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Matrimonio tra persone dello stesso contratto all’estero: è possibile ottenere il permesso di soggiorno in Italia?

7 Marzo 2020
Matrimonio tra persone dello stesso contratto all’estero: è possibile ottenere il permesso di soggiorno in Italia?

Un cittadino italiano ed uno straniero si sposano in America nello stato di New York. Qualora volessero tornare in Italia, poichè il marito straniero non ha un visto o passaporto italiano, succede come in America, ovvero, se sposi un americano acquisisci automaticamente la “carta verde-green card” con la cittadinanza americana oppure no? O se sì, in quanto tempo? Oppure il marito straniero deve necessariamente prima trovare lavoro e poi fare una normale richiesta di visto lavoratore o di cittadinanza italiana dopo 10 anni? Il fatto che siano sposati aiuterebbe ad ottenere un visto? Per quanto tempo dura? Solo per contratto di lavoro?

Come noto la Legge 76/2016, cosiddetta Legge Cirinnà, ha riconosciuto e disciplinato anche nel nostro Ordinamento le unioni tra persone dello stesso sesso, estendendo alle coppie omosessuali buona parte dei diritti e dei doveri delle coppie eterosessuali unite in matrimonio. Ciò nonostante tra i due istituti, matrimonio ed unione civile, permangono ancora alcune differenze: ad esempio, per la contrazione dell’unione civile non è prevista una cerimonia, ma solamente una dichiarazione davanti ad un pubblico ufficiale alla presenza di due testimoni. Gli uniti civilmente non hanno l’obbligo di fedeltà come i Coniugi. Alle unioni civili non è consentita l’adozione.

Qualora una coppia formata da un cittadino italiano e un cittadino straniero, contragga matrimonio all’estero ed intenda far riconoscere la loro unione in Italia, il nostro Ordinamento lo recepirà come “unione civile” e non come “matrimonio”, dal momento che il nostro Legislatore ha deciso di non optare per il matrimonio egualitario.

La Corte di Cassazione con la Sentenza n. 11696 del 14 maggio 2018 è stata chiarissima sul punto: “nonostante la indubitabile riconducibilità di tali unioni tra le formazioni sociali che godono di pieno riconoscimento e protezione ex art. 2 Cost. (…) sia l’art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sia l’art. 12 Cedu, non impongano agli Stati l’adozione del modello matrimoniale per il riconoscimento giuridico delle unioni omoaffettive al loro interno, ferma la necessità di garantire un grado di protezione dei diritti individuali e relazionali sorti da tali unioni tendenzialmente omogeneo a quelle coniugali. (…) Il legislatore italiano ha inteso esercitare pienamente la libertà di scelta del modello di riconoscimento delle unioni omoaffettive, inquadrandole nel regime ad hoc – la l. n. 76/2016 (n.d.r. Legge Cirinnà). L’art. 32-bis l. n. 218/1995 dispone infatti che “Il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana”.

Pertanto anche nel caso in cui solo uno dei coniugi sia cittadino italiano la tutela che potrà essere riconosciuta dall’Ordinamento italiano non sarà quella del matrimonio, bensì quella dell’unione civile.

Ciò premesso, per quanto riguarda i riflessi sull’immigrazione e la cittadinanza, la Circolare n. 3511 del 5 agosto 2016 del Ministro dell’Interno ha espressamente chiarito che le disposizioni del D. Lgs. n. 286/1998 – cosiddetto Testo Unico sull’Immigrazione – in materia di ricongiungimento familiare (art. 29) e di permesso di soggiorno per motivi familiari (art. 30) si estendono anche alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Ciòà in quanto ricordiamo che dall’unione civile derivano due obblighi fondamentali: l’assistenza materiale e la coabitazione, di conseguenza anche le coppie omosessuali hanno diritto al ricongiungimento familiare.

La Circolare di cui sopra, pertanto, riconosce, sia quando l’unione sia stata stipulata in Italia sia quando sia stata contratta all’estero, che:

  • lo straniero, con regolare permesso di soggiorno, potrà chiedere il ricongiungimento familiare del partner unito civilmente (in Italia o all’estero), straniero e non residente in Italia ai sensi dell’art. 29 del Testo Unico, e alle medesime condizioni previste per i coniugi;
  • lo straniero, che si trova sul territorio nazionale e contrae l’unione civile con un cittadino italiano, potrà chiedere ed ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30 del medesimo Testo Unico, alle medesime condizioni previste per il coniuge del cittadino italiano.

Si tratta di norma antidiscriminatoria posto che i diritti già previsti per i coniugi (ricongiungimento familiare e permesso di soggiorno per motivi familiari) si estendono ora alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

La coppia dovrà, pertanto, prima richiedere la trascrizione nel nostro Ordinamento del matrimonio contratto all’estero come “unione civile” e, successivamente, ai sensi dell’art. 30 del Testo Unico sull’Immigrazione sarà possibile per il Coniuge straniero ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari alle medesime condizioni previste per i coniugi, e dopo, due anni, se residente in Italia, si potrà avviare la pratica per ottenere la cittadinanza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro



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