirei poi della nuova scontistica per ricomprare lo stesso bene. L’acquisto però è stato fatto nel negozio.

    1. Il cosiddetto Codice del consumo (cioè il decreto legislativo n. 206 del 2005) stabilisce all’articolo 52 il diritto del consumatore, entro il termine di quattordici giorni, di recedere senza dover fornire alcuna motivazione e senza spese (salvo quelle di restituzione del bene) ma solamente per i contratti a distanza o per quelli negoziati fuori dai locali commerciali che siano stati conclusi con un professionista (cioè con un soggetto che agisce nell’esercizio della sua attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale).
      In base all’articolo 45 del Codice del consumo:
      i contratti a distanza sono quelli conclusi senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore mediante l’uso esclusivo di uno o più mezzi di comunicazione a distanza (telefono, fax, personal computer, ecc.) fino alla conclusione del contratto, conclusione compresa;
      i contratti negoziati fuori dei locali commerciali sono quelli: 1) conclusi alla presenza fisica e simultanea di consumatore e professionista in un luogo diverso dai locali del professionista (cioè in un luogo diverso dall’esercizio commerciale o dallo studio professionale);
      oppure quelli per cui è stata fatta un’offerta dal consumatore e poi conclusi alla presenza fisica e simultanea di consumatore e professionista in un luogo diverso dai locali del professionista;
      oppure quelli conclusi nei locali del professionista alla presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore (o mediante un qualsiasi mezzo di comunicazione) subito dopo che il consumatore è stato avvicinato personalmente e singolarmente fuori dei locali commerciali;
      oppure quelli conclusi durante un viaggio promozionale organizzato dal professionista allo scopo di promuovere e vendere beni o servizi al consumatore.
      Detto questo, e dopo aver confrontato con l’acquisto (come il lettore lo ha descritto) le ipotesi appena elencate in cui è possibile esercitare il diritto di recesso stabilito dall’articolo 52 del Codice del consumo, si può dire che non è possibile da parte dello stesso esercitare il diritto di recesso (o di ripensamento) entro il termine di 14 giorni dall’acquisto.Ovviamente il lettore può ugualmente proporre al rivenditore di consentirgli il cambio della merce o qualsiasi altra formula che gli possa permettere di “annullare” la vendita già conclusa, non ritirare più l’elettrodomestico già acquistato, acquistare l’elettrodomestico a prezzo scontato e ottenere buono spesa per la differenza di prezzo.Se il rivenditore sarà d’accordo, questo percorso potrà sicuramente essere realizzato.Ma il rivenditore non è obbligato ad accettare la proposta del lettore in quanto, in base alle modalità dell’acquisto, la legge non gli attribuisce il diritto di recesso fissato nel Codice del consumo né altra possibilità di recedere dal contratto o di ripensare il suo acquisto semplicemente perché ha cambiato idea.

  5. Il diritto di ripensamento ti consente il recesso del contratto nel caso in cui tu sia un consumatore e abbia stipulato il contratto a distanza oppure al di fuori di un locale commerciale. Ma come funziona esattamente questo recesso?

    1. Molto semplice: entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure, nel caso di contratto di servizi, dalla sottoscrizione dello stesso, sei libero di poter tornare sui tuoi passi e di recedere dal contratto. Il vantaggio è che si tratta di un recesso assolutamente libero: non sarai tenuto a giustificare nulla, né tantomeno dovrai sostenere alcun costo, in quanto tutto ti dovrà essere rimborsato.Per poter esercitare il tuo diritto di ripensamento e, quindi, il recesso dal contratto non devi fare altro che comunicare questa tua volontà alla controparte: avrai cura, pertanto, di inviare una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nella quale dirai di avvalerti del diritto di recesso entro 14 giorni così come previsto dalla legge. Davanti a tale comunicazione, la controparte non potrà obiettare nulla e sarà tenuta a sciogliere il contratto.

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