Coronavirus: l’azienda può controllare i dipendenti?

2 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: l’azienda può controllare i dipendenti?

L’emergenza non consente ad un privato di effettuare delle verifiche sulla febbre o sui contatti dei lavoratori. Pena pesanti sanzioni.

L’emergenza coronavirus ha portato molte aziende a fare dei controlli sanitari ai propri dipendenti, nel timore che l’epidemia potesse diffondersi all’interno dei locali e degli stabilimenti in cui si svolge l’attività. Ma il datore di lavoro è legittimato a farlo oppure è un compito riservato alle autorità pubbliche?

Le misure approvate dal Governo non danno la facoltà ai privati di svolgere dei controlli indiscriminati in grado di ledere la privacy dei lavoratori: è necessario, infatti, che ci sia una specifica norma che consenta la raccolta ed il trattamento dei dati.

Va ricordato che, nel caso in cui venga violato il Regolamento europeo sulla privacy [1], sono previste sanzioni fino al 4% del fatturato aziendale mondiale o a 20 milioni di euro, a seconda di quale importo sia maggiore. Sanzioni che sicuramente verranno applicate anche in un caso di emergenza come quello del Covid-19.

Non sono legittimi, quindi, i controlli effettuati men che meno da chi non ha alcuna qualifica sanitaria. Così come non sono consentiti quelli svolti all’ingresso delle sedi in modo che qualsiasi visitatore ne possa venire a conoscenza e senza dare indicazioni su cosa succeda delle informazioni raccolte: il solo fatto di misurare la temperatura ad un soggetto comporta la raccolta di un dato personale, anche se non viene registrato.

L’azienda, quindi, deve limitarsi ad apporre un cartello all’ingresso che vieti l’accesso a chi è stato nelle zone a rischio, a contatto con persone a rischio o abbia sintomi influenzali, febbre o tosse. Oppure a mettere a disposizione termometri all’ingresso per consentire a chi entra di rilevare da solo e in una zona non visibile da terzi la propria temperatura, con l’indicazione che se eccede un certo limite non potranno accedere all’edificio.

Inoltre, può fornire un’informativa privacy che contenga tutte le informazioni richieste dal Regolamento e che, quindi, illustri in dettaglio le modalità e finalità del trattamento, i tempi di conservazione dei dati e i soggetti a cui le informazioni saranno comunicate, ecc.

I diretti interessati (dipendenti, clienti, fornitori, visitatori) devono dare il loro esplicito consenso con riferimento alle finalità e modalità del trattamento che dovranno essere comunque conformi al principio di minimizzazione. Il che, però, non sarà sufficiente alla creazione di schedari che ricostruiscano i loro spostamenti e le variazioni della loro temperatura corporea.


note

[1] Regolamento Ue 679/2016.


2 Commenti

  1. Salve! Sono un dipendente di una multinazionale e l’azienda non ne vuole sapere di chiusura, finché vede che stiamo in salute! Da due giorni nel tornello ingresso hanno installato uno scanner a termocamera che legge la temperatura dal viso e che da il consenso verde accesso per timbrare! Loro dicono che è tutto legale ( con tono alterato) ma allora mi chiedo a cosa serve! Per proteggere loro o me? Per favore una risposta esaustiva, grazie!

  2. Buongiorno,
    La stessa osservazione vale anche per i negozi, dove adetti senza nessuna qualifica sanitaria — tantomeno medicale — dovrebbero rilevare la nostra temperatura corporea con o senza consento? (altrimenti non potremmo più comprare cibo, e dovremo smettere di alimentarci, quindi andiamo ora su un proprio ricatto…?)
    Grazie!

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